La Benecia nel patrimonio Unesco

Unesco-webTocca tutta la Benecia, dalla valle del Judrio a quella del Torre, e Resia, l’iscrizione de «L’Arte dei muretti a secco» nella lista Unesco degli elementi immateriali dichiarati patrimonio dell’umanità. L’intero territorio montano, infatti, è segnato da chilometri e chilometri di muri in pietra a secco che, nei pressi di ogni paese, sostengono i terrazzamenti le «njive» destinate alla coltivazione di frumento, patate e ortaggi in genere oppure a ospitare vigne e alberi da frutto. Si tratta di un patrimonio ambientale realizzato nei secoli dai singoli e dalle comunità, dissodando il terreno e utilizzando le stesse pietre per costruire quei muri di sostegno che hanno reso gli scoscesi pendii della montagne fertili campi coltivabili, in grado di garantire il sostentamento a tutta la popolazione. Alla fine del diciannovesimo secolo, mons. Ivan Trinko descriveva così la situazione dell’agricoltura in Benecia: «In montagna si fa tutto a mano. I campi sono generalmente piccoli; qua e là si deve scavare tra i sassi e portare la terra nei campi; perché la pioggia non porti via lo strato di terra, dove il declivio è più ripido i campi sono sostenuti da muri a secco, la cui costruzione richiede una fatica immensa e tempi lunghi. In alcuni luoghi si vedono muri ciclopici e viene da chiedersi che tipo di uomini siano per costruire muri di quelle dimensioni. Devono essere davvero forti e ingegnosi». Proprio quegli uomini «forti e ingegnosi » onora l’iscrizione da parte dell’Unesco dell’ «Arte dei muretti a secco» nel Patrimonio dell’umanità sulla base della candidatura avanzata da Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. «La tecnica del muretto a secco riguarda la realizzazione di costruzioni con pietre posate una sull’altra senza l’utilizzo di altri materiali se non un po’ di terra. La stabilità delle strutture è assicurata dall’attenta selezione e posizionamento dei sassi. Questi manufatti, diffusi per la maggior parte delle aree rurali e su terreni scoscesi, hanno modellato numerosi paesaggi, influenzando modalità di agricoltura e allevamento, con radici che affondano nelle prime comunità umane della preistoria. I muretti a secco svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle frane, delle inondazioni e delle valanghe e nella lotta all’erosione e alla desertificazione della terra, aumentando la biodiversità e creando condizioni microclimatiche adeguate per l’agricoltura in un rapporto armonioso tra uomo e natura», si legge in una nota della Coldiretti. A causa dell’abbandono dell’agricoltura e dello spopolamento, gran parte dei muretti a secco della Benecia è stata inghiottita dalla boscaglia, molti sono andati perduti per l’assenza di manutenzione. Solo in alcuni limitati casi, ad esempio a Porzus, sono stati recuperati. In realtà il Piano di sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia prevede la ristrutturazione di muretti a secco e muretti di sostegno a secco con interventi su tutto il territorio regionale. Lo scorso novembre si è stata approvata la graduatoria, comprensiva di 170 domande ammissibili. Il finanziamento è stato assegnato a 69 beneficiari, per un importo complessivo di euro 1.346.818,29, destinati al recupero di muretti a secco e al ripristino di prati e pascoli in stato di abbandono.Il riconoscimento Unesco potrà segnare un’intervento più incisivo? Lo auspica il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa, che porterà l’argomento all’attenzione degli altri sindaci valligiani. «Proporrò un ordine del giorno da portare all’approvazione dei consigli comunali. Forti del riconoscimento Unesco possiamo chiedere alla Regione lo stanziamento di maggiori risorse, anche perché il recupero dei muretti significa manutenzione del territorio e maggiore attrattività. Tutte le strade che portano allo sviluppo delle Valli vanno percorse e questa è un’opportunità che non possiamo farci sfuggire» https://www.dom.it/benecija-v-unescovem-seznamu_la-benecia-nel-patrimonio-unesco/?fbclid=IwAR1M_vIIEKCfl580Vqpy2hyXHZswPb91IHUQXt1dzgv4EVs-9aZZaWTuN4I

Sia la Regione a promuovere la diffusione nelle scuole della Relazione della Commissione italo-slovena

15 febbraio 2019 – Consiglio regionale

Offriremmo così ai nostri giovani una nuova opportunità di conoscere la storia da un documento a suo tempo ampiamente condiviso, che certamente non si può ritenere concluso ma che tuttavia rappresenta un’utile base per approfondire i singoli argomenti e fasi storiche con il dovuto scrupolo e saggezza.

