Cose da osteria

immagine trovata su fb

 

Meglio

ubriaco

davanti

al banco

dell’osteria

che malato

davanti al banco

della farmacia

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Non sono d’accordo su quello che sta scritto,ma fa capire l’amore per il “tajut” in Friuli

Immigrati

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foto da https://www.globalist.it/world/

da fb

In risposta ad un tweet “disinformato” (in foto) del ministro dell’interno italiano Salvini, un bravo cittadino ha risposto con pertinenza (i “ndr.” sono miei):

“1 – In Yemen (a cui continuiamo a fornire armi, bombe prodotte in Italia ndr.) c’è una guerra che dura dal 2015. Una guerra che, innestandosi all’interno del contesto di una carestia devastante, ha prodotto più morti e più sfollati della guerra in Siria.
Ad oggi, circa due terzi degli yemeniti non hanno accesso all’acqua potabile e 15 milioni sono a rischio di morte per malnutrizione (dopo le bombe, la fame, la sete e il colera, ndr.)

2 – In Sudan, c’è stata la guerra nel Darfur, che ha portato l’attuale dittatore, al Bashir ( dittatura islamica estremamente reazionaria, ndr.), ad attuare uno sterminio di massa, un genocidio su base etno/religiosa.
Al Bashir, su cui pende un mandato della Corte Internazionale per crimini contro l’umanità.
In Sudan, le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, le libertà di associazione e di espressione fortemente limitate e l’opposizione viene messa a tacere col carcere e la pena di morte.
E nel Darfur, dove teoricamente la guerra sarebbe terminata, si continua tutt’ora a combattere e a morire ogni giorno (ricordo che la crisi del Darfur, così come molti altri conflitti armati in Africa, non è stato e non è altro che la tragica appendice della lotta tra l’imperialismo Usa e quello francese, ndr.).

3 – A meno che tu non ti riferissi al Sud Sudan, dove una sanguinosa guerra civile ha prodotto, finora, decine di migliaia di morti [e la conseguenza è che in Sud Sudan è carestia: 1 persona su 2 è senza cibo (29/05/2018) ndr.]

4 – In Palestina, si è in guerra da sempre.
Un amico di Gaza, un giorno, mi disse di aver perso il fratello a causa di un missile che aveva colpito e abbattuto per sbaglio la sua abitazione.
Io gli dissi che mi dispiaceva molto, lui mi rispose che, da loro, è normale.
Che tutti hanno perso almeno un fratello, una sorella, un figlio, a causa delle bombe o dei missili (Gaza, la più grande prigione a cielo aperto del mondo con oltre due milioni di persone intrappolate, e i world players girano lo sguardo..letteralmente dall’altra parte, ndr.).

5 – In Libia, si continua a combattere un po’ dappertutto.
Principalmente il conflitto riguarda il governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk e quello di Tripoli (che invece sosteniamo noi, visto che si occupa di incarcerare i migranti).
Poi, ovviamente, c’è l’Isis, l’Esercito Nazionale Libico (alleato del governo di Tobruk) e un numero imprecisato di milizie autonome che, ogni giorno, combattono e si uccidono tra di loro.
Probabilmente non te ne sei accorto, quando sei passato di lì
(ricordiamo i centri di “accoglienza” particolarmente simili ai campi di concentramento e le aste per la vendita degli schiavi in Libia, ndr.).

6 – Nel Pakistan nord occidentale si combatte ancora oggi una guerra civile iniziata nel 2004, la guerra del Waziristan, tra lo Stato centrale e un gran numero di gruppi armati locali, tra i quali Al Qaeda.
Nel Kashmir, conteso tra India e Pakistan, gli attacchi armati da un lato e dall’altro della linea di controllo sono all’ordine del giorno.
In tutto il paese, le limitazioni della libertà di espressione e la repressione di chi si batte per i diritti umani sono la norma.
Molti attivisti, semplicemente, spariscono (Dietro il terrore in Pakistan, c’è la crisi nei rapporti tra Washington e il Pakistan; recrudescenza di stragi da quando la Casa Bianca, Mr.Trump, ha minacciato di eliminare aiuti al Paese, ndr.).

7 – Nel Ciad, oltre ad una situazione economica disastrosa (è il quartultimo paese più povero al mondo), c’è un conflitto etnico interno tra le diverse tribù locali che va avanti da anni.
In più, c’è Boko Haram al sud e l’Isis al confine con la Libia.
Non male, eh? (mettiamoci pure la crisi di un lago una volta Eden oggi quasi prosciugato, e della sua economia locale, il Lago Ciad che è all’origine di una gran parte del grande flusso di profughi verso altri Paesi africani e verso l’Europa, in fuga da povertà, disastro ecologico e violenza terroristica, ndr.).

