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In Val Resia tra sentieri e sapori

Quarto ed ultimo appuntamento con l’iniziativa Scopri Resia 2018 – “Val Resia tra Natura e Gusto”.

La Pro Loco Val Resia insieme alla guida naturalistica Renzo Ferluga vi invita a partecipare sabato 27 ottobre ad un’interessante escursione alla scoperta della Val Resia in tutti i suoi aspetti.

Nel week-end sarà possibile visitare il Museo dell’Arrotino e il Museo della Gente della Val Resia a Stolvizza per conoscere più da vicino gli aspetti ambientali e tradizionali della valle e dei suoi abitanti.

Sabato 27 ottobre

Passo dopo Passo alla scoperta della Val Resia attraverso i suoi sapori e saperi. Inizieremo la mattina con una speciale colazione resiana a Sella Carnizza per poi iniziare l’escursione verso valle in uno scenario suggestivo e affascinante dei colori autunnali. Proseguiremo poi lungo il percorso accanto alle acque limpide del fiume per giungere fino a Prato, dove i profumi e i sapori dei piatti della tradizione ci porteranno ad aggiungere un altro tassello al mosaico di bellezza della nostra splendida terra. Concluderemo la giornata con un’incantevole passeggiata nel “Loch” bosco di vecchie e nuove storie, ricche di personaggi, fino ad arrivare a San Giorgio per sederci ai tavoli di un antico cortile e degustare un’ottima merenda resiana. L’escursione è adatta a tutti. Si consiglia di indossare abbigliamento e scarpe da escursionismo. Il costo dell’attività è pari ad € 25,00 a persona. Luogo di ritrovo: Sella Carnizza, ore 09.00 Baita Al Taj.  Per partecipare è necessario prenotarsi entro e non oltre mercoledì 24 ottobre 2018. In caso di mal tempo l’attività verrà rinviata a data da destinarsi

Per info e prenotazioni: cell. 3208855147 mail: proloco.provalresia@gmail.com.

Domenica 28 ottobre è prevista la “Festa della Semina” – Aglio in semina e Strok po nǎs.

L’Azienda Agricola Per Bacco in collaborazione con l’Associazione Five Events mette a disposizione un metro quadro di terreno per seminare e coltivare l’equivalente di 1 kg d’aglio. Info e prenotazioni: 380/5175065 – 3886059065 mail: info@fivevents.it

Sabato 27 ottobre l’Associazione Farfalle nella testa organizza l’escursione dal titolo “Escursione in fondovalle Resia”.

Si avvicina l’appuntamento di domenica 28 ottobre quando a Stolvizza di Resia saranno chiusi, per questo anno, gli ormai popolari percorsi: “Ta lipa pot”, “Il sentiero di Matteo”, “Pusti Gost sulle tracce del passato”, “P4 della Grande Buerra” e “Stolvizza facile”.

Un appuntamento che gli organizzatori dell’associazione “ViviStolvizza” auspicano si possa svolgere in condizioni meteorologiche favorevoli al fine di poter salutare nel migliore dei modi i tanti escursionisti che si stanno apprestando a partecipare a questa tradizionale iniziativa ludico-motoria che si svolge sotto l’egida della FIASP (Federazione Italiana Amatori Sport per Tutti) Comitato Territoriale di Udine.

Adesso tutto è pronto per domenica 28 ottobre prossimo per proporre uno stimolante programma che prevede: il raduno in Piazza dell’Arrotino alle ore 8,30, la partenza dalle ore 9,00 alle ore 9,30 sempre da Piazza dell’Arrotino, escursione guidata nei percorsi “Ta lipa pot” di km. 5 e 10 o “Il sentiero di Matteo” di km. 13; “Pusti gost – sulle tracce del passato” di km. 16 e “Stolvizza facile” di km. 1,5 e quindi rientro a Stolvizza dove gli escursionisti saranno attesi, anche quest’anno, da un ristoro con i prodotti tipici dei territori colpiti due anni fa dal terremoto del Centro Italia. Si gusteranno lenticchie di Castelluccio, pecorino di Norcia, affettato della Valnerina nel ricordo di quel 30 ottobre 2016 quando a Stolvizza, in partenza, come in questa edizione, per l’escursione di chiusura, tutti fummo scossi dalla notizia del tremendo terremoto che aveva sconvolto in mattinata gran parte del Centro Italia.

