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Milioni in Italia le persone a rischio frane e alluvioni, migliaia le industrie, i beni culturali e gli edifici a rischio. E’ come una guerra in data novembre 05, 2018

rischio-alluvione-esercitazione-internazionale-in-veneto-e-friuli-venezia-giulia-11511-4Non rischiamo di diventare come Atlantide, ma poco ci manca se si continua così. Tra cambiamenti climatici devastanti che fatichiamo ad accettare ma con i quali i conti abbiamo iniziati a farli e duramente, e devastazione del territorio, rendendolo ancora più fragile e precario, il dado è tratto. L’allarme era già stato lanciato nell’edizione 2018 del Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia, la seconda dedicata a questo tema, che fornisce il quadro di riferimento aggiornato sulla pericolosità per frane e alluvioni sull’intero territorio nazionale e presenta gli indicatori di rischio relativi a popolazione, famiglie, edifici, imprese e beni culturali.
I dati che emergono sono impressionanti. 
La popolazione residente esposta a rischio alluvioni in Italia  è pari a: 2.062.475 abitanti (3,5% del totale ) nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3 (tempo di ritorno fra 20 e 50 anni); 6.183.364 abitanti (10,4%) nello scenario di pericolosità media P2 (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni) e 9.341.533 abitanti (15,7%) nello scenario P123.  Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio alluvioni nello scenario di pericolosità idraulica media P2 sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria.
Gli edifici a rischio alluvioni in Italia  sono: 487.895 (3,4% del totale) nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3 (tempo di ritorno fra 20 e 50 anni); 1.351.578 (9,3%) nello scenario di pericolosità media P2 (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni) e 2.051.126 (14,1%) nello scenario P128 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi) . Le regioni con i valori più elevati di edifici a rischio alluvioni nello scenario di pericolosità idraulica media P2 sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Piemonte .
Le unità locali di imprese (IM) esposte a rischio alluvioni in Italia sono: 197.565 (4,1% del totale) nello scenario a pericolosità idraulica elevata P3; 596.254 (12,4%) nello scenario a pericolosità idraulica media P2 e 884.581 (18,4%) nello scenario a pericolosità idraulica bassa P130.

 

I Beni culturali a rischio alluvioni in Italia  sono 13.865 (6,8% del totale31) nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3, 31.137 (15,3%) nello scenario di pericolosità idraulica media P2 e 39.426 (19,4%) nello scenario di pericolosità bassa P132 (Figura 4.35). Il numero più elevato di Beni culturali a rischio nello scenario P2 si registra in Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana  e nelle province di Venezia, Reggio Emilia, Ferrara, Genova, Bologna, Ravenna, Firenze e Parma
Guardando al FVG, le unità locali a rischio di alluvioni sono circa 7mila, quasi l’8%, gli edifici a rischio alluvioni quasi 28 mila, pari all’8%; quasi 90 mila i cittadini a rischio alluvione, una città come Udine praticamente, 630 i beni culturali a rischio alluvione.
Dal 2015 al 2018 il quadro è peggiorato in modo significativo. Nel rapporto evidenziano che  si registra un incremento del 4,7% della popolazione a rischio frane residente in aree P3 e P4 e un incremento del 4,4% della popolazione a rischio alluvioni nello scenario medio P2. Sottolineando che le opere finanziate negli ultimi anni produrranno effetti solo nel prossimo futuro in quanto il tempo medio di attuazione degli interventi strutturali, comprensivo delle fasi di avvio, progettazione, aggiudicazione, esecuzione lavori e collaudo, è pari a 4,7 anni, con l’80% delle opere realizzato tra 2,1 e 7,8 anni (elaborazione su un campione di 4.720 lotti conclusi monitorati nella Piattaforma ReNDiS nel periodo 1999-2018).
Insomma, siamo proprio inguaiati. L’unica emergenza vera che ha l’Italia è questa. La messa in sicurezza del proprio territorio. E’ come una guerra e la stiamo perdendo in modo catastrofico e con tante vittime oltre alla distruzione materiale e danni economici incalcolabili.
Sul fronte frane la situazione è altrettanto disastrosa.
La popolazione a rischio frane in Italia  è pari a: 507.894 abitanti residenti in aree a pericolosità molto elevata P4 PAI; 774.076 abitanti residenti in aree a pericolosità elevata P3; 1.685.167 abitanti in aree a pericolosità media P2; 2.246.439 abitanti in aree a pericolosità moderata P1 e 475.887 abitanti in aree di attenzione. Se consideriamo le 2 classi a maggiore pericolosità (P3+P4) la popolazione a rischio ammonta a 1.281.970 abitanti, pari al 2,2% del totale.

