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Udine: Loggia del Lionello

Sorgente: Udine: Loggia del Lionello (it)

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Riapertura delle grotte di Villanova/Zavarh

jame guidoIl 4 marzo 2018 riaprono le grotte di Villanova/Zavarh che rimarranno aperte fino a novembre.In marzo ed aprile ogni domenica e festivi osserveranno il seguente orario:dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 18.00(l’ultima partenza alle 17.30).Domenica 4 marzo aprirà anche l’Ufficio Iat Grotte di Villanova .Il 2017 ha registrato un record di visite.All’Ufficio Iat potrete trovare informazioni e depliants di tutta la regione.

Col termine generico di grotte di Villanova vengono indicate le principali grotte che si aprono nell’area di Villanova delle Grotte(frazione di Lusevera, in provincia di Udine). In una piccola area delle Prealpi Giulie compresa fra il massiccio dei Monti La Bernadia e la catena del Gran Monte sono state scoperte numerose cavità fra cui le maggiori sono la Grotta Doviza, la Grotta Nuova di Villanova, la Grotta Egidio Feruglio e l’Abisso Vigant. Le prime tre cavità si aprono nel territorio del comune diLusevera, la quarta in quello di Nimis. Altre grotte si aprono nel territorio di Taipana (Monteaperta, …).
Le grotte dell’area di Villanova sono state esplorate da intere generazioni di speleologi a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Attualmente sono stati esplorati e rilevati oltre quindici chilometri di gallerie.

La grotta Dovica o Tazajama (dietro la grotta trad.letterale)si apre nei pressi di Villanova delle Grotte (Lusevera, Udine) con tre ingressi posti sul versante destro della valle Ta pot Cletia. La lunghezza delle gallerie esplorate finora è superiore a tre chilometri. La grotta, particolarmente complessa, si sviluppa su più livelli. I rami principali sono percorsi da alcuni ruscelli che si uniscono nel Salone delle Confluenze. Le prime esplorazioni della grotta Doviza risalgono alla seconda metà del XIX secolo (1876), ma l’esplorazione ed il rilievo topografico più completi risalgono al primo decennio del ‘900 ad opera di Giovanni Battista De Gasperi. All’epoca delle prime esplorazioni erano noti solamente due ingressi, definiti come Superiore ed Inferiore. La pianta topografica e la descrizione della cavità vennero pubblicate nel 1916 sulla monografia Grotte e Voragini del Friuli nell’ambito della rivista Mondo Sotterraneo del Circolo Speleologico ed Idrologico Friulano. Nella seconda metà del ‘900 ulteriori contributi al rilievo topografico della grotta vennero da speleologi di diverse associazioni friulane ed isontine. La scoperta del terzo ingresso della cavità è avvenuta nel 2007.

La grotta Nuova di Villanova si trova esattamente in corrispondenza dell’abitato di Villanova delle Grotte (Lusevera). La Grotta Nuova è particolarmente interessante poiché si tratta di una delle maggiori cavità di contatto conosciute: si sviluppa infatti al contatto fra una bancata di flysch ed una di conglomerato calcareo. Le gallerie principali sono caratterizzate da una tipica sezione trapezoidale, col soffitto in conglomerato, pareti in flysch e fondo coperto da sedimenti.(wikipedia)

LA STORIA
Verso la metà di maggio del 1925 Pietro Negro di Zavarh ,nel passare accanto ad una casa presso la chiesa parrocchiale,si accorse che da una fascina addossata ad una parete rocciosa usciva una strana condensa simile a fumo.Incuriosito si avvicinò alla fascina credendo che si trattasse ad un inizio d’incendio.Invece era tutt’altro: si trattava di vapore acqueo che usciva da un fessura della parete rocciosa.
Allora si ricordò dei racconti degli anziani su misteriose grotte che si trovavano sotto al paese,ma nessuno era riuscito a trovarle.Racconti di una meravigliosa sala ricca di cristalli ed altre meraviglie,che attraversava il paese,forse collegandosi con la vicina grotta Doviza,nota anche col nome di Zaiama.
Una frana o altro forse aveva ostruito  questa galleria,per cui ogni ricerca era stata vana fino allora.
La fessura fu allargata per quanto bastava a far passare una persona,quindi con lampada e piccola picozza insieme ad un altro paesano,Negro esplorò la voragine.
Trovarono un biglietto sul quale c’era scritto:”13-14 aprile1911 G.B.De Gasperi e M. Rodaro del circolo speleologico qui ebbero quartiere durante il rilievo dei canali inferiori.9-10 settembre gli stessi passarono le ore di riposo in questo luogo .29  dicembre finito il rilievo di tutta la grotta.Saluti ai posteri”.
Quel messaggio era stato lasciato dallo studioso G.B.De Gasperi che aveva fatto un rilievo della grotta per 2500 m,ponendola al primo posto tra le grotte italiane conosciute.
Il paese in seguito a queste esplorazioni assunse il nome di Villanova delle Grotte.(dalla guida di Villanova delle Grotte)

