Cividale-/Čedad/Cividat

Cividale del Friuli, statua di Giulio Cesare da aconcagua (talk)

Cividale del Friuli – Cividât in friulano standard, Čedad in sloveno,è un comune italiano di 11157 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia.

Fondata da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii, da cui poi ha preso il nome tutta la regione, divenne il capoluogo longobardo del Friuli.La città, ai tempi dei romani, era chiamata Forum Iulii. La tradizione la indica come fondata da Giulio Cesare: «Forum Iulii ita dictum, quod Iulius Caesar negotiationis forum ibi statuerat». Il toponimo “Forum Iulii” potrebbe, invece, aver avuto origine dalla gens Iulia, che ha lasciato nella zona diverse altre testimonianze nei nomi attribuiti ai luoghi della regione. Tra il VII e l’VIII secolo venne chiamata Civitas Forum Iulii. Alla fine dell’VIII secolo Paolo Diacono la citava come Civitas vel Castrum Foroiulianum. Nel X secolo, essendo allocata nella parte orientale del regno di Lotario, cominciò a chiamarsi Civitas Austriae. Abbreviando il nome ufficiale, la popolazione la denominò Civitate(m), da cui discesero i nomi locali di SividàtZividàtCividàte successivamente, intorno al XV secolo, prima in ambito letterario, quello di Cividale.

Epoca romana

La presenza umana nella zona dove oggi sorge Cividale risale a epoche piuttosto antiche, come attestato dalle stazioni preistoriche del Paleolitico e del Neolitico trovate appena fuori della città; ad esse si aggiungono abbondanti testimonianze dell’Età del Ferro e della presenza veneta e celtica risalenti sino al IV secolo a.C. La strategica posizione di questo primitivo insediamento indusse i Romani a stabilirvisi, fondando forse alla metà del II secolo a.C.un castrum, di ovvia natura militare, il quale fu in seguito elevato da Giulio Cesare a forum (mercato) e per tale motivo la località assunse il nome di “Forum Iulii” poi divenuto identificativo di tutta la regione. Successivamente la località fu elevata a municipium, venendo ascritta alla tribù romana Scaptia e assurse infine al rango di capitale della Regio X Venetia et Histria allorché Attila rase al suolo Aquileia nel V secolo.

Epoca longobarda

Nel 568 giunsero dalla Pannonia i Longobardi, di origine scandinava, il cui re Alboino elesse subito la romana Forum Iulii a capitale del primo ducato longobardo in Italia e ponendovi duca il proprio nipote Gisulfo. Ribattezzata la propria capitale Civitas Austriae, ossia “Città dell’Austria” (da cui il nome moderno), i longobardi vi eressero edifici imponenti e prestigiosi e nei dintorni fondarono strutture fortificate assegnate alle fare, ossia le stirpi nobili di quel popolo germanico; nel 610 Cividale venne saccheggiata e incendiata dagli Avari, chiamati dal re longobardo Agilulfo (allora con sede a Milano) per punire la riottosità del duca “friulano” Gisulfo II. Nel 737, durante il regno di Liutprando e per sfuggire alle incursioni bizantine, il patriarca di Aquileia Callisto decise di trasferire qui la propria sede, così come già fece il vescovo di Zuglio che venne scacciato dallo stesso Callisto. La città ebbe così aumentato il suo ruolo anche grazie a quest’importante presenza ecclesiastica; già pochi decenni più tardi, nel 796, qui si tenne il concilio che riconfermò l’indissolubilità del matrimonio .

Il Sacro Romano Impero e il Patriarcato di Aquileia

Nel 775 il Ducato del Friuli fu invaso dai Carolingi e i longobardi, col loro duca Rotgaudo in testa, impugnarono per l’ultima volta le armi fronteggiando l’arrivo dei Franchi. Sconfitti gli antichi dominatori, i Carolingi istituirono la marca orientale del Friuli, mantenendo come capitale Civitas Austriæ. Quest’ultima divenne sede di un’importante corte, soprattutto durante il marchesato di Eberardo che attirò uomini di cultura da tutt’Europa. Dalle famiglie che ressero la marca ebbero i natali importanti uomini politici tra cui l’imperatore Berengario, figlio dello stesso Eberardo. Nel X secolo, ossia in epoca ottoniana, la marca friulana venne declassata a contea (o contado) e inserita dapprima nella marca di Verona e quindi in quella di Carinzia (quest’ultima facente dapprima parte del Ducato di Baviera per poi assurgere essa stessa a Ducato). La ricomposizione dei poteri a livello centroeuropeo e norditaliano lasciò un importante spazio ai patriarchi, i quali accrebbero i propri beni e il proprio potere sin dall’inizio del X secolo e nel 1077 divennero liberi feudatari del Sacro Romano Impero su un vasto territorio. Sorse così lo Stato patriarcale durato sino al 1419.