 

Gli edifici totali a rischio frane in Italia  sono 227.329 in aree a pericolosità molto elevata P4, 323.394 in aree a pericolosità elevata P3, 548.500 in aree a pericolosità media P2, 599.813 in aree a pericolosità moderata P1 e 184.986 in aree di attenzione.
Le unità locali  di imprese (IM) a rischio frane in Italia (v. 2.0 – Maggio 2018) sono 31.824 in aree a
pericolosità molto elevata P4, 51.124 in aree a pericolosità elevata P3, 123.772 in aree a pericolosità
media P2, 168.070 in aree a pericolosità moderata P1 e 28.929 in aree di attenzione.
I Beni Culturali a rischio frane in Italia  sono 37.847 pari al 18,6% del totale (203.665 Beni Culturali; banca dati VIR al 5 febbraio 2018). Se consideriamo le classi di pericolosità elevata P3 e molto elevata P4 i Beni Culturali esposti sono 11.712 pari al 5,8%.

 

Guardando al FVG, sul rischio, frane, sono 4.338 le persone a rischio, poco più di 2 600 gli edifici a rischio frane, 335 le imprese, e ben 88 i beni culturali a rischio frane.

Marco Barone

https://xcolpevolex.blogspot.com/2018/11/milioni-in-italia-le-persone-rischio.html?spref=fb&fbclid=IwAR3mt27x-AWq9ndY0dFIgM3r1ziZaluROdmGSrlqc9BRwHVXHGCfUPxCSHY

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Venti impetuosi e alberi abbattuti: di cosa si è trattato?

Meteoweekend

23 h

FORESTE ALPINE DISTRUTTE: COSA E’ ACCADUTO?
Mentre il Friuli Venezia Giulia ha registrato oggi valori di temperatura massima incredibili per novembre con ben 24 gradi, facciamo il punto con l’esperto e noto divulgatore Luca Lombroso, mio collega nella redazione di www.ilmeteo.net, sulla natura dei fenomeni atmosferici estremi che hanno causato l’immane distruzione di vaste aree forestali sulle Alpi del Triveneto:

ILMETEO.NET
Una tempesta senza precedenti ha flagellato l’Italia, e ancora oggi emergono danni enormi dovuti al vento boschi interi abbattuti. Ma non è stata una tromba d’aria.

Di quale fenomeno si tratta?

Il vento ha fatto danni non solo a Roma, spiagge, porti e stabilimenti balneari. Dopo tre giorni dal suo passaggio, emergono altri effetti del ciclone mediterraneo “Vaia”. Drammatiche le immagini e video che mostrano interi boschi del Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia rasi al suolo da venti impetuosi. L’entità del danno ai boschi e foreste Alpini è tale che occorreranno decenni o secoli per riparare le ferite aperte dalla perdita di 25000 ettari di bosco fra Asiago e Cortina e di oltre 1 milioni di metri cubi di alberi caduti in Trentino Alto Adige, pari al doppio del legname che abitualmente viene portato nelle segherie ogni anno.

In val di Fassa, di Fiemme, in Cadore, Agordino e altre zone il paesaggio è letteralmente cambiato. Ancora da quantificare poi, oltre ai danni economici, quelli ecologici, alla biodiversità e anche al mancato assorbimento di gas serra.

Quanto ha soffiato forte il vento?