Di particolare interesse il tracciato “Ta lipa pot” che da questo anno è anche sentiero CAI n° 662, una bella soddisfazione per l’Associazione che, insieme al Parco delle Prealpi Giulie, si è prodigata per dare a questo percorso una connotazione ambientale veramente di grande spessore con la straordinaria sistemazione del tratto che porta al Rio Malicem e la eccezionale manutenzione in vari tratti e della splendida passerella sul fiume Resia.

L’organizzazione ricorda che le escursioni, anche se alcune piuttosto impegnative, non hanno particolari difficoltà anche se si tratta pur sempre di sentieri di montagna i quali vanno percorsi con la dovuta attenzione e con un appropriato, ma quanto mai semplice, abbigliamento da trekking; per il resto l’escursione rappresenta una grande opportunità per trascorrere una mattinata di impegno fisico in un contesto ambientale davvero straordinario.

Festa grande quindi a Stolvizza domenica 28 ottobre ma anche un pizzico di malinconia nel non vedere più nei mesi invernali i tanti appassionati che nel corso della stagione hanno animato questi sentieri intorno a Stolvizza; una malinconia però di breve durata perché tutti gli appassionati, nel salutarsi, si daranno appuntamento a sabato 13 aprile 2019 per la nuova apertura che darà il via ad una ricca stagione di straordinarie escursioni in questa splendida valle incastonata tra il Monte Canin, Monte Sart e la Catena dei Musi.

Venire a Stolvizza inoltre vi permetterà di conoscere le peculiarità di questo territorio: Il Monumento all’Arrotino nella omonima piazza e il suggestivo Museo dell’Arrotino; La splendida Chiesa dedicata a San Carlo Borromeo recentemente restaurata; Il “Museo della Gente della Val Resia” un contenitore interattivo sulla vita resiana; Il Borgo Kikey che ha retto al terremoto del 1976 con il Belvedere “Roberto Buttolo”; Il delizioso locale “All’Arrivo” 339.2257403 dove gustare i piatti della tradizione resiana e pietanze a base del pregiato aglio di Resia “Strok” presidio Slow food.

Inoltre portate con voi forbici e coltelli, mentre effettuerete l’escursione, le mani esperte degli arrotini di Stolvizza affileranno i vostri utensili e cosi’ riporterete a casa il loro prezioso lavoro come bel  ricordo di Stolvizza e della Val Resia.

Insomma una bella storia questa dei percorsi di Stolvizza ormai conosciuti anche fuori dai confini regionali per la soddisfazione degli organizzatori i quali sono già proiettati al prossimo anno certi che le proposte raccoglieranno, come sempre,  il consenso di tanti appassionati.

https://www.dom.it/na-stezah-in-med-okusi-v-reziji_in-val-resia-tra-sentieri-e-sapori/

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Influenza, in Fvg parte la campagna di vaccinazione

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immagine dal web

UDINE. Partirà martedì 30 ottobre in Fvg la campagna di vaccinazione antinfluenzale 2018-19.E il primo a vaccinarsi, venerdì 26, è stato il vicepresidente e assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi.
La scorsa stagione (2017-2018) si è verificato un modesto incremento delle adesioni ai vaccini: la media regionale per gli over 65 ha registrato il 54,7 per cento (nella campagna 2016-17 ci si era fermati al 53%), pari a 174 mila persone (l’anno precedente erano state 169 mila).
Sempre nel 2017-2018 si sono vaccinate circa 40 mila persone under 65 con patologie a rischio. Si ferma all’11 per cento invece la copertura negli operatori sanitari.
Si punta dunque sulla prevenzione. L’invito a vaccinarsiè rivolto in particolar modo agli over 65 e a coloro che soffrono di malattie croniche e appartengono alle cosidddette categorie a rischio.
Quest’anno il vaccino sarà gratuito anche per i donatori di sangue. La campagna di vaccinazione proseguirà fino al 31 dicembre.

