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PAÎS-PAESE

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dal web

PAÎS
Poiât tu stâs ai pîs des culiniz
paîs no pui vert come un timp
Chel timp ricuardave rosis e forment
e chest el ricuviarz il vert di ziment.
In che volte jere ancje miserie
e cumò je fin trope cativerie.
Chest l’è purtrop il jessi di une persone
abituade a vivi vuê di siorone

PAESE
Adagiato stai sui piedi delle colline
paese non più verde come un tempo
Quel tempo ricordava rose e frumento
e questo ricopre il verde di cemento
A quel tempo c’era anche miseria
e adesso c’è fin troppa cattiveria
Questo è purtroppo l’essere di una persona
abituata oggi a vivere da benestante.
Ma tu paese mio, cosa fai?
Ti prego rimani come sei.
ma tu paîs gno, ce fastu?
Ti prei, reste come che tu sês

da notiziar

Stefano Codutti

 

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Sei bilingue?Non avrai l’Alzheimer

The human brainLe persone bilingui sono meno predisposte a contrarre il terribile morbo di Alzheimer, o, quantomeno, lo contraggono più tardi rispetto alle persone che conoscono e usano una lingua sola.
Un gruppo di ricercatori canadesi ha esaminato la documentazione clinica di 221 pazienti con Alzheimer e ha riscontrato che quanti parlano costantemente due o più lingue ritardano l’esordio dei sintomi anche di cinque anni rispetto alla restante popolazione. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista «Neurology». Secondo gli autori, il bilinguismo contribuisce a consolidare la «riserva cognitiva» del cervello. I vantaggi più evidenti sono sulla perdita di memoria, la confusione, la soluzione di problemi e la programmazione.
Uno studio di Ellen Bialystok (York University), Fergus Craik I. Mm (Rotman Research Institute), David W. Green (University College London), e Tamar H . Gollan (University of California, San Diego), pubblicato dalla rivista «Psychological science in the public interest» sostiene che i bambini che apprendono due lingue dalla nascita raggiungono gli stessi traguardi di base — ad esempio, la loro prima parola — dei bambini monolingui, ma possono utilizzare diverse strategie per l’acquisizione del linguaggio. Perciò i bilingui tendono ad avere risultati migliori rispetto ai monolingui su esercizi che richiedono un’alta concentrazione e la commutazione tra due o più compiti diversi.
Alla luce di queste ricerche non si può tacere la rabbia nei confronti di quegli insegnanti che per decenni in tutta la Slavia hanno cercato di convincere i genitori — riuscendoci in molti casi — a trasmettere ai propri figli solo l’italiano, pena futuri insuccessi scolastici. Ora la scienza certifica che hanno prodotto un grave danno. E non solo culturale.

DOM

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Febbraio-fevrar-februar

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Če febraria vietar brije,dobro lieto nan odkrije

Se febbraio rade il vento,si prospetta una buona annata

vignetta di Moreno Tomazetig

***

Valentin al cjante l’odulin

A San Valentino canta l’allodola

***

Per la Candelora (2 febbraio)

dell’inverno semo fora,

ma se piove e tira vento

dell’inverno semo dentro

****

Per la Candelora

l’inverno è finito,

ma se piove e tira vento

siamo ancora in inverno

***

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IL DIALETTO DELLA VAL TORRE

download (1)Il dialetto della Val Torre  appartiene al gruppo dialettale del litorale (come  scritto nel manoscritto di Cergneu del 1497), ha molti punti in comune con il resiano, ma anche con il dialetto delle Valli del Natisone.  Utilizza ancora l’accento musicale  sloveno. Chi ha padronanza della lingua standard, inizialmente ha  difficoltà a capirlo, soprattutto se è pronunciato  velocemente .  In alcune parole, ad esempio, gli abitanti della Val Torre  tralasciano la lettera g  (ora, invece di gora), ma quando  lo si ascolta per un po ‘ci  si abitua e non si hanno non più grossi problemi. A differenza di altri dialetti  il “Tersko narečje ”  non è  legato a qualsiasi altra  forma di uso letterario, nè  è standardizzato dalla scuola  e dalla chiesa.  Questo è probabilmente uno dei motivi che permette la coesistenza di parole  e modi espressivi diversi per lo stesso concetto, differenti forme fonetiche di uno stessa parola ,come come ha scritto Merkù  nel suo libro ” Ljudje ob  Teru”. Il dialetto  è stato tramandato oralmente di generazione in generazione, a causa della mancanza di politica linguistica e dell’ atteggiamento ostile verso dialetto sloveno.Nel corso degli anni è quasi scomparso.
Nel 2009 è  stato pubblicato il “Il glossario del  dialetto  del Torre di Jan Baudouin de Courtenay”, redatto dalla slavista prof. Liliana Spinozzi Monai, che ha organizzato l’ampio materiale fornito dal polacco de Courtenay raccolto  tra il 1873 e il 1901 nei comuni di Bardo, Taipana, Montenars, Tarcento, Nimis, Faedis e Torreano.  Il materiale raccolto è stato assemblato in 7405 mappe lessicali ed è  conservato negli archivi dell’Accademia Russa delle Scienze di San Pietroburgo . Tutto il lavoro è reso  disponibile dal 1990 dal consorzio universitario friulano che si è  preso cura della  pubblicazione.  Ha collaborato alla preparazione dell’opera il rappresentante dell’Istituto della lingua slovena Franc Ramovš. La prof . Liliana Spinozzi Monai  per il suo lavoro, ha beneficiato anche del glossario  del  dialetto Pavle Merkù.
“Questo è un dizionario che restituisce alla gente della valle del Torre la lingua e la voce.  In questo modo libera le persone che sono state per tanto tempo condannate al silenzio ” ha detto alla  prima presentazione dell’opera , il professor Viljem Cerno.  Il dizionario è stato presentato anche a Lubiana.Il prof.Cerno ci ha lasciato quest’estate,è una grandissima perdita.

