Pubblicato in: friuli, letteratura, racconti

Maria

copertina_percoto_racconti-211x300Racconto di Caterina Percoto approfondisci https://www.wikiwand.com/it/Caterina_Percoto

Maria era una contadina nata in un’amena villetta sulla sponda sinistra del Natisone, e venuta a marito in una famiglia di buoni mezzaioli, abitante a poche miglia di distanza dall’altro lato del torrente. La giovanezza passò per lei in un momento, ed appassitasi prima del tempo, a trentacinqu’anni ne mostrava quasi cinquanta. Non erano i suoi capelli che fossero imbiancati, ma la sua pelle delicata e fina aveva assunto una tinta giallastra. La sua fronte appariva solcata da rughe precoci, ed i suoi grandi occhi celesti parevano come impietriti. Chi si ricordava d’aver veduto nelle sagre del paese pochi anni innanzi danzare questa bionda e ricciuta contadina, le cui braccia fresche e vellutate vincevano in candore le maniche della camicia che le velava per metà, non poteva darsi pace che un così breve spazio di tempo avesse bastato a scolorire le rose vivaci delle sue guance, ed a trasformarla in modo da non poterla più quasi ravvisare. Era uno di quegli irrecusabili testimoni dell’umana caducità, che nostro malgrado ci fanno pensare alla vita che fugge, e ci riempiono il cuore di amarezza. Moglie di un uomo che l’amava, e ch’ella stessa aveva scelto,innestata in una famiglia di villici bensì, ma sufficientemente
agiata, e dove il numero delle braccia non era scarso al lavoro,madre di cinque figli robusti e morigerati, la sua vita scorreva abbastanza tranquilla per non dar a divedere nessun adequato motivo di questa sua precoce consunzione. Ella aveva sortito da natura
una gentilezza d’animo e una squisitezza di sentire in armonia forse coi delicati lineamenti del suo volto, e colla fina tessitura del suo individuo, ma poco comuni alla sua classe, e poco convenienti alla vita laboriosa e alla società grossolana a cui era destinata.
Una parola, un pensiero, il cangiarsi del tempo, uno de’ suoi cari in pericolo, la minima disgrazia o contrarietà bastavano talvolta a conturbarla. Si fabbricava sola le angosce, il suo cuore appassionato batteva rapido, e i suoi battiti avevano forse così anzi tempo
consumata la fragile corteccia di che viveva avviluppato. Tutti i vari accidenti della vita lasciavano un’orma indelebile su questa dilicata creatura, simile alla candida campanella del convolvolo silvestre che non può senza offuscarsi sopportar l’ala del più leggiero fra gl’insetti. Una volta vennero ad avvisarla che suo padre trovavasi gravemente ammalato. Era tardi, e pioveva a dirotto;nulla di meno, ella, preso il suo fazzoletto da testa, e gettatavi sopra un’ampia tovagliola di tela ben fitta, correva per la strada più
breve alla volta del villaggio nativo. Ma giunta al torrente, e guadato il primo ramo,s’accorse che l’acqua cresceva. A cavalloni giù per la ghiaia veniva un secondo, un altro più lungi torbido e spumante percuoteva con gran fragore nella riva, e rosicchiandola in cerchio faceva cadere le zolle del prato a cui aveva sotto cavate
le fondamenta; capì che sarebbe stato vano il tentar di superarlo,tornò addietro, e costeggiando giunse fino a Manzano, dove sperava di trovar la barca che la tragittasse. Impossibile: le piogge cadute nei monti lo avevano talmente gonfio, ed ei precipitava
con tanta furia, che per allora bisognava lasciarlo correre. Chi può dire l’affanno della povera donna? Ella guardava quell’immenso volume di acque biondastre che pareva volessero strascinar seco i villaggi fabbricati sulle sue sponde, stendeva le braccia come se avesse voluto trapassarlo a volo, piangeva, e stette lì tutta la notte esposta alla piova disperandosi, ed aspettando angosciata che venisse il momento di poter pur finalmente varcare…https://www.liberliber.it/mediateca/libri/p/percoto/racconti/pdf/percoto_racconti.pdf

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