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Gemona del Friuli

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il Tagliamento con Gemona sullo sfondo (credit Johann Jaritz)

Gemona del Friuli(Glemone in friulano-Humin in sloveno-Klemaun in tedesco) è un comune friulano della provincia di Udine.

Gemona conta 10.896 abitanti.Gemona ,sorge a 272 m s.l.m su un conoide alluvionale ai piedi del monte Chiampon (1.709 m), del Deneâl (1705 m), del monte Cuarnan (1376 m), del monte Glemina (708 m) e del monte Cumieli (587 m). Ha un clima sub-continentale con inverni piuttosto freddi, ma relativamente miti per la latitudine, a gennaio 3,1 gradi e molto vento; estati moderatamente calde, a luglio 21,6 gradi (dati 1961-90, negli ultimi anni medie più elevate specialmente in estate), e forte piovosità (2000 ml annui); nevicate molto variabili da un anno all’altro: da pochi centimetri in alcuni a parecchi decimetri in altri, soprattutto nelle borgate più alte. Tuttavia il manto nevoso è di breve durata.È il comune più importante di un territorio che prende il nome di “Gemonese“, alle pendici delle Prealpi Giulie, comprendente i comuni  di Artegna,Bordano,Buia,Montenars,Osoppo,Trasaghis e Venzone.

Storia – L’esistenza di Gemona viene menzionata da Paolo Diacono nella sua “Historia Langobardorum“, il quale riporta che nel 611 era considerato un castello inespugnabile.Fin dall’epoca preistorica, però, Gemona era uno dei punti di passaggio obbligati e più importanti della strada che dall’Adriatico si dirigeva verso i valichi alpini nord-orientali. La pianura dove oggi sono sviluppati gran parte degli insediamenti urbani una volta era dominata dalle paludi del fiume Tagliamento e il percorso più sicuro e obbligato era quello che prevedeva il passaggio per l’odierno centro storico per poi proseguire verso l’alto Friuli. I primi insediamenti celtici possono essere catalogati attorno al 500 a.C. nell’attuale borgata che oggi prende il nome di Godo. È proprio lì che tutt’oggi è ancora presente la fontana Silans (Silans in latino significa proprio fonte) che conferma ancor di più che anche in epoca romanica la via Julia Augusta attraversava questi territori, tesi avvalorata inoltre dai numerosi reperti archeologici che sono stati rinvenuti in quell’area.

Nella seconda metà del XII secolo fu libero comune, con propri statuti, mentre nel XIII e XIV secolo fu importante centro di traffici commerciali sotto il Patriarcato di Aquileia: con l’istituto del Niederlech (“scarico”), si imponeva infatti ai mercanti in transito di depositare le merci e pagarvi un dazio e di trascorrere la notte in città. La prosperità ne fece anche un centro di primaria importanza, arricchito da chiese e dimore signorili, con cinta muraria protetta da un castello.

Dopo la diminuzione dei traffici a seguito della conquista da parte della Repubblica di Venezia nel 1420 la cittadina ebbe un lungo periodo di declino, fino alla ripresa nella seconda metà del XX secolo.

Il comune di Gemona assunse la denominazione di Gemona del Friuli nel 1935.

Il terremoto –Nel 1976 fu devastata dai terremoti del 6 maggio (quasi 400 morti) e del 15 settembre, che provocarono il crollo di una parte del duomo, punto di riferimento per l’intera città, e del castello, attualmente in ricostruzione. Molti crolli furono favoriti dall’età avanzata degli edifici, che erano stati risparmiati dalle devastazioni delle guerre mondiali. Dopo il terremoto venne riedificata completamente con criteri antisismici.

Il 3 maggio 1992 papa Giovanni Paolo II ha visitato la cittadina.

Monumenti e luoghi di interesse

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di telewiki93
Il Duomo

Benché gravemente danneggiata dal terremoto, Gemona conserva ancora molti monumenti insigni. Tra questi, il primato spetta indubbiamente al Duomo, dedicato a Santa Maria Assunta.

Sorge accanto al Duomo, costruita tra il 1341 e il 1369 da Nicolò e Domenico, figli di Giovanni Griglio, completamente distrutta dal terremoto del 1976, e ricostruita in loco.

