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Nebbia

Nebbia_al_Passo_di_Valles
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Nebbia impalpabile,

densa,si può tagliare

con il coltello.

Umida e penetrante

fino alle ossa.

Sembra un fumo che copre tutto,

le immagini sono sbiadite

e pare di esser in una favola.

 

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La xenofobia è in stretta contraddizione con la concezione cristiana dell’uomo

xkasper4-755x491.jpg.pagespeed.ic.ge219aYW5hL’INTERVISTA-17 ottobre 2018
M. Chiara Biagioni dall’inviato M. Chiara Biagioni
“Anche se minoranza possiamo come cristiani essere forti, a condizione però di non rimanere zitti e avere il coraggio di parlare, non tanto per noi stessi, ma per il bene comune della società. L’Europa ha bisogno di questo collante dell’umanesimo cristiano, altrimenti sprofondiamo in un vuoto pericoloso”

“L’Europa dei padri fondatori era fondata su un umanesimo cristiano che era e deve continuare ad essere il collante dell’Europa oggi. È un collante oggi molto indebolito ma se questo collante non esiste più, l’Europa si trova davanti ad un abisso e questo abisso è la paura”. Parla così dell’Europa il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, in un’intervista al Sir rilasciata a margine dell’Incontro internazionale “Ponti di pace” che si è concluso ieri a Bologna. “La paura è un segno di questo vuoto”, dice il cardinale. “Il segno che non esiste più un fondamento. Penso quindi che abbiamo questa responsabilità come cristiani, rinnovare questa coscienza dell’umanità, del valore della persona umana, creata a immagine di Dio e la coscienza della solidarietà tra le persone”.

Le Chiese e, in genere, i cristiani sono invece molto timidi nel difendere la persona umana. Lei ritiene che la voce delle Chiese cristiane in Europa sia in crisi?
È molto debole al momento. Ma devo anche dire che la voce del Papa è molto forte. E gli sono molto grato per questa voce chiara per i migranti, per tutti coloro che sono poveri, che soffrono. Anche negli episcopati c’è una certa divisione e fra i cristiani che votano anche per partiti di estrema destra. Si capisce perché lo fanno ma non è in armonia con la fede cristiana…https://agensir.it/europa/2018/10/17/walter-kasper-la-xenofobia-e-in-stretta-contraddizione-con-la-concezione-cristiana-delluomo/

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Barzelletta 🤣

“Barzelletta sui triestini e gli slavi:”
“Un Triestino sta passeggiando vicino a d un fiume……
Ad un tratto da lontano vede una persona che si sta avvicinando all’acqua per abbeverarsi…
Allora il triestino, capendo che l’acqua è inquinata, comincia a correre gridando : NO STA BEVERRRR NO STA BEVERRRRRRRR ”
Ma purtroppo la persona è troppo distante per sentire….
Il triestino sempre più preoccupato, accelera il passo sempre gridando :
“NO STA BEVERRRR NO STA BEVERRRRRRRR ”
…ma ancora niente…la persona non sente
…il triestino accelerando la corsa al limite….ancora:
“NO STA BEVERRRR NO STA BEVERRRRRRRR ”
nessuna risposta …..
..CORRE CORRE CORRE arriva a 2 metri dal tizio e gli grida ….
“NO STA BEVERRRR NO STA BEVERRRRRRRR ”
L’altro sente …lo guarda…e gli fa :
KAkO JEEEEEE ??????????????
El triestin……BEVI PIAN ME RACCOMANDO CHE LA SEI FREDDA !””””
https://www.freeforumzone.com/discussione.aspx?idd=2720837

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San Martino

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quadro di El Greco

dal web

Il padre, un ufficiale dell’esercito dell’Impero Romano, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Con la famiglia il giovane Martino si spostò a Pavia, dove trascorse la sua infanzia e dove, contro la volontà dei suoi genitori, cominciò a frequentare le comunità cristiane. A quindici anni, in quanto figlio di un ufficiale, dovette entrare nell’esercito e venne quindi inviato in Gallia.
La tradizione del taglio del mantello Quando Martino era ancora un militare, ebbe la visione che divenne l’episodio più narrato della sua vita e quello più usato dall’iconografia e dalla aneddotica. Si trovava alle porte della città di Amiens con i suoi soldati quando incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per “mantello corto”, cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all’oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella. (wikipedia)

Nel periodo di S.Martino 11-12 novembre le giornata sono solitamente tiepide e soleggiate tanto da meritarsi la definizione di”estate di S.Martino”.I primi giorni di novembre si fanno i primi assaggi dalle botti e si stappa il vino novello.Il tutto accompagnato da castagne e dolci tipici.
In questa giornata la Chiesa fa delle liturgie per il Ringraziamento.

