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Il monastero di San Giorgio, tesoro di cultura

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CIVIDALE DEL FRIULI

 Originariamente denominato «Sancti Georgi», è stato riportato agli antichi splendori

A Cividale del Friuli, percorrendo la strada in direzione di Manzano, si trova un tesoro storico, culturale, artistico e naturale: il monastero di San Giorgio, che in tutti i documenti è originariamente denominato monastero Sancti Georgi; negli anni ‘70 il professor Tagliaferri aggiunge la dicitura “in Vado”. Oggi è stato fatto ritornare agli antichi splendori in particolare grazie al lavoro di Lorenzo Favia, che l’ha reso una fattoria didattica e sociale, nonché un orto botanico che custodisce piante antiche delle nostre terre e di quelle più lontane.

Dedicato a san Giorgio, il santo guerriero che uccise il drago – episodio del quale si trova una raffigurazione in un affresco all’interno della chiesetta –, l’antico monastero si trova collocato a sud-ovest del perimetro un tempo percorso dalla cinta muraria che delimitava la Città ducale sulla sponda sinistra del Natisone e di cui si conserva qualche porzione. Si trova in località Vado (guado) e viene citato in documenti risalenti al XIII secolo: era un monastero femminile che osservava la Regola di Sant’Agostino; venne soppresso nel 1432 da una bolla papale di Eugenio IV, pare per episodi poco edificanti che riguardarono le monache e passò all’ordine dei Frati Minori Osservanti di San Francesco. Il complesso religioso vide conclusa la propria vita nella seconda metà del XVIII secolo, soppresso dalla Repubblica veneta.

In un rilievo cartografico del 1769 un perito della Serenissima, Giovanni Antonio Pelleatti, diede rappresentazione dell’intera struttura che il demanio, divenutone il proprietario, voleva mettere in vendita. Lo stabile passò in proprietà proprio allo stesso Pelleatti come remunerazione per la perizia effettuata, ma egli, stando a Venezia, non vi aveva alcun interesse e, dopo altri due passaggi di proprietà, nel 1812 arrivò alla famiglia Coceani, cui appartiene ancora oggi.

Nella chiesa venivano rinchiusi i condannati a morte in quanto al di là delle mura c’erano le forche pubbliche; successivamente vi poterono trovare alloggio anche i pellegrini che arrivavano a Cividale. La storia documentata comincia nel 1207, quando la badessa del convento di San Giorgio acquistò una vigna sulle colline di Cividale, dove si trova la chiesa di San Pantaleone: il monastero quindi esisteva già e aveva le disponibilità per acquistare. Sicuramente, però, la storia dell’edificio risale a periodi anche più antichi, vi sono prove costituite da materiale neo-litico che testimoniano come fosse abitato già in tempi lontanissimi.

Oggi si conservano la chiesa conventuale e parte degli edifici monastici; Favia ha ridato vita all’orto botanico, coltivato in passato dai religiosi che hanno abitato il complesso e che ivi esercitavano anche l’antico precetto ora et labora.

La chiesa è l’edificio meglio conservato, con affreschi databili tra il XIII e il XVII secolo. La storiadell’edificio religioso

si inizia a dipanare già osservandone la facciata prima di entrarvi: vi sono raffigurati san Giorgio in lotta con il drago e la principessa da un lato, la Crocifissione dall’altro. Dall’abbigliamento è possibile risalire alla datazione dell’affresco che, secondo la moda, dovrebbe collocarsi tra Duecento e Trecento. All’interno della chiesa si trovano altri affreschi: di nuovo San Giorgio – ricoscibile grazie ad alcuni attributi –; si intravedono i capelli della Maddalena portata in cielo dagli angeli; il Martirio di San Thomas Becket e una Dormitio Virginis duecentesca. Gli altari all’interno sono due, collocati a ridosso delle due paretilaterali, uno – quello sulla destra, dando le spalle all’ingresso – più prezioso dell’altro. Il tipo di marmo che nel primo altare circonda la Madonna si ritrova, ad oggi, oltre che in questa ara, anche in San Giovanni Laterano a Roma e proviene da una cava romana estinta.

I gradini sono di un colore verde nerastro: si tratta di pietra di Aurisina, che dovrebbe essere bianca per eccellenza, ma questa proviene da una cava di Sistiana di epoca romana. Il costo dell’altare nel 1697 ammontava a una somma pari a quanto è stato pagato il monastero alla chiusura. Forte è il contrasto con l’altro altare, povero, come tipicamente erano quelli francescani. Favia ha fatto notare come in quest’ultimo stonino i tre angeli in marmo, mentre nell’altro sono in pietra: ci deve essere stato uno scambio.