La celebrazione del Giorno del Ricordo, così come istituito con legge nazionale, si trasforma troppo spesso in nuove occasioni per riaccendere polemiche e contrasti in merito alla travagliata storia che ha segnato le nostre terre nell’ultimo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra. Un tale inasprimento dei toni rischia di incrinare quel clima di rapporti transfrontalieri e di convivenza tra le diverse comunità nazionali a cui si è arrivati grazie agli sforzi ed al costante impegno di quanti, istituzioni locali comprese, credono che l’unica strada da seguire sia quella del reciproco rispetto e della pacifica convivenza.” Scrive così il consigliere regionale della Slovenska skupnost Igor Gabrovec nella lettera inviata al Presidente della Regione Massimiliano Fedriga in cui ricorda che nel 1993 è stato avviato un lungo lavoro interdisciplinare per volere dei governi italiano e sloveno e volto ad effettuare una globale ricerca e disamina di tutti gli aspetti rilevanti nella storia delle relazioni politiche e culturali bilaterali. Nella commissione, copresieduta per la parte italiana dal prof. Sergio Bartole, al quale è subentrato nel 1999 il prof. Giorgio Conetti, hanno collaborato Fulvio Tomizza, Marina Cataruzza, Lucio Toth, Fulvio Salimbeni, Elio Apih, Raoul Pupo, Paola Pagnini e Angelo Ara, mentre hanno costituito il gruppo sloveno la dott.ssa Milica Kacin Wohinz  (copresidente) con France Dolinar, Boris M. Gombač, Branko Marušič, Boris Mlakar, Nevenka Troha, Andrej Vovko e Aleksander  Vuga. Il lavoro della Commissione storico-culturale italo-slovena si è concluso con la pubblicazione, il 25 luglio 2000, di un documento congiunto, che tratta in maniera sistematica le relazioni italo-slovene dal 1880 al 1956. All’atto della presentazione del documento finale, adottato all’unanimità, gli estensori suggerirono ai due governi “committenti”, quali forme opportune di utilizzo del documento, i seguenti atti: la presentazione pubblica ufficiale della relazione nelle due capitali, possibilmente in sede universitaria, come segno di stabile riconciliazione tra i due popoli, la pubblicazione del testo nelle versioni italiana e slovena, la raccolta e pubblicazione degli studi di base e la diffusione della relazione nelle scuole secondarie. Il governo sloveno aveva a suo tempo provveduto alla pubblicazione ufficiale della relazione, quello italiano non ancora, scrive ancora l’esponente della Slovenska skupnost.

Gabrovec quindi ripropone l’invito all’amministrazione regionale a riprendere in mano il prezioso lavoro e che sia proprio la Regione a farsi promotore della pubblicazione e della diffusione di questa relazione storica congiunta in tutte le scuole della nostra regione. “Offriremmo così – continua Gabrovec – ai nostri giovani una nuova opportunità di conoscere la storia da un documento a suo tempo ampiamente condiviso, che certamente non si può ritenere concluso ma che tuttavia rappresenta un’utile base per approfondire i singoli argomenti e fasi storiche con il dovuto scrupolo e saggezza. “Sono certo che i nostri ragazzi, coadiuvati dagli ottimi insegnanti sapranno interagire con il documento, aprendo una nuova fase nei rapporti con la storia dei nostri territori, con le loro radici, con le ricche tradizioni e nel segno della pluralità identitaria che ci contraddistingue e rende speciali” conclude l’esponente regionale del partito sloveno.

https://www.facebook.com/pg/igor.gabrovec/posts/?ref=notif

Il Ciant de Filologiche Furlane – Bindo Chiurlo

cropped-7ce52506-f17d-11e8-b149-12e43acf3096.jpg

Un salût ‘e Furlanìe
da lis monz insìn al mâr:
donge il mâr il sanc dai màrtars,
su lis monz il lôr altâr.

E la nestre cjare lenghe
va des monz fin al Timâf:
Rome ‘e dis la sô liende
sul cunfin tòdesc e sclâf.

Che tu cressis, mâri lenghe,
grande e fuarte, se Dio ûl!
che tu slargjs la tô tende
su la Cjargne e sul Friûl;

che tu vadis, mâri lenghe,
serie e sclete, intôr intôr:
tu confuàrte dut chest popul
salt, onest, lavoradôr!

