storia

A VISCO UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO FASCISTA. IN TUTTA ITALIA FURONO UNA VENTINA

Un Paese che sa riconoscere appieno le proprie responsabilità, senza reticenze e furbizia, è un Paese che riconquista la propria dignità e credibilità … L’Italia, invece, tende ancora a baloccarsi con il falso e fradicio mito di “italiani brava gente”. L’Italia è stata governata per vent’anni dal Fascismo, un regime liberticida, tirannico, razzista, colonialista, guerrafondaio e genocida… responsabile di brutalità nelle terre della ex Jugoslavia». Sono le parole tratte da un’ampia riflessione che lo scrittore, attore e drammaturgo Moni Ovadia ha inviato allo storico Ferruccio Tassin, esprimendo a questi e allo scrittore Boris Pahor pieno accordo con la difesa integrale del campo di internamento di Visco-Višek, nella parte vincolata dalla Soprintendenza, quale esempio di razzismo in un territorio che è stato luogo di incontro di lingue e culture.

Visco fu uno dei campi fascisti, insieme a Rab (il più atroce, con oltre 500 morti), Gonars, Treviso, Padova, Monigo, Renicci… (sotto il regime fascista i campi di internamento in tutta Italia erano una ventina).

Al campo di internamento di Visco, Tania Zanuttini, laureatasi in Studi europei, ha dedicato la tesi di laurea, diventata poi un libro, dal titolo «Visco 1943. Un campo di concentramento in Friuli». Il volume, pubblicato dall’editrice Goriška Mohorjeva družba, è stato presentato venerdì, 25 gennaio, negli spazi dell’Istituto per la cultura slovena. Nel suo intervento introduttivo il presidente dell’Istituto per la cultura slovena, Giorgio Banchig, ha evidenziato che negli anni precedenti la prima guerra mondiale la Slavia friulana contava oltre 300 abbonati all’editrice Mohorjeva družba e, alla viglia della Giornata della memoria, ha sottolineato la necessità di svestirsi dai pregiudizi e di considerare la realtà di fatti documentati.

In rappresentanza dell’editrice Goriška Mohorjeva è intervenuto lo storico Peter Černic, il quale ha ricordato che la casa editrice continuò ad operare a Gorizia in quegli anni difficili, dal 1923, anno della sua fondazione. Gestita da sacerdoti goriziani, l’editrice informò il segretario di Stato del Vaticano, mons. Giovanni Battista Montini (il futuro papa Paolo VI) su quanto accadeva nei campi di internamento e ottenne così, dal 1943, la mediazione della Croce rossa. L’editrice si adoperò per organizzare la raccolta di viveri che venivano inviati agli internati a Visco. «Per questo motivo – ha detto Černic – abbiamo accolto la richiesta di Feruccio Tassin di pubblicare il libro, che contempla parte della nostra storia».

Il libro, dall’esposizione fluida, è frutto di un attento lavoro di ricerca, di raccolta di testimonianze, che lo stesso Tassin, di seguito intervenuto, ha seguito. La foto della copertina è stata scattata dietro il cancello, per il divieto di accedere all’area, da un fotografo di fama internazionale.

«Le leggi razziali del 1938 – ha detto Tassin – sono il risultato di un tambureggiamento nato instillando il razzismo addirittura ai bambini. Un percorso sfociato nei campi di internamento e concentramento. Il campo di Visco è nato in pochi mesi, nell’area dove durante la prima guerra mondiale operava l’ospedale tendato più grande d’Italia. È stato attivo dal febbraio a inizio settembre 1943 e vi furono rinchiusi 4000 deportati dall’ex Jugoslavia, in particolare dalla provincia di Lubiana, annessa nel 1941 al Regno d’Italia».

Alle osservazioni di chi sostiene che il campo di Visco causò pochi morti, Tassin risponde con un’attenta documentazione riportando il centinaio di vittime, anche postume, causate dal trattamento subito nel campo, dove il cibo era pessimo e carente, non mancavano le punizioni e le notti erano segnate dal pianto dei quattrocento bambini detenuti. (Larissa Borghese)

dal dom del 31 gennaio 2018

 

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