 http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2018/10/26/news/influenza-in-fvg-parte-la-campagna-di-vaccinazione-1.17393066?ref=hfmvudec-4

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Scopri la Slovenia con Trenitalia

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Dal 9 Settembre 2018 Udine e Trieste sempre più vicine a Lubiana, grazie al nuovo servizio regionale che quotidianamente collega le città.

I nuovi servizi, operati in partnership con Slovenske železnice, ti accompagnano anche verso altre rinomate località di interesse turistiche come Palmanova, città patrimonio Unesco, Trieste Airport, con il nuovo polo intermodale che collega l’Aeroporto di Ronchi dei Legionari, Trieste, il capoluogo del Friuli Venezia Giulia, Postunia con le sue grotte e ultima, ma non meno importante Lubiana, capitale della Slovenia.

Le nuove relazioni, attive tutto l’anno, consentono di spostarsi in giornata tra le due nazioni sia per esigenze di lavoro che per una gita fuoriporta

In via straordinaria, in fase di avvio del nuovo collegamento con la Slovenia potrai acquistare il tuo biglietto direttamente a bordo treno senza nessuna maggiorazione. E’ sufficiente rivolgersi prontamente, in fase di salita a bordo, al Capotreno.

Tariffa transfrontaliera adulti Italia – Slovenia

Trieste Centrale Monfalcone Trieste Airport Cervignano AG Palmanova Udine
Lubiana 8,00 € 10,80 € 11,60 € 12,60 € 13,60 € 15,60 €
Borovnica 7,00 € 9,80 € 10,60 € 11,60 € 12,60 € 14,60 €
Logatec 5,80 € 8,60 € 9,40 € 10,40 € 11,40 € 13,40 €
Rakek 5,20 € 8,00 € 8,80 € 9,80 € 10,80 € 12,80 €
Postonja 4,20 € 7,00 € 7,80 € 8,80 € 9,80 € 11,80 €
Pivka 3,60 € 6,40 € 7,20 € 8,20 € 9,20 € 11,20 €
Divaca 2,60 € 5,40 € 6,20 € 7,20 € 8,20 € 10,20 €
Sezana 2,00 € 4,80 € 5,60 € 6,60 € 7,60 € 9,60 €
Villa Opicina 1,20 € 4,00 € 4,80 € 5,80 € 6,80 € 8,80 €

Tariffa transfrontaliera ragazzi Italia – Slovenia
Trieste Centrale Monfalcone Trieste Airport Cervignano AG Palmanova Udine
Lubiana 4,60 € 5,40 € 5,80 € 6,30 € 6,80 € 7,80 €
Borovnica 4,10 € 4,90 € 5,30 € 5,80 € 6,30 € 7,30 €
Logatec 3,50 € 4,30 € 4,70 € 5,20 € 5,70 € 6,70 €
Rakek 3,20 € 4,00 € 4,40 € 4,90 € 5,40 € 6,40 €
Postonja 2,70 € 3,50 € 3,90 € 4,40 € 4,90 € 5,90 €
Pivka 2,40 € 3,20 € 3,60 € 4,10 € 4,60 € 5,60 €
Divaca 1,90 € 2,70 € 3,10 € 3,60 € 4,10 € 5,10 €
Sezana 1,60 € 2,40 € 2,80 € 3,30 € 3,80 € 4,80 €
Villa Opicina 1,20 € 2,00 € 2,40 € 2,90 € 3,40 € 4,40 €
Orari dei servizi transfrontalieri

http://www.trenitalia.com/tcom/Treni-Regionali/Friuli-Venezia-Giulia/Scopri-la-Slovenia-con-Trenitalia

