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San Giovanni d’Antro

52366934_2302021436516286_7182315591095549952_nCon il nome di San Giovanni d’Antro (Svet Ivan u čelè in dialetto sloveno locale) si identificano una grotta ed una chiesa, costruita all’interno della cavità, situate nel comune di Pulfero, in provincia di Udine.

La grotta

I resti di ursus speleus

L’antro si apre su una parete verticale rocciosa del monte Mladesiena a 348 metri s.l.m., a poche centinaia di metri dalla frazione di Antro. La parte iniziale della grotta è parzialmente occupata dalle opere murarie erette per costruire una chiesetta dedicata ai Santi che le hanno dato il nome. All’ingresso della cavità si incontra un doppio criptoportico, uno destinato allo scolo delle acque provenienti dall’interno della caverna, e l’altro costruito per realizzare la galleria che, prima delle ristrutturazioni, consentiva l’accesso alla zona di culto allocata nella parte superiore delle volte. L’archivolto delle due gallerie, che hanno una lunghezza di 18 metri, costituisce la base su cui poggiano i lastroni di pietra che formano il pavimento artificiale del piano superiore.La grotta, caratterizzata da laghetti, saloni, meandri e camini, è stata esplorata per circa 4000 metri; i primi 300 sono facilmente percorribili grazie ad un percorso turistico dotato di opere artificiali. La grotta venne menzionata nel XVI secolo da Valvasone di Maniago nel manoscritto “Descrizione delle città grosse del Friuli” custodito presso la Biblioteca civica comunale di Udine. La prima esplorazione di cui si ha notizia risale al 1885; in tempi più recenti si ha documentazione delle visite scientifiche effettuate da soci del Circolo Speleologico-Idrologico Friulano nel 1912 (quando fu aperto un percorso di 650 metri), e di quelle che susseguirono fino al 1950. Le esplorazioni ripresero nel 1976 e portarono, grazie alle moderne tecniche utilizzate, alla scoperta dei nuovi rami. All’interno della grotta sono stati trovati resti di “Ursus Speleus” (mandibole, denti e vertebre), reperti di ceramica di epoca preromama e romana e resti metallici di epoca medioevale. In periodo romano, la grotta fece parte, assieme al vallo costruito tra i fiumi Erbezzo e Natisone ed al castelliere del monte Barda, del sistema difensivo creato nella Regio X Venetia et Histria a protezione dei confini orientali. Nel periodo delle invasioni barbariche l’antro fu adibito a temporaneo rifugio dalla popolazione locale per sfuggire alle atrocità che venivano commesse. Data la notevole altezza dell’ingresso (30 metri) dalla vallata sottostante, il primo abitante stabile della grotta fu probabilmente un anacoreta cristiano verso il V o VI secolo. Le prime opere murarie per realizzare una sistemazione che consentisse una comoda e lunga permanenza nel luogo furono probabilmente effettuate nel XII-XIII secolo.

Dall’inizio del 2015 la parte turistica della grotta è gestita dal gruppo Speleologico “Valli del Natisone” che cura le visite guidate e l’organizzazione delle escursioni della parte speleologica.

La chiesa Storia

La chiesa di San Giovanni d’Antro

Il primo utilizzo della grotta come abitazione di anacoreti dovrebbe risalire al V o VI secolo; il primo documento che indica la grotta come luogo di culto risale all’anno 889 e si riferisce al diploma con il quale il re Berengario concesse al Diacono Felice la chiesa di Antro, un casale, i campi, i prati, i pascoli esistenti nei pressi della grotta e l’area del monte Olosa. In loco è presente anche la lapide, con scritture in latino, che ricopriva la tomba del succitato diacono, risalente al IX secolo[10]. Le opere murarie più antiche, ancora visibili, risalgono al XII o XIII secolo quando l’antro venne adibito a fortilizio esterno di un sottostante castello. Allora venne creato il passaggio indipendente per le acque del torrente che percorre la grotta ed un agevole accesso verso l’interno della caverna. La parte superiore delle gallerie fu utilizzata come base per la creazione di una zona da adibire alla vita della guarnigione ed al deposito delle derrate e delle armi necessarie. In una rientranza della grotta venne creato anche un primitivo sacello di origine longobarda. Nel XV secolo, quando la località divenne adibita esclusivamente a luogo di culto, vennero effettuati altri lavori per il consolidamento delle strutture esistenti e venne costruita la scala esterna in pietra che porta all’inizio della galleria. Si procedette anche alla ricostruzione della cappella (dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista) che venne poi consacrata, nel 1547, dal vescovo di Cattaro, Luca Bisanzio. Ulteriori lavori vennero eseguiti alla fine del XVII secolo, quando il salone della grotta (Sala di San Giovanni) divenne la chiesa maggiore e la cappella-presbiterio fu declassata a cappella devozionale. Le ultime ristrutturazioni risalgono alla metà del XIX secolo ed alla prima metà del XX secolo.

