Il lenzuolo di Clelia

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11 dicembre alle ore 08:39 · Pieve Santo Stefano ·
Ti racconto una storia
il lenzuolo di Clelia

Ci crederesti se ti dicessi che la storia che stiamo per raccontarti è stata scritta per la prima volta su un lenzuolo bianco a due piazze, di cotone, da corredo, di quelli di una volta?
Lo so, detto così sembra impossibile, ma è la pura verità: perché, questo è certo, in questa storia che sto per raccontarti non c’è “gnanca na busia”; appunto, nemmeno una bugia.
Fu in un giorno d’inverno del 1986 che, come ricorda il fondatore dell’Archivio dei diari Saverio Tutino, “Clelia Marchi arrivò a Pieve Santo Stefano col suo lenzuolo sotto il braccio. Era venuta in treno fino ad Arezzo. Era scesa dalla corriera, con l’aria compunta e festosa delle donne già avanti negli anni, che hanno trascorso una vita intiera senza mai uscire dal loro comune di nascita. Un viso bello, incorniciato da una capigliatura canuta e ben pettinata, le trecce attorcigliate, gli occhi sfavillanti. Portava l’età indefinita di una capofamiglia contadina vestita bene per una cerimonia”.
Clelia inizia a scrivere sul lenzuolo perché ha terminato la carta e, per far fronte al suo impellente bisogno di scrivere e di raccontare la propria vita a seguito della dolorosissima perdita del caro compagno Anteo, decide di utilizzare quel prezioso ricordo d’amore, dal momento che “le lenzuola non le posso più consumare col marito e allora ho pensato di adoperarle per scrivere”. Già i nomi ci riportano ad un’epoca passata…lontana. Perché in effetti la vicenda di Clelia Marchi è un monumento alla memoria privata, una storia incredibile ma soprattutto una straordinaria storia italiana.

Quel lenzuolo oggi è uno dei simboli dell’Archivio dei diari, indubbiamente uno dei momenti più intimi ed emozionanti nel percorso di visita all’interno del Piccolo museo del diario di Pieve, dove gli è stata dedicata una stanza.
Ma quel lenzuolo è divenuto presto anche un libro e ciò ha permesso a questa storia di viaggiare e di arrivare lontano. La storia di Clelia è stata in qualche modo ambasciatrice dell’Archivio dei diari, perché raccontando sé stessa ha raccontato anche l’Archivio, facendo comprendere a molte persone l’importanza di questa istituzione culturale: una casa della memoria sotto il cui tetto in questi 34 anni hanno trovato accoglienza oltre 8mila diari, 8mila memorie che sono la rappresentazione unica e straordinaria del Paese, la sua memoria storica privata, emblema di quella “storia dal basso” che storie straordinarie come quella di Clelia Marchi hanno contribuito ad affiancare alla vulgata tradizionale della Storia con la S maiuscola.

Conservare la #memoria è per noi molto più che un lavoro o una passione; è una vera missione, un impegno che abbiamo ricevuto in eredità e del quale sentiamo ogni giorno, con orgoglio, il dovere morale e la responsabilità storica e civile.
Essere i guardiani di un patrimonio così importante e prezioso ci impone di rivolgerci prima di tutto a chi ci sostiene, a chi unisce i suoi sforzi ai nostri per rinforzare e custodire giorno dopo giorno questa casa della memoria e tramandare ai nostri eredi le testimonianze di migliaia di italiani che ci hanno preceduto.
Per consolidare questa casa e renderla un rifugio sicuro per i decenni a venire c’è bisogno dell’aiuto di tutti, perché per capire il presente e provare ad interpretare il futuro è indispensabile conoscere il nostro passato, conservarne memoria, diffonderla e tramandarla.

DIVENTA ANCHE TU AMICO DELL’ARCHIVIO!
Fai tua la storia di Clelia e unisciti a noi per questo incredibile viaggio nella memoria:
https://www.attivalamemoria.it/amici-dellarchivio/

#attivalamemoria

Foto di Luigi Burroni e Studio Livi

da fb

 

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