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ANTICHI MESTIERI FRIULANI

IL MESTIERE DI VIVERE

IL CONTADINO (Contadin)

I mestieri dell’uomo fanno la storia dell’uomo.
Più che le guerre, le battaglie, i grandi fatti e i rivolgimenti della storia ufficiale, è l’attività spesso umile di ogni giorno a disegnare la fisionomia di un popolo, di una cultura.
È un concetto da sempre implicitamente riconosciuto e oggi fatto proprio della più moderna storiografia.
Così parlare dei mestieri del Friuli, in un certo senso, significa parlare della storia del Friuli.
Una storia e una civiltà che da sempre traggono linfa dal mondo contadino.
E al mondo contadino appartengono le immagini senza tempo dei vecchi che oggi come tanti secoli fa, curano la terra amorevolmente, con le proprie mani.
Sia che si tratti di far crescere e curare la più tradizionale cultura friulana, quella della vite, sia che s’improvvisi una piccola serra per tenere in vita e far sviluppare piante… esotiche, come il pomodoro, che va salvaguardato dal rigido inverno friulano.
MANUTENZIONE DEGLI ATREZZI AGRICOLI
Direttamente legata al mondo contadino è la lavorazione (e la manutenzione), dei primi più tradizionali e necessarissimi attrezzi da lavoro.
Non vi è dubbio che in Friuli, come in ogni altra civiltà la coltivazione della terra ha fatto da volano, da spinta, nei confronti di un artigianato dapprima primitivo e poi via via più evoluto.
Legata a filo doppio alla vita dei campi è la lavorazione del legno e anche quella del ferro battuto.
Aratri, erpici, carri, falci, vanghe sono state probabilmente i primi oggetti usciti dalle mani dei contadini.
E certo i nostri antenati dovevano essere pronti a trasformarsi, durante i lunghi e inattivi mesi invernali, in altrettanti artefici degli strumenti del proprio lavoro.
Ancora oggi correndo la campagna friulana capita abbastanza spesso di vedere chi batte e affila la falce, aggiusta o costruisce da solo gli “imprests” (attrezzi) necessari nella vita di tutti i giorni.
IL NORCINO (Purcitâr)
Gli esempi di mestieri artigiani che partendo dal mondo contadino hanno raggiunto livelli di professionalità insuperati a tutt’oggi, in quest’epoca di tecnologia spinta, non mancano di certo.
Molte di queste antiche professioni sono legate all’allevamento degli animali domestici.
Fra tutte la figura più„ antica è forse quella del ” purcitâr” , o norcino.
Non passava anno senza che le brume di novembre portassero il “purcitâr” a fare il giro del paese, fermandosi nelle case di chi , in previdenza sul lungo inverno e sulla fame futura, si era dato la pena di tirar su il “purcit”.
Con il suo armamentario di coltelli, corde, secchi e acqua bollente, il norcino ancor oggi, in certe zone, ammazza il maiale, lo scuoia, e subito ne lavora le carni.
Ed ecco cotiche e cotechini, ecco il lardo, ecco le salsicce fresche e il salame friulano, lavorato a pasta
grossa, con trito d’aglio.
Ecco infine gli squisiti prosciutti: occorre nominare San Daniele?
Dalla cittadina del centro Friuli oggi come ieri quotidianamente partono per tutto il mondo gli squisiti risultati di un miracoloso incontro di carni selezionate, lavorazione sapiente, “aiarin de sere” (venticello della sera) e lunga stagionatura.
E’ il tipico esempio di una tradizione che resiste e scavalca in… qualità e sapore, ogni pseudo evoluzione tecnologica e industriale .
IL MANISCALCO
Restando sempre al rapporto fra uomo e animale, così tipico del mondo contadino, va detto che non sempre (e in passato forse meno di oggi) esso si concludeva in modo cruento, come nel caso del maiale, di cui i non più giovanissimi ancora nelle  orecchie conservano l’acutissimo urlo di morte.
