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Il resiano

di Han Steenwijk

Introduzione
Gli studi linguistici sul resiano hanno una tradizione che comincia intorno al 1800, quasi contemporaneamente con lo studio delle lingue slave in generale. La posizione geografica di Resia, pone la valle all’incrocio delle tre grandi famiglie linguistiche europee, il germanico, il romanzo e lo slavo. Questo fatto ha certamente contribuito allo svilupparsi e mantenersi di una formazione linguistica affascinante.
Inizialmente l’attenzione scientifica si era concentrata soprattutto sulla pronuncia particolare e inimitabile dei resiani, che tra l’altro dava origine alla cosiddetta teoria turanica. Un altro oggetto di studio prediletto era ed è rappresentato dalle divergenze notevoli tra le parlate dei singoli centri abitativi. Accanto a questi interessi si studiano la grammatica, il lessico e il ruolo speciale che il resiano svolge nella società.

Il Resiano : Lingua o Dialetto?
La risposta a questa domanda non può essere formulata solamente attraverso ragionamenti di natura linguistica. Nel caso di un continuo dialettale, cioè di un’area linguistica in cui le differenze tra due punti aumentano proporzionalmente all’incremento della distanza spaziale, è impossibile dire dove finisce lingua A e comincia lingua B. Per stabilire un confine intervengono fatti di natura sociale, culturale e storica. Per esempio, i dialetti parlati sul confine tedesco-olandese sono mutualmente facilmente intelligibili, però, sulla base di una divisione politica gli uni vengono detti dialetti olandesi e gli altri dialetti tedeschi.
Il resiano si è sviluppato dallo stesso slavo alpino che sta alla base dello sloveno di oggi. Nel Medioevo il resiano faceva parte del raggruppamento dialettale sloveno detto carinziano/koroška. Dal sec. XV in poi, dopo l’annessione del Friuli alla Repubblica di Venezia, i legami di Resia con la Carinzia si sono indeboliti. Se per il suo parlare e per la sua tradizione popolare Resia appartiene chiaramente all’area slovena gli sviluppi storici e sociali dal Rinascimento in poi hanno creato una situazione in cui i resiani stentano a identificarsi con la cultura slovena, anzi, si vedono come una popolazione ben diversa con una propria lingua e cultura.

Lo Sloveno
Lo sloveno viene parlato da circa 2,1 milioni di persone residenti soprattutto in Slovenia, ma anche al di là del confine in Ungheria, Austria (Carinzia/Koroško e Stiria/Š tajersko) e Italia (province di Gorizia/Gorica, Trieste/Trst e Udine/Videm). Precursore dello sloveno attuale è il cosiddetto slavo alpino ovvero sloveno antico, una variante linguistica sorta nel periodo delle prime diversificazioni delle lingue slave. A causa delle divisioni politiche e geografiche questa lingua già nel Medioevo è stata soggetta a una dialettalizzazione notevole. Dopo l’attività letteraria dei protestanti nel sec. XVI la codificazione dello sloveno letterario si completa solo nell’Ottocento, basandosi sui dialetti della Carniola Inferiore/Dolenjsko e Superiore/Gorenjsko. Altri raggruppamenti dialettali, p. es. quello carinziano/koroška e quello littorale/primorska rimangono fuori dallo standard.

La struttura grammaticale dello sloveno letterario rappresenta bene i tratti tipici delle lingue slave. Inoltre conosce categorie grammaticali arcaiche come il duale per riferire a due entità, p. es. rekel sem vama ‘ho detto a voi due’. Nel verbo si nota il supino, una forma da utilizzare in combinazione con verbi di moto, p. es. grem spat ‘vado a dormire’. Nella pronuncia si utilizzano vocali brevi e lunghe, che si distinguono in sillaba finale o unica, p. es. sìt ‘sazio’ contro sîn ‘figlio’.

Raggruppamento dialettale carinziano/koroška skupina
I dialetti sloveni detti carinziani si parlano in Austria nelle valli della Zeglia/Zilja e della Drava/Drava e in Italia nella Val Canale/Kanalska dolina. I dialetti geograficamente più vicini a Resia sono lo zegliano/ziljsko, a Ovest di Villacco/Beljak, e il rosano/rožansko, a Est di Villacco.