SAN MARTINO IN SLOVENIA

Il periodo intorno alla Festa di San Martino è il periodo in cui i contadini svolgono gli ultimi lavori autunnali e iniziano a preparasi per l’inverno. Specialmente in campagna è anche il periodo in cui avvengono celebrazioni rituali tradizionalmente intrecciate con la vita rurale.

Per la Festa di San Martino, cioè l’11 novembre, si rievoca l’onomastico di San Martino, il santo che secondo la leggenda trasforma l’acqua in vino. Ogni anno, in omaggio alla Festa di San Martino, si svolgono per l’intera settimana numerose celebrazioni tradizionali in onore di San Martino. Il santo è festeggiato in tutta la Slovenia, sia in paesi sia in città.

Proprio in questo periodo il vino matura e le celebrazioni di solito comprendono la benedizione della trasformazione del mosto “torbido” e “peccaminoso” in vino puro. Le feste in onore di San Martino di regola abbondano di gioia, musica, specialità gastronomiche locali e ovviamente – vino.

Sebbene le feste siano organizzate dappertutto, l’esperienza più genuina la si vive nelle cantine, nelle rivendite di vino sfuso e nei casotti tra i vigneti.
fonte:web

Il 18 Novembre a Lusevera/Bardo il tradizionale Concerto di San Martino

Domenica 18 novembre 2018 dalle ore 16:00 alle 18:00

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La gita di oggi si svolge in Friuli tra le Alpi Giulie, precisamente in val Raccolana. La valle si sviluppa per circa 13 chilometri in direzione est-ovest tra gli abitati di Chiusaforte e Sella Nevea ed e’ percorsa dal torrente Raccolana, affluente del fiume Fella. Giunti a Chiusaforte, proprio nei pressi della confluenza dei due […]

via 49) LA POTENZA DEI TORRENTI — GITE A NORD-EST

49) LA POTENZA DEI TORRENTI — GITE A NORD-EST

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San Martino (11 novembre)

https://www.wikiwand.com/it/Polittico_di_Zara
Vittore Carpaccio Data 1480-1490 circa Tecnica olio su tavola Ubicazione Museo d’arte Sacra, Zara Il Polittico di Zara è un dipinto olio su tavola di Vittore Carpaccio, databile al 1480-1490 circa e conservata nel Museo d’arte Sacra della cattedrale di Sant’Anastasia a Zara. L’opera viene in genere indicata una delle primissime nel percorso artistico del pittore.

Proverbio friulano

Soreli a San Martin
al dà un inviêr cianin

se c’è sole il giorno di San Martino
in inverno avremo un freddo cane.

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L’Italia e la grande guerra senza la retorica nazionalista

La ‘grande guerra’ ripulita dalla retorica racconta di come tantissimi soldati riuscirono a restare umani nonostante fossero obbligati a combattersi…

La difesa del Montello nel giugno del 1918. (Mcrr/Mondadori Portfolio)

L’Italia e la grande guerra senza la retorica nazionalista

La prima guerra mondiale è stata e rimane uno dei miti fondativi dello stato-nazione, soprattutto nei paesi vincitori. Gli anni tra il 1914 e il 1918 sono stati avvolti da un’aura di sacralità che ancora oggi si può cogliere nei monumenti, nei cimiteri e nelle cerimonie che ricordano la grande guerra.

Per anni il conflitto è stato sottratto ad analisi obiettive ed è stato letto solo attraverso la lente deformante dell’eroismo, dell’onore, della patria, della propaganda bellica. In Italia la letteratura ne ha affrontato i tabù, spesso con fastidiose conseguenze per gli autori: Emilio Lussu fu accusato di disfattismo e antipatriottismo per Un anno sull’Altipiano, mentre La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte incappò nella censura e fu sequestrato. Negli anni settanta sono stati pubblicati saggi critici e analisi storiche rigorose e obiettive, come quelli di Mario Isnenghi, Giorgio Rochat, Enzo Forcella, Alberto Monticone e Piero Melograni…

https://www.internazionale.it/…/prima-guerra-mondiale-italia