Festival della lavanda in Slovenia ðŸ‡¸ðŸ‡®

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immagine da https://deskgram.org/p/1814012834277007252_2542941178

 

testo da https://www.facebook.com/slovely.eu/videos/1083110248505162/

Non solo Provenza! Anche in Slovenia si trovano bellissimi campi di lavanda, ad esempio sul Carso. Lo scorso fine settimana Slovely.eu ha partecipato al festival della lavanda a Ivanji Grad. Abbiamo cercato di catturare colori e paesaggi in questo breve video. Buona visione!

Passeggiata pomeridiana

Foto3427Decido di fare una passeggiata lungo la strada che da Villanova delle grotte/Zavarh porta a Monteaperta/Viškorša .Nessuna automobile,nessuna persona,solo il canto di qualche uccellino,lontano dai rumori della città qui è una vera pace!

Fecondazione assistita in famiglie Arcobaleno

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Già l’etichetta “Famiglia Arcobaleno” mi fa ridere,io sono per la classica famiglia uomo/donna,poi 2 donne che vogliono la fecondazione assistita non lo accetto.Non è che mi tocchi,ma si stravolge il modello di famiglia che è sempre stato uomo/donna.

Succede a Pordenone dove due donne si sono rivolte all’Asl e l’eterologa è stata rifiutata. La legge 40 sino a oggi prevede che possano accedervi solo le coppie, e formate da un uomo e una donna.

Con tutti i problemi che abbiamo in Italia questo proprio per me dovrebbe essere l’ultimo,chiederanno di modificare la legge senz’altro.

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immagini dal web

No migranti …a Interneppo

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Come successo nella frazione di Musi 2 anni fa riempiendo quotidiani,reti tv  nazionali,ora tocca ad Interneppo frazione di Bordano(140 abitanti).
La popolazione  della località è preoccupata per l’annunciato arrivo di di 10 migranti in un ex albergo.
Anche a Lusevera da anni ci sono dei migranti e non c’è stata la rivolta degli abitanti,non è mai successo nulla di eclatante da destare preoccupazioni.
Tutto ciò è frutto della politica in generale che spaventa la gente.I migranti non sono orchi!
La popolazione del FVG non ricorda com’era quando anche noi eravamo migranti?

Il secondo dopoguerra: la ripresa dell’emigrazione

Dopo la seconda guerra mondiale le rilevazioni statistiche del fenomeno migratorio si perfezionano, ma presentano ancora notevoli carenze, rilevate da tutti gli studiosi. Ai dati statistici raccolti e pubblicati dall’ISTAT su espatri e rimpatri dall’estero viene attribuito un valore indicativo, in quanti ritenuti sottostimati.

Dal 1967 i Comuni sono tenuti alla registrazione degli espatriati nell’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero); altre notizie si possono ricavare dai registri delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche. Ogni dieci anni si può inoltre disporre dei dati dei Censimenti generali della popolazione. In occasione delle elezioni i Comuni compilano le Liste degli elettori all’estero. Dati parziali sano tenuti dagli Uffici provinciali del lavoro. Si tratta come si vede di dati eterogenei e non comparabili tra di loro.

Per quanto riguarda la regione, vanno inoltre tenute presenti le distinzioni tra il Friuli e la Venezia Giulia per le differenze di dimensioni territoriali, economiche e soprattutto demografiche.

Boscaioli della Val Tramontina (Pn) in Germania, anni '50
Boscaioli della Val Tramontina (Pn) in Germania, anni ’50, da Migrazioni allo specchio, Udine,
ALEF – Kappa Vu, 2005, p.18, dal Museo dell’Emigrazione di Cavasso Nuovo/Provincia di Pordenone.

Dai territori ceduti alla Jugoslavia un importante movimento immigratorio di connazionali, valutato in circa 65.000 unità, interessa le province della Venezia Giulia, e soprattutto Trieste.

Le vicende belliche e le devastazioni conseguenti, insieme alla riapertura dei mercati, inducono nell’immediato dopoguerra una rapida ripresa dell’emigrazione. I flussi migratori si dirigono verso tutti i Paesi europei, con l’esclusione di quelli dell’Est, i cui regimi chiudono le frontiere. Al nuovo fenomeno partecipano in più larga misura le donne, non solo come addette ai servizi, ma anche come operaie.

Partenza per l'Australia della motonave Tra le nuove destinazioni, si segnala l’Australia, la cui forte richiesta di manodopera e la cui politica favorevole all’immigrazione attira un flusso notevole di corregionali. In particolare, negli anni 1954-1958, in seguito alla smobilitazione del Governo militare alleato, dalla provincia di Trieste vi si trasferiscano numerosi profughi istriani e giuliani. La quantificazione del movimento migratorio dall’area giuliana verso l’Australia in questo periodo rappresenta un problema piuttosto complesso. Secondo una recente stima che tiene conto di fonti diverse (anagrafe del Comune di Trieste, nominal rolls delle navi in partenza dal porto, archivio dell’Ufficio del Lavoro di Trieste) nel periodo 1954-1961gli istriano-dalmati partiti insieme ai triestini potrebbero essere calcolati in circa 22.000 persone.

