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Cui che o sin e ce che o volìn /Chi siamo e cosa vogliamo

«O sin furlans di lenghe furlane, che a son convints di fâ part de nazion furlane. Che al è come dî che o sin un popul, une etnie, une nazion, che dopo tancj parons, che a àn balinât di chestis bandis dilunc i secui, cumò di cent agns indaûr o sin cjapâts dentri tal tramai dal Stât talian».
Pre Toni Beline, da “Patrie dal Friûl”, Dicembre 1978.
“Siamo friulani di lingua friulana che sono convinti di far parte della nazione friulana.Sarebbe come dire che siamo un popolo ,un’etnia,una nazione che dopo tanti padroni che sono stati dalle nostre parti durante i secoli,ora dopo 100 anni siamo stati intrappolati dallo Stato italiano.
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La Pasqua in Slovenia 🇸🇮

Oggi espatriamo ed andiamo a conoscere le usanze pasquali della Slovenija.Hanno dei punti abbastanza simili a quelle della Benecia,infatti la Slavia friulana ha origini slovene. Spero di non annoiarvi…

2-pirhi_picia-e13646736307981La Pasqua, festività centrale del Cristianesimo, in Slovenia come altrove è legata a tutta una serie di gesti ed usanze che variano da regione a regione, pur con alcune caratteristiche comuni.

I festeggiamenti pasquali entrano nel vivo verso la fine della Settimana Santa. Giovedì e Venerdì Santo le campane delle chiese tacciono: al loro posto, la messa viene annunciata con i “klepetci” o “raglje” (raganelle in legno). In passato, durante la Settimana Santa i bambini si divertivano a girare per il paese facendo risuonare i loro “klepetci”.

Il Venerdì Santo, giorno del ricordo della morte di Cristo, i credenti praticano il digiuno e l’astinenza. In alcuni paesi è ancora viva l’usanza di accendere la “duš’ca” (“piccola anima”), una specie di piccola candela che galleggia in un bicchiere pieno d’olio. La “duš’ca” si accendeva anche in occasione di Ognissanti o quando moriva un membro della famiglia.

Menih

Sabato Santo è il giorno della benedizione dell’acqua, del fuoco e delle pietanze pasquali, consumate durante la colazione di Pasqua. Le massaie iniziano a preparare i dolci tipici e gli altri piatti pasquali la mattina presto o già i giorni precedenti. Sabato pomeriggio si recano in chiesa portando con sé un cesto preparato con cura, in cui non possono mancare la “potica” (dolce ripieno di noci e uvetta), la “pinca” (pane dolce), il “menih” o “pup’ca” (dolce a forma di treccia con un uovo sodo colorato inserito nella parte superiore a mo’ di testa) e i “pirhi” (uova colorate). I padroni di casa si dedicano alla preparazione dei piatti salati: il prosciutto cotto, da accompagnare con il “hren” (rafano), e la “žuca” o “žolca”, gelatina preparata con ossa di vitello e vari tipi di carne.

I cibi pasquali hanno una loro precisa simbologia: le uova colorate simboleggiano la resurrezione, la potica rappresenta la corona di spine di Cristo e le radici di rafano ricordano i chiodi con cui Gesù fu crocifisso.

La mattina di Pasqua all’alba i credenti prendono parte alla processione chiamata “Vstajenje” (letteralmente: “resurrezione”), che di solito si svolge alle cinque di mattina. Dopo la Santa Messa, al ritorno a casa, la famiglia si riunisce alla colazione pasquale, dove consuma i cibi che il sacerdote ha benedetto durante la messa del mattino o durante il rito del Sabato Santo. Anche gli animali di casa ricevono il loro pezzetto di cibo benedetto.

I “pirhi”

Cesto

Le uova colorate, chiamate “pirhi”, sono un elemento immancabile della Pasqua slovena. Le uova vengono di solito rassodate e colorate, spesso con colori naturali come ad esempio la buccia esterna della cipolla per dare un colore bruno-rossastro e gli spinaci per il colore verde.