Non solo geograficamente, ma anche linguisticamente questi dialetti si avvicinano al resiano. Così il rosano ha mantenuto l’accentazione di sillabe finali come in ros. žanà‘donna’ (cfr. res. žanä), anche se lo zegliano l’ha persa: zegl. žéana. Solo in questi dialetti, assieme con il resiano, troviamo numerali decimali costruiti con la parola slovena antica *rêd ‘fila’, p. es. zegl. petred ‘cinquanta’, alla lettera ‘cinque file’ (cfr. res. patardu). Anche tipico, se non unico, per questi dialetti è l’utilizzo del prefisso sloveno antico *vi-, comparabile al prefisso latino ex-, come in ros. wihret, zegl.biwaže ‘primavera’, alla lettera ‘uscimento’ (cfr. res. vïlažej).

Si nota un’influsso notevole del bavarese, che si fa sentire non solo nei prestiti, ma anche nella costruzione della frase. Astraendo da questo influsso estraneo, l’aspetto generale dei dialetti carinziani è relativamente arcaico, data la sua posizione periferica e isolata in rispetto all’area slovena centrale.

Raggruppamento dialettale littorale/primorska skupina
I dialetti sloveni detti littorali si parlano in Italia e in Slovenia, in un’area che si estende dalle Valli del Torre/Ter fino a Capodistria/Koper. Geograficamente più vicini a Resia sono i dialetti del Torre/tersko e del Natisone/nadiško.

Questi dialetti presentano caratteristiche che li avvicinano al resiano. Come il resiano, anche questi hanno conservato l’accentazione di sillabe finali come in tor. ženà, nad. žená‘donna’ (cfr. res. žanä). L’utilizzo del prefisso sloveno antico *vi-, comparabile al prefisso latino ex-, si trova in p. es. tor.vilažiñ ‘primavera’, alla lettera ‘uscimento’ (cfr. res. vïlažej).

Prestiti tedeschi sono relativamente rari, anche se non mancano completamente. Dall’altro canto si sente il forte influsso del friulano, sia per l’alto numero di prestiti che per la costruzione della frase romanizzata. In genere questi dialetti non presentano un aspetto fortemente arcaico, perché le linee di comunicazione con altre area slovenofone erano facilmente praticabili.

Le lingue slave
L’area slavofona si estende nell’Europa centrale, orientale e sud-orientale. Dal sec. VIII dal sec. X, cioè dopo l’arrivo delle prime tribù slave nelle Alpi orientali verso il 600, lo slavo comune fin quel momento abbastanza omogeneo cominciava a diversificarsi, creando così le prime suddivisioni linguistiche. Oggi si distinguono tre gruppi, quello occidentale (polacco, ceco, slovacco, alto e basso sorabo), quello orientale (russo, ucraino, bielorusso) e quello meridionale (serbocroato, bulgaro, sloveno, macedone). Le prime testimonianze slave scritte sono redatte nello slavo ecclesiastico, una lingua estinta precursore del bulgaro e del macedone, e sono databili nel sec. IX.

Tipica delle lingue slave è l’espressione di relazioni sintattiche per via di 6 o 7 casi grammaticali (nominativo, genitivo ecc.), che si applicano al sostantivo, all’aggettivo, ai pronomi e al numerale. Il sistema verbale viene contraddistinto dalla categoria grammaticale dell’aspetto, formalmente dividendo i verbi quelli imperfettivi (p. es.ubišüwat) e perfettivi (p. es. obësit). Dall’altro canto, i tempi formalmente espressi nel verbo sono relativamente pochi.