La leggenda del” polentar”
 – Leggende, scoperte e nuove ricerche.
I vecchi di questo paese asseriscono che anticamente nella grotta di Villanova esisteva una vasta galleria tutta ornata di limpidi cristalli che, passando in prossimità della chiesa e della Borgata Dolina proseguiva verso il Monte Bernadia.
È storia antica, tramandataci dai nostri avi, che una volta nella casa Scudir del Borgo Dolina una famiglia di poveri contadini stava allestendo la cena.
Quando la padrona ebbe finito di cuocere la polenta disse in dialetto:

chi oce poblisati polentar? (chi vuol pulire il mattarello’?)
Daite mene, daite mene! (date a me, date a me!)
rispose una voce cupa proveniente dall’ignoto.
I presenti furono presi da tale spavento che, precipitosamente abbandonarono cena e casa senza farvi ritorno sino a due giorni dopo, cioè quando vennero a sapere che tre forestieri erano stati a visitare la grotta penetrando fin sotto la Borgata Dolina.
Da notare che in un angolo della casa esisteva un foro in cui si versavano le lavature della cucina. (web)
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La jota friulana

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file di Petar 43-Licenza Ceative Commons -da jota

Con questo freddo preparo per cena una fumante jota friulana.La conoscete?E’ un piatto unico invernale tipico delle Valli del Natisone,di Trieste,Gorizia e della Slovenia.

ricetta alla mia maniera

Ingredienti

  • 200 g di fagioli borlotti
  • 3 patate
  • 200 g di crauti
  • 2 – 3 costicine di maiale meglio se affumicate
  • 40 g di lardo
  • 3 cucchiai di olio extravergine do oliva
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 cipolla
  • sale qb

Preparazione

Mettete a bagno i fagioli per una notte.Al mattino successivo tritate finemente lardo e le costicine,cipolla e aglio , dorate il lardo con 1 cucchiaio di olio d’oliva extravergine.Lessate i fagioli per 1 ora e 30 minuti  (in pentola a pressione 15/25 minuti dal fischio) in acqua non salata. Poi tagliate a dadini delle patate,aggiungete la farina bianca rosolata nell’olio e fate cuocere per 30 minuti.Unite i crauti e lasciate insaporire per 2 minuti. Versate poi nella minestra, mescolate, salate e servite la jota calda.

BUON APPETITO – DOBER TEK – BON PITIC – GUTEN APPETIT

 

La jota è un piatto tipico della cucina di tutto il Friuli-Venezia Giulia, del Litorale sloveno e dell’Istria.

Caratteristiche

Si tratta di una minestra originaria della cucina friulana, ma che nella più famosa versione triestina è a base di crauti (in dialetto triestino capuzi garbi, cappucci acidi), fagioli e patate; viene insaporita con costine, cotenna o altra carne di maiale, affumicata e non, e semi di cumino.

Varianti

Numerose le sue varianti, tra cui quella carnicagorizianacarsolina e bisiaca, che aumentano la quantità di fagioli, o la riducono con l’aggiunta di orzo o mais, sostituiscono tutti o metà dei crauti con la brovada o aggiungono della farina gialla per polenta.