Spesso la necessità di aiuto che spingeva l’uomo a sfruttare l’animale per i lavori più pesanti, aveva come contraltare la cura della salute e dell’efficienza dell’animale stesso.
Così il “marescalc”…., il maniscalco, serviva di ferri protettivi gli zoccoli del cavallo da tiro.
E i ferri venivano forgiati e battuti personalmente da questo particolare fabbro ferraio, e personalmente applicati all’animale, anche a rischio di qualche calcio fuori programma.
LA FILATRICE
L’economia domestica della famiglia contadina dei secoli scorsi era largamente autosufficiente.
Non soltanto l’intero fabbisogno alimentare veniva soddisfatto con i prodotti propri (polenta, vino, pane fatto in casa, verdure, latte, formaggio, salumi) ma anche per tessuti e vestiti ci si arrangiava da soli.
Fino a pochi decenni fa la figura della filatrice, la “filadresse”, era comune in ogni famiglia friulana.
La tradizione delle filatrici e delle tessitrici a tutt’oggi continua in certe zone della Carnia, dov’era particolarmente radicata.
Quasi del tutto soppiantata fra l’800 e il primo ‘900 dal dilagare delle filande industriali sul modello lombardo (ad esempio nel tarcentino) l’arte della filatura non è andata del tutto perduta.
Se ne conserva una traccia durevole in diversi stabilimenti moderni che un po’ in tutto il Friuli e in Carnia ripropongono, su scala più vasta, la magia del tessuto decorativo e artistico.
LAVORAZIONE DEL LEGNO (Marangon)
La lavorazione del legno, in Friuli, ha solide tradizioni.
Dalle più modeste produzioni, come quella dei “sedonars”, che un tempo intagliavano nel legno cucchiai, mestoli e altre posate da cucina con precisa funzionalità e oggi puntano piuttosto su un compratore attratto dal bell’oggetto di legno, fino alla tecnica più raffinata del “marangon” che produce armadi, tavoli, cassapanche, giù giù fino all’intaglio e alla decorazione d’artigianato artistico, e all’opera precisa e delicata dei costruttori di barche e dei liutai, il legno è sempre stato sentito come l’elemento amico.
I SEGGIOLAI
Un capitolo a parte, per quel che riguarda la lavorazione del legno, meritano i seggiolai.
Quella della fabbricazione delle sedie è un’occupazione tipicamente friulana.
Iniziata nei secoli scorsi a Mariano del Friuli, la tecnica dei seggiolai ha assunto dimensioni impensabili sino a pochi decenni fa nel triangolo industriale del manzanese.
Da Manzano, San Giovanni, Corno di Rosazzo oggi partono sedie dirette in tutte le parti del mondo.
Se la produzione industriale dilaga, la mano dell’uomo però gioca ancora, in questa produzione, un ruolo determinante.
Basti pensare alle sedie impagliate o in giunco che vengono tuttora rifinite in casa da esperte mani femminili.
IL CALZOLAIO (Cjaliar)
Il mestiere del calzolaio, il “cjaliar”, che dopo aver rischiato di scomparire qualche decennio fa, oggi sembra dare segni di ripresa, ci dà l’occasione per parlare delle congregazioni dei mestieri che sulla falsariga del diritto veneto si svilupparono ad un certo punto anche in Friuli.
Famosa quelle dei Pistori (panettieri) e degli Osti (ad esempio a Palmanova e a Udine) le Congregazioni ebbero ad oggetto anche i mestieri artigiani, come per l’appunto quello del calzolaio.
Una variante casalinga dell’arte del mastro fabbricatore e riparatore di calzature è quella che tradizionalmente vede impegnate le donne (e a volte anche gli uomini) carniche e friulane: riguarda la fabbricazione degli “staféz” (pantofole) o “scarpéz” (scarpette) di corda e di stoffa.
Delle tipiche scarpe leggere friulane oggi come un tempo vengono prodotti alcuni artistici esemplari ricamati, utilizzati per i balli folkloristici e popolari.
Dalla tradizione dello “stafét” si è sviluppato anche un fiorente artigianato semi industriale, nel maianese.