Architettura

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La cappella-presbiterio in stile gotico sloveno

Il complesso destinato al culto, situato nello spazio ricavato sopra i criptoportici, si compone di una chiesa, una cappella-presbiterio, una sagrestia ed una loggetta aperta sulla vallata sottostante. Oggigiorno può essere facilmente raggiunto salendo i 114 gradini della scala in pietra addossata alla parete rocciosa. Nel XV secolo furono eseguiti i lavori di rafforzamento delle strutture murarie e di ristrutturazione dei locali interni. All’epoca risale la costruzione della cappella, nella forma attualmente visibile, ad opera di Andrea da Skofja Loka e del suo collaboratore Jacob. Una lapide, murata all’interno, fa risalire la data dei lavori all’anno 1477; la pietra riporta la seguente incisione in caratteri gotici minuscoli:

«maister andr
e von lack ja

1mo 4mo 7mo 7 cob»

La cappella è composta da un vano di 6,48 per 3,60 metri, con altezza di circa 4 metri, ed è raggiungibile attraversando un arco a semplice sesto acuto fatto con pietra calcare. Il soffitto è a volta stellata in stile tardo gotico sloveno. La cappella fu affrescata da Jernej di Skofja Loka, o da suoi allievi, nel 1530. In fondo alla cappella è allocato un semplice altare dove, tra due angeli barocchi in marmo, è posta una statuetta in pietra raffigurante una Madonna seduta, con bambino in grembo, di stile neoclassico dei primi del Seicento. Su una parete è posizionato un crocefisso in legno costruito probabilmente nel XVII secolo. Una ulteriore ristrutturazione fu effettuata nel XVII secolo allorché si realizzò l’accesso diretto alla zona sacra e il salone della grotta fu adattato per ospitare la chiesa, degradando la funzione della cappella. Le dimensioni del salone (sala di San Giovanni), con pareti e volta di nuda roccia e pavimento in lastroni di pietra, sono di circa 16 per 10 metri. Sul fondo della chiesa è allocato un altare ligneo dorato (zlati oltar) barocco, scolpito probabilmente dal maestro Jernej Vrtav (Bartolomeo Ortari) della scuola di Caporetto verso la fine del Milleseicento/inizi del Millesettecento. Sull’altare sono posate le statue di San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista e di Santo Stefano, che sono copie recenti degli originali del XVI-XVII secolo conservati presso il Museo diocesiano di Udine.51922895_2302021053182991_3990580983752556544_n

La leggenda

Legata alla grotta di san Giovanni d’Antro è anche la leggenda della regina Vida. Ecco quanto racconta la favola una volta in voga tra le genti delle Valli del Natisonecontinua qui …https://www.wikiwand.com/it/San_Giovanni_d%27Antro

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Giornata internazionale della lingua madre

unesco-300x253La giornata internazionale della lingua madre è una celebrazione indetta dall’UNESCO per il 21 febbraio di ogni anno per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo. Istituita nel 1999, è celebrata dall’anno seguente; nel 2007 è stata riconosciuta dall’Assemblea Generale dell’ONU, contemporaneamente alla proclamazione del 2008 come Anno internazionale delle lingue.
Il 21 febbraio è stato scelto per ricordare il 21 febbraio 1952, quando diversi studenti bengalesi dell’Università di Dacca furono uccisi dalle forze di polizia del Pakistan (che allora comprendeva anche il Bangladesh) mentre protestavano per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale.

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Lupo nel tarvisiano

Nei giorni scorsi nel corso del monitoraggio faunistico rivolto alla presenza dei grandi mammiferi carnivori con particolare riferimento alla lince che il PLI svolge insieme al Corpo Forestale Regionale, nei boschi del Pontebbano abbiamo fotografato un lupo, la cui presenza era stata peraltro già rilevata anche da altre persone. Potrebbe trattarsi dello stesso individuo fotografato qualche giorno prima a Ligosullo, ma anche di un altro animale. Solo le analisi genetiche di materiale che verrà raccolto potrà fare luce su questo.

