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Friuli terra di confini

DSC_0182Friuli terra di confine e tradizioni.

dove l’onore ha ancora il suo valore.

Dove una stretta di mano,

è una parola data e va rispettata.

Dove i sogni si realizzano

con il proprio sudore e con amore.

Dove la casa è un punto di partenza

per diventare traguardo.

Dove il dialetto è una lingua

andrebbe conservato.

Dove il passato è un ricordo vivo,

da tramandare e ricordare.

Dove chi nasce  se ne vanta orgoglioso

Conservando antiche tradizioni.

Friulano si nasce non si diventa.

Testardo cocciuto a volte può sembrare presuntuoso.

Umile all’occorrenza con tanta dignità.

Ringrazia all’infinito  se una mano gli viene data.

Il friulano a testa alta va avanti con dignità..

Silvana Stremiz da my blog

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Seuka/Zeuka,la mela dell’Eden

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L’ho sbucciata, l’ho tagliata
e con gioia l’ho gustata
quella mela profumata!
L’antica mela che piace ai giovani
Autunno, le belle mele friulane incantano per sapore e colore. Su tutte, Seuka, la mela particolare delle valli del Natisone (anche del Torre), che preferisce nascondersi. Troppo speciale per farsi trovare da tutti.
Per saperne di più, basta visitare il sito (vedi link: Seuka. it) dove trovate tutte le informazione che riguardano la storia, la specificità, le storie, le leggende e tante altre curiosità dedicate a questa magnifica e poco nota mela.
Il sito web è stato realizzato completamente dai ragazzi del quarto anno (2014-2015) di Prima Formazione Professionale dell’Istituto ENAIP – FVG, sede di Pasian di Prato (Ud) – Corso di Grafica Multimediale.
I ragazzi, coadiuvati dai loro docenti, hanno sviluppato tutto il progetto mirato a far conoscere questo particolare prodotto attraverso vari esercizi didattici formativi che, appunto trovano la loro visibilità grazie a questo sito.
In questa maniera il lavoro di ricerca, di pensiero, di studio, di creatività e di visione trova uno  strumento efficace “per uscire dalle stanze della didattica scolastica” e diventare materiale utile per la conoscenza comune, per la valorizzazione del territorio e, soprattutto, scoprire il gusto della mela Seuka. Solo così, mordendola, esclamerete: divina la vita.
D.D

Seuka, mangialamela

Da sempre le mele hanno un ruolo importante nella cucina friulana.

Nel 1450 Maestro Martino da Como, cuoco dei Patriarchi di Aquileia inventò le “frictelle de poma” o “frittelle ex pomis” (frittelle di mele) e il suo ricettario, pubblicato per la prima volta nel 1450, fu il primo libro stampato della regione.

Le sue ricette, semplici e gustose, costituiscono la base dei piatti tradizionali friulani tramandati sino ad oggi, che vedono le mele locali usate in decine di preparazioni, anche nei loro derivati, principalmente il succo, il sidro e il most.

Tra queste mele la Seuka, varietà autoctona per antonomasia, la faceva da regina ed è ancora uno tra gli ingredienti più amati da chi si dedica alla cucina del territorio, per la sua polpa piacevole e fondente, il gusto dolce bilanciato da un sentore di limone o susina acerba, ma soprattutto per il suo profumo caratteristico che dona a tutti i piatti, dolci o salati, un aroma unico, difficile da dimenticare.

Anche chi non ha mai avuto la fortuna o l’occasione di recarsi nelle Valli del Natisone – e limitrofe – per assaggiare le specialità della tradizionale culinaria locale, può sperimentare le nostre ricette, in cui la mela Seuka si sposa agli altri ingredienti in una sapiente combinazione di sapori che richiamano la genuinità di una cucina semplice e popolare ma di altissimo livello, e ci restituiscono i ritmi di una vita vissuta all’aria aperta, incontaminata, a contatto con la natura: una vita d’altri tempi.

da seuka

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Le grotte carsiche di Villanova (Lusevera-Udine)

Il meraviglioso mondo sotterraneo dell’Alta Val Torre

L’attrattiva naturalistica e turistica più conosciuta nel Comune di Lusevera è l’affascinante sistema ipogeo delle Grotte di Villanova che si dirama in un’infinita ragnatela di grotte e cavità. Un fenomeno carsico caratteristico della zona è rappresentato dalle doline, avvallamenti del terreno che spesso indicano la presenza di una sottostante cavità. E’ possibile osservare alcune doline percorrendo il sentiero delle grotte immerso nel verde.

 Villanova delle Grotte. Villanova delle Grotte è un paese dilungato che si estende tra colline arrotondate e le piacevoli doline poste a nord-ovest dell’elissoide del Bernadia. Il paese è formato da quattro borghi, di cui il più meridionale è l’abitato di Funtić. Sopra Funtić si raccoglie un mannello di case: Dolina. Tra questi borghi sale una strada che s’inerpica sempre più in alto fino alla nuova chiesa di San Floriano. Dal poggio della Chiesa il visitatore gode di una magnifica vista su tutta la valle. Dietro la chiesa si raccoglie un gruppo di case che formano il borgo Ruša. Dalla strada principale parte il viottolo lastricato che porta nel solatio borgo Zajama, che in italiano significa luogo che si trova dietro la grotta.

