Buongiorno

Buongiorno dal Friuli

Zore:l’azienda di Alessia

da ZORE

Mi chiamo Alessia Berra e allevo 100 capre con il cui latte faccio i formaggi. Io e le mie capre viviamo a Platischis, una frazione del Comune di Taipana, nell’Alta Valle del Torre in Friuli Venezia Giulia.
Nel 2008 ho creato Zore, la mia azienda agricola e allevamento: Zore, nel dialetto locale, significa alba. L’alba che io e le mie capre vediamo ogni mattina e che si trasforma poi nel sole che splende nei campi dove le capre pascolano libere nella bella stagione.
Il legame con il territorio dove sono nata e cresciuta ha fatto sì che oggi qui allevi le mie capre e produca i miei formaggi.
Mi sono laureata in Scienze Naturali all’Università di Padova e in seguito mi sono specializzata in zootecnia e trasformazione del prodotti lattiero-caseari: da lì il passo è stato breve nel decidere che il mio posto era nella mia Valle natia.
Con grinta, passione, umiltà e coraggio, ho costruito la mia attività partendo da zero ed ancora oggi ho voglia di mettermi in gioco, migliorandomi ed offrendo sempre prodotti di altissima qualità.
Vi invito a venirmi a trovare nella mia azienda: se non mi trovate al punto vendita, vuol dire che sono in stalla o nei campi e sarò lieta di mostrarvi il mio mondo e farvi assaggiare i miei formaggi.

Azienda Agricola Zore
di Alessia Berra
Fraz. Platischis, 37 33040 Taipana

Email: info@zoreformaggi.it
tel.: 3334581123

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Cui che o sin e ce che o volìn /Chi siamo e cosa vogliamo

«O sin furlans di lenghe furlane, che a son convints di fâ part de nazion furlane. Che al è come dî che o sin un popul, une etnie, une nazion, che dopo tancj parons, che a àn balinât di chestis bandis dilunc i secui, cumò di cent agns indaûr o sin cjapâts dentri tal tramai dal Stât talian».
Pre Toni Beline, da “Patrie dal Friûl”, Dicembre 1978.
“Siamo friulani di lingua friulana che sono convinti di far parte della nazione friulana.Sarebbe come dire che siamo un popolo ,un’etnia,una nazione che dopo tanti padroni che sono stati dalle nostre parti durante i secoli,ora dopo 100 anni siamo stati intrappolati dallo Stato italiano.

La Pasqua in Slovenia 🇸🇮

Oggi espatriamo ed andiamo a conoscere le usanze pasquali della Slovenija.Hanno dei punti abbastanza simili a quelle della Benecia,infatti la Slavia friulana ha origini slovene. Spero di non annoiarvi…

2-pirhi_picia-e13646736307981La Pasqua, festività centrale del Cristianesimo, in Slovenia come altrove è legata a tutta una serie di gesti ed usanze che variano da regione a regione, pur con alcune caratteristiche comuni.

I festeggiamenti pasquali entrano nel vivo verso la fine della Settimana Santa. Giovedì e Venerdì Santo le campane delle chiese tacciono: al loro posto, la messa viene annunciata con i “klepetci” o “raglje” (raganelle in legno). In passato, durante la Settimana Santa i bambini si divertivano a girare per il paese facendo risuonare i loro “klepetci”.

Il Venerdì Santo, giorno del ricordo della morte di Cristo, i credenti praticano il digiuno e l’astinenza. In alcuni paesi è ancora viva l’usanza di accendere la “duš’ca” (“piccola anima”), una specie di piccola candela che galleggia in un bicchiere pieno d’olio. La “duš’ca” si accendeva anche in occasione di Ognissanti o quando moriva un membro della famiglia.

Menih

Sabato Santo è il giorno della benedizione dell’acqua, del fuoco e delle pietanze pasquali, consumate durante la colazione di Pasqua. Le massaie iniziano a preparare i dolci tipici e gli altri piatti pasquali la mattina presto o già i giorni precedenti. Sabato pomeriggio si recano in chiesa portando con sé un cesto preparato con cura, in cui non possono mancare la “potica” (dolce ripieno di noci e uvetta), la “pinca” (pane dolce), il “menih” o “pup’ca” (dolce a forma di treccia con un uovo sodo colorato inserito nella parte superiore a mo’ di testa) e i “pirhi” (uova colorate). I padroni di casa si dedicano alla preparazione dei piatti salati: il prosciutto cotto, da accompagnare con il “hren” (rafano), e la “žuca” o “žolca”, gelatina preparata con ossa di vitello e vari tipi di carne.

