La puntata friulana del Commissario Montalbano

 

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Dopo 10 mesi dalle riprese fatte in Friuli , tra Cividale e Venzone,oggi su Rai 1 andrà in onda la puntata “friulana” della nuova serie della fiction molto seguita.L’episodio intitolato”L’altro capo del filo” è ambientato nella cittadina immaginaria di Bellosguardo,tra il Ponte del Diavolo e il fiume Natisone. Si ripartirà dai preparativi di matrimonio tra il commissario e la compagna Livia della 12^ stagione della serie.

La trama dell’episodio girato in Friuli (da https://udine.diariodelweb.it/)

Il primo episodio della fiction è ambientato in Friuli Venezia-Giulia, dove Salvo Montalbano si trova per volere di Livia, che lo ha invitato alla festa per il rinnovo della promessa di matrimonio di due suoi amici. Una cerimonia che fa riflettere il commissario anche sulle sue imminenti nozze con la compagna. Nel frattempo, però, dalla Sicilia arriva un nuovo caso per Montalbano: l’omicidio di Elena, una sarta molto apprezzata per i suoi modi cordiali. La sua morte viene collegata ai numerosi sbarchi di migranti in corso a Vigata. Tutto il commissariato infatti è impegnato in turni notturni per permettere ai migranti di sbarcare ordinatamente e in sicurezza. Lo stesso Montalbano, in alcune scene, salirà a bordo delle imbarcazioni che portano i migranti sulle coste siciliane. L’episodio, inoltre, è un omaggio all’attore Marcello Perracchio, morto nel luglio 2017 a 79 anni. Nella fiction, Perracchio interpretava il dottor Pasquano, il medico legale che tante volte ha affiancato Montalbano nelle indagini.

Nella nuova serie, il Commissario interpretato da Luca Zingaretti dovrà affrontare una questione di  attualità, ovvero quella dei migranti. La cosa ha provocato dei grattacapi ai vertici della Rai e al governo, il cui punto di vista sulla questione immigrazione è opposto rispetto alla linea promossa dalla fiction. dal web

foto Di Luca_Zingaretti_Siena_2010.JPG: Filippo Caranti aka Terrasquederivative work: RanZag (talk) – Luca_Zingaretti_Siena_2010.JPG, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11937854

Scoppia caso diplomatico tra Italia e Slovenia per le semplificazioni sconcertanti sul Giorno del Ricordo.Dall’Italia “revisionismo senza precedenti”

in data 

Non siamo ai livelli di Italia e Francia, dove è stato richiamato l’ambasciatore per consultazioni. Ma, dopo la breve quiete, dopo aver incassato il durissimo colpo che è arrivato dal capo del governo italiano, dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Parlamento europeo, non potevano, almeno in Slovenia, tacere. Si è detto e scritto che le vicende del Confine Orientale sono complesse. Anche la legge istitutiva del giorno del ricordo le definisce come complesse. Ma in 15 anni, da quando questa legge esiste, si è chiuso in questo 2019, il cerchio, con una semplificazione storica sconcertante. Mettendo sullo stesso piano nazisti e comunisti jugoslavi, con la sola discriminante della diversa ideologia, mettendo sullo stesso livello foibe e Risiera, e pertanto non dovrà stupire se qualcuno dirà che la stella Rossa della Jugoslavia di Tito è come la svastica della Germania nazista di Hitler. Nessuno ha mai negato la vicenda delle foibe, così come quella dell’esodo. Ma che il ricordo delle vittime innocenti, sia stato strumentalizzato anche per riabilitare “martiri fascisti e nazifascisti” è innegabile.  Che ci sia un disegno di riconoscere lo stesso valore morale a chi è stato dalla parte di Salò, come a chi è stato dalla parte della Resistenza( ma solo filo-italiana) è innegabile. Che  i drammi che hanno interessato migliaia di persone con l’esodo siano stati strumentalizzati per fini nazionalistici che nulla hanno a che fare con la verità storica, e la dignità umana e il ricordo di queste vicende drammatiche, è innegabile. Strumentalizzazioni che hanno portato ad una semplificazione delle vicende del Confine Orientale, sconcertante, che avrà ripercussioni anche su organizzazioni come l’ANPI, perchè, se si accetta l’impostazione che quanto accaduto era  solo per annientare tutto ciò che fosse italiano e da ostacolo “al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista” è evidente che chiunque abbia collaborato con i comunisti jugoslavi, cioè la nostra Resistenza, e non solo, possa essere additato di essere stato complice di chi ha compiuto deliberatamente crimini contro l’umanità e di guerra. Che necessità c’era, oggi, in un momento così delicato, di riaccendere focolai che erano oramai sopiti se non spenti? Con l’Europa a rischio collasso? E di impostare una ricostruzione storica sulle vicende in questione in un modo così semplicistico,riduttivo e con omissioni significative? Durissime, e comprensibili le reazioni in Slovenia.Come rende noto Radiocapodistria con un post di Stefano Lusa.