Un mondo nascosto sotto terra

csm_Jama_77a478c4f6Villanova delle Grotte custodisce un gioiello di rara bellezza e spettacolarità: il complesso carsico delle grotte di Villanova; quattro imponenti cavità, per uno sviluppo complessivo di oltre 20 km, formate dalla paziente opera dell’acqua durante il silenzioso trascorrere di milioni di anni. La cosiddetta Grotta Nuova fu scoperta nel 1925 da alcuni abitanti del paese che osservarono una fenditura naturale, dalla quale fuoriusciva una corrente d’aria umida, che si addensava in vapore.

La grotta nuova presenta una singolarità morfologica che la differenzia notevolmente dalle altre grotte di origine carsica. E’ formata a contatto di due tipi di roccia sottoposti a differenti modelli di carsismo; il risultato è una grotta con ambienti diversi a seconda del tipo di roccia in cui si sono sviluppati.

Ogni ramo della Grotta Nuova è dissimile dall’altro e varia ogni poche decine di metri per forma, dimensioni e fenomeni di concrezionamento. Questo tipo di grotte è molto raro e la Grotta Nuova, nel suo genere ed è una delle più estese al mondo (con quasi 9 km di sviluppo).

Speleoturismo . Per chi vuole scoprire questo mondo nascosto esistono più possibilità. Ben illuminato e provvisto di comodi camminamenti, il percorso turistico attraversa ampie gallerie dalle forme singolari, imponenti saloni e tortuosi “canyon” ornati da stalattiti e stalagmiti, che conducono i visitatori verso luoghi d’incomparabile bellezza, come lo spettacolare “Angolo dei Cristalli” e la “Sala del Gran Portone”, con il suo maestoso arco naturale. La visita è guidata ed ha una durata di 1 ora e 15 minuti circa. La temperatura della grotta è di 11° costanti.

E’ però possibile prenotare anche delle facili escursioni guidate di 3 o 5 ore alle parti più interne della grotta, solitamente riservate agli speleologi. Le particolarità geologiche, le miriadi di concrezioni che ornano le gallerie con le loro forme bizzarre, l’aria fresca e pura che percorre i cunicoli ed il suono dell’acqua, che a tratti scorre quieta e a tratti si ode impetuosa, là dove il torrente interno forma cascate come nastri d’argento, accompagnano gli speleoturisti in un’esperienza indimenticabile.

da comunelusevera

Pubblicato in: letteratura italiana

Pier Paolo Pasolini

pur085e26053399cf3fIl friulano è lingua pura di poesia.
(Pier Paolo Pasolini)

Casarsa
Fontana di aga dal me paìs.
A no è aga pì fres-cia che tal me paìs.
Fontana di rustic amòur

Fontana d’acqua del mio paese.
Non c’è acqua più fresca che nel mio paese.
Fontana di rustico amore.
(Pier Paolo Pasolini)

Chi parte da Venezia, dopo un viaggio di due ore (se prende l’accelerato, magari quello del sabato sera, pieno di studenti e di operai) giunge al limite del Veneto e, per dissolvenza, entra nel Friuli. Il paesaggio non sembra mutare, ma se il viaggiatore è sottile, qualcosa annusa nell’aria. È cessata sulla Livenza la campagna dipinta da Palma il Vecchio e da Cima. Le montagne si sono scostate, a nord, e appiattite a colorare il cielo di un viola secco, con vene di ghiaioni e nero di boschi appena percettibile contro il gran velame; e il primo Friuli è tutto pianura e cielo. Poi si infittiscono le rogge, le file dei gelsi, i boschetti di sambuchi, di saggine, lungo le prodaie. I casolari si fanno meno rosei, sui cortili spazzati come per una festa, coi fienili tra le cui colonne il fieno si gonfia duro e immoto. Ma è specialmente l’odore — che flotta dentro lo scompartimento svuotato — a essere diverso. Odore di terra romanza, di area marginale. Sulla dolcezza dell’Italia moderna c’è come il rigido, fresco riflesso di un’Italia alpestre dal sapore neolatino ancora stupendamente recente
(Pier Paolo Pasolini)

Passato il ponte sul Meduna, guardai fuori del finestrino e vidi le foglie. Una diver sità improvvisa me le dipinse nella loro informe calma sui gelsi, sugli ontani, sui piop pi. Mi bastò guardarle ancora un momento perché il loro aspetto famigliare mi toccas- se così acutamente da sentirle davvero cantare. “Fuèjs”, cantavano le foglie, “aghis” le acque, “Mari, mari” gridava un fanciullo, correndo già per l’argine, verso una vecchia curva sulla terra, “radic” cantava il radicchio colto da quella mano scura, “vecia” cantava il gesto famigliare di quella donna chinata. Il vespro mi riportava nel Friuli, tra le care foglie, e l’odore della polenta che indovinavo nelle tinte smorte e accecanti dei tronchi, dei muri, mi fece pensare a mia madre con tenerezza insostenibile.
(Pier Paolo Pasolini)