Aperto al pubblico il 28 ottobre 2006, vi è conservato ed esposto, su tre piani e in dieci stanze, il ricco tesoro del Duomo. L’idea di istituire questo museo nacque nel 1974, e fu deciso di destinare a sede museale la vecchia canonica di Gemona, un edificio sito nella storica via Bini e risalente al 1360. I lavori erano praticamente conclusi quando, alle ore 16.00 del 6 maggio 1976, il cappellano del Duomo saldava il conto all’imbianchino. Poche ore dopo, il terremoto: la canonica veniva seriamente lesionata e molte delle opere sepolte sotto le macerie, per essere successivamente recuperate e custodite in casseforti e armadi. L’opera più importante esposta nel Museo è l’ostensorio dell’orafo Nicolò Lionello, del 1434. Vanno poi ricordati i 5 antifonari e i 2 graduali miniati, esposti in una stanza a loro dedicata, che furono acquistati a Padova nella prima metà del Trecento, di scuola padovano-bolognese. Infine, nel Museo è conservato il più antico registro battesimale del mondo del 1379 (il primo battesimo registrato è del 3 marzo 1379), una testimonianza eccezionale per la storia della città.

Lingue e dialetti – A Gemona del Friuli, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza il friulano centro-orientale, una variante della lingua friulana. Nel territorio comunale vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 “Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana”.

da https://www.wikiwand.com/it/Gemona_del_Friuli

Quanto è utile la capacità di coinvolgere

7pust-Marsin-300x300Il Pust, per la gente delle vallate, è diventato nel corso di lunghi secoli una sorta di mito fondativo della comunità. Riti arcaici, sulle cui origini si possono fare solo supposizioni. Celebrazioni del passaggio dalla vita alla morte e viceversa. Del risveglio della natura, degli auspici di fertilità. Figure apollinee e dionisiache che coesistono con l’avvento di simboli cristiani. E che raccontano per immagini, suoni e simboli ciò che è stata – e ciò che è – questa comunità di confine.

Assistere alla sfilata dei gruppi a San Pietro è stata, per molti valligiani, l’occasione per riallacciare i fili emotivi dell’appartenenza. In un legame più profondo e diffuso di quello che possono stabilire convention, libri e giornali locali. Il merito di aver portato tanta gente a San Pietro domenica scorsa e di aver ravvivato una tradizione che rischiava di sbiadire progressivamente va, in primis, all’associazione dei Bancinari. Per il quarto anno consecutivo hanno messo a disposizione della comunità delle valli tempo libero, energie e capacità per realizzare un evento che si è dimostrato anche un’ottima occasione di promozione del territorio.

Con una novità in più, in questo 2019, rispetto agli anni passati. Oltre al coinvolgimento dei Comuni delle valli del Natisone, il Pust è stato organizzato anche grazie alla collaborazione dell’organizzazione slovena Skgz e dell’Istituto per la cultura slovena di San Pietro. Un coinvolgimento che, evidentemente, ha portato i suoi frutti. Non solo per il successo dell’evento, ma anche perché ha significato un ulteriore passo in avanti verso l’uscita dalla conflittualità del recente passato. Un processo necessario per rinsaldare ancora più strettamente il senso di appartenenza alla comunità.

Quando emigravano i bambini italiani — La Bottega del Barbieri

di Antonella Rita Roscilli (*) L’odissea di migliaia di fanciulli costretti dalla fame a lavori bestiali in condizioni di semischiavitù in Europa per tutta la seconda metà dell’800 e per i primi decenni del secolo successivo. 25 altre parole

via Quando emigravano i bambini italiani — La Bottega del Barbieri

Il cibo biologico è più sano?