Il Premier sloveno “ha parlato di falsificazioni e revisionismo storico senza precedenti, messo in atto da alti politici e persino da funzionari dell’Unione europea, aggiungendo che il fascismo aveva come obiettivo quello di distruggere il popolo sloveno.” Come dargli torto? Per dirle con le parole di un caro amico, insomma, siamo proprio innanzi ad un passato che non passa. mb

 https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/02/scoppia-caso-diplomatico-tra-italia-e.html?spref=fb&fbclid=IwAR0wOmL55wCLgqabJf8xV3U-g1VSpXsgfFmtC45KtATrTzc870eWPrnFn10

Svete Višarje – Monte Santo di Lussari – Luschariberg

foto di Valter Maestra da fb

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Ristampata la storia della Slavia-Benečija

7storiaÈ di nuovo a disposizione il libro di storia dal titolo «Slavia-Benečija. Una storia nella Storia », scritto da Giorgio Banchig e illustrato da Moreno Tomasetig, edito dalla cooperativa Most a fine 2013. Per il grande successo che ha avuto, il volume è andato esaurito in pochi mesi ed è stato ristampato nel 2015. Il libro, disponibile sia in lingua italiana sia in lingua slovena, parla della storia della Slavia dalle origini ai giorni nostri. «Il diritto di conoscere la propria storia è un diritto fondamentale e inalienabile della persona umana – scrive Banchig nella prefazione –. La specificità della storia della Slavia sta nel fatto che, nel corso dei secoli la comunità slovena delle Valli del Natisone ha sviluppato una coscienza identitaria fondata sulla lingua slovena e sulle istituzioni di autonomia amministrativa e giudiziaria godute dalle origini all’inzio del XIX secolo. Ritengo che il mio lavorocolmi una lacuna nella conoscenza della storia locale, che finora è stata trattata da più autori e per singole epoche, oppure in maniera generica e sbrigativa, quando non addirittura ideologica». «L’identità di un popolo è indissolubilmente legata alla sua lingua. Nelle valli del Natisone la lingua slovena si è mantenuta senza nessuna scuola grazie a una forte tradizione orale, tramandata di generazione in generazione per 1200 anni fino all’istituzione della scuola bilingue nel 1984 e poi, in seguito alla repressione fascista, grazie all’attività dei sacerdoti», ha detto mons. Marino Qualizza alla prima prestazione del libro. «Si tratta di un’opera necessaria per la nostra zona – ha aggiunto il prof. Roberto Dapit dell’Università di Udine –. È un volume fruibile da tutti e a tutti i livelli. È particolarmente interessante, poi, che insieme allo sviluppo delle vicendestoriche, venga presentata anche la storia linguistica di questo luogo. Tra i “Brižinski spomeniki”, primi documenti in lingua slovena (972-1039) e il primo libro stampato sloveno, Catechismo di Trubar del 1550, c’è stata la cosiddetta “epoca dei manoscritti”, a cui le nostre zone diedero un contributo fondamentale. Ricordiamo, per esempio, i manoscritti di Cergneu e di Castelmonte». «La nostra è una storia per molti versi circoscritta, ma che più volte ha incrociato e subìto la Storia grande, quella del Friuli, della Slovenia, dell’Italia e dell’Europa – scrive Banchig –. Si pensi solo alle invasioni o migrazioni dei popoli, che hanno attraversato le valli, e alle guerre, che hanno insanguinato i monti; si pensi ai confini, da quello che all’inizio del XVI secolo ha diviso gli sloveni dell’Isonzo da quelli del Natisone, alla Cortina di ferro che ha spaccato l’Europa e il mondo in due blocchi; ma si considerino anche i processi inversi, quelli degli scambi culturali ed artistici, dei rapporti umani e familiari che in nessuna epoca hanno conosciuto frontiere».

https://www.dom.it/ristampata-la-storia-della-benecia_ponatisnili-zgodovino-benecije/

Indovinello

in seguito ve lo spiegherò065 Che cos’è e a cosa serve(iva)?

immagine dal web

aiutino : è un oggetto da museo…

 

I “PRESAGI – ČUTJA” di QUAGLIA RENATO in edizione bilingue

I “PRESAGI – ČUTJA di QUAGLIA RENATO in edizione bilingue

Nuova raccolta poetica per i tipi di Campanotto editore
Dopo “Sanlajavi-Indizi” pubblicato in estate e presentata lo scorso luglio a Stolvizza,Renato Quaglia pubblica per i tipi di Campanotto editore una nuova raccolta di poesie in resiano e in italiano intitolata “Čutja -Presagi”.Comprende oltre una cinquantina di componimenti scritti tra il 1985 ed il 1989,che formano il secondo volume di quello che per l’autore intende essere una trilogia che sarà conclusa da un libro con poesie in resiano da tradurre nello sloveno letterario.Un progetto che,,fa sapere ,troverà ascolto anche al prossimo Salone del libro di Torino.

Quaglia,nato a Resia nel 1941,per la raccolta di poesie”Baside-Parole” pubblicata nel 1986 aveva ottenuto il Premio Prešeren,massimo riconoscimento culturale sloveno.

I testi della poesia Flauto/Pisčala in resiano e italiano li trovate sul Novi Matajur del 21 gennaio 2019