Ma scarpe e pantofole si producono anche a San Daniele, Fagagna, Gonars.

LO SCALPELLINO

La lavorazione della pietra, come quella di altri materiali elementari, è conosciuta e praticata in Friuli da tempo immemorabile, con risultati sempre apprezzabili.

Un tempo gli scalpellini friulani, figura di artigiani affini, per certi versi ai tagliapietra, per altri ai più nobili scultori, erano famosi e richiesti in tutto il mondo.
Oggi il taglio del marmo e della pietra in genere è reso molto più semplice dalla tecnologia moderna, per cui la figura dello scalpellino ancora una volta è venuta a scomparire, ovvero si è divisa in due.
Da un lato stanno gli operai addetti alla produzione più o meno industrializzata, dall’altro resta chi ha scelto la pietra come materia prima per esprimere il proprio messaggio artistico e umano.
IL CERAMISTA
La produzione della ceramica, forse meno che altre ricca di tradizione, ha conosciuto tuttavia un vero e proprio boom negli ultimi decenni.
Un po’ dovunque, in terra friulana, sono sorte botteghe e piccole aziende, magari cooperative, che hanno fatto della ceramica e della terracotta dipinta il loro cavallo di battaglia.
E stato un vero fiorire (nel senso letterale) di forme, disegni e colori, un’esplosione di vivaci fantasie.
Pur se la corsa alla ceramica sembra oggi segnare un po’ il passo, tuttavia l’esperienza maturata negli ultimi decenni sta dando i suoi frutti: forse mai come oggi si era vista una produzione di così alta qualità e di tanta varietà.
Da piatti, vasi, soprammobili d’uso comune si va fino agli oggetti d’arte esposti in mostre e rassegne nazionali e internazionali.
IL FABBRO (Fari)
La lavorazione artigianale del ferro, un tempo molto diffusa in Friuli, e strettamente legata alla produzione di oggetti necessari nella vita quotidiana (dai chiodi, agli attrezzi, ai recipienti…) ha subito, con l’avvento della società industriale, un processo di modificazione e di sdoppiamento.
Da un lato infatti le botteghe dei fabbri hanno lasciato il posto (e in un certo senso hanno tracciato la strada) alla moderna siderurgia.
Dall’altro hanno tramandato una cultura professionale che è stata fatta propria da raffinati artieri d’artigianato artistico, quando non da artisti veri e propri, la cui fama ha varcato confini regionali e nazionali, e persino gli oceani (bastino i nomi di Basaldella, Ceschia…).
Ricordo fra le altre opere dell’artigianato artistico la fabbricazione di armi su modelli medievali.
L’ARROTINO (Gùa)
Mestiere minore in qualche modo legato alla lavorazione del ferro è quello dell’arrotino, o “gùa” che in anni non lontani ancora passava periodicamente per i paesi lanciando il proprio grido (non diversamente dal “peciotàr” – straccivendolo – che ritirava “stràs, peciòs, piéls di cunin” – stracci, pezze di stoffa, pelle di coniglio) e non se ne andava prima di aver fatto buon bottino di forbici da affilare e ombrelli da riparare.
Entrambe queste figure oggi sono praticamente scomparse.
E uguale sorte sembra essere toccata a un altro artigiano ambulante: lo stagnino, un tempo molto richiesto per la riparazione dei più vari utensili metallici.
ARTIGIANO DEL VETRO
La lavorazione artistica del vetro non fa propriamente parte della tradizione degli antichi mestieri friulani.
Come ho già detto l’artigianato di casa nostra ha avuto quasi sempre come naturale campo di applicazione la produzione di oggetti di uso comune, spesso legati alle necessità quotidiane di una società e di una vita rurale, al duro lavoro dei campi.