All’esterno il complesso è circondato da un orto botanico in divenire, una delle ultime sezioni è stata dedicata alle piante provenienti dal Nuovo Mondo, come i pomodori gialli. Il vasto giardino parte con l’hortus conclusus,caratterizzato da una vasca centrale, che rappresenta la sorgente che dà vita ai quattro angoli della terra (iconografia valida sia per la religione cristiana sia per quella musulmana, infatti la stessa vasca è raffigurata su molti tappeti prodotti in paesi islamici); i sostegni in legno di castagno che delimitano le varie aiuole sono stati realizzati impiegando i pali del vecchio vigneto.

Gli alberi scelti per ogni aiuola sono quelli simbolici: l’ulivo, il melograno, il fico, la vite, il nespolo giapponese (che è un intruso nell’hortus conclusus in quanto arrivato cinquecento anni dopo, ci dovrebbe essere un nespolo germanico). Hildegarda di Bingen, monaca dalle conoscenze e interessi vastissimi, ha lasciato, tra i tanti scritti, anche alcuni sulla botanica: voleva modificare l’uso delle piante in medicina, fu la prima a pensare alla prevenzione piuttosto che alla cura e la farmacopea europea ha tratto moltissimo dalla sua produzione.

Veronica Galli     da http://dom.ita.newsmemory.com/

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Natale/Nadal/Božič/Weihnachten

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immagine dal web

Anche se le temperature suggeriscono tutt’altro – almeno per ora, ma cambierà presto la musica! – a Udine si comincia già a respirare l’aria delle feste. In maniche di camice, più di qualcuno oggi si è sorpreso e ha sorriso nel vedere i tecnici impegnati a posizionare le luci natalizie in città…

http://www.ilfriuli.it/articolo/tendenze/temperature-estive-dot–dot–dot–dot–ma-a-udine-arrivano-le-luci-di-natale/13/187762

A me pare troppo presto,il Natale non scappa!Che ne dite voi?

A poca distanza dal confine Sloveno e a pochi chilometri da Udine troviamo questo gioiello Medioevale. Senza spingerci troppo indietro , ma rimanendo ad un mondo più o meno “evoluto” bisogna ricordare che questo piccolo paese è stato fondato niente di meno che da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii , da […]

via Cividale del Friuli parola di Gaio Giulio Cesare — Travel With The Wolf

Cividale del Friuli parola di Gaio Giulio Cesare — Travel With The Wolf

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Folc che ti trai-che tu rimanga fulminato

“Folc che ti trai” un detto friulano. Uno stormo di storni ha con il proprio peso alterato la distanza dei cavi dell’alta tensione. Chissà se qualche storno è rimasto fulminato. Io ho preso un grande spavento per l’oscillazione inconsueta dei cavi che ondeggiavano ampiamente sopra la testa. Lo stormo si è dileguato ed io con loro.

video di Romeo Trevisan youtube

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Barzellette a ruota libera anti-furlanaz

Un friulano ha appena trasferito la sua residenza a Trieste. La domenica si reca dal nuovo parroco per confessarsi.” Signor parroco, sono appena arrivato, vorrei confessarmi”. “la prego, venga”. L’uomo, battendo una mano sulla spalla del prete:” Sa, sono friulano!”. E quello: “Ah, quel no xè pecato, xè disgrazia!”.
Perchè i friulani gà el zervel grande come una bala de tennis?
Perchè el xè gonfio!!!
E’ stata compiuta a Trieste un’audace rapina in una gioelleria. Sono stati trafugati, con il classico sistema del mattone lanciato contro la vetrina, ben seicentomila euro in gioielli. Dei quattro rapinatori ne è stato catturato uno solo: si tratta di un friulano. Era tornato indietro a riprendersi il mattone…

Due dipendenti Telecom, un triestino ed un friulano, ricevono disposizioni dal proprio dirigente di piantare alcuni pali telefonici. Alla fine della giornata il dirigente chiede loro quanti pali avessero sistemato. “Quatro” risponde il triestino. “Mi sembrano pochi! E tu,-chiede al friulano-.- quanti ne hai sistemati?” “Uno!-risponde il friulano tutto fiero-. Però vada a vedere la differenza tra il mio e quelli del triestino: i suoi sono tutti fuori dal terreno per tre-quattro metri; il mio, invece è tutto sottoterra…”

Si dice che un gruppo di friulani, una sera, abbia rinunciato a mangiare la polenta perchè non ha trovato il filo per tagliarla…
Annuncio sul Messaggero Veneto:
“Coltivatore diretto friulano, sano sensibile e bisognoso d’affetto, contatterebbe scopo matrimonio signorina in possesso di trattore. Inviare foto del trattore.”

AHAAAAA…