Cosa resta della Pasqua di un tempo a Lusevera – Bardo

 

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Guglielmo Cerno*, presidente del Centro ricerche culturali, racconta usi e costumi di una volta
Oggi ci sono le uova di cioccolata con la sorpresa per i bambini, e quelle grandi e decorate da regalare ai grandi. Cโ€™รจ la colomba con ogni tipo di ripieno ed รจ โ€œnatoโ€ perfino lโ€™โ€œalbero di Pasquaโ€, abbellito da figure di pulcini, rondini e rami di pesco.

Ma un tempo, in Alta Val Torre, questo importante periodo dellโ€™anno era segnato da altri usi e costumi, da altre pietanze e rituali. Ce li racconta Guglielmo Cerno, presidente del Centro ricerche culturali di Lusevera, un appassionato e instancabile ricercatore che quei tempi andati, che ha vissuto sulla sua pelle da ragazzino, un poโ€™ li rimpiange: ยซErano anni in cui la comunitร  era viva, solidale โ€“ dice โ€“. La valle era popolata, tantissimi i giovani e bambini. Poi sono arrivati i tempi piรน bui, dellโ€™emigrazione in massa, di intere famiglie, di tante donne a seguito dei loro maritiยป.
Ma come si aspettava e come si viveva la Pasqua fino agli anni Sessantaย del secolo scorso? Prima che iย paesi dellโ€™Alta Val Torre si spopolassero e prima dellโ€™avvento della modernitร ?
ยซPrima di tutto le donna pulivano da cima a fondo lโ€™intera casa ed esponevano alle finestre i panni, dalle lenzuola a tutto quello che avevano, perchรฉ โ€œprendesse ariaโ€, per dare un senso di pulizia, per dare ossigeno agli ambienti domestici dopo il periodo freddo, chiuso e buio dellโ€™inverno ยป, ricorda Cerno.
ยซLucidavano a fondo anche i secchi che usavano per andare a prendere lโ€™acqua nelle fontane, che diventavano veramente brillanti. Non cโ€™erano i rubinetti in casa. Tutto si rinnovava. E poi cโ€™era la preparazione del โ€œpiattoโ€ tipico pasquale: lo chiamavano il โ€œpane che profumaโ€. Veniva fatto con quel che le donne avevano messo via nellโ€™inverno e che avevano recuperato anche fuori dalla valle. Era delizioso e tutti noi non vedevamo lโ€™ora di poterlo mangiare. Ma non si poteva farlo subito. Cโ€™erano regole ben precise, per quella pagnotta squisita, e i grandi stavano bene attenti che noi ragazzi le rispettassimoยป.
Il pane, cui alcune donne aggiungevano anche delle patate, veniva cotto nei forni a legna. E ai tempi cโ€™erano solo due famiglie, in valle, a possederlo. Cosรฌ, a turno, ogni famiglia andava a cuocerlo da loro, e poi lo teneva da parte fino alla celebrazione della messa. ยซIl pane, infatti, andava prima portato in chiesa e benedetto dal sacerdote. Solo dopo poteva essere consumato. Nessuno sgarrava. E nessuno dimenticava diย inciderci sopra una croceยป.
Quella delizia veniva mangiata da sola, o con un poโ€™ di salame per chi aveva piรน possibilitร  โ€œeconomicheโ€ e a volte veniva accompagnata con del brodo: ยซUn brodo fatto con qualche pezzo di maiale messo via durante lโ€™inverno. Prima di Pasqua non si toccava nulla, neanche il lardo. Solo dopoยป.

E, ancora, il โ€œpane che profumaโ€ veniva portato su un colle dellโ€™Alta Val Torre dai ragazzi che festeggiavano insieme il Lunedรฌ dellโ€™Angelo: ยซEra una festa meravigliosa, in cui ci sentivamo felici, rigenerati. Mangiavamo come merenda non solo il pane profumato ma anche le uova, perchรฉ tutte le famiglie, oltre alle mucca e al maiale, avevano tante galline. Le uova si lessavano e diventavano dure, come si fa oggi; a volte anche si coloravano, con le erbe o anche con le matiteยป. La tradizione dellโ€™uovo solo a Pasquetta รจ forse lโ€™unica rimasta ancora oggi, di quei tempi.