Cividale rimase comunque il massimo centro politico e commerciale di tutto il Friuli, rivaleggiando dal XIII secolo con Udine, la quale era in forte ascesa grazie a una più congeniale posizione geografica, tanto che il patriarca Bertoldo di Andechs-Merania nel 1238 vi trasferì la propria sede. La città vide sorgere monasteri e conventi, palazzi e torri, qui posero residenza le più importanti casate parlamentari del Friuli e ne fiorirono di altrettanto dignitose. nel 1331 Cividale rimane nelle cronache perché furono usate, per la prima volta, le prime armi da fuoco; le cronache parlano di combattimento “con gli sclopi” sul Ponte del Diavolo. Nel 1353 l’imperatore Carlo IV, dopo una sanguinosa vendetta operata da suo fratello il patriarca Nicola di Lussemburgo (1350-58) – e scatenata anche contro i cividalesi per punire l’assassinio del predecessore Bertrando  concedette a Cividale l’apertura dell’Università.

Nel 1301 un terremoto e una violenta grandinata colpirono Cividale ma non si segnalarono danni neppure al Duomo, che invece nel 1348 fu notevolmente rimaneggiato da una violenta scossa, le notizie sono molto scarne e trovano riscontro solo nel sito “storing.ingv.it”. Nel 1364, probabilmente l’8 agosto, il Duomo subì ulteriori danni; in questo caso si conosce l’intensità della scossa, che fu di 4,83° scala Richter, ma non si sa se vi furono delle vittime. Il terremoto ebbe come epicentro Lombai nel comune di Grimacco e un’ulteriore conferma la troviamo sul portale dell’Abruzzo.

Le lotte intestine friulane, durante le quali Cividale era spesso alleata dei conti di Gorizia e dei nobili castellani contro Udine, trovarono via via una più serrata intensità sino a concludersi convulsamente nel 1419, quando Venezia si decise a invadere la regione. Cividale si diede per prima alla Serenissima, stipulando una solenne pace e una contestuale alleanza. Nei decenni successivi alcuni nobili progettarono di aprir le porte allo spodestato patriarca Ludovico di Teck, tornato nel 1431 alla testa di 4.000 ungari, ma il progetto fallì.

Il Ponte del Diavolo ( Puint Dal Diaul in friulano ) è Il simbolo della città di Cividale. Costruito in pietra a partire dal 1442 e ripartito in due arcate, poggia su un masso naturale collocato nel letto del fiume Natisone-Natison-Nadiža , lungo il quale si può ammirare una scenografica gola . Il ponte è alto 22,50 m, poggia su tre piloni sviluppandosi per 48 m su due archi di larghezza differente (22 me 19 m). L’asimmetria è sicuramente alla posizione del masso su cui poggia il pilone centrale .

Storia

Sino al XIII sec. vi era un passaggio in legno, frequentemente sottoposto alla furia distruttrice delle acque del fiume,fu necessario sostituirlo con un solido ponte in  pietra. Nel 1917 venne abbattuto dall’esercito italiano per ritardare  inutilmente l’avanzata del nemico (disfatta di Caporetto/Kobarid).Successivamente venne ricostruito dagli austriaci  ed inaugurato nel 1918.

La leggenda

Si narra che per costruire il ponte, i cividalesi avessero chiesto aiuto al diavolo. Questi avrebbe preteso in cambio l’anima della prima creatura che fosse passata sul ponte. Accettato il patto, in una sola notte il diavolo costruì il ponte, ma la mattina seguente i cittadini fecero passare sul ponte un animale (o un gatto o un cane).  Il diavolo così beffato, dovette accontentarsi dell’anima dell’animale, lasciando per sempre in pace igli abitanti di Cividale.

da cividale

Cividale-ponte-del-diavolo
Ponte del diavolo sul Natisone-Questo file è licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported
Attribuzione: Johann Jaritz at the German language Wikipedia

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