I cibi pasquali hanno una loro precisa simbologia: le uova colorate simboleggiano la resurrezione, la potica rappresenta la corona di spine di Cristo e le radici di rafano ricordano i chiodi con cui Gesù fu crocifisso.

La mattina di Pasqua all’alba i credenti prendono parte alla processione chiamata “Vstajenje” (letteralmente: “resurrezione”), che di solito si svolge alle cinque di mattina. Dopo la Santa Messa, al ritorno a casa, la famiglia si riunisce alla colazione pasquale, dove consuma i cibi che il sacerdote ha benedetto durante la messa del mattino o durante il rito del Sabato Santo. Anche gli animali di casa ricevono il loro pezzetto di cibo benedetto.

I “pirhi”

Cesto

Le uova colorate, chiamate “pirhi”, sono un elemento immancabile della Pasqua slovena. Le uova vengono di solito rassodate e colorate, spesso con colori naturali come ad esempio la buccia esterna della cipolla per dare un colore bruno-rossastro e gli spinaci per il colore verde.

Nella regione della Bela krajina i pirhi vengono chiamati “pisanice” o “pisanke” e vengono realizzati con un procedimento particolare. Le uova vengono decorate con cera d’api fusa e poi immerse nel colore. Nei punti in cui è stata applicata la cera il colore non aderisce al guscio. Successivamente, togliendo la cera, sull’uovo rimangono le decorazioni. Le belokrajinske pisanice sono di solito decorate con motivi geometrici, disegni di fiori e piante stilizzati e i monogrammi IHS e MARIA.

I giochi con i “pirhi”
I “pirhi”, che una volta venivano regalati ad amici e parenti come dono di Pasqua, sono anche protagonisti di alcuni giochi tradizionali. Alcuni sono simili al gioco delle bocce, dove però le bocce vengono sostituite dalle uova colorate. Nel gioco chiamato “šikanje” o “picanje” ogni giocatore appoggia un uovo sodo a un muro. A turno, si gettano delle monete nelle uova: chi manca l’uovo perde la propria moneta, mentre chi riesce a colpire l’uovo si guadagna le monete e l’uovo stesso.

da slovely

Aglio orsino


di Antonino Danelutto

Chi alla fine dell’inverno s’inoltra nei sottoboschi ombrosi e freschi, soprattutto in collina, non tarderà ad incontrare fitte chiazze verdi, anche ampie, di foglie simili a quelle del più noto mughetto: un accidentale calpestio, però, libererà un forte ed inconfondibile odore di aglio. Si tratta effettivamente dell’aglio orsino (nome scientifico: Allium ursinum), una pianta erbacea perenne alta 20-40 cm circa che nasconde nel terreno il suo bulbo biancastro oblungo e sottile. Le foglie sono due, larghe, ovato-lanceolate, con un lungo picciolo; l’infiorescenza è un’ombrella con numerosi fiori a sei tepali bianchi.
Nella medicina popolare vengono utilizzate le foglie quando sono fresche poiché con l’essiccazione diversi princìpi attivi vengono alterati da enzimi. Anche i bulbi hanno le stesse proprietà, ma in pratica a questi si preferiscono quelli dell’aglio coltivato. Il suo impiego più interessante riguarda il trattamento dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia, mentre per uso esterno il bulbo fresco ridotto in poltiglia ha efficacia contro i reumatismi (non lasciare più di dieci minuti sulla pelle!) e può essere utile anche per estirpare calli e duroni, trattandoli per alcuni giorni dopo aver protetto con un cerotto la pelle circostante.
In cucina le foglie fresche, raccolte di solito da marzo a maggio, preferibilmente prima della fioritura, sono impiegate per insaporire sughi, minestre, insalate, patate lesse, frittate; triturate e mescolate al burro, sono gradevolissime salse da spalmare sul pane o da accompagnare a carne o pesce grigliati. Possono sostituire egregiamente l’aglio comune nella preparazione della pastasciutta all’aglio, olio e peperoncino. Ma attenzione a non confonderle con quelle velenose del colchico o quelle del mughetto: per fugare ogni dubbio, basta sfregare una foglia, che se è di aglio orsino emana il caratteristico odore agliaceo. Se si vuole utilizzare le foglie fuori stagione, le si raccolgono fresche e, mondate, le si congelano in sacchetti ben chiusi.
Il nostro regolamento regionale ne consente la raccolta fino a un chilogrammo per persona al giorno.
Infine, la tradizione popolare dà per certo che questa pianta protegga da qualsiasi maleficio, tenga lontane le streghe e scacci i vampiri!

