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Buona notte…

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Quando la sera le luci si spengono…
tu tieni acceso il cuore!
Buonanotte!
(Stephen Littleword)
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Pubblicato in: friuli, poesie, ricorrenza

Ritorna ogni anno

 

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Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale:
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi.

C’è l’orsacchiotto giallo di stoffa,
che ballonzola con aria goffa;
c’e’ il cavalluccio di cartapesta
che galoppa e scrolla la testa;
e in fondo al sacco, tra noci e confetti,
la bambolina che strizza gli occhietti.

Ma Babbo Natale sa che adesso
anche ai giocattoli piace il progresso:
al giorno d’oggi le bambole han fretta,
vanno in auto o in bicicletta.
Nel vecchio sacco pieno di doni
ci sono ogni anno nuove invenzioni.

Io del progresso non mi lamento
anzi, vi dico, ne son contento.
Gianni Rodari

https://libreriamo.it/libri/poesia/natale-ecco-piu-belle-poesie-natalizie-di-gianni-rodari/

Pubblicato in: cultura, friuli, letteratura, libro, lingue, minoranza slovena, minoranze linguistiche, novi matajur, personaggi

Il Cappellano-Kaplan Martin Čedermac

Cedermac-webIl romanzo ci offre uno spaccato preziosissimo della vita in una cappellania sulla sponda destra del Natisone, con il complesso intreccio di vita quotidiana, di celebrazioni liturgiche, di timori e paure, di persone coraggiose, di altre impaurite, opportuniste che sfruttano la situazione. In una parola, la vita concreta nella varietà delle sue forme, ma il tutto visto alla luce di quella dignità umana che dà sapore alle cose ed anche la forza di affrontare difficoltà non comuni. In una lunga carrellata passano in rassegna i protagonisti, che possiamo così elencare: il protagonista cappellano Martin, la sua collaboratrice domestica, la comunità ecclesiale, i vari rappresentanti della politica dal prefetto all’appuntato, i responsabili della Chiesa Udinese dal vescovo fino ai cappellani delle sperdute comunità montane, il tutto nella commistione di potere politico e religioso fra ipocrisia, astuzia, compromessi e silenzi.
Il cappellano Martin, ricalcato artisticamente sulla figura di don Antonio Cuffolo, con qualche ritocco anche di don Giuseppe Cramaro, suo vicino di chiesa, è la figura dell’idealista che sposa la difficile realtà in cui si trova a vivere, convinto com’è della indivisibile unità tra Vangelo e dignità umana, espressa dalla esistenza concreta delle persone e della terra in cui vivono. È la linea della incarnazione, cioè di un inserimento dell’eterno e dell’invisibile nella nostra quotidianità, che non è mai banale per chi la vive con dignità. Martin vive per la sua gente e per il suo bene integrale, unendo due aspetti importanti della stessa realtà: le persone e la parola scritta, in questo caso il Catechismo. Non c’è crescita umana senza cultura e senza la sua immagine scritta; una parola che diventa documento e storia. Da ciò la difesa commovente dei libri sloveni, con l’aiuto della fedele collaboratrice. Non l’ideale falso di un popolo ignorante e fedele, ma quello di persone consapevoli e capaci di prendere posizione, perché coscienti di sé. Martin è il campanello che tiene desta la loro coscienza.
Accanto a lui e con lui, la fedele collaboratrice, che si cura della casa, della chiesa e delle faccende quotidiane, ma anche di avvenimenti straordinari, come il salvataggio dei libri sloveni e la sopportazione degli scatti d’umore del cappellano. Il tutto vissuto nella discrezione, nel silenzio, tipico di un mondo che non c’è più e suggerito da un rispetto religioso, che dà un’aura quasi mistica a tutta l’esistenza. E con lei la comunità cristiana, quella che si riunisce in chiesa la domenica, nell’ascolto del Vangelo e della sua spiegazione. A questi cristiani, nell’agosto del 1933 viene tolta anche la possibilità di un nutrimento di cui ha doppiamente bisogno, come cristiani e come cittadini, portatori di una cultura millenaria, nello scrigno della lingua. Viene loro tolta la dignità della propria appartenenza nazionale e linguistica, che viene sganciata dalla professione di fede, quasi che si trattasse di due pezzi di un gioco d’incastro, interscambiabili a piacere. Questo popolo reagisce compostamente e con tristezza. Una reazione non violenta, silenziosa, che alla fine risulta anche vincente, perché non si assoggetta all’imposizione e attende, con il cappellano, una possibile liberazione.
Ci si aspetterebbe a questo punto, un intervento forte, deciso, sicuro da parte dell’autorità ecclesiastica. Nulla purtroppo, se non l’invito all’obbedienza ed allo studio della lingua italiana, in modo da realizzare quel programma politico che vuole tutto livellare, perché come ai tempi degli assolutismi, tutti parlino una sola lingua ed obbediscano ad un solo padrone. Non si chiede certo che il Vescovo si voti al martirio cruento, visti i momenti, ma che non abbandoni il suo gregge ed i pastori che lo aiutano. Una minima opposizione e resistenza da parte del Vescovo ci poteva essere, come testimoniano esempi luminosi di quegli anni, anche se rari, bisogna ammetterlo. E così, si ebbero esempi di cedimento da parte di qualche sacerdote, allettato dai vantaggi politici che questo comportava. E non sono mancate medaglie al merito contrario, per certi squallidi protagonisti, anche questi pochi, per fortuna, ma che potevano fregiarsi di qualche cavalierato di metallo scadente, sul piano dei valori umani.
L’apparato del regime fascista svolgeva il suo compito, alternando carota e bastone, per raggiungere il suo scopo di assimilazione forzata delle popolazioni della Slavia. Erano passati gli anni dell’impero asburgico, che un pluralismo culturale l’aveva sviluppato, e che permetteva ai diversi popoli di non perdere la propria identità. Queste cose, magari, furono scoperte dopo, visti i disastri del dopo. Certo che gli anni ’30 del secolo scorso, furono estremamente negativi per la Benecìa, tanto che i suoi effetti deleteri li sentiamo e viviamo ancora oggi. Hanno preso una piega subdola, che alla fine, continua l’opera devastatrice del fascismo. Infatti, è intervenuta la scoperta sensazionale che noi delle Valli, siamo di ascendenza slava. Un evento probabilmente unico nella storia dei popoli, ma che coltiva l’obiettivo della negazione. L’unica cosa che interessa è la cancellazione del sostantivo ed aggettivo ‘sloveno’. Ottenuto questo, tutto va bene, salvo lasciar perdere ciò che resta del dialetto sloveno, nei gorghi e nelle piene del Natisone.
E così la storia di Martin Čedermac continua, in tempi diversi, ma con gli stessi problemi, non di pressione politica, ma di contrapposizione pseudo linguistica. Alla fine resta paradigmatico il discorso finale del cappellano, una perorazione religiosa e civile, perché le due cose non vanno divise; una perorazione che invita ogni uomo – non più solo noi della Benecìa – a non svendere mai la sua identità, perché è l’unica carta della sua dignità e del valore assoluto della persona umana. Sempre e dovunque. (Marino Qualizza) 