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https://www.ilverdemondo.it/it

O è un ‘lusso’ inutile? Ecco cosa ne dice la scienza. Mentre in Italia si discute la legge quadro

Dall’ospedale alla salute. Ho letto con grande interesse un approfondimento che desidero segnalarvi. Il cibo biologico è un valore oppure è soltanto un modo per farvi spendere di più? La questione non si presta a una risposta banale. Una sintesi la potete leggere qua.https://it.businessinsider.com/il-cibo-biologico-e-piu-sano-o-e-un-lusso-inutile-ecco-cosa-ne-dice-la-scienza-mentre-in-italia-si-discute-la-legge-quadro/

L’Africa di Attilio Pecile

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L’Africa di Attilio Pecile
sottotitolo: Attraverso i resoconti della missione scientifica Brazzà-Pecile al seguito di Pietro Savorgnan di Brazzà (1883-1886)
autori: Gian Paolo Gri, Roberta Altin, Stefano Morandini e Alessandra Cardelli Antinori editore: Forum luogo di pubblicazione: Udine
anno di pubblicazione: 2012
Naturalista appassionato e spirito ribelle, Attilio Pecile (1856-1931), nel corso della sua missione esplorativa in Congo raccoglie, assieme a Giacomo di Brazzà, una ricca e interessante serie di annotazioni: descrive i paesaggi, le popolazioni, le collezioni raccolte e le sue impressioni. Il volume ripropone la riedizione anastatica di parte del libro Al Congo con Brazzà. Viaggi di due esploratori italiani nel carteggio e nel ‘Giornale’ inediti di Attilio Pecile (1883-1886) di Elio Zorzi, edito da Garzanti nel 1940. L’edizione aggiornata presenta un’introduzione di carattere antropologico di Roberta Altin, che rilegge la scrittura diaristica di Pecile attraverso i più aggiornati studi di africanistica. Un secondo contributo di Alessandra Cardelli dà conto della quantità di oggetti riportati in patria al ritorno della missione di esplorazione in Congo e ora nucleo d’importanti collezioni al Museo ‘Pigorini’ di Roma. Stefano Morandini propone, nella terza parte, la trascrizione di un manoscritto inedito rinvenuto nella biblioteca di casa Pecile, prima intenzione di scrittura dell’esploratore friulano. Il volume è corredato da disegni e illustrazioni dal manoscritto originale e da fotografie della spedizione.

Bordano:il paese delle farfalle

Da un mio vecchio blog

BORDANO:il paese delle farfalle

Bordano (Bordan in friulano) è un comune italiano di 800 abitanti della provincia di Udine in Friuli-Venezia Giulia. È conosciuto come il paese delle farfalle per la notevole presenza nella tarda primavera di diverse specie di tale insetto. Nel paese riveste ancora una discreta importanza la lavorazione, su base artigianale, del legno.
La Casa delle Farfalle Sorge al centro del paese, ed è un vero e proprio museo vivente di questi insetti. La casa, dove si riproducono oltre 400 specie di farfalle tra le più belle del mondo, è divisa in tre grandi giardini: amazzonico, afro-tropicale e indo-australiano. All’interno si possono vedere tutti gli stadi di sviluppo delle farfalle da uovo a bruco, da crisalide a farfalle. Vi si possono osservare le differenze tra le farfalle diurne e quelle notturne e vedere dal vivo alcuni tra gli esempi dei più significativi trucchi adottati per la sopravivivenza e di colorazioni che servono per difendersi sia in maniera attiva, sia con il mimetismo. All’interno della Casa sono presenti anche una svariata quantità e tipologia di animali esotici, tra cui: Tarantole, Iguane, Volpi volanti, Tartarughe (sia d’acqua che di terra), Cocoriti, Serpenti, e ancora svariati tipi di rettili, volatili, mammiferi e pesci.
BORDANO:il paese delle farfalle

BORDANO:il paese delle farfalle

murales

BORDANO:il paese delle farfalle

murales

fonte:wikipedia

La viarte – La primavera

Mi cres intôr la viarte

e l’aiarin m’ingrisulìs.

Oh biei colôrs di zoventût!

Pavèis a’svòlin,a’ bàlin

tôr de jere su la cjase.

(1968)

BALDISSERA / BALDISSERE DE LA PALME Paola
insegnante, poetessa (n. Gemona del Friuli 1934). La sua produzione risale agli anni cinquanta. Ha pubblicato la raccolta Viarte (Udine 1968).

Traduzione

Mi cresce intorno la primavera e la brezza m’abbrividisce.Oh bei colori di gioventù!Farfalle volano,danzano intorno all’edera sulla casa. (traduzione dell’autore)

testo tratto da “La Flôr” di Dino Virgili

E’ anche un omaggio al grande Dino Virgili mio collega.DSC01245