Le cause della ripresa postbellica dell’emigrazione regionale vanno ricercate nel quadro socioeconomico, ereditato dal passato storico della regione ed aggravato dalla guerra, caratterizzato dal ritardo dello sviluppo economico, dalla presenza di aree di vero e proprio sottosviluppo, dal troppo lento ammodernamento dell’agricoltura, dallo scarso sviluppo dell’industria, dalla mancanza di una politica economica adeguata.

Minatori di Claut (Pn) in Belgio, 1961
Minatori di Claut (Pn) in Belgio, 1961, da Migrazioni allo specchio, Udine, ALEF – Kappa Vu, 2005, p.23,
dal Museo dell’Emigrazione di Cavasso Nuovo/Provincia di Pordenone.

Nonostante l’introduzione di normative e di uffici che si occupano dell’emigrazione, come le sezioni apposite presso gli Uffici provinciali del lavoro, la modalità di reclutamento più diffusa è ancora quella tradizionale della chiamata da parte di parenti e amici, che crea la cosiddetta catena migratoria, per la quale gruppi familiari o della stessa località si dirigono nel tempo verso la stessa destinazione.

Secondo gli annuari statistici, nel periodo 1946-1970 risultano espatriate complessivamente dal Friuli Venezia Giulia 363.854 persone, con una media di 14.554 all’anno. L’andamento degli espatri è, come per il passato, molto irregolare, e si può riassumere in una serie di ondate di dimensioni decrescenti (TABELLA 1). Essa corrisponde a quello nazionale e coincide, con un paio d’anni di ritardo, con quello del tasso di disoccupazione. Nello stesso periodo i rimpatri risultano complessivamente 211.524, con una media annuale di 8.461 unità. Il loro andamento è anch’esso ad ondate, meno accentuate e, al contrario, crescenti. Il saldo migratorio del periodo è fortemente negativo: la perdita netta è di 152.330 persone, 6.093 all’anno.

Le rilevazioni dell’ISTAT forniscono alcune indicazioni sulla natura del fenomeno migratorio: il flusso in uscita risulta composto in grande prevalenza dalla fasce di età centrali (15-64 anni) e, tra queste, da quelle giovanili (15-30 anni), che manifestano il più accentuato saldo negativo. Nelle province friulane risulta elevato anche l’indice di espatrio femminile. Nelle condizioni professionali, cominciano a prevalere le attività industriali e qualificate su quelle tradizionali. Nei primi anni Sessanta il 60% degli emigrati risultano muratori e manovali edili, in quelli successivi crescono le posizioni specializzate in campo industriale, mentre vanno rapidamente scomparendo i mestieri tradizionali (fornaciai, terrazzieri, mosaicisti, pittori, ecc.).

Le destinazioni dei flussi migratori del secondo dopoguerra sono in larga maggioranza (88%) europee. La destinazione più frequente è la Svizzera (47%), seguita dalla Francia (meta tradizionale dell’emigrazione regionale, che si differenzia in questo caso da quella nazionale), dalla Germania, daI Lussemburgo e dal Belgio. Tra i Paesi transoceanici prevalgono l’Australia (con una partecipazione più elevata delle province giuliane) ed il Canada, seguiti dagli Stati Uniti, dal Venezuela, dall’Argentina e dal Brasile. Le province giuliane differiscono inoltre nella scelta delle destinazioni da quelle friulane, dirigendosi in prevalenza verso Svizzera, Germania ed Inghilterra. L’area giuliana del resto presenta a partire dal 1958 un saldo migratorio positivo, divergendo in questo nettamente dalla province di Udine e di Pordenone.

http://www.emigrazione.regione.fvg.it/pages/storia_dopoguerra.asp?sectionId=71&subSectionId=5894&pageId=5898&progId=

MITTELIBRO Cividale

 

 

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https://www.facebook.com/Mittelibro-Cividale-1040046916044748/

https://www.mittelfest.org/2018-altri-eventi/36319073_1718195581563208_7652851012381704192_nCosa succede quando una donna anziana, profuga in Italia dalla guerra nell’ex Jugoslavia, chiede di poter essere Setolta nella sua terra d’origine, la Bosnia? Una catena di maNovre, equivoci scontri e progetti che tengono occupata una famiglia per mesi.

Elvira Mujčič, nata nel 1980 in Serbia, ha vissuto in Bosnia, Croazia e a Roma, dove tutt’ora risiede. Interprete e traduttrice, ha pubblicato: Al di là del caso, E se Fuad avesse avuto la dinamite?, Sarajevo: la storia di un piccolo tradimento, La lingua di Ana.

 Vladan, digitando su internet il nome di suo padre Nedeljko Borojević, ufficiale dell’Esercito popolare jugoslavo dato per caduto nel 1992, scopre qualcosa che lo riporta a un’estate della sua infanzia e lo spinge a un’ossessiva ricerca del risorto genitore per le impervie vie dello spazio geografico ‘balcanico’, metafora e dimensione dell’immaginario.

lapis

Goran VojNović, nato nel 1980, è scrittore e regista sloveno. Dal suo primo e pluripremiato romanzo Čefurji raus! (2008), ha tratto l’omonimo film e fortunate rappresentazioni teatrali. Con i successivi Jugoslavija, moja dežela (2012) e Figa (2016) ha ottenuto il premio letterario Kresnik per il migliore romanzo pubblicato in Slovenia.36434340_1721036191279147_5484822207932661760_o