Kaplan Martin Cedermac (1938) è il titolo originale del romanzo dello scrittore sloveno France Bevk sulla proibizione della lingua slovena nelle chiese dell’arcidiocesi di Udine, in italiano e a fumetti (con testo nel dialetto sloveno delle Valli del Natisone). La traduzione è di Ezio De Martin, le illustrazioni di Moreno Tomasetig e la prefazione dello scrittore Boris Pahor.

https://www.dom.it/il-cappellano-martin-cedermac_kaplan-martin-cedermac/

 

Pubblicato in: friuli, minoranza slovena, minoranze linguistiche, Slavia friulana

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La frazione di Subit (slov. Subid), posta ad un’altezza di 727 metri s.l.m alle pendici del monte Nagrad, è situata sulle propaggini più meridionali delle Prealpi Giulie, nella parte orientale della Provincia di Udine, conosciuta come Slavia Friulana, e offre una splendida vista su gran parte della pianura friulana, spaziando, nelle giornate limpide, fino al mare…https://www.wikiwand.com/it/Attimis#/Subit

L’origine dell’abitato è da attribuirsi probabilmente tra il VII e il VIII secolo dprovəce domah narete
illustrazioni di Luisa Tomasetig

Immerso nella pace dei boschi tra le valli del Torre e del Natisone, il paesino Subid ad appena mezz’ora di auto da Udine, è in grado di offrire relax e sano divertimento a contatto con la natura. Panorami stupendi, sentieri per tutti i gusti, l’ambiente selvaggio ed affascinante delle Prealpi Giulie, fanno diSubit una meta ideale per trascorrere brevi soggiorni verdi o week-end naturalistici.