Gli anemometri delle stazioni meteo in quota della rete della provincia di Bolzano hanno raggiunto velocità del vento di 140-150 km/h, dati ufficiosi però parlano anche di 200 km/h, confermati dai 200,2 km/h della stazione di monte Rest sulle prealpi carniche dell’OSMER – ARPA Friuli V.G. A Roma si sono registrati 95 km/h negli aeroporti e raffiche oltre i 100 km/h in alcune stazioni amatoriali. Sulle coste, alcune imbarcazioni hanno registrato coi loro anemometri di bordo raffiche fino a 95 nodi, pari a 176 km/h.

In nessuno di questi casi, incluso Terracina, è stato avvistato però il classico cono della tromba d’aria o tornado. Cosa è successo dunque dal punto di vista meteorologico?

 

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NUOVA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA LATINO AMERICANO A TRIESTE

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Durante una conferenza stampa a Trieste è stata presentata la 33° edizione del Festival del Cinema Latino Americano, che avrà luogo dal 10 al 18 novembre 2018.

Lo sguardo sulla realtà contemporanea, la contestualizzazione dei traumi delle dittature militari, i ritratti di donne forti, la capacità di analizzare le contraddizioni, la voglia di ridere. È un’America Latina inquieta e aperta, che si guarda dentro e che sa trovare un equilibrio tra leggerezza e rigore, nel racconto di se stessa: tanti i temi proposti, in generi così diversi come le commedie, i drammi, i thriller, i documentari.

Nella selezione ufficiale, dal Cile arriveranno …Y de pronto el amanecer di Silvio Caiozzi, candidato all’Oscar per il Miglior Film Straniero e il campione d’incassi Se busca novio… para mi mujer di Diego Rougier.

Da Cuba, che torna dopo alcuni anni di assenza, arrivano diversi film, tra cui Un traductor di Rodrigo e Sebastián Barriuso, che racconta il rapporto straordinario tra i bambini di Chernobyl, a Cuba per curarsi, e il loro interprete, un giovane docente di russo a cui dà volto Rodrigo Santoro.

I traumi delle dittature militari tornano contestualizzati in due documentari: Il Risarcimento: monsignor Romero, il suo popolo e Papa Francesco, di Gianni Beretta e Patrik Soergel ripercorre la storia dell’arcivescovo di San Salvador Oscar Romero, appena proclamato santo da Papa Francesco. La memoria del Condor, di Emanuela Tomassetti, segue il processo in corso in Italia per dare giustizia ai desaparecidos della famigerata operazione Cóndor, con cui le dittature militari del Sud America uccisero migliaia di oppositori.

Oltre alle sezioni in concorso, la manifestazione proporrà un omaggio al suo presidente onorario Fernando Birri, geniale padre del nuovo cinema latinoamericano, recentemente scomparso, e una retrospettiva sul cineasta brasiliano Rosemberg Cariry. La sezione speciale, Il Festival, la Triestina, il calcio sudamericano invece celebreranno i 100 anni della squadra di calcio giuliana.

Anche quest’anno il Festival rinnova la collaborazione con la Federazione Italiana Circoli del Cinema (FICC), che con una giuria composta dai circoli del cinema triestini, assegnerà il “Premio dei Circoli del Cinema FICC”.

Le informazioni sul Festival del Cinema Latino Americano, con le schede dei film e dei registi e le foto, si possono trovare sul sito web,
www.cinelatinotrieste.org
e sulla pagina Facebook,
www.facebook.com/cinelatinoamericanotrieste/

Grazie Alessandro Radovini

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Amanti della montagna friulana

Alessandro Vescovo a Amanti della montagna friulana

A Povici-Resiutta sulla strada per la miniera, subito sotto di noi(rio Resartico) una furibonda litigata(periodo degli accoppiamenti-maschi nervosetti..)e per un paio di minuti lotta senza quartiete. Poi uno dei due mi passa a 5metri e furioso mi guarda della della serie ; e tu che c…vuoi ? E je lade ben valà, pero ce spetacul !