L'immagine può contenere: neve, albero, spazio all'aperto e natura
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soluzione dell’indovinello

52123670_1058227404567297_1346037480641527808_n👏🏻E’ stato indovinato da Chef V.  https://inthenameofseitan.wordpress.com/ visita il suo blog!

Un aspersorio o asperges (dal latino asperges, «aspergerai») è un arredo sacro per aspergere persone (singole o l’assemblea) o loro cose con l’acqua benedetta.

Presenta una forma di pennello o di piccola sfera con numerosi fori, e con manico[1], atta ad accogliere il sacramentale per rilasciarlo ai fedeli.

Origini:il nome latino deriva dall’antifona cantata durante l’aspersione (al di fuori nel Tempo di Pasqua), ricavata dal Salmo 50: «Asperges me Domine hyssopo et mundabor, lavabis me et super nivem dealbabor».Il latino ecclesiastico contempla la denominazione di aspersorium per definire il secchiello dell’acqua benedetta e aspergillum per descrivere lo strumento che vi si intinge. In italiano è invalso l’uso di aspersorio per indicare lo strumento. da https://www.wikiwand.com/it/Aspersorio

Aspergent_shell_and_aspersorium,_Mission_San_Carlos_Borromeo,_Monterey,_ca.1907_(CHS-4390)
Di Pierce, C.C. (Charles C.), 1861-1946 – http://digitallibrary.usc.edu/cdm/ref/collection/p15799coll65/id/17140, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30869192

Vittorio Podrecca marionettista delle Valli del Natisone 

Il mio spettacolo nacque in Roma, una quarantina d’anni fa! Il destino mi chiamò a fondarlo nella sala Odescalchi che fu la nostra “crèche” (…). Nell’infanzia friulana, cullata dai suoni del pianoforte paterno e dalle canzoni e villotte alpine, coltivavo le marionette musicali, ancora in embrione. E sentivo il dolce influsso di Salzburg e della […]

via Violinista in prova —

PODRECCA, Vittorio. – Nacque a Cividale del Friuli, in provincia di Udine, il 26 aprile 1883, da Carlo, avvocato e scrittore, e da Amalia Antonia Galli, figlia dello scultore Antonio.I Podrecca avevano origine slovene. Il padre si definiva ‘l’avvocato fantasma’, perché si dedicò alla scrittura di commedie essendo appassionato di musica e di teatro. Podrecca, oltre a un gemello nato morto, ebbe un fratello e due sorelle, tutti più grandi: Luigi Guido, Rosa Maria ed Emilia.Dai familiari era chiamato Cin, perché era il più piccolo sia d’età sia di statura. Eccellente scolaro, Podrecca crebbe ascoltando il pianoforte suonato per lunghe ore dal padre e assistendo agli spettacoli della famiglia Reccardini, marionettisti – creatori della maschera Facanapa – che d’estate passavano da Cividale.Dopo la laurea in giurisprudenza a Padova, conseguita con il massimo dei voti con una tesi in storia del diritto e uno studio sulle Consuetudini giuridiche nei poemi lirici di Riccardo Wagner, Podrecca si trasferì a Roma insieme a tutta la famiglia. Lì ottenne i diplomi di procuratore e avvocato, ma comprese nello stesso tempo di non essere capace di difendere i disonesti. Messa da parte la toga, dal 1911 al 1914 fondò e diresse Primavera, una rivista mensile dedicata ai più giovani, dove venivano ridotti e spiegati i capolavori della narrativa. In quegli anni inoltre Podrecca lavorò come segretario nel liceo musicale di S. Cecilia e fondò e diresse la rivista L’Italia orchestrale. Queste esperienze editoriali gli permisero di conoscere molti disegnatori/scenografi e compositori che in seguito collaborarono alla sua attività teatrale.

Podrecca decise infatti di scommettere sulle marionette per avviare i più giovani all’amore per il teatro e la musica: «Le marionette sono fatte della stessa stoffa della musica, del ritmo di vita e d’arte che ne emana», affermava (Le note dei sogni, 2014, p. 44). Il 21 febbraio 1914, inaugurò nella sala Verdi, l’ex scuderia di palazzo Odescalchi a Roma, il Teatro dei piccoli, creazione che lo portò a essere considerato uno dei massimi riformatori del teatro di figura. Il nome racchiudeva sia la dimensione dei protagonisti sia i destinatari degli spettacoli.