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          Le storie di Subit raccolte da Bruna Balloch rappresentano un tesoro della tradizione orale che meritava di essere valorizzato con una nuova pubblicazione dei testi. I racconti infatti erano già stati editi in varie pubblicazioni, prevalentemente in /Mlada lipa/, il cui n° 1 uscì nel 1997, mentre i numeri 3-12 apparvero dal 1999 al 2008 come supplemento del /Trinkov koledar/.
Grazie al lavoro paziente e scrupoloso di Bruna Balloch è stato infatti raccolto molto materiale, tramandato oralmente, prova della ricchezza della tradizione culturale locale. L’autrice, infatti, determinata a lasciare traccia di un tempo passato, una testimonianza di un’identità che sta scomparendo, lega sapientemente la /lipa/ – il tiglio, giovane pianta simbolo delle nostre comunità – alle vicende vissute, ai miti, leggende, canti, racconti, credenze, modi di dire che, tramandate oralmente, ravvivavano il vivere quotidiano.
Da questo lavoro di ricerca, condotto con costanza da oltre un decennio, e nella consapevolezza che la lingua di Subit si sia conquistata sul campo il pieno diritto di venire pubblicata in un’antologia, è nata la presente pubblicazione che abbiamo realizzato grazie al contributo della Comunità Montana Torre, Natisone e Collio (L.R. n. 26/2007 art. 22 – contributi per interventi a favore del resiano, delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale).
Il materiale scelto per la presente raccolta è rappresentato da favole, racconti e leggende della tradizione locale i cui protagonisti sono gli animali, gli esseri mitici, le figure religiose, ma anche gli abitanti stessi di Subit, personaggi che popolano storie diventate ormai parte della tradizione locale.
Alcuni racconti sono già stati pubblicati sia nella versione italiana che slovena. A questo proposito va sottolineato che non si tratta di traduzioni, ma di versioni sorte autonomamente.
L’opera è stata curata da Lucia Trusgnach del Circolo di cultura Ivan Trinko, dal prof. Roberto Dapit, docente di Lingua e Letteratura slovena presso l’Università degli Studi di Udine, coautore di una collana di racconti, relativi agli esseri mitici della tradizione orale slovena, che ha operato la scelta del materiale da pubblicare, ovvero novantacinque testi sui trecento pubblicati in dodici anni nel supplemento /Mlada lipa./ / /e dalla prof. Danila Zuljan Kumar collaboratrice scientifica della Sezione di dialettologia dell’Istituto per la lingua slovena Fran Ramovš presso il Centro di Ricerca Scientifica dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana e docente di linguistica e dialettologia slovena presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Nova Gorica,  che ne ha curato l’aspetto linguistico.

          In autunno, quando ci si aiutava a scartocciare le pannocchie o nelle lunghe serate invernali o ancora nelle veglie ai defunti, ebbi la fortuna di conoscere e di ascoltare molti ‘artisti’ del raccontare. Curiosa qual ero, pendevo dalle loro labbra incasellando nella mente ogni espressione del sapere che andavano snocciolando. Ad un tratto mi accorsi, mio malgrado, dell’andare senza più ritorno di questi vati.
Fu allora che concepii l’idea di provare a salvare quanto rimaneva della tradizione orale della mia gente e del mio paese. Le sorgenti erano ancora acqua viva e raccoglierne lo zampillo fu esaltante. Ci fu un travaso, così ebbi subito il desiderio di scrivere po našən, quanto dicevano i miei referenti perché nulla di ciò che rimaneva andasse perduto.
Cominciai a scrivere, infatti, andando per tentativi ed errori, ma la rilettura risultava impossibile. Mi documentai imparando l’alfabeto sloveno perché la difficoltà stava nel tradurre i suoni del mio bel parlare, in segni grafici. Non bastò!
Mi recai allora a Cividale, ad una fonte che si chiama Circolo di cultura Ivan Trinko, con i miei elaborati ben stretti sotto il braccio: temevo il giudizio di chi sapeva scrivere oltre che parlare in sloveno: non ci fu nulla di traumatico!
Lucia Trusgnach, la speciale collaboratrice del Circolo, mi incoraggiò a proseguire nel mio progetto, così, un po’ alla volta, riuscii a far capire a me stessa ciò che andavo scrivendo.
Finalmente, acquisita un po’ di disinvoltura ortografica, cominciai a raccontare ai bambini di un paese posto al sole, bello e laborioso come un alveare, popolato da entità boschive fantastiche. Per i grandi rispolverai il tempo bello della loro giovinezza mentre un tenue filo ideale legava il paese anche agli emigranti. Per anni, con entusiasmo, mi tuffai a rovistare nella miniera di ricordi degli anziani, in cerca degli antichi e buoni saperi di un tempo.
Nacque allora l’opuscolo Mlada lipa, chiamai così quelle pagine perché ci ricordino una vera Lipa, ta stara lipa, che troneggiava nella piccola piazza di Subit quando ero bambina.
 Mlada lipa venne stampata per noi, dal Circolo di cultura Ivan Trinko con il quale non riuscirò mai a sdebitarmi, ma solo ringraziare infinitamente. Divenne supplemento al Trinkov koledar e distribuita ogni anno a Natale.
Il parlato po našən di Mlada lipa, divenne oggetto di studio meticoloso e scientifico da parte di professori universitari di Lubiana e di Udine, quali il prof. Matej Šekli prima, oggi la prof. Danila Zuljan-Kumer e il prof. Roberto Dapit, che diedero dignità al nostro po našən fino ad onorarlo nella presente antologia.

