Kaplan Martin Čedermac

Cedermac-strip“So tutto”, disse -Il Prefetto, dopo qualche istante -“Però non mi risultava che Ella fosse stata maltrattata. Nè sono io responsabile di questo, essendo avvenuto incidentalmente da me. Voglio dichiararLe che ciò non si ripeterà più. Che però l’attenzione delle autorità si sia rivolta sulla Sua persona, per primo su di Lei, bisognava che ci fosse la ragione, mi creda! Lei non si ricorda di nulla?” Don Martino si trovò di nuovo a doversi difendere.
I pensieri si davano nervosamente da fare, ma alla sua memoria nulla veniva . . .
“Eccelenza, io non so d ’aver nulla sulla mia coscienza!”
Il Prefetto sorrise e lo guardava fra le ciglia leggermente socchiuse.
“Così, Reverendo? La Sua età e il Suo aspetto venerando
sarebbero particolarmente preziosi : sarebbero un esempio per i giovani, ma come fare, se Lei si oppone…”
“È il mio dovere !” esclamò Don Martino con calore,come sacerdote io non potrei agire diversamente . . .”
“Sacerdote slavo, dica!”, ed il Prefetto lo interruppe in mezzo. “Ma badi, Reverendo, a non dimenticare che Lei siede davanti a me non in veste di sacerdote, bensì in quella di cittadino. A me pare che i Suoi argomenti abbiano per base un presupposto illogico. Lei non li può assolvere dal punto di vista della posizione della, Chiesa, perchè la cosa non è pertinente. Discutere se Lei come sacerdote può o non può, è inutile, perchè questo è stato già concordato da altri; Lei ed io non possiamo, nè dobbiamo, cambiare le loro decisioni. Ciò che interessa ora è l ’esecuzione, compito esclusivamente riguardante la polizia. Non è più possibile permettere che si faccia della propaganda anti statale dai
pulpiti !”
Era un discorsetto premeditato, ma pronunciato senza acredine. Don Martino l ’aveva già udito ripetere dal Tenente dei Carabinieri e poi dal Commissario, sebbene non con tanta
chiarezza. Ne fu tutto preso; si oscurò il volto e con occhi duri, guardò il ritratto dell’uomo alla parete. Ma non c ’era tempo per i sentimenti. Si irrigidì. Fece un movimento come se volesse alzarsi, poi si risiedè.
“In Chiesa io non ho mai predicato altro che la Parola di Dio!”
Il Prefetto accolse quella risposta come un gioco più o meno abile, mentre nei suoi occhi apparve una luce dura e seria. Nello questioni riguardanti lo Stato, egli non accettava
contraddizioni. . . Da giovane, era stato un ardente nazionalista ed era andato volontario in guerra, poi, alla Marcia su Roma,era stato nelle prime file. Aveva dimostrato sufficiente entusiasmo e capacità per fare in seguito una rapida carriera e salire in alto.  Per lui il passato non aveva senso, le lotte politiche e culturali erano come se non esistessero, ed il clero gli era indifferente, nè l ’amava, nè l’ostacolava. Lo favoriva
e lo boicottava in base alla collaborazione, o al boicottaggio,
che i sacerdoti gli dimostravano nell’azione per la realizzazione dei fini nazionali.
“Questo dice Lei !”, e strinse le labbra. “Ma noi abbiamo in mano le prove. Non parlo naturalmente di Lei ora. Reverendo”.
-Se avete delle prove contro qualcuno, perchè dunque”,
disse Don Martino con voce ferma. -Perchè dunque non accusate
quel tale davanti ad un libero tribunale? Non ci sono
forse leggi per la difesa dello Stato? Al tribunale però dovrebbero
comparire anche i testimoni!”.
Il Prefetto guardò per pochi istanti nel vuoto. No, “il prete slavo” non fingeva. C’era troppa sincerità nelle sue parole! Questa considerazione lo rabbonì un po’, e gli occhi
gli si raddolcirono.
“Non è possibile cogliere e trattenere le parole. Però abbiamo i nostri informatori,
cui crediamo e che lo confermano; ma, per ovvie ragioni,non possiamo palesare i nomi di coloro”.
“Infatti ! Degli informatori che forse nemmeno comprendono il nostro linguaggio !”, esclamò il prete.
“No,no! Ella, Reverendo s ’inganna! Gli informatori ben comprendono la vostra lingua, perchè appartengono alla vostra nazione”, disse sottolineando ogni parola. “E forse — forse,dico, appartengono al Suo rango sociale”.
Per un momento Don Martino volse altrove lo sguardo.Era profondamente scosso, un brivido di gelo gli percorse la schiena, mentre ogni tanto una sottile fitta lo pungeva al
cuore. Il pensiero, contro il quale lottava da giorni ora gli stava davanti reale, quasi materializzato. Don Scubin! Mio Dio — egli non insinuava nulla ma involontariamente il
sospetto gli venne alla mente! Sentì una stretta alla gola e si ritrasse tutto ; poi di nuovo riprendendosi, si raddrizzò.
(continua)

dal mio archivio personale

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