Gruppi alloglotti sloveni e tedeschi nel FVG

Identità alloglotte sostenute da una ‘lingua tetto’ esterna ai confini nazionali.

Sloveno
Lingua ufficiale della nuova compagine statale sorta il 23 dicembre 1991
è dalla dissoluzione della ex Jugoslavia, lo sloveno conosce delle propaggini
all’interno del territorio della regione Friuli Venezia Giulia.

Premesse storiche

La presenza di una comunità slovena nello Stato italiano risale all’annessione
delle “Province della Venezia”, conseguente al trattato di pace del 3 ottobre
1866, che, al termine della III Guerra d’indipendenza, incluse nei confini del
regno anche gli abitanti della “Slavia veneta”. La perifericità e la modesta
rilevanza dell’insediamento, oltre al clima culturale poco propenso alla
valorizzazione delle identità alloglotte, lasciarono il gruppo del tutto privo di
riconoscimento e tutela giuridica.

Gruppi alloglotti sloveni e tedeschi presenti nel Friuli Venezia Giulia
grazie al suo status di minoranza di confine protetta dai trattati internazionali
che hanno regolato i rapporti tra l’Italia e la Jugoslavia prima (dal Memorandum
di Londra del 1954 agli accordi di Osimo del 1972, ratificati nel 1977) e la
Slovenia poi, ha potuto beneficiare di una legislazione di tutela in materia di
minoranze etnico-linguistiche che comunque tagliava fuori i gruppi sloveni
della provincia di Udine. La discriminazione è stata sanata con la legge 482 del
1999; il quadro della tutela si è ora completato dopo l’avvenuta approvazione da
parte del Parlamento italiano di una organica legge relativa all’intera minoranza
di lingua slovena del Friuli Venezia Giulia, la n. 38 del 2001.4.1.2

Stime quantitative
In assenza di un censimento linguistico generalizzato (il quesito
sull’appartenenza linguistica, previsto fino al 1961 per la sola provincia di
Trieste, non è stato più proposto nei successivi censimenti), una quantificazione
della popolazione di lingua slovena è difficile; essa è tuttavia è calcolabile con
buona approssimazione tra un minimo di 50 e un massimo di 100 mila persone.

Ambito di diffusione
Lo sloveno è parlato, con diversi gradi di vitalità, nella fascia frontaliera al
confine con la Slovenia. nelle province di Trieste, Gorizia e Udine (per una
descrizione dei tipi dialettali si deve risalire in ultima analisi alla sezione
Rezijanski dialekt di Ramovš 1935, pp. 30-41).
Nel territorio di Trieste la parlata slovena è praticata nel centro della città,
nella periferia (Chiarbola, Servola, Guardiella, Barcola, Gretta, Scorcola,
Roiana) e nelle frazioni del circondario (Santa Croce sopra Trieste, Prosecco,
Contovello, Villa Opicina, Trebiciano, Basovizza), nonché nei comuni del
retroterra (S. Dorligo della Valle, Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino).
Nella provincia di Gorizia la parlata slovena vive ancora nei sobborghi
della città e nell’area collinare a nord del capoluogo (Collio).
Per la provincia di Udine parlate di ceppo sloveno resistono nella Val
Canale, in Val Resia, nelle valli del Torre e del Natisone; è doveroso mettere in
evidenza la complessa situazione della Val Canale dove convivono elementi
linguistici del mondo romanzo, germanico e slavo rappresentando l’unico caso in
cui si incontrano e sovrappongono queste tre lingue e culture.

Status differenziato dello sloveno nelle diverse aree regionali
Occorre tenere distinte, per motivi di ordine linguistico, storico e sociopolitico la
condizione delle aree slovene della provincia di Udine (la “Slavia Veneta”)
dalle comunità di espressione slovena stanziate nelle province di Gorizia e di
Trieste. Le prime parlano varietà dialettali arcaiche, rimaste a lungo isolate
rispetto alla ‘lingua tetto’ per la lunga appartenenza del loro territorio alla
Repubblica di Venezia prima, al Regno Lombardo-Veneto e all’Italia dal 1866
in poi; gli Sloveni della zona di Trieste e di Gorizia, passata all’Italia nel 1918
dopo aver fatto parte dell’Impero austro-ungarico, furono invece costantemente
integrati nel contesto culturale e politico sloveno.
Con questi presupposti si spiega la diversificata condizione dello sloveno
nel territorio del Friuli Venezia Giulia: come è noto in alcune aree (Trieste-Gorizia) è lo sloveno standard l’idioma di riferimento corrente, sostenuto
oltretutto dall’uso che ne fanno le agenzie formative, in primis la scuola, gli
organi di stampa (con particolare riguardo al “Primorski Dnevnik”) e le
organizzazioni rappresentative dell’identità slovena; al contrario nelle comunità della provincia di Udine non sempre lo standard viene accettato come “tetto”
linguistico e si tende ad enfatizzare la peculiare fisionomia delle varianti locali.
Si è in tal modo venuta a creare quella che è stata individuata come una “frattura
culturale e linguistica tra gli slavofoni dell’area triestina e goriziana e quelli
della provincia di Udine … che non si riconoscono volentieri in un’identità
’slovena’ e preferiscono promuovere le specificità delle proprie varietà dialettali
(molto eccentriche rispetto allo standard sloveno) e delle peculiari tradizioni
culturali …” (Toso 2008, p. 83 con argomenti attinti da Benacchio 2002, pp. 63-
64 ora riveduti in Benacchio 2011).

Isole linguistiche di origine carinziana

Nuclei tedeschi che praticano parlate di origine carinziana sono tuttora
vitali in Friuli nelle isole linguistiche di Sauris/Zahre e Timau/ Tischlbong
(frazione del comune di Paluzza) e inoltre nel Canal del Ferro a Pontebba e nella
Val Canale a Malborghetto Valbruna e Tarvisio; in Val Canale in particolare il
dialetto germanico entra a far parte di repertori plurilingui complessi
comprendenti anche il friulano e lo sloveno nelle sue varietà locali e standard.
Agli insediamenti di area friulana è assimilabile il centro di Sappada/Plodn da poco in provincia di Udine ma appartenuto al Friuli fino al 1852 e tuttora soggetto
alla giurisdizione ecclesiastica dell’arcidiocesi di Udine. http://www.orioles.it/materiali/pn/Plurilinguismo_Friul.pdf

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