Credenze Popolari

Secondo i triestini, notoriamente in “conflitto” con i friulani, diversamente che a Trieste, dove godette sempre del massimo apprezzamento e non fu mai considerata cibo da poveri semmai l’opposto, la jota in Friuli veniva considerata una pietanza di ripiego, tanto che i vecchi usavano lamentarsi del fatto che per pura necessità erano costretti a mangiarla molto spesso:

(FUR)« simpri jote, simpri jote e mai polente e lat » (IT)« sempre jota, sempre jota e mai polenta e latte »
(detto popolare)

WIKIWAND

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Il 27 febbraio Onde Furlane celebra la Zornade Furlane dai Dirits

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Il 27 febbraio per Radio Onde Furlane è una giornata speciale, nel contempo di festa e di riflessione. Si tratta dell’anniversario della celebre Joibe Grasse (giovedì grasso) del 1511, quando prese avvio la più grande rivolta popolare friulana, che, soprattutto nelle campagne, assunse un carattere di rivendicazione degli “antichi diritti” delle comunità rurali friulane. Per questa ragione, sui 90 Mhz in gran parte del Friuli e sui 90.200 e sui 106.500 Mhz in Carnia nonché in streaming sul sito web http://www.ondefurlane.eu, quella data viene celebrata come Zornade Furlane dai Dirits (Giornata Friulana dei Diritti).

Da diversi anni ormai la ‘radio libare dai furlans’ presenta per l’occasione una programmazione speciale che, tra selezioni musicali a tema e rubriche di approfondimento, si propone di stimolare la riflessione sui diritti dei friulani e sulle battaglie in atto per difenderli e garantirli. Il tutto si verificherà anche quest’anno, in particolare dalle 9.00, alle 19.00.

La Zornade sarà introdotta dal direttore responsabile dell’emittente, Mauro Missana, e dal capo redattore Carli Pup, che alle 9.30 lasceranno spazio alla prima rubrica musicale ‘a tema’, l’edizione speciale di Gerovinyl 55/80, a cura di Agnul Tomasin, dedicata ai diritti in musica.

Come di consueto una delle questioni chiave affrontata nel corso della celebrazione della Zornade è quella dei diritti delle minoranze linguistiche storiche friulana, slovena e tedesca.

In particolare, dalle 10.30 alle 12.30, si farà il punto della situazione delle politiche riguardanti la lingua friulana, riprendendo le relazioni presentate a Udine lo scorso 1 dicembre nell’ambito della seconda Conferenza Regionale da parte di Patrizia Pavatti, Marco Stolfo, Erika Adami e Donato Toffoli, dedicate rispettivamente a scuola, pubblica amministrazione, media e pianificazione linguistica. Alle 12.30 la situazione della comunità friulana sarà oggetto di un dialogo tra Carli Pup e Giorgio Cavallo, mentre alle 13.00 il tema dei diritti sarà declinato in musica e con qualche consiglio di lettura, tra Occitania, Irlanda e Paese Basco, all’interno di una puntata speciale di Babêl Europe, programma dedicato alla produzione musicale nelle lingue minorizzate del continente.

Dopo un’ora di musiche cence confins, alle 14.30 si parlerà di diritti e storia, con la rievocazione della Joibe Grasse del 1511 a cura di Barbara Minen, e alle 15.00 le connessioni tra diritti e musica saranno affrontate da Mauro Missana all’interno di un’edizione speciale di Tommy The Radio Magazine.

Dalle 16.00 alle 18.00 saranno riproposti gli interventi di Patrizia Pavatti, Marco Stolfo, Erika Adami e Donato Toffoli, dedicate ai vari ambiti di intervento delle politiche di tutela della lingua friulana, mentre dalle 18.00 alle 19.00 ci sarà un approfondimento sulla situazione delle comunità di lingua slovena e di lingua tedesca del Friuli, cui farà seguito una lunga programmazione di selezioni musicali senza confini, sino a mezzanotte.

La programmazione della Zornade Furlane dai Dirits, oltre che in modulazione di frequenza e in streaming, potrà essere seguita anche su tablet, smartphone, iPad e iPod attraverso la apposita App

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Questa sono io

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Non rinnego  le mie origini,

occhi azzurri di mia madre,

capelli  un tempo scuri come papà,

pelle bianchissima di papà,

ansiosa e sensibile come mamma,

carattere impulsivo di papà,

curiosa e precisa

come papà,

questa sono io.

Non potevo essere diversa

con due genitori come i miei.

 

 

 

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Cividale-/Čedad/Cividat

Cividale del Friuli, statua di Giulio Cesare da aconcagua (talk)

Cividale del Friuli – Cividât in friulano standard, Čedad in sloveno,è un comune italiano di 11157 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.