Nella regione della Bela krajina i pirhi vengono chiamati “pisanice” o “pisanke” e vengono realizzati con un procedimento particolare. Le uova vengono decorate con cera d’api fusa e poi immerse nel colore. Nei punti in cui è stata applicata la cera il colore non aderisce al guscio. Successivamente, togliendo la cera, sull’uovo rimangono le decorazioni. Le belokrajinske pisanice sono di solito decorate con motivi geometrici, disegni di fiori e piante stilizzati e i monogrammi IHS e MARIA.

I giochi con i “pirhi”
I “pirhi”, che una volta venivano regalati ad amici e parenti come dono di Pasqua, sono anche protagonisti di alcuni giochi tradizionali. Alcuni sono simili al gioco delle bocce, dove però le bocce vengono sostituite dalle uova colorate. Nel gioco chiamato “šikanje” o “picanje” ogni giocatore appoggia un uovo sodo a un muro. A turno, si gettano delle monete nelle uova: chi manca l’uovo perde la propria moneta, mentre chi riesce a colpire l’uovo si guadagna le monete e l’uovo stesso.

da slovely

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Aglio orsino


di Antonino Danelutto

Chi alla fine dell’inverno s’inoltra nei sottoboschi ombrosi e freschi, soprattutto in collina, non tarderà ad incontrare fitte chiazze verdi, anche ampie, di foglie simili a quelle del più noto mughetto: un accidentale calpestio, però, libererà un forte ed inconfondibile odore di aglio. Si tratta effettivamente dell’aglio orsino (nome scientifico: Allium ursinum), una pianta erbacea perenne alta 20-40 cm circa che nasconde nel terreno il suo bulbo biancastro oblungo e sottile. Le foglie sono due, larghe, ovato-lanceolate, con un lungo picciolo; l’infiorescenza è un’ombrella con numerosi fiori a sei tepali bianchi.
Nella medicina popolare vengono utilizzate le foglie quando sono fresche poiché con l’essiccazione diversi princìpi attivi vengono alterati da enzimi. Anche i bulbi hanno le stesse proprietà, ma in pratica a questi si preferiscono quelli dell’aglio coltivato. Il suo impiego più interessante riguarda il trattamento dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia, mentre per uso esterno il bulbo fresco ridotto in poltiglia ha efficacia contro i reumatismi (non lasciare più di dieci minuti sulla pelle!) e può essere utile anche per estirpare calli e duroni, trattandoli per alcuni giorni dopo aver protetto con un cerotto la pelle circostante.
In cucina le foglie fresche, raccolte di solito da marzo a maggio, preferibilmente prima della fioritura, sono impiegate per insaporire sughi, minestre, insalate, patate lesse, frittate; triturate e mescolate al burro, sono gradevolissime salse da spalmare sul pane o da accompagnare a carne o pesce grigliati. Possono sostituire egregiamente l’aglio comune nella preparazione della pastasciutta all’aglio, olio e peperoncino. Ma attenzione a non confonderle con quelle velenose del colchico o quelle del mughetto: per fugare ogni dubbio, basta sfregare una foglia, che se è di aglio orsino emana il caratteristico odore agliaceo. Se si vuole utilizzare le foglie fuori stagione, le si raccolgono fresche e, mondate, le si congelano in sacchetti ben chiusi.
Il nostro regolamento regionale ne consente la raccolta fino a un chilogrammo per persona al giorno.
Infine, la tradizione popolare dà per certo che questa pianta protegga da qualsiasi maleficio, tenga lontane le streghe e scacci i vampiri!

da https://www.facebook.com/vitaneicampi/

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Il proverbio della settimana

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“Se al plûf vinars sant /segno di sec che al puarte vie dutquant”ovvero: se piove il giorno di venerdì santo (venerdì prossimo) è segno di siccità che si porterà via tutto quanto