Il Teatro dei piccoli alternava marionette e burattini, mescolando spettacoli della tradizione con quelli tratti da opere musicali. Nel corso degli anni collaborarono con l’impresa teatrale molte delle più importanti famiglie di marionettisti, come i Santoro, i Gorno Dall’Acqua, i Morchio, i Braga, e musicisti di grande valore, come Ottorino Respighi.

Podrecca attrasse un pubblico non solo di bambini, ma anche di intellettuali e teatranti, affascinati dalla ricchezza delle scene e dei costumi e dal ritmo delle rappresentazioni. Il successo fu tale che, dopo appena un mese dal debutto, il Teatro dei piccoli fu invitato al Quirinale, per uno spettacolo riservato ai sovrani. Podrecca però non poté partecipare alla serata in quanto l’ingresso nell’allora palazzo reale gli era precluso a causa del fratello Luigi Guido, deputato socialista e fondatore del periodico satirico e anticlericale L’Asino.

In una cassetta nell’atrio del Teatro, i giovanissimi spettatori del Teatro dei piccoli potevano inserire le loro critiche alla fine degli spettacoli. Il primo osservatore critico era però lo stesso Podrecca, che per tutta la carriera assistette agli spettacoli seduto in mezzo al pubblico, annotando eventuali imperfezioni da riferire a marionettisti, burattinai, tecnici, orchestrali e cantanti.

Nell’arco di un anno il Teatro dei piccoli ottenne la prima tournée, che iniziò a Milano nell’aprile 1915, ma che venne interrotta poco dopo, quando l’Italia entrò in guerra e Podrecca partì come tenente di complemento degli alpini. In questo frangente il marionettista organizzò spettacoli di burattini per i soldati al fronte e continuò a seguire, sebbene a distanza, l’attività del suo teatro, che proseguì con il consueto successo.

Ogni stagione la compagnia, pur facendo tesoro del repertorio, presentava nuovi allestimenti. Con la giusta dose di originalità e una professionalità impeccabile, dimostrò una notevole capacità di stare al passo con i cambiamenti culturali e artistici dell’epoca. Nel 1918 mise in scena I balli plastici per marionette, con scene e marionette disegnate da Fortunato Depero. Nel 1921 fu la prima in Italia a rappresentare La tempesta di William Shakespeare, adattata da Orio Vergani, nipote di Podrecca (era figlio della sorella Rosa Maria) e destinato a diventare noto giornalista e scrittore. Nello stesso anno il successo a livello nazionale dell’impresa teatrale era ormai tale che Podrecca provò ad aprire due sedi distaccate a Torino e Milano. Il progetto però fallì per l’opposizione dei marionettisti locali.

Nel 1922 Podrecca pubblicò il libro Fratello, incentrato sulla vita militare, con le illustrazioni di Mario Pompei (tra i principali scenografi del Teatro dei piccoli, insieme a Bruno Angoletta). Le marionette della compagnia partirono per la prima tournée all’estero: Argentina, Uruguay e Brasile. Il debutto internazionale fu un trionfo e da allora le esibizioni in giro per il mondo si susseguirono senza sosta.

A Londra, Podrecca raccolse il plauso di spettatori illustri come Winston Churchill, George Bernard Shaw, Eleonora Duse: «Anche la marionetta può essere perfetta, quando è guidata da un’anima», gli scrisse la grande attrice (G. Vergani – L. Vergani – Signorelli, 1979, p. 79). A Londra conobbe anche la donna che sarebbe diventata sua moglie, il soprano irlandese Cissie Vaughan. La cantante fu scritturata per una sostituzione, ma quando si presentò alle prove e comprese che i suoi colleghi erano delle marionette alle quali avrebbe dovuto dar voce rimanendo dietro le quinte, andò su tutte le furie. Come ricorda Podrecca, però, la Vaughan, «donna intelligente e sensibile, vide che le nostre teste di legno facevano sul serio, amavano il teatro e l’arte non meno di lei» (La fabbrica dei sogni, 2005, p. 101). Alla fine il soprano, divorziata e con un figlio, Carlo Farinelli, sposò Podrecca e si scelse un nome italiano: Lia. La coppia non ebbe figli.

Gli incassi delle tournées all’estero riuscivano a coprire le enormi spese di gestione. A Roma, la sala Verdi era troppo piccola e anche il ‘tutto esaurito’ non riusciva a permettere un pareggio di bilancio. Nel 1923, dopo anni di difficoltà economiche superate grazie alla generosità di estimatori e amici e al sostegno costante della stampa, Podrecca si vide rifiutare dal Comune di Roma una sovvenzione e si rassegnò a lasciare la prima, storica, sede.