Fondata da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii, da cui poi ha preso il nome tutta la regione, divenne il capoluogo longobardo del Friuli.La città, ai tempi dei romani, era chiamata Forum Iulii. La tradizione la indica come fondata da Giulio Cesare: «Forum Iulii ita dictum, quod Iulius Caesar negotiationis forum ibi statuerat». Il toponimo “Forum Iulii” potrebbe, invece, aver avuto origine dalla gens Iulia, che ha lasciato nella zona diverse altre testimonianze nei nomi attribuiti ai luoghi della regione. Tra il VII e l’VIII secolo venne chiamata Civitas Forum Iulii. Alla fine dell’VIII secolo Paolo Diacono la citava come Civitas vel Castrum Foroiulianum. Nel X secolo, essendo allocata nella parte orientale del regno di Lotario, cominciò a chiamarsi Civitas Austriae. Abbreviando il nome ufficiale, la popolazione la denominò Civitate(m), da cui discesero i nomi locali di SividàtZividàtCividàte successivamente, intorno al XV secolo, prima in ambito letterario, quello di Cividale.

Epoca romana

La presenza umana nella zona dove oggi sorge Cividale risale a epoche piuttosto antiche, come attestato dalle stazioni preistoriche del Paleolitico e del Neolitico trovate appena fuori della città; ad esse si aggiungono abbondanti testimonianze dell’Età del Ferro e della presenza veneta e celtica risalenti sino al IV secolo a.C. La strategica posizione di questo primitivo insediamento indusse i Romani a stabilirvisi, fondando forse alla metà del II secolo a.C.un castrum, di ovvia natura militare, il quale fu in seguito elevato da Giulio Cesare a forum (mercato) e per tale motivo la località assunse il nome di “Forum Iulii” poi divenuto identificativo di tutta la regione. Successivamente la località fu elevata a municipium, venendo ascritta alla tribù romana Scaptia e assurse infine al rango di capitale della Regio X Venetia et Histria allorché Attila rase al suolo Aquileia nel V secolo.

Epoca longobarda

Nel 568 giunsero dalla Pannonia i Longobardi, di origine scandinava, il cui re Alboino elesse subito la romana Forum Iulii a capitale del primo ducato longobardo in Italia e ponendovi duca il proprio nipote Gisulfo. Ribattezzata la propria capitale Civitas Austriae, ossia “Città dell’Austria” (da cui il nome moderno), i longobardi vi eressero edifici imponenti e prestigiosi e nei dintorni fondarono strutture fortificate assegnate alle fare, ossia le stirpi nobili di quel popolo germanico; nel 610 Cividale venne saccheggiata e incendiata dagli Avari, chiamati dal re longobardo Agilulfo (allora con sede a Milano) per punire la riottosità del duca “friulano” Gisulfo II. Nel 737, durante il regno di Liutprando e per sfuggire alle incursioni bizantine, il patriarca di Aquileia Callisto decise di trasferire qui la propria sede, così come già fece il vescovo di Zuglio che venne scacciato dallo stesso Callisto. La città ebbe così aumentato il suo ruolo anche grazie a quest’importante presenza ecclesiastica; già pochi decenni più tardi, nel 796, qui si tenne il concilio che riconfermò l’indissolubilità del matrimonio .

Il Sacro Romano Impero e il Patriarcato di Aquileia

Nel 775 il Ducato del Friuli fu invaso dai Carolingi e i longobardi, col loro duca Rotgaudo in testa, impugnarono per l’ultima volta le armi fronteggiando l’arrivo dei Franchi. Sconfitti gli antichi dominatori, i Carolingi istituirono la marca orientale del Friuli, mantenendo come capitale Civitas Austriæ. Quest’ultima divenne sede di un’importante corte, soprattutto durante il marchesato di Eberardo che attirò uomini di cultura da tutt’Europa. Dalle famiglie che ressero la marca ebbero i natali importanti uomini politici tra cui l’imperatore Berengario, figlio dello stesso Eberardo. Nel X secolo, ossia in epoca ottoniana, la marca friulana venne declassata a contea (o contado) e inserita dapprima nella marca di Verona e quindi in quella di Carinzia (quest’ultima facente dapprima parte del Ducato di Baviera per poi assurgere essa stessa a Ducato). La ricomposizione dei poteri a livello centroeuropeo e norditaliano lasciò un importante spazio ai patriarchi, i quali accrebbero i propri beni e il proprio potere sin dall’inizio del X secolo e nel 1077 divennero liberi feudatari del Sacro Romano Impero su un vasto territorio. Sorse così lo Stato patriarcale durato sino al 1419.

