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L’arnica montana

Arnica_montana_ENBLA07
autore Enrico Blasutto  https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Arnica_montana_ENBLA07.jpg

 

E’ un’erba medicinale delle Asteracee perenne a fusto eretto e robusto alta 20/60 cm dai capolini  giallo aranciati dall’aspetto spettinato e dal gradevole odore aromatico…

Usi

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: 

Farmacia

Distorsione alla caviglia trattata con una pomata a base di arnica.
Distorsione alla caviglia trattata con una pomata a base di arnica.

È velenosa se ingerita. A forti dosi può provocare paralisi e tachicardia. Questa pianta è spesso utilizzata come rimedio nella fitoterapia.
Un’infusione di foglie viene utilizzata come trattamento, per uso esterno, di traumi e contusioni, ma non deve essere utilizzata sulle ferite. Per questo scopo l’arnica si utilizza anche sotto forma di pomata. In forma di crema o di tintura diluita, è utilizzata nei dolori reumatici e per l’alopecia.
In omeopatia, l’Arnica è utilizzata per dolori muscolari e nella cura a lungo termine di traumi, per shock, contusioni, strappi, artrite e dolori influenzali.Nel Regno Unito l’agenzia Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) ha registrato per prima un medicinale a base di arnica denominato Artrogel
Tutta la pianta (fiori e rizoma) contiene un glucoside (l’arnicina dalla formula CxHxO4) che è simile, come azione, alla canfora. Produce due differenti olii essenziali, uno localizzato nei fiori e l’altro nei rizomi essiccati. Dalla pianta si può estrarre anche fitisterina, acido gallico e tannino. Le radici al gusto sono molto amare. Epoche particolari di raccolta: le foglie e i fiori in estate; i rizomi in settembre-ottobre. Durante la fioritura, viene utilizzata tutta la pianta.

Tossicità

Se ingerita, la tintura non diluita può provocare tachicardiaenterite e persino un collasso cardiocircolatorio. Per queste proprietà, un tempo questa pianta era utilizzata come veleno. Contromisure per l’ingestione accidentale includono l’ingestione di carbone per assorbire le tracce di tossine nell’intestino e l’ingestione di liquidi per diluirne la concentrazione. Non sono noti antidoti.

da https://www.wikiwand.com/it/Arnica_montana

 

L’arnica
di Antonino Danelutto

Le vette calcaree delle Alpi Carniche si elevano con pareti verticali e frastagliate sui sottostanti rilievi arrotondati e più antichi, formati da rocce acide modellate dai ghiacciai e facilmente erodibili: proprio queste costituiscono il terreno ideale per l’arnica, che qui si trova a suo agio occupando spesso ampie aree nei pascoli e nei prati montano-subalpini.
L’arnica (nome scientifico Arnica montana, in friulano arniche o anche tabac di montagne) è una pianta erbacea perenne, pelosa, ghiandolosa. Il fusto è alto in media 30 cm ed è generalmente semplice, ma talvolta presenta anche due o quattro rami opposti. Le foglie sono intere: quelle prossime al terreno sono disposte a croce, mentre quelle del fusto sono più piccole e opposte. Fiorisce solitamente in giugno-luglio con un solo capolino giallo-aranciato del diametro di circa 6 cm; se il fusto è ramificato, porta un capolino su ciascun ramo. Il minuscolo frutto è munito di setole giallastre che facilitano la disseminazione ad opera del vento.
I capolini, raccolti prima della completa schiusura, contengono diverse sostanze medicamentose che, per uso esterno, sono molto efficaci nelle contusioni e nelle distorsioni; inoltre combattono i dolori muscolari ed articolari di natura reumatica e recano sollievo in caso di punture di insetti, acne e foruncoli. E’ bene evitarne, però, l’uso in prossimità della bocca e degli occhi o sulla pelle non integra o su quella delicata dei bambini. Un impiego prolungato o preparati ad elevata concentrazione possono provocare reazioni cutanee e allergiche.
L’impiego orale invece è sconsigliato. Tempo addietro venivano usati la tintura o l’infuso come stimolanti del sistema nervoso o come digestivi, coleretici e diuretici, ma causavano intossicazioni anche gravi.
Il nostro regolamento regionale consente la raccolta di arnica fino a un chilogrammo a persona al giorno, quantitativo che effettivamente è esagerato se si considera il solo uso medicinale della pianta.
Si dice che l’arnica sia stata menzionata per la prima volta da santa Ildegarda di Bingen, vissuta in Germania nel sec. XII, che la consigliava soprattutto nel trattamento delle contusioni. L’illustre medico e naturalista Mattioli del XVI secolo definì l’arnica “china dei poveri” e la prescriveva contro la febbre.
Nella nostra tradizione popolare era conosciuta anche come “tabacco di montagna” in quanto le foglie essiccate e polverizzate venivano usate sia come tabacco da pipa, ma meno dannoso e più gradevole, sia come tabacco da fiuto.

da https://www.facebook.com/pg/vitaneicampi/posts/?ref=page_internal