          Fare della parlata slovena di Subit una ‘lingua salvata’: come circolo di cultura sloveno, quello con la storia più lunga nella provincia di Udine, non ci siamo mai posti il problema se vale la pena dedicare tempo e risorse a una simile operazione, ad un simile progetto. Sapevamo e sappiamo che dobbiamo farlo, sappiamo che dobbiamo appoggiare – forti di una tradizione che, seguendo l’insegnamento di mons. Trinko, si rivolge alla conservazione ed alla valorizzazione della lingua e della cultura slovena in Italia – il generoso lavoro di Bruna Balloch nella raccolta, trascrizione e salvaguardia della variante dialettale slovena di Subit.
Lo facciamo in realtà da alcuni anni. L’opuscolo Mlada lipa, che pur in una modesta veste grafica ha dato e dà visibilità e voce ad una lingua dai suoni e ‘colori’ particolari, da dodici anni è pubblicato dal Circolo di cultura Ivan Trinko ed esce come supplemento del Trinkov koledar.
Grazie al lavoro paziente e scrupoloso di Bruna Balloch, che cura la pubblicazione, è stato raccolto molto materiale, tramandato oralmente, prova della ricchezza della tradizione culturale locale.
L’autrice, infatti, determinata a lasciare traccia di un tempo passato, una testimonianza di un’identità che sta scomparendo, lega sapientemente la lipa – il tiglio, giovane pianta simbolo delle nostre comunità – alle vicende vissute, ai miti, leggende, canti, racconti, credenze, modi di dire che, tramandate oralmente, ravvivavano il vivere quotidiano.
Da questo lavoro di ricerca, condotto con costanza da oltre un decennio, e nella consapevolezza che la lingua di Subit si sia conquistata sul campo il pieno diritto di venire pubblicata in un’antologia, è nata la presente pubblicazione che abbiamo realizzato grazie al contributo della Comunità Montana Torre, Natisone e Collio (L.R. n. 26/2007 art. 22 – contributi per interventi a favore del resiano, delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale).
Abbiamo affidato la cura di questa raccolta al prof. Roberto Dapit, docente di Lingua e Letteratura slovena presso l’Università degli Studi di Udine, coautore di una collana di racconti, relativi agli esseri mitici della tradizione orale slovena, che ha operato o la scelta del materiale finalizzato a questo volume, ovvero novantasei testi sui trecento pubblicati in dodici anni nel supplemento Mlada lipa.
          L’aspetto linguistico dell’opera è stato curato dalla prof. Danila Zuljan Kumar collaboratrice scientifica della Sezione di dialettologia dell’Istituto per la lingua slovena Fran Ramovš presso il Centro di Ricerca Scientifica dell’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti di Lubiana e docente di linguistica e dialettologia slovena presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Nova Gorica
Il materiale scelto per la presente raccolta è rappresentato da favole, racconti e leggende della tradizione locale i cui protagonisti sono gli animali, gli esseri mitici, le figure religiose, ma anche gli abitanti stessi di Subit, personaggi che popolano storie diventate ormai parte della tradizione locale.
Per quanto riguarda l’ortografia, nel corso degli anni insieme a Bruna Balloch abbiamo ‘costruito’ e sviluppato ‘in corso d’opera’ un metodo di scrittura elementare che, attingendo alla lingua slovena, al cui sistema appartiene anche la varietà di Subit, mette comunque in evidenza le peculiarità fonetiche della variante locale.
Alcuni racconti sono già stati pubblicati sia nella versione italiana che slovena. A questo proposito va sottolineato che non si tratta di traduzioni, ma di versioni sorte autonomamente.
Per ogni testo si indica dove è stato pubblicato precedentemente. L’assenza di simili indicazioni significa che i testi sono stati scritti appositamente per la raccolta.
Sia questo lavoro, oltre che richiamo alla conoscenza, all’amore, all’orgoglio per la propria lingua, stimolo per ulteriori approfondimenti e studi. 
https://www.natisone.it/gnovis/archivio/nuove2011/nuove1057.htm