visita anche il sito http://www.micottis.it/11/mic_glossario/index.html

 

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Catena dei Musi

Lusevera

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Rezija-Resia

Resia (Resije in resianoRezija in slovenoRèsie in friulano) è un comune italiano di 1 021 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di un comune sparso con sede comunale nella frazione di Prato.

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Veduta del villaggio di Stolvizza con la chiesa di San Carlo

autore presunto Žiga

La Val Resia è situata nella parte nord-orientale della regione Friuli-Venezia Giulia. È una valle alpina che si estende in direzione ovest-est per 20 km. Ad est la valle è chiusa da un massiccio montuoso, del quale il Monte Canin (2587 m) rappresenta il punto più alto. Tale massiccio segna il confine fra l’Italia e la Slovenia. La valle si raggiunge dal casello CarniaTolmezzo dell’autostrada A23 in direzione di Tarvisio arrivando dopo 10 km circa a Resiutta e seguendo il bivio per la Val Resia.

La valle è suddivisa in 5 principali frazioni che sono, da ovest a est, San Giorgio, Prato, Gniva, Oseacco e Stolvizza; vi sono inoltre le borgate di Lipovaz, Crisaze, Gost, Lischiaze, Coritis e in una adiacente valle più a sud, Uccea.

L’aspetto più importante della valle, oltre all’indiscussa importanza linguistico-culturale, è il profilo naturalistico. Immersa com’è in una conca verde su cui vegliano i picchi del Canin, innevati per buona parte dell’anno, merita una visita sia per un contatto diretto con la popolazione dei borghi, sia per le piacevoli escursioni in una delle più suggestive vallate alpine.

Le origini di Resia sono legate all’insediamento della sua popolazione nella vallata, che si fa risalire al VII secolo. I resiani sono i discendenti di quelle popolazioni di ceppo slavo che giunsero in Italia al seguito degli Avari e dei Longobardi e che, abbandonando il nomadismo, qui presero dimora. Un tempo isolata tra i monti Musi a sud e l’imponente massiccio del Canin ad est e a nord, Resia rappresenta per la cultura un’isola linguistica e di tradizioni estremamente importante. La singolare Lingua, il Resiano riconosciuta dall’Unesco che vi si parla è stato ed è tuttora oggetto di molti studi, si custodiscono così e si tramandano tradizioni (costumi, canti, balli, cerimonie) di grande interesse.

La comunità di Resia è oggi in gran parte raggruppata nelle frazioni di Prato, San Giorgio, Oseacco, Gniva, Lischiazze, Stolvizza e Uccea. Dal punto di vista storico, essendo soggetta alla giurisdizione dell’Abbazia di Moggio, ne seguì le vicende nel corso dei secoli. Rivestì una certa importanza sotto il dominio veneziano per la difesa delle selle di Carnizza e di Guarda che permettono di raggiungere la valle dall’Isonzo in Slovenia. A questo scopo vi fu nella vallata la presenza di una guarnigione militare con fortificazioni a Stolvizza e a San Giorgio.

Nel 1976 il comune fu devastato dal terremoto del Friuli, che provocò enormi crolli e danni.

daResia

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Giorno della Memoria

Per non dimenticare

titolo
da wikipedia
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto.Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria

 Scritto a matita in un vagone piombato
Qui, in questo convoglio,
io eva
con mio figlio abele
Se vedrete mio figlio maggiore
caino, figlio di adamo,
ditegli che io …
“No no: loro, senz’altro
erano esseri umani: uniformi, stivali.
Come spiegarlo? Creati furono a immagine di Dio.Io ero un’ombra.
Io avevo avuto un altro Creatore.E Lui, nella Sua grazia, non ha lasciato in me qualcosa di mortale.
E sono fuggito verso Lui, sono salito lieve, azzurro,
pacificato, direi quasi: scusandomi;
un fumo verso un fumo onnipotente
che non ha corpo né immagine”.

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