Solo una civiltà ricca (e non solo d’ingegno…) può infatti permettersi il lusso di lavorare alle raffinate realizzazioni di ninnoli e delicati soprammobili di vetro e cristallo, e di suggestive vetrate di chiesa a vivaci colori: ne fa fede lo sviluppo di questa tecnica da maestri di Murano, al tempo dell’opulenta Repubblica Veneta del Seicento e del Settecento.
Tuttavia negli ultimi decenni l’accresciuto tenore di vita e il raffinarsi del gusto e dei costumi, han fatto crescere anche in Friuli una piccola scuola di vetrai e decoratori.
Spesso la tecnica del vetro dipinto ha tentato alla prova anche pittori e artisti (tra questi ci sono anche io…).
I COLTELLINAI (Curtissàrs)
Sempre per quel che riguarda la lavorazione del ferro, o meglio in questo caso dell’acciaio…, una menzione particolare meritano i coltellinai (“curtissàrs”) e segnatamente quelli di Maniago.
A Maniago, si sa, il mestiere del coltellinaio affonda le radici nei secoli, sin da quando le mole giravano a forza di braccia e di gambe, e solo l’arte tramandata di padre in figlio consentiva di sbarcare il magro lunario.
Da quel tempo pionieristico molte cose sono cambiate, nuove tecnologie sono subentrate nelle lavorazioni di nuove leghe.
Ora come allora però i coltelli e gli altri utensili di Maniago sono all’avanguardia non solo in Italia e nel mondo intero per la qualità delle lame e dell’intero manufatto.
Prova ne sia che gran parte della produzione locale viene tuttora esportata e raggiunge il grande mercato americano.
I RAMAIOLI (Bronzinàrs)
Oltre alla lavorazione del ferro una buona tradizione, in Friuli ma più ancora in Carnia, la vantano i “bronzinàrs” e cioè i fabbricanti di bronzini, a cui in tempo più recente si sono aggiunti i fabbricanti (e cesellatori) di ramaioli, pentole e altri oggetti in rame.
Anche in questo caso una figura di maestro artigiano che a un certo punto ha rischiato di scomparire, ha trovato negli ultimi anni un sia pur modesto rilancio.
Merito del rinnovato interesse dei friulani, degli italiani e anche dei turisti stranieri, per l’oggetto d’artigianato artistico che possiede il sapore, se non proprio la patente, dell’antiquariato.
Un oggetto che in qualche caso ha saputo ritrovare anche la via della funzionalità e dell’uso quotidiano: per esempio, per quel che riguarda le oliere di rame, che si usano correntemente nelle pizzerie.
L’ARTE DELLA FIAMMA
Se la tendenza, per la lavorazione artigianale dei metalli, spinge sempre di più verso il bell’oggetto troppo spesso solo decorativo, esistono ancora officine in cui la vivida fiamma del crogiolo o della fiamma ossidrica non risplende solo per ravvivare il bel manufatto artistico, ma viene ancora utilizzata per la produzione di “pezzi” unici, calibrati al millimetro.
I MOSAICISTI
Il mosaico in Friuli attinge a radici plurimillenarie.
Le composizioni musive in Aquileia e Grado risalgono addirittura al tempo dei romani.
Far dipendere e continuare l’attività dei moderni mosaicisti da quei remoti esempi apparirebbe senza dubbio fuori luogo.
Pure, in qualche modo, la lavorazione delle piccole tessere è ancora viva in regione.
Anzi a Spilimbergo oggi è attiva quella scuola di mosaico che ha ben poche uguali su tutto il territorio nazionale.
Si tratta di una scuola originalissima che tramanda alle ultime generazioni i segreti di un’arte, come s’è visto, antichissima.
Una scuola che si presta ad essere valorizzata e fatta conoscere non solo in Italia ma anche all’estero.
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