In compenso il Teatro dei piccoli stava conquistando il mondo: Spagna, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Polonia, Francia, Belgio, Grecia, Turchia, Egitto. Il repertorio era ormai vastissimo e prima di ogni tournée il materiale non necessario veniva lasciato in un magazzino a Milano. La compagnia rimase lontana dall’Italia per diversi anni e tornò a esibirsi a Roma, al teatro Quirino, solamente nel 1932.

Nel 1933 i numerosi bauli dell’impresa teatrale sbarcarono negli Stati Uniti con centinaia di marionette, costumi, scene, materiali pubblicitari, insieme al consistente cast di marionettisti, orchestrali, cantanti e tecnici. Per Podrecca fu l’occasione per dare più spazio a numeri di varietà, comici o a tema circense. Inoltre le sue marionette furono scritturate per il film I am Suzanne (di Rowland V. Lee, 1933). In seguito, il Teatro dei piccoli fu coinvolto in diverse opere cinematografiche e televisive.

Dopo ricorrenti tournées in Europa e in Italia, tornò in America nel 1937. Questo secondo viaggio, a causa della seconda guerra mondiale e delle difficoltà economiche, si protrasse per molti anni. Nel 1940, infatti, quando cominciò a prospettarsi il rischio che anche gli Stati Uniti entrassero in guerra, la compagnia riuscì a imbarcarsi da New York verso il Brasile, grazie all’aiuto economico di Arturo Toscanini, suo illustre ammiratore. Da lì proseguì per Buenos Aires, dove si fermò riscuotendo il consueto successo. L’equilibrio economico però fu sempre precario e così anche a guerra terminata il Teatro dei piccoli fu costretto a rimanere per qualche altro anno in Sudamerica. Riuscì a tornare in Italia nel 1951, dopo venticinquemila repliche e oltre un milione di spettatori. Il pubblico del teatro Augustus di Genova salutò questo nuovo ‘debutto’ italiano con applausi commossi.

Podrecca, che in Argentina aveva subito due operazioni chirurgiche a causa di un’ulcera duodenale, fu sottoposto a un terzo intervento in Italia. Nonostante la malattia, continuò a essere l’infaticabile direttore artistico, regista e organizzatore dell’impresa teatrale, che contava ormai circa milleduecento teste di legno e venticinque fra marionettisti, cantanti e tecnici.

Prese casa a Roma, affidò al figlio acquisito Farinelli la gestione delle tournées e si dedicò a un paziente lavoro di relazioni per cercare di ottenere finanziamenti e una sede stabile per il Teatro dei piccoli. Nel 1954 Podrecca fu nominato «educatore e portatore di italianità» dal Gruppo parlamentare dello spettacolo, ma gli sforzi per ricevere un sostegno finanziario dallo Stato non diedero i risultati che sperava.

Podrecca intanto aveva affittato il granaio di un ex convento, che divenne il laboratorio dove i marionettisti, nei rari periodi di pausa dalle tourné

All’inizio del luglio 1959, Podrecca raggiunse il Nucleo a Ginevra. Da qui avrebbero proseguito verso l’Unione Sovietica. Avrebbe voluto assistere alle prove della compagnia, ma fu costretto al riposo da forti dolori addominali. Gli fu diagnosticata una subostruzione dell’intestino, fu ricoverato per una congestione polmonare con insufficienza cardiaca e si decise di operarlo. Morì nella notte tra il 4 e il 5 luglio 1959.

da http://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-podrecca_(Dizionario-Biografico)/

Quando ero piccola ,la Compagnia venne a Udine al Teatro Puccini e i miei genitori fecero assistere allo spettacolo.Fu veramente straordinario per me,a quei tempi non c’era la televisione,quindi immaginate com’ ero contenta.

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https://www.wikiwand.com/it/I_Piccoli

Violinista in prova —

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La bussola del direttore di Omar Monestier

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Mauro Corona si è intestato una battaglia di retroguardia sulla ricostituzione del corpo forestale statale. Qualcuno gli dà corda, e perché no? Tanto mica ci si chiede se servivano oppure se si trattava di un doppione con i corpi regionali. L’importante è fare un po’ di confusione. Qui potete trovare le ultime novità 

Un bel tema, finalmente. Il concorso mondiale del sauvignon sbarca in Friuli, a Udine. Un colpaccio che ci rimette sotto i riflettori della compagnia di giro del buon vino. Ecco che cosa accadrà. 

