Il castello di Susans

50174197_1715675491870601_126626326059679744_oSusans è una frazione del comune di Majano (provincia di Udine) .Dista solo pochi km da Majano.

Il castello di Susans è una dimora  del 600′ costruita sulle rovine precedenti di costruzioni medievali e romane.E’ appartenuto alla famiglia di Colloredo fino al termine della 1° Guerra mondiale.Il castello è nominato la prima volta nel 1031 come “Villa di Suzan”.Nel 1275 il feudo viene dato a Tommaso di San Daniele.Nel 1304 è ingrandito e rafforzato dai nuovi propietari Federico e Asquino di Varmo che alzano il maniero e ne migliorano la forma.La rocca passa dai Varmo Pers ai signori di Colloredo Mels.Fu distrutto più volte per vicende belliche e ricostruito in sito diverso da quello precedente medievale nella seconda metà del XVII sec. da Fabrizio di Colloredo Mels che ne fece una dimora elegante.

Oggi è diventata una location per cerimonie,banchetti,congressi ed eventi.Tutti gli spazi comprese le 4 torri sono arredati con cura ed eleganza.

fonte web per approfondire visita Sito Web: www.castellodisusans.com

 

foto di Valter Maestra

Se tutti i morti sono uguali nell’Italia che non ha avuto la sua Norimberga

DSC_0192.jpghttps://xcolpevolex.blogspot.com/2019/01/se-tutti-i-morti-sono-uguali-nellitalia.html?spref=fb&fbclid=IwAR24-YnobveEm54VicZhWtN4nDAL9WBfIGrqZINURH5y5DvoqQ73qU8ovrg

Impara lo sloveno in musica (1)

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Iniziamo una nuova rubrica per avvicinarsi alla lingua slovena in modo un po’ diverso: attraverso la musica. Di volta in volta presenteremo una canzone di alcuni tra i più popolari interpreti della scena musicale slovena. Cominciamo con Vlado Kreslin, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, con la canzone Daleč je moj rojstni kraj, tratta dall’album Pikapolonica del 1996.

In questa canzone il cantautore sloveno rievoca i luoghi e gli affetti della sua infanzia. Nel video vediamo le sue vecchie foto di famiglia alternate alle immagini della sua amata regione natale, il Prekmurje…http://www.slovely.eu/2013/05/20/1-impara-lo-sloveno-in-musica/

‘La veglia di Ljuba’: un padre e un figlio a cavallo del confine

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Di Angelo Floramo si può dire molto e non è mai abbastanza. Insegnante, medievista, collaboratore di quella preziosa nicchia che è la Biblioteca Guarneriana di San Daniele (una visita con la sua guida dovrebbe essere obbligatoria soprattutto nelle scuole), scrittore, appassionato di vicende balcaniche, Floramo è soprattutto un uomo di cultura che non ha mai fatto pesare a nessuno tutta la sua immensa conoscenza. Un pregio straordinario, al giorno d’oggi.
Bottega errante, che già aveva pubblicato ‘Balkan Circus’, ‘Guarneriana segreta’ e ‘L’osteria dei passi perduti’ ha dato da poco alle stampe ‘La veglia di Ljuba’.
Presentato come il primo romanzo di Floramo, è in realtà il racconto onesto – e per questo eccezionale – di un uomo (suo padre) che ha attraversato il Novecento in equilibrio sul confine orientale. Luciano Floramo, che a una ricerca su internet viene ricordato solo per essere stato consigliere regionale, presidente dell’ospedale di Udine, sindaco di San Daniele, è stato in realtà uno degli esempi di come un confine difficile come era quello tra Jugoslavia e Italia poteva essere anche cerniera.
Figlio di un ferroviere socialista siciliano mandato al confino (e al confine), aveva vissuto l’infanzia a Sveto, poi brevemente a Trieste, infine si era trasferito in Friuli.
Il racconto biografico e autobiografico di Floramo figlio si dipana tra le due dimensioni: l’infanzia nel villaggio del Carso, la guerra, la lotta partigiana da una parte, il dover ricominciare una vita altrove, in Friuli, dall’altra. Ma è stata una vita, quella del padre di Angelo, infine fortunata, anche per la presenza costante della moglie Laura, la Ljuba del titolo.
Angelo – che ha ereditato dal padre l’amore per i libri e per la cultura in generale – ha scritto questo ennesimo suo racconto, probabilmente il più sofferto, “quasi fosse un’esigenza intima, insopprimibile, che mi rendeva odioso ogni altro dovere, ogni altra distrazione capace di tenermi lontano da quest’ultima confessione.” (m.o.)

http://novimatajur.it/cultura/la-veglia-di-ljuba-un-padre-e-un-figlio-a-cavallo-del-confine.html