Cividale rimase comunque il massimo centro politico e commerciale di tutto il Friuli, rivaleggiando dal XIII secolo con Udine, la quale era in forte ascesa grazie a una più congeniale posizione geografica, tanto che il patriarca Bertoldo di Andechs-Merania nel 1238 vi trasferì la propria sede. La città vide sorgere monasteri e conventi, palazzi e torri, qui posero residenza le più importanti casate parlamentari del Friuli e ne fiorirono di altrettanto dignitose. nel 1331 Cividale rimane nelle cronache perché furono usate, per la prima volta, le prime armi da fuoco; le cronache parlano di combattimento “con gli sclopi” sul Ponte del Diavolo. Nel 1353 l’imperatore Carlo IV, dopo una sanguinosa vendetta operata da suo fratello il patriarca Nicola di Lussemburgo (1350-58) – e scatenata anche contro i cividalesi per punire l’assassinio del predecessore Bertrando  concedette a Cividale l’apertura dell’Università.

Nel 1301 un terremoto e una violenta grandinata colpirono Cividale ma non si segnalarono danni neppure al Duomo, che invece nel 1348 fu notevolmente rimaneggiato da una violenta scossa, le notizie sono molto scarne e trovano riscontro solo nel sito “storing.ingv.it”. Nel 1364, probabilmente l’8 agosto, il Duomo subì ulteriori danni; in questo caso si conosce l’intensità della scossa, che fu di 4,83° scala Richter, ma non si sa se vi furono delle vittime. Il terremoto ebbe come epicentro Lombai nel comune di Grimacco e un’ulteriore conferma la troviamo sul portale dell’Abruzzo.

Le lotte intestine friulane, durante le quali Cividale era spesso alleata dei conti di Gorizia e dei nobili castellani contro Udine, trovarono via via una più serrata intensità sino a concludersi convulsamente nel 1419, quando Venezia si decise a invadere la regione. Cividale si diede per prima alla Serenissima, stipulando una solenne pace e una contestuale alleanza. Nei decenni successivi alcuni nobili progettarono di aprir le porte allo spodestato patriarca Ludovico di Teck, tornato nel 1431 alla testa di 4.000 ungari, ma il progetto fallì.

Il Ponte del Diavolo ( Puint Dal Diaul in friulano ) è Il simbolo della città di Cividale. Costruito in pietra a partire dal 1442 e ripartito in due arcate, poggia su un masso naturale collocato nel letto del fiume Natisone-Natison-Nadiža , lungo il quale si può ammirare una scenografica gola . Il ponte è alto 22,50 m, poggia su tre piloni sviluppandosi per 48 m su due archi di larghezza differente (22 me 19 m). L’asimmetria è sicuramente alla posizione del masso su cui poggia il pilone centrale .

Storia

Sino al XIII sec. vi era un passaggio in legno, frequentemente sottoposto alla furia distruttrice delle acque del fiume,fu necessario sostituirlo con un solido ponte in  pietra. Nel 1917 venne abbattuto dall’esercito italiano per ritardare  inutilmente l’avanzata del nemico (disfatta di Caporetto/Kobarid).Successivamente venne ricostruito dagli austriaci  ed inaugurato nel 1918.

La leggenda

Si narra che per costruire il ponte, i cividalesi avessero chiesto aiuto al diavolo. Questi avrebbe preteso in cambio l’anima della prima creatura che fosse passata sul ponte. Accettato il patto, in una sola notte il diavolo costruì il ponte, ma la mattina seguente i cittadini fecero passare sul ponte un animale (o un gatto o un cane).  Il diavolo così beffato, dovette accontentarsi dell’anima dell’animale, lasciando per sempre in pace igli abitanti di Cividale.

da cividale

Cividale-ponte-del-diavolo
Ponte del diavolo sul Natisone-Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported
Attribuzione: Johann Jaritz at the German language Wikipedia

Nevica…

28379084_1950106435016900_3929794533436115110_n28058701_10155483915133237_2990210771351683337_nIn Friuli continua a nevicare anche a bassa quota.