Traduzione

Un saluto al Friuli
dai monti sino al mare:
accanto il mare il sangue dei martiri,
sui monti il loro altare.

E la nostra cara lingua
va dai monti sino al Timavo
Roma narra la sua leggenda
sul confine tedesco e slavo.

Che tu cresca madre lingua,
grande e forte se Dio vuole,
che tu allarghi la sua tenda
sulla Carnia e sul Friuli!

Che tu vada madre Lingua
sana e schietta intorno intorno:
tu conforta tutto questo popolo
saldo, onesto, lavoratore!

fonte https://it.wikisource.org/wiki/Il_Ciant_de_Filologiche_Furlane

Bindo Chiurlo (Cassacco 13-10-1886/Torino 24-12-1943) fu un critico letterario e poeta friulano approfondisci qui… wikiwand.com/it/Bindo_Chiurlo

 

Tra natura e musei: le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone/Nediške doline

44 chiesette votive del XIV secolo, sono la testimonianza del legame speciale con le culture slave e germaniche. Tutte queste chiesette presentano lo stile conosciuto come “gotico fiorito”, arrivato qui dalla vicina Slovenia e in particolare dalla località di Škofja Loka. Alcune chiese conservano anche affreschi e altari lignei dorati-aureni oltarji di scuola slovena risalenti al secolo XVI.

pullman-chiesette-17-02-2019-1030x39117 Febbraio – 8:30 – 17:00  €55

17 febbraio – Cividale del Friuli
GIRO IN PULLMAN CON LA PROLOCO NEDIŠKE DOLINE
Tra natura e musei: le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone

Chiesette Votive di San Quirino, San Bartolomeo, Sant’Abramo e Santa Lucia

Partiamo dalla stazione del “treno delle lingue”, così chiamato perchè nell’atrio della stazione un cartello di benvenuto accoglie i viaggiatori in 5 lingue (friulano, italiano, sloveno, tedesco e inglese). Il Treno fu tradotta militare che ai tempi della Grande Guerra raggiungeva Caporetto/Kobarid portando i nostri soldati al fronte. Raggiungiamo in pullman il Gubanificio Dorbolò a San Pietro al Natisone per una degustazione.

Da qui visitiamo il museo dei paesaggi e narrazioni  SMO (Slovensko Multimedialno Okno – Finestra multimediale slovena), per un’affascinante esperienza multisensoriale che sceglie un approccio narrativo per raccontare il territorio.

Dopodiché a piedi raggiungiamo la Chiesetta di Ponte San Quirino la più antica della parrocchia, che sorge sul sito di una necropoli protostorica riutilizzata in età romana e nelle sue vicinanze si eleggeva l’Arengo Grande della Slavia. Risaliamo in pullman per raggiungere la Chiesetta di San Bartolomeo del XVI secolo ricca di affreschi e con lo zlati oltar ottimamente conservato.

Sempre in Pullman ci portiamo nel paese di Altana per visitare la Chiesetta di Sant’Abramo del XIV secolo e dove possiamo salire sul suo settecentesco campanile che ci offre una bella vista panoramica sulle Valli.

Ad Altana, presso la Trattoria da Walter, ci fermiamo per il nostro ristoro da cui successivamente ripartiamo per raggiungere la cinquecentesca Chiesetta di San Nicolò e le adiacenti lapidi dell’unico cimitero militare tedesco della prima guerra mondiale delle Valli del Natisone.

Proseguiamo per il Planino per non dimenticare la funzione simbolica della Kamenica per gli abitanti delle Valli, dove qui festeggiavano la loro appartenenza alla cultura slovena. Da qui proseguiamo fino a dove sorge uno dei maggiori gioielli delle Valli: la Chiesetta di S. Lucia. La sua costruzione risale al 1454 e fu ristrutturata dopo i disastrosi terremoti del 1511-13. Il soffitto dell’abside, a reti di costoloni con chiavi di volta a scudi e rosette, è interamente affrescato il cui ciclo è attribuito al pittore Jernej da Skofja Loka (Jernej iz Loke). L´altare settecentesco dorato, riccamente decorato, è opera di Lukas Sharf della scuola slovena degli “Slati Oltari” di Caporetto.

Prima di rientrare non può mancare la merenda presso l’Azienda Agricola Angolo del Paradiso di Cravero.