8 – In Egitto, Al Sisi ha instaurato una dittatura nei fatti molto simile a quella di Mubarak.
Dal 2013 al 2017 sono state imprigionate circa 60.000 persone fra dissidenti, oppositori e presunti terroristi.
Amnesty International ha denunciato l’uso quotidiano di pratiche di tortura nelle carceri egiziane (noi italiani conosciamo bene la sorte del nostro giovane connazionale Giulio Regeni, trucidato da reticenti assassini protetti dallo stato, ma dobbiamo anche sapere che come lui, negli ultimi tre anni in Egitto, sono sparite 5.500 persone, con una media di sette/otto al giorno. Decine di migliaia di oppositori sono stati arrestati e molti sottoposti a carcerazione e/o tortura. Secondo il report dei Giuristi Democratici, il 60% delle persone scomparse, “ritorna come imputato in processi, il 35% non torna affatto, scompare del tutto. Il restante 5% torna come cadavere”, ndr.).

Restano fuori:
– Marocco (non un campione di diritti, se guardiamo alla sottomissione del popolo Sarawi, originariamente per i fosfati poi il potere di schiacciarlo, ndr.),
– Bangladesh (che oltre a instabilità politica, corruzione ed emarginazione dei più vulnerabili, il Bangladesh è uno dei paesi più densamente popolati del mondo; spesso subisce alluvioni, cicloni e aumento del livello del mare, in un zona sismica attiva, con il colera endemico, povertà e rapida urbanizzazione),
– Algeria (attuale grave crisi finanziaria, oltre che sociale)
– Nepal e
– Ghana (iniqua distribuzione delle risorse, che abbondano – petrolio, cacao, legnami pregiati, pietre preziose, pesce e frutta tropicale – ma che sono saldamente in mano a poche multinazionali (nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi offshore c’è anche il nostro Eni).
Per loro dovrebbe valere la stessa libertà che vale per i nostri compatrioti, quando vanno all’estero per cercare lavoro [tuttora oltre 150.000 (ndr.) nostri connazionali partono ogni anno].
Solo che i nostri, quando partono, diventano magicamente “cervelli in fuga”, loro, invece, sono solo “clandestini” o “invasori”.”
Grazie a Emiliano Rubbi.
Al ministro mi sento di dire:
FACILE TWITTARE, BEN PIU’ DIFFICILE… RESTARE UMANI.

Links:
https://www.ilfattoquotidiano.it/…/italiani-allest…/3918408/
1) http://www.lastampa.it/…/new-york-times-in-yeme…/pagina.html
http://www.repubblica.it/…/yemen_il_genocidio_dopo_le_bomb…/
– https://left.it/…/armi-italiane-in-yemen-giorgio-beretta-e…/
2) https://www.marxismo.net/africa/darfur_1004.html
3) http://www.vita.it/…/in-sud-sudan-e-carestia-1-pers…/147006/
4) https://left.it/…/gaza-la-piu-grande-prigione-a-cielo-aper…/
5) https://www.ilpost.it/…/…/14/mercati-schiavi-migranti-libia/
6) http://www.ilgiornale.it/…/dietro-ritorno-terrore-c-crisi-n…
7) http://www.onuitalia.com/…/cantini-crisi-del-lago-ciad-e-o…/
8) https://ofcs.report/…/egitto-al-voto-scompaiono-gli-sfidan…/
– https://it.wikipedia.org/wiki/Muro_marocchino e anche: https://lospiegone.com/…/la-battaglia-senza-fine-del-popol…/
– Difterite, epidemia in Bangladesh 01-2018): http://www.medicisenzafrontiere.it/…/bangladesh-lemergenza-…
http://espresso.repubblica.it/…/benvenuti-in-ghana-simbolo-…

 

Perché il dialetto resiano è sloveno

Rezija7A Resia si parla il resiano, dialetto appartenente alla famiglia dei dialetti sloveni, in particolare, oggi, dei dialetti del Litorale (primorska narečna skupina). Lo sloveno è una delle lingue slave meridionali. Il resiano si è sviluppato dallo stesso slavo alpino, che sta alla base dello sloveno di oggi. Nel Medioevo il resiano faceva parte del raggruppamento dialettale sloveno detto carinziano (koroška narečna skupina). Dal XV secolo in poi, dopo l’annessione del Friuli alla Repubblica di Venezia, i legami di Resia con la Carinzia si indebolirono a favore, invece, di quelli verso il litorale adriatico. Del resiano, nel tempo, si sono sviluppate quattro principali varianti: di Stolvizza/Solbica, Oseacco/Osoanë, Gniva/Njïwa e San Giorgio/Bila. Il dialetto è stato trasmesso prevalentemente in forma orale. Dal XVIII secolo si hanno i primi scritti in dialetto: preghiere, dottrine, canti e prediche, che sono soprattutto opera dei sacerdoti resiani operanti a Resia dal XVII secolo. Dagli anni Settanta del XX secolo ad oggi sono in atto molte iniziative volte alla conservazione del resiano, grazie anche alle leggi di tutela delle minoranze linguistiche storiche presenti in Italia. Resia è infatti inserita, secondo le leggi statali, tra i comuni della fascia confinaria della Regione Friuli Venezia Giulia ove è storicamente insediata la minoranza linguistica slovena.10Buttolo-300x104

http://www.dom.it/izvor-rezijanskega-narecja_perche-il-dialetto-resiano-e-sloveno/