Guglielmo Cerno ricorda come nel Venerdรฌ Santo fosse proibito a tutti di lavorare, perchรฉ in quel giorno era morto Gesรน. Lโ€™unica attivitร  permessa, ma in maniera molto limitata, era rassettare casa.
ยซLa Pasqua era una festivitร  che faceva un poโ€™ da spartiacque, per lโ€™agricoltura: prima si piantavano solo le patate, perchรฉ altrimenti, a metterle in terra piรน tardi, avrebbero fatto il germoglio. Per il resto si arava, e si arava tutto a mano. Quello che con sudore e sacrificio si otteneva dalla campagna, veniva usato per mettere in tavola e sfamarsi,ย e come merce di baratto. Perchรฉ non cโ€™erano soldi. Anche il prete veniva ringraziato, ogni giorno, con un litro di latte, a turno, da parte di ogni famiglia. Veniva a prenderlo di mattina presto, la sorella, la madre o una persona che lo seguiva nelle sue necessitร . Due giorni allโ€™anno, poi,ย tutto quello che la latteria produceva veniva dato al sacerdote: forme di formaggio, burro e il resto. Nel periodo della Pasqua non si facevano offerte al parroco ma subito dopo sรฌ, quando passava a benedire le caseยป.
Nel giorno del Venerdรฌ Santo era proibito suonare le campane e la chiesa, nei suoi interni, veniva completamente coperta con dei drappi color viola, il colore della Passione.
ยซTutte le immagini in chiesa venivano coperte e non solo quelle: anche tutte le croci, che un tempo erano molto numerose. Solo un crocifisso, quello piรน grande, veniva esposto, per lโ€™Adorazione โ€“ spiega Cerno โ€“.ย A turno, poi, ogni famiglia pregava per unโ€™ora ai piedi di questo simbolo sacro. Cโ€™erano tutti e i nonni erano quelli che piรน insistevano perchรฉ i piรน piccoli fossero presenti. Poi, sempre il Venerdรฌ Santo, si faceva un falรฒ, fuori dalla chiesa. Da quel grande fuoco che ardeva si accendevano delle fiaccole e si formava un corteo. Era la processione, che girava attorno alla chiesa e attorno al cimiteroยป. Anche oggi si prega, nel Venerdรฌ Santo, ma sโ€™รจ persa la memoria, e lโ€™uso, della pira e delle fiaccole, sostituite dallโ€™accensione di candele e ceri devozionali.
P. T.
archivio dom
Raganelle del Venerdรฌ Santo all’Etnografico di Lusevera
Per chi vuole scoprire le tradizioni di un tempo legate alla Pasqua, nel Museo etnografico di Lusevera sono conservate le vecchie raganelle-gragiule, grandi e piccole, che si usavano nel giorno del Venerdรฌ Santo, quando non si poteva suonare le campane.ย ยซAllora โ€“ spiega lo storico Guglielmo Cerno โ€“ tutti i bambini ne avevano una. Venivano realizzate dai falegnami, pagate dai genitori ai loro figli come regalo di Pasqua. Con quello strumento andavamo, da ragazzi, di contrada in contrada, facendo una grande confusione, eravamo tantissimi, e qualche anziana signora ci cacciava via infastidita dal rumore. Con la grande raganella, invece, di cui un esempio si conserva nel Museo etnografico (nella foto), un adulto saliva sul campanile e la โ€œsuonavaโ€ per ricordare lโ€™importanza di quel giorno di Passione, invitando i fedeli alla preghieraยป.
* purtroppo il prof.Guglielmo Cerno ci ha lasciato nel luglio 2017,una grande perdita per tutta l’Alta Valtorre e la Benecia

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