Aspetto con ansia la primavera e posto foto di fiori primaverili scattate gli scorsi anni,chissà se servirà per scacciare l’inverno!Io lo spero e voi?

 

 

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Alessia e la sua azienda agricola

Zore, nel dialetto sloveno locale , vuol dire alba19477440_1871147666542179_7028164142042906251_oCon il latte delle nostre capre produciamo artigianalmente formaggi e latticini che raccontano i sapori e i profumi di questa terra.L’azienda di Alessia Berra (38 anni), terreni in parte di proprietà, in parte in affitto o in comodato, si estende per 25 ettari, tutti recintati.
«Il lavoro è duro – dice, con sguardo serio –; si munge la mattina e anche la sera, per 10 mesi all’anno, tutti i giorni». Ed è fiera, Berra, perché a darle una mano, in stalla, ci sono quattro donne, e del posto. Nel suo spaccio caciotte, formaggio un po’ più stagionato, yogurt, formaggio cremoso da spalmare, latte, ricotta. D’inverno anche salsiccia, salame e salumi tutti rigorosamente e solo di carne caprina.
Le delizie ricercatissime di Zore si potranno acquistare anche a Njivica/Vedronza di Bardo/Lusevera. Il Comune della Terska dolina/Alta Val del Torre, infatti, ha affidato i locali della ex-latteria del borgo ad Alessia che, così, avrà modo di vendere i suoi prodotti anche a valle.L’immobile, che sorge sulla statale che porta a Učeja/Uccea e in Slovenia, era stato ristrutturato in passato dal Comune, non senza difficoltà, proprio con finalità di spaccio e proprio per un’azienda agricola del posto che si occupava di allevamento di capre.
Paola Treppo
 tratto da http://www.dom.it/prodotti-di-zore-nello-spaccio-nellex-latteria-di-vedronza/

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L’Azienda Agricola Zore è nata nel maggio 2008 dal desiderio della sua fondatrice, Alessia Berra, di fondere la propria passione per le capre con il profondo legame al territorio natio.
Nella primavera del 2011 è stata inaugurata la nuova sede aziendale composta dalla stalla, dal caseificio, dove tutto il latte prodotto viene direttamente trasformato, ed il negozio.La razza allevata è la capra camosciata delle alpi, di cui ben 70 capi sono destinati alla mungitura quotidiana. Le capre da metà maggio ad inizio ottobre vengono portate al pascolo e fatte rientrare in stalla ogni sera.

L’azienda agricola Zore ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti.

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Azienda Agricola ZORE

Presso la sede in
Località Zore – Platischis 37
33040 TAIPANA (UD)

tel. 333 4581123

ORARIO AL PUBBLICO DEL  NEGOZIO
Dal lunedì alla domenica
09.30 – 12.30  /  15.30 – 18.30

      fonte immagini pag fb ZORE

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Friuli terra di confini

DSC_0182Friuli terra di confine e tradizioni.

dove l’onore ha ancora il suo valore.

Dove una stretta di mano,

è una parola data e va rispettata.

Dove i sogni si realizzano

con il proprio sudore e con amore.

Dove la casa è un punto di partenza

per diventare traguardo.

Dove il dialetto è una lingua

andrebbe conservato.

Dove il passato è un ricordo vivo,

da tramandare e ricordare.

Dove chi nasce  se ne vanta orgoglioso

Conservando antiche tradizioni.

Friulano si nasce non si diventa.

Testardo cocciuto a volte può sembrare presuntuoso.

Umile all’occorrenza con tanta dignità.

Ringrazia all’infinito  se una mano gli viene data.

Il friulano a testa alta va avanti con dignità..

Silvana Stremiz da my blog

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haiku

dalla Siberia

arriva burian

brr,copritevi

dal-25-febbraio-arriva-burian-20218

arriva BURIAN, ECCEZIONALE ONDATA di GELO dalla Siberia
Ogni 5-7 anni il Burian viene a visitare l’Italia, e dopo il 2012 eccolo di nuovo nel 2018 violentissimo in tutta Europa
da meteo