Dal parrucchiere

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Dai campi friulani

Le piaghe del Friuli
di Enos Costantini

Nell’Ottocento le piaghe del Friuli erano le seguenti, e ve le diciamo in ordine di importanza: la bestemmia, l’ubriachezza, il furto campestre e la pellagra. Si trattava di piaghe sociali, in una popolazione che aveva subito guerre e oppressioni di ogni genere. A fine secolo una classe dirigente illuminata seppe in buona parte risollevare dalla miseria la maggioranza della popolazione puntando su due obiettivi: l’istruzione e la cooperazione in agricoltura. Ci rimane la bestemmia, proprio in tempi in cui molti si atteggiano a paladini della religione nostra.
Le piaghe attuali del Friuli in realtà sono:
uno, le malattie degenerative;
due, il terziario parassitario;
tre, le cimici;
quattro, l’ambiente, detto volgarmente “territorio”, da cui emergono poche eccellenze e molti problemi.
Per le malattie degenerative si finge di non vedere il nesso che c’è con l’ambiente e con l’agricoltura che dovrebbe fornire alimenti all’umana specie dei furlani.
Il terziario parassitario passa per essere una grande conquista sindacale e alla porta della sua domus anche il politico si presenta col cappello in mano. Peccato che gli agricoltori restino con un pugno di mosche in mano. Però si punta sull’azione salvifica di un non meglio definito terziario “avanzato”.
Le cimici sono state una delusione. Eravamo convinti che il grande apparato scientifico di cui è dotata la nostra regione, e di cui i media battono indomiti la grancassa, avrebbe risolto il problema tic e tac.
Invece no. E’ l’iperparassita, cioè il nemico dei nostri nemici, è stato trovato solo recentemente, vedi un po’ tu, nel campo di un umile contadino biologico. Se hai l’orto, il frutteto e la casa invasi dai maledetti insetti non sai che fartene del bosone di Higgs e accelerare i protoni col protosincrotrone ti pare solo un costoso gioco per bambini viziati.
Resta l’ambiente, chiamatelo pure territorio, che per metà è in pendio e per metà in piano. Nella metà in piano per un quarantennio si è coltivata una cosa sola per nutrire maiali lontani e non i friulani, lasciandolo per il resto in balia di asfalto e cemento. Tendenza tuttora in atto.
L’altra metà, quella in pendio, non coltiva nulla, perché non esiste. Maometto non va alla montagna che non c’è. Non si può fare un assessorato al vuoto geografico, sociale e demografico.
C’era una delega alla montagna, ma è roba da “once upon a time”, “al jere une volte Pieri si volte”, non si può delegare al nulla. Come concludeva la filastrocca “Pieri si volte, i cole la sclope, Pieri si cope”.https://www.facebook.com/vitaneicampi/

Presepe di sabbia a Lignano sabbiadoro

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La folla buffa — Stefano Tartarotti Blog

via La folla buffa — Stefano Tartarotti Blog