PROGRAMMA

8:30 – Ritrovo al parcheggio dei pullman, stazione dei treni di Cividale: iscrizione e registrazioni
9:30 – Colazione / degustazione presso il gubanificio Dorbolò San Pietro al Natisone
10:00 – Visita al museo SMO
10:30 – Visita alla Chiesetta di S.Quirino
11:00 – Arrivo presso la Chiesetta di S.Bartolomeo a Vernasso
12:00 – Chiesetta di Sant’Abramo
12:30 – Ristoro presso la Trattoria da Walter
13:30 – Visita alla Chiesetta di S.Nicolò
14:00 – Passaggio sul Planino
15:30 – Inframezzo musicale alla Chiesetta di S.Lucia di Cravero
16:00 – Merenda all’Angolo del Paradiso (Cravero)
17:00 – Rientro alla stazione dei treni di Cividale

NOTE ORGANIZZATIVE

Abbigliamento da trekking, scarpe comode, acqua secondo le proprie esigenze.
Accompagnatore: Antonio De Toni
Menù rinfresco:
– Antipasto con cotechino in crosta, salumi e formaggi
– Primo a scelta tra pasticcio con radicchio rosso e salsiccia o minestrone di orzo e fagioli
– Secondo con gulash di manzo o frico. Contorni misti
– Dolce gubana.

Posso fare delle variazioni e adattare il menù se ci sono vegetariani o intolleranze alimentari.
Per i bimbi proponiamo pasta al ragù o pomodoro.
per vedere le immagini vai qui…http://www.chiesettevotive.it/

Questo slideshow richiede JavaScript.

Chiesette votive

S. Lorenzo di Mersino
Una chiesa molto antica.

Chiesette gotiche e altari lignei
Relazioni di Tarcisio Venuti e di Mons. Franc Rupnik.

I 700 anni della chiesa di san Nicolò
La chiesette alpestre sopra Jainich di San Leonardo.

La chiesetta votiva di Sant’Antonio a Clenia
A Clenia, proprio tra le case, anzi attaccata ad una casa, si trova l’antica chiesetta di Sant’Antonio Abate. Lo zlati oltar è ottimamente conservato. Oltre alla statua di Sant’Antonio conserva pure quelle di San Vito e San Barnaba.

La chiesetta votiva di San Bartolomeo a Vernasso
Vanto di Vernasso è la chiesetta votiva di S. Bartolomeo (Sv. Jernej) costruita nella seconda metà del XV secolo e ristrutturata agli inizi del XVI in perfetto stile gotico sloveno della scuola di Škofja Loka. Dopo il terremoto del ’76 Valentino Simonitto rivolse tutte le sue attenzioni e prodigò tutte le sue energie per sistemare la chiesetta nel migliore dei modi.

La chiesetta votiva di San Quirino a San Pietro
Attorno alla chiesetta, allora posta su una campagna ondulata e ombrosa di tigli sacri, si svolgevano, in epoca patriarcale e veneta, le riunioni delle vicinanze grandi (o arenghi) delle convalli di Antro e Merso e l’arengo unito della Schiavonia. L’ultimo di questi si riunì nel 1804.

La chiesetta votiva di San Leonardo
Posta in una posizione strategica sulla Valle del Natisone, domina la stessa verso San Pietro, tutto il versante destro del Natisone dal Mija al Mladesiena, Mersino, il monte Nabruna.

La chiesetta votiva di Santo Spirito a Spignon
Sulla dorsale sopra Spignon, in una piccola e raccolta conca in mezzo a tigli secolari, è situata questa bella chiesetta piena di ricordi.

La chiesetta votiva di San Giacomo a Biacis
Interessante e importante dal punto di vista storico la chiesetta di San Giacomo, piena di memorie, di resti, di visioni.

La chiesetta votiva di San Donato
La chiesetta votiva di San Donato offre spunti di meditazione e di pace interiore in quanto è più che mai immersa nella Natura.

La chiesetta votiva di San Luca a Tiglio
Ha interessato assai i ladri, che l’hanno depauperata di bellissime sculture lignee.

La chiesetta votiva di Sant’Ulderico
Da sopra Rodda domina la valle del Natisone con stupendi panorami anche sulla catena Mladesjena-Mija.

BUON UMORE, COME ESSERE FELICI OGNI GIORNO?

21087

A volte la felicità sta nel segreto delle piccole cose… ma altre volte è proprio la semplicità di un gesto verso noi stessi a sembrarci difficile o un’inutile perdita di tempo. Come fare a ritrovare il buon umore?http://www.crescita-personale.it/la-felicit%C3%A0/2487/buon-umore-come-essere-felici-ogni-giorno/5855/a