Le lingue germaniche
Lingue germaniche vengono parlate nell’Europa centrale, settentrionale e nord-occidentale. L’unità linguistica del paleogermanico si era già sciolta parecchi secoli prima dell’arrivo delle tribù germaniche dei bavaresi nelle Alpi. Nella prima metà del sec. VI questi popolarono l’attuale Austria settentrionale e occidentale, dalla metà del sec. IX colonizzando l’attuale Austria sud-orientale (Carinzia e Stiria). Il germanico si divide oggi in due gruppi, quello settentrionale (le lingue scandinaviche) e quello occidentale (inglese, tedesco, olandese, frisone). I testi più antichi sono rappresentati dalla traduzione della bibbia nel ormai estinto gotico, realizzata nella seconda metà del sec. IV.

Tratti grammaticali tipici per il germanico sono la povertà del sistema temporale dei verbi, che distingue solo il presente dal passato. Per questa espressione formale si utilizzano non solo desinenze, ma anche alternanze vocaliche, il cosiddetto Ablaut, p. es. ingl. (Ising ‘canto’, (Isang‘cantavo’ (I have) sung ‘(ho) cantato’. Originalmente i casi grammaticali formalmente espressi nei nomi e pronomi erano 4, ma oggi solo il tedesco e l’islandese li comprendono ancora.

Il Bavarese
Dialetti bavaresi vengono parlati in un’area comprendente la Baviera, l’Austria e la provincia di Bolzano. Il testo più antico proveniente da quest’area linguistica è il cosiddetto Abrogans di Ratisbona, scritto nel 770. Accanto ai dialetti e le parlate locali si sviluppava una lingua di commercio sovrarregionale lungo l’asse Danubio-Isar. Nel tardo Medioevo anche i ceti superiori nel Patriarcato del Friuli conversavano in bavarese.

Alcuni tratti bavaresi sono la aperta in p. es. khropfn‘krapfen’ per tedesco letterario a e il suono i per tedesco letterario ü in p. es. pirštn ‘spazzola’. I prestiti comunemente detti tedeschi che fanno parte del lessico resiano spesso mostrano caratteristiche di pronuncia che sono collegabili con il bavarese. Così i due esempi sopraccitati, entrambi presenti nel resiano come prestiti, suonano kroflin e piršlin.

Le lingue romanze
La Romània si trova nell’Europa sud-occidentale e meridionale, con una „isola’ linguistica sul Balcano. Tutto questo territorio una volta faceva parte dell’Impero Romano, nella cui parte occidentale la lingua di mutua comprensione era il latino volgare. Nei primi secoli dopo Cristo le differenze regionali sono andate man mano aumentando e dal sec. IX circa si possono distinguere le lingue romanze. Queste si dividono in un gruppo orientale (italiano centrale e meridionale, rumeno) e un gruppo occidentale (italiano settentrionale, francese, spagnolo, portoghese, catalano, provenzale e le lingue retoromanze, tra cui il friulano). Il testo più antico in una lingua romanza è il cosiddetto Indovinello Veronese (800).

Tra gli elementi caratteristici delle lingue romanze si conta la morfologia relativamente semplice dei sostantivi e degli aggettivi, in cui le relazioni sintattiche non vengono espressi tramite casi grammaticali. Dall’altro canto il paradigma del verbo contiene un ricco inventario di tempi (cantaicantavo,cantocanterò) e modi (cantassicanticanterei).

Il friulano
Il friulano si parla nelle province di Udine e Gorizia e nelle zone confinanti a queste province. Accanto al friulano centrale della città di Udine esistono numerosi dialetti e parlate locali. Il documento più vecchio redatto in friulano risale al 1380.

Rispetto a dialetti dell’Italia settentrionale, il friulano presenta un’aspetto arcaico, cioè più vicino al latino. Tratti tipici della pronuncia friulana sono i nessi plblfl, come in p. es. plat ‘piatto’ e le prepalatali ci e gi, come in p. es.ciantòn ‘cantone’. Una parte notevole dei prestiti romanzi nel resiano sono chiaramente di origine friulana. Così i due esempi appena citati si usano nel resiano come prestiti e suonano plät e æantun. Oltre alla vicinanza secolare con l’area friulana la sua forte influenza è anche dovuta al fatto che molti resiani sono capaci di esprimersi in questa idioma romanzo.

Bibliografia

Baudouin de Courtenay, Jan I.N.

da resiano

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