Red Land, terra di bauxite e di partigiani

Una bella recensione di Alessandro Radovinidownload (2)

L’attore Romeo Grebenšek si racconta a Diari di Cineclub

E’ in sala dal 15 novembre Red Land (Rosso Istria), opera prima
del regista italo-argentino Alexandro Hernando Bruno. La traduzione del titolo desta perplessità: ‘Red land’ significa ‘Terra rossa’, non ‘Rosso Istria’.
L’interrogativo è presto risolto: il film è ambientato dopo l’8 settembre 1943 nell’Istria allora italiana e racconta la storia di Norma Cossetto, laureanda in geologia con una tesi sulla terra istriana, dal particolare colore rosso per la forte presenza di bauxite. Rosso è anche il colore dei partigiani jugoslavi che in quelle terre combatterono e sconfissero il nazifascismo. Un film su un periodo storico tragico in un luogo periferico,al confine orientale d’Italia. Qui vivono da secoli genti di lingue diverse: italiani, sloveni,croati, la cui convivenza venne avvelenata da fine Ottocento in poi da nazionalismi,fascismo e guerre, che provocarono drammi come quello della protagonista, figlia di un dirigente fascista locale e uccisa violentemente dai partigiani.Un argomento che è terreno minato
perché continua a dividere l’opinione pubblica. E’ idea diffusa che delle vicende del confine orientale d’Italia non si sia mai approfondito. In realtà studi,saggi, opere letterarie non mancano.Sono numerosi anche gli opuscoli propagandistici.Probabilmente se ne è parlato poco a Roma e sui grandi mass-media. Sicuramente chi ne ha scritto, anche solo in letteratura, è stato in qualche modo boicottato dall’Italia che conta: l’istriano (di lingua italiana) FulvioTomizza ha faticato ad essere riconosciuto come grande scrittore, il triestino (di lingua slovena) Boris Pahor ha pazientato decenni prima che i suoi romanzi venissero tradotti in italiano, gli autori della comunità nazionale italiana di Slovenia e Croazia continuano a essere relegati in edizioni che hanno poco mercato. Il cinema se ne è occupato solo in pochissime occasioni, molto male (Porzûs di Renzo Martinelli, Italia 1997; Il cuore nel pozzo di Alberto Negrin, Italia 2005) o molto bene ma con una distribuzione scadente (La frontiera di Franco Giraldi, Italia 1996; Piran, Pirano di Goran Vojnovič, Slovenia 2010). Red Land deve quindi sobbarcarsi l’involontario compito di essere tra quegli unici film che trattano l’argomento e quindi verrà certamente evocato qualora si cercasse un supporto audiovisivo sul tema, anche se la ricostruzione delle vicende non è storicamente corretta e l’impostazione è decisamente di parte e decontestualizzata.
Non si tratta certo di un’opera di riconciliazione con la storia e con le memorie di queste
terre martoriate, cosa che invece era stata dichiarata quale obiettivo del film. Sono da segnalare invece la buona fotografia ed i bei costumi mentre ancora acerba risulta la regia,penalizzata dall’eccessiva lunghezza (150 minuti che portano a ridondanza e dilatazione dell’intreccio narrativo), sebbene riscattata dalla direzione degli attori. Se Franco Nero o Geraldine Chaplin non hanno bisogno di presentazioni, tra gli interpreti merita particolare menzione Romeo Grebenšek, talentuoso attore sloveno (Slovenj Gradec, 1984), impegnato – tra l’altro – al Teatro Stabile Sloveno di Trieste dal 2007. A lui abbiamo rivolto alcune domande:Hai recitato sia in Slovenia che in Italia. Che differenza c’è a lavorare in questi due paesi?Sono principalmente un attore di teatro; per il
cinema ho recitato perlopiù in Slovenia, ma inpochi film, soprattutto cortometraggi. In Slovenia si producono solo 2 – 3 film all’anno ed anche a livello di produzione ci sono grandi differenze. In Italia tutto è più in grande, c’è tanta più gente che lavora nel cinema. Già solo per i costumi ci sono 5 o 6 addetti, mentre in Slovenia solo 1 o 2, la differenza quindi si vede. Come lavoro in sé invece non trovo tante differenze: devi stare lì, sulla scena, a recitare.Come lungometraggi finora avevo interpretato solo piccoli ruoli (Ljubljana je ljubjena di Matjaž Klopčič, Slovenia 2005; Alza la testa di Alessandro Angelini, Italia 2009); Red Land è la mia prima esperienza in un ruolo principale.
In Red Land interpreti un personaggio cattivo, che incarna il ‘male assoluto’. Com’è stato recitare una parte simile?Tutte le persone nella vita sono sia buone che cattive. Abbiamo tutto dentro di noi. Tutti siamo attori nella vita. Dentro di noi abbiamo tutte le parti, anche quelle che non esprimiamo. Quello che viene fuori dipende anche dalla situazione. Interpretando questo ruolo ho dovuto cercare la cattiveria che è dentro di me. Anch’io ce l’ho; questo non vuol dire che io sia cattivo, ma posso recitarla. Il personaggio che ho interpretato non è banale: troppo spesso nei film il cattivo lo è, sono antagonisti arrabbiati e basta; Mate, il personaggio del film, invece ha uno spessore psicologico: è un cattivo, ma difende la sua gente, magari non come si deve,ma la difende. Noi attori vogliamo recitare perché ci appassiona una ricerca in noi stessi, nello specifico dovevo far uscire questa cattiveria, capire come sono io e come reagisce invece questo personaggio.In questo film hai lavorato con un regista alla sua opera prima. Cosa ne pensi?Il regista per me è molto importante,non riesco a recitare se non creo un
buon rapporto con lui. Questo mi succede anche a teatro. Alexandro Bruno
non sembrava un regista alla sua opera prima,era come se avesse già diretto 100 film. Non ci conoscevamo, ma quando ci siamo visti per la prima volta, dopo cinque minuti ci era chiaro che avevamo una reciproca empatia. In certi momenti non era necessario neppure che mi parlasse, con un semplice sguardo mi diceva già tutto. Con lui ho avuto un rapporto intenso, che dopo il film è diventata anche una sincera amicizia slegata dalle nostre professioni.Spero tanto che comunque in futuro ci siano altre occasioni per lavorare ancora insieme.Ma devo dire che anche con gli altri attori il rapporto è stato straordinario, abbiamo lavorato bene ed ho imparato molto da loro.Per finire, quali progetti hai per il futuro.Al momento sto lavorando in ambito sloveno per il teatro, che è il mio primo amore. Attualmente non ho altri progetti immediati per il cinema, anche se dopo questo film sono stato contattato da alcune persone interessate a me, anche in Italia: ancora niente di concreto,ma sono fiducioso per il futuro.
Alessandro Radovini

http://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricineclub_068.pdf

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