da https://www.facebook.com/vitaneicampi/

Il proverbio della settimana

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“Se al plûf vinars sant /segno di sec che al puarte vie dutquant”ovvero: se piove il giorno di venerdì santo (venerdì prossimo) è segno di siccità che si porterà via tutto quanto

Via Crucis dedicata agli sloveni della Benecia

29572296_2058279497719804_5338235079908592923_n (1)Sabato 24 marzo a Cividale è stato presentato il progetto “50 anni di lavoro” del Centro ricerche culturali di Bardo/Lusevera.E’ stata inaugurata la mostra dell’artista di Platischis/Plestišče Luigi Moderiano “Eloì, Eloì lemà sabahtani? Via Crucis dedicata ai Beneciani” (abitanti della Slavia friulana) .
Fa parte del progetto il volume avente lo stesso titolo che contiene i quadri di Moderiano,i pensieri del parroco di Lusevera e Villanova delle grotte  don Renzo Calligaro,le biografie dei sacerdoti della Benecia scritte da Giorgio Banchig.
Fabio Feruglio ha composto i brani corali eseguiti dal gruppo corale Gallina e dal Bardski Oktet nella chiesa dei battuti a Cividale.

l’artista Luigi Moderiano

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Pasqua in Friuli

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da pierhe

Nel periodo pasquale nei paesi del Friuli  si fanno numerosi riti religiosi ma anche pagani.Molte le Via Crucis che ricordano la Passione di Cristo e riti pagani per il solstizio di primavera. Il giorno della Domenica delle Palme i fedeli portano nelle proprie case i rametti d’olivo benedetti che si conservano in casa per allontanare i fulmini e gli incendi.

A Camporosso,Ugovizza,Valbruna e Malborghetto la Domenica delle Palme si fa benedire il Praitl che consiste in un alberello sostenuto da un bastone di nocciolo e formato da rametti di ginepro,ulivo,gattici …poi viene abbellito con mandarini,mele,carrube.A Camporosso all’interno del Praitl viene nascosta una patata che sarà piantata nel campo per prima.

A Malborghetto la benedizione avviene nel sagrato della chiesa ,a Ugovizza e a Camporosso dopo la benedizione si fa la processione.Il Praitl viene appeso sotto le travi del tetto per proteggere la casa e la famiglia,appoggiato sulla porta della stalla prima della partenza per la malga proteggeva gli animali, conficcato nella terra dei campi garantisce un buon raccolto.

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gragiula o raganella

Il Giovedì e Venerdì Santo le campane delle chiese rispettano il silenzio .Un tempo i ragazzi dei paesi correvano per i vari borghi con arnesi che provocavano chiasso:cràzzulis,batècui ,mazzalutis,gragiule (Valtorre) per avvertire la gente che in chiesa si facevano delle funzioni.

 

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Via Crucis a Ciconicco

Il Venerdì Santo ancora oggi si fanno delle rappresentazioni sacre  e la processione.

A mezzanotte del sabato la campane suonano per annunciare la Resurrezione.

Il giorno di Pasqua si faceva festa grande con consumo di focacce e gubane (Valli del Natisone).

870A Cividale/Čedad giochi con l’uovo sodo : l’antichissimo Gioco del Trùc a Pasqua, Pasquetta e nell’Ottava (domenica seguente alla Resurrezione).