Vi piacciono i dossi? A Udine piacciono tanto, ecco la mappa. Se non vi bastano, sappiate che arrivano anche i Velo-Ok in città

Infine, una segnalazione. Una nuova truffa sui conti correnti. La Polizia la riassume così. 

 

 

In dieci anni in Fvg perse ottomila imprese, regge solo il terziario

Dal 2009 ad oggi il tessuto imprenditoriale del terziario in Fvg ha mantenuto stabile negli anni il numero di imprese attive, a differenza degli altri settori di attività economica che hanno fatto registrare un deciso decremento (-19%, 8mila imprese perse)

LEGGI SU MV

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Vittorio Podrecca marionettista

https://wordpress.com/read/blogs/86253100/posts/441

PODRECCA, Vittorio. – Nacque a Cividale del Friuli, in provincia di Udine, il 26 aprile 1883, da Carlo, avvocato e scrittore, e da Amalia Antonia Galli, figlia dello scultore Antonio.I Podrecca avevano origine slovene. Il padre si definiva ‘l’avvocato fantasma’, perché si dedicò alla scrittura di commedie essendo appassionato di musica e di teatro. Podrecca, oltre a un gemello nato morto, ebbe un fratello e due sorelle, tutti più grandi: Luigi Guido, Rosa Maria ed Emilia.Dai familiari era chiamato Cin, perché era il più piccolo sia d’età sia di statura. Eccellente scolaro, Podrecca crebbe ascoltando il pianoforte suonato per lunghe ore dal padre e assistendo agli spettacoli della famiglia Reccardini, marionettisti – creatori della maschera Facanapa – che d’estate passavano da Cividale.Dopo la laurea in giurisprudenza a Padova, conseguita con il massimo dei voti con una tesi in storia del diritto e uno studio sulle Consuetudini giuridiche nei poemi lirici di Riccardo Wagner, Podrecca si trasferì a Roma insieme a tutta la famiglia. Lì ottenne i diplomi di procuratore e avvocato, ma comprese nello stesso tempo di non essere capace di difendere i disonesti. Messa da parte la toga, dal 1911 al 1914 fondò e diresse Primavera, una rivista mensile dedicata ai più giovani, dove venivano ridotti e spiegati i capolavori della narrativa. In quegli anni inoltre Podrecca lavorò come segretario nel liceo musicale di S. Cecilia e fondò e diresse la rivista L’Italia orchestrale. Queste esperienze editoriali gli permisero di conoscere molti disegnatori/scenografi e compositori che in seguito collaborarono alla sua attività teatrale.

Podrecca decise infatti di scommettere sulle marionette per avviare i più giovani all’amore per il teatro e la musica: «Le marionette sono fatte della stessa stoffa della musica, del ritmo di vita e d’arte che ne emana», affermava (Le note dei sogni, 2014, p. 44). Il 21 febbraio 1914, inaugurò nella sala Verdi, l’ex scuderia di palazzo Odescalchi a Roma, il Teatro dei piccoli, creazione che lo portò a essere considerato uno dei massimi riformatori del teatro di figura. Il nome racchiudeva sia la dimensione dei protagonisti sia i destinatari degli spettacoli.

Il Teatro dei piccoli alternava marionette e burattini, mescolando spettacoli della tradizione con quelli tratti da opere musicali. Nel corso degli anni collaborarono con l’impresa teatrale molte delle più importanti famiglie di marionettisti, come i Santoro, i Gorno Dall’Acqua, i Morchio, i Braga, e musicisti di grande valore, come Ottorino Respighi…All’inizio del luglio 1959, Podrecca raggiunse il Nucleo a Ginevra. Da qui avrebbero proseguito verso l’Unione Sovietica. Avrebbe voluto assistere alle prove della compagnia, ma fu costretto al riposo da forti dolori addominali. Gli fu diagnosticata una subostruzione dell’intestino, fu ricoverato per una congestione polmonare con insufficienza cardiaca e si decise di operarlo. Morì nella notte tra il 4 e il 5 luglio 1959.

da http://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-podrecca_(Dizionario-Biografico)/

Quando ero piccola ,la Compagnia venne a Udine al Teatro Puccini e i miei genitori mi fecero assistere allo spettacolo.Fu veramente straordinario per me,a quei tempi non c’era la televisione,quindi immaginate come fui entusiasta.

Vittorio_Podrecca_35
https://www.wikiwand.com/it/I_Piccoli