7 gennaio 2019 – LEFT online

via 49 migranti, Salvini cede – LEFT — Vauro

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Il clochard

https://video.gelocal.it/ilpiccolo/instant-articles/mesej-ecco-il-clochard-a-cui-il-vicesindaco-di-trieste-polidori-ha-gettato-via-le-coperte/103945/104389

Mesej Mihaj, 57 anni, arrivato dalla Romania a Trieste il 12 ottobre dello scorso anno, è il clochard che, a sua insaputa, è diventato il senzatetto più conosciuto d’talia, dopo che il vicesindaco di Trieste Paolo Polidori ha lanciato nelle immondizie le sue coperte, vantandosi poi su Facebook.  In una video-intervista di Andrea Pierini e Andrea Lasorte dall’hotel Transilvania, a Fernetti, nel comune di Monrupino (Trieste), dove è ora ospite, Mesej racconta la sua storia. Spiega come è finito a Trieste in autunno, mentre stava viaggiando per raggiungere la famiglia in Francia. Ha perso i documenti o forse glieli hanno rubati: è stato quindi accolto in un centro di accoglienza del capoluogo giuliano. Il suo vagabondare è iniziato quando “dopo 5 giorni sono stato mandato via: mi hanno detto che non avevo la residenza”

Natale ortodosso

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https://www.wikiwand.com/it/Tempio_serbo-ortodosso_della_Santissima_Trinit%C3%A0_e_di_San_Spiridione

Quest’anno, per la prima volta, gli abeti natalizi nelle piazze triestine resteranno accesi fino al 15 gennaio, in omaggio al Natale ortodosso e in condivisione con le tante persone di fede ortodossa che vivono e lavorano a Trieste. Lo ha deciso oggi il sindaco, Roberto Dipiazza. In precedenza, gli alberi venivano rimossi dopo l’Epifania, stavolta, invece, saranno mantenuti in funzione ancora per una settimana, in occasione del Natale Ortodosso che viene celebrato il 7 gennaio e del successivo Capodanno, il 14 gennaio…ANSA 04-01-2019
fonte https://san-dorligo-della-valle.virgilio.it/ultima-ora/natale_abeti_a_trieste_fino_al_capodanno_ortodosso-57582999.html

Se volete saperne di più leggete qui…https://www.wikiwand.com/it/Natale_in_Russia

PINZA EPIFANICA

Vita Nei Campi da fb  di Roberto Zottar

L’Epifania, “che tutte le feste porta via”, ci rende forse un po’ tristi: via le decorazioni, giù l’albero, in cantina il presepe! Ci rallegra però il falò di inizio anno, tipica tradizione popolare dell’Italia nord-orientale, che in Friuli è detto “pignarûl”, nella Bassa friulana “cabossa”, in Bisiacaria “seima”, nelle provincie di Treviso, Pordenone e Venezia “panevìn” o “panaìn” (da “pane e vino”, in segno di augurio per un anno di abbondanza), ma anche “fogherada”, “bubarata”, “foghèra” o “casèra”. Ma è anche il periodo di un dolce ancestrale, fatto col pane comune raffermo, ma arricchito per propiziare abbondanza e prosperità.
“Pan e vin, ła pinsa soto el camin”. “Pan e vin, la luganega in tel cadin, la pinsa sot le bore, chi che ha pressa, chel core” s’intonava, ma si usa ancora, al bagliore del falò nel Friuli Occidentale. Descrive con accuratezza come era composta la cena tradizionale, la sera del 5 gennaio: salsiccia, polenta, radicchio condito con le “frisse” e per finire la pinza cotta nella cenere, dolce immancabile anche nelle famiglie più povere. Questa torta rustica, dal tipico retaggio contadino, è presente in Friuli, nel Veneto e in alcune vallate del Trentino.
Il suo nome, che è lo stesso del soffice dolce pasquale completamente diverso, si declina da “pintha” lungo il Livenza a “pinze” lungo il Tagliamento, attraverso i vari “pinsa”/”pincia”/”pinse” nella fascia di transizione, Nel Veneto si chiama anche “Pinza dea marantega”, cioè della befana, o ”torta vilàna” e nella zona di Vicenza ”putàna”, nome quantomeno pittoresco forse in riferimento al metodo di cottura o al fatto che accoglieva bene qualsiasi ingrediente pur di diventare apprezzabile. L’etimo di pinza è molto incerto, forse lo stesso di pizza, trattandosi di un dolce piuttosto basso, dal verbo latino “pinsere”, battere, pigiare, infarcire.
Essendo cucina popolare le varianti sono tante quante le famiglie che la realizzavano in base a ciò che avevano a disposizione, ma si possono raggruppare in due tipologie, una più consistente, più pesante e compatta e l’altra, a base di lievito madre, che potremmo diremo meno “gnucca”. Gli ingredienti sono semplici, tipici della tradizione contadina, comunque oggi molto più ricchi che in passato. Vengono impastati insieme a seconda delle ricette: pane raffermo, farine di frumento e di granoturco, latte, zucchero, uova, gherigli di noce, fichi secchi, uva passa, canditi, ma anche zucca, mele, semi di finocchio, strutto o perfino polenta. Un tempo si avvolgeva l’impasto in foglie di verza e si cuoceva sotto la cenere del focolare. Oggi, nell’era dei panettoni industriali, in cui un po’ di saggezza contadina è rimasta, la pinza è anche un pretesto per dare destinazione agli avanzi di frutta secca di cene e cenoni e infatti un tempo si usava anche il grasso del musetto.
Buona Epifania e buona pinza!

L'immagine può contenere: cibo e spazio al chiuso
L'immagine può contenere: cibo
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Ecco le previsioni del vecchio venerando di Tarcento ☹️

da fb

49438604_2259962207388065_6425377611479777280_oPessime notizie dal Pignarûl Grant di Coja, a Tarcento. Il vaticinio emesso dalla lettura del fumo, creato incendiando quello che da sempre è il più grande fuoco epifanico del Friuli, non ha lasciato spazio a dubbi. Secondo la predizione del Vecchio Venerando, il 2019 sarà un anno funesto: “Sarà pieno di difficoltà e sacrifici, oltre che di cambiamento. Si dovrà stare più uniti, volersi bene e aiutarci l’un l’altro”. A memoria negli ultimi anni non ricordiamo una predizione così tetra.
#SpecialeEpifania2019

Questa sera dalle 21.15 alle 22.15 le più belle immagini dalla Messa del Tallero di Gemona, dalla Messa dello Spadone di Cividale e dal Pignarûl Grant di Tarcento.

Segui la diretta in tv sul canale 11 o 511 HD o in streaming sul sito: www.telefriuli.it/streaming.aspx

Non sono una maga ma questa predizione la prevedevo!!!