Nel museo di Cividale si trova un documento risalente al XVIII secolo dove viene citato il Trùc (il gioco è più antico).Il gioco consiste nel far rotolare le uova sode colorate lungo una discesa di sabbia ,in cima a questa viene messa una tegola (punto di partenza).Le uova lasciate cadere lungo la tegola rotolano verso il basso andando a toccare le altre già presenti nel “catino” di sabbia (Trùc) limitato da blocchi di cemento o mattoni per formare un campo gioco circolare.Lo scopo del gioco è di colpire una o più uova all’interno del Trùc.
CidulisNella notte tra Pasqua e Pasquetta in Carnia a Forni Avoltri era tradizione il tir des cidulis ,un antico rito celtico che si fa ancora oggi  che consiste nel lanciare da una collina rotelle di legno di faggio o abete infuocate.I cidulars sono ragazzi del paese coscritti,ogni lancio era accompagnato da una filastrocca beneaugurante dedicata a un amore segreto o di fatto.

Il lunedì dell’Angelo  si faceva la merenda sui prati,si mangiava e giocava.

immagini dal web

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Ucciso in un attentato terroristico in Francia

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Stermizza/Stermica archivio dom

Ieri in Francia a Trèbes in un attentato terroristico è morto Christian Medves originario delle valli del Natisone/Nediške doline.Christian Medves di 50 anni,caporeparto della macelleria di un supermercato è morto sotto i colpi di un terrorista marocchino.Christian, sposato ,padre di 3 figli e nonno  era originario di Stermizza,piccola frazione di Savogna/Sovodnje.Il padre di Chistian era emigrato in Francia molti anni fa,era molto legato alla sua terra d’ origine dove aveva intenzione di acquistare una casa per venire in vacanza con la sua famiglia.A Stermizza vivono i cugini e la zia.

Condoglianze alla famiglia.

Riti pasquali in Valcanale

benedizione1-1024x0I riti pasquali hanno inizio con la benedizione di una sorta di “arboscello” composto da varie essenze vegetali; nel Sabato Santo avviene la benedizione del cesto contenente i cibi pasquali.I riti legati alla Pasqua, in Valcanale, hanno inizio con la Domenica delle Palme, giorno della benedizione del Prajtl / Palmbusch, “l’arboscello” composto da varie essenze vegetali che, in virtù della benedizione ricevuta, ha potere protettivo nei confronti degli uomini, delle cose e del bestiame. Perciò viene posto tra le travi del tetto ad allontanare il pericolo di incendi, piantato nel campo a garanzia di un fruttuoso raccolto o sbriciolato e unito al mangime per gli animali  per preservare la loro salute. Il periodo compreso tra la funzione del Giovedì e quella del Sabato Santo è caratterizzato dai suoni cupi e gracchianti delle raganelle “azionate” dai bambini del paese. Un tempo si diceva che le campane “volavano a Roma” per essere sostituite dalle raganelle che in questi giorni devono scandire il tempo e richiamare i fedeli alla messa.
In alcune chiese della valle: San Leopoldo, Malborghetto, Ugovizza, Valbruna, Camporosso e Fusine, vengono allestiti spettacolari Santi Sepolcri, opere di artigianato artistico costituite da quinte di legno dipinte con soggetti dell’iconografia classica: i soldati romani, gli angeli in preghiera, il corpo del Cristo e scene della crocifissione; sul fondo una nicchia custodisce l’ostensorio. Nella maggior parte dei casi il sepolcro viene sorvegliato dai Pompieri Volontari.
Il Sabato Santo è la giornata della benedizione del cesto contenete i cibi pasquali: krenn, prosciutto cotto nel pane, Raindling, Shartl, i dolci della tradizione culinaria valcanalese e molto altro ancora. Segue la benedizione del fuoco e dell’acqua della fonte battesimale. Al termine della liturgia i fedeli raccolgono in un apposito tegame le braci del fuoco benedetto. Introdotte nella stufa, pulita per l’occasione, alimenteranno un fuoco rinnovato originante  un calore che veicolerà la benedizione in tutta la casa. A Malborghetto le braci vengono portate nelle case dai bambini del paese.Foto: Max Maraldo (Archivio Palazzo Veneziano)

https://www.discoveralpigiulie.eu/it/cultura/tradizioni/riti-pasquali/#null