LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO — GIOVANNI MARGARONE SCRITTORE

PRESSO LA VILLA DE BRANDIS, IN SAN GIOVANNI AL NATISONE (UDINE)ALLE ORE 18,00 INTRODOTTO DALL’ARTISTA E POETA ENRICO MARRAS PRESENTERO’: LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE EVENTO ORGANIZZATO DAL COMUNE DI SAN GIOVANNI AL NATISONE E DALLA BIBLIOTECA CIVICA COMUNALE CHE RINGRAZIO The post LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE: PRESENTAZIONE DEL LIBRO appeared first on GIOVANNI…

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La Treccani sulle minoranze linguistiche

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Il direttore generale, Massimo Bray, sull’importanza del pluralismo linguistico e culturale
L’Istituto, che pubblica la più nota enciclopedia italiana Treccani, sta realizzando un’iniziativa che ci riguarda direttamente.

Da metà dello scorso anno sul suo sito (www.treccani.it) pubblica contributi scientifici sulla situazione delle minoranze linguistiche e nazionali in Italia. La sezione dal titolo «Lingue sotto il tetto d’Italia.Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte» presenta ogni mese una delle dodici minoranze, menzionate dalla legge 482/1999.
Gli autori dei contributi prendono in esame gli effetti che ha avuto o meno la legge. Sono critici soprattutto rispetto al fatto che la legge statale 482/99 non valorizzi le differenze, «almeno in sostanza propone la stessa forma di tutela per tutte e 12 le minoranze, senza considerare le loro peculiarità storiche, territoriali e sociali»,ha scritto nella presentazione il redattore del progetto,Fiorenzo Toso. All’ “insuccesso” della legge 482/99 ha contribuito, secondo lui, anche l’imbroglio che alcuni Comuni hanno messo o hanno tentato di mettere in atto. Nell’intento di ricevere contributi finanziari, infatti, diverse decine di amministrazioni comunali hanno dichiarato di appartenere ad uno specifico territorio linguistico minoritario, nonostante non avessero nessun legame culturale e linguistico. Il sito dell’enciclopedia ha, finora, pubblicato nove contributi che riguardano: i catalani di Alghero, i friulani, i sardi, gli occitani, i sudtirolesi, i ladini, i francesi e i francoprovenzali. Sugli sloveni del Friuli Venezia Giulia il contributo è stato scritto
da Franco Finco di un’università carinziana, la facoltà di pedagogia di Klagenfurt.
Abbiamo chiesto al direttore generale dell’istituto Treccani, Massimo Bray, che anni fa nel governo di Enrico Letta dirigeva il ministero della Cultura, di fornirci maggiori informazioni sul progetto e sui suoi obiettivi.Ha detto che tra gli obiettivi dell’Istituto vi è la tutela della memoria e della cultura italiana. «In questo contesto la lingua riveste un ruolo centrale. Come si evince dal testo della Costituzione e dai valori che essa contempla, per le minoranze linguistiche e nazionali sono importanti la lingua, la storia, la cultura e le peculiarità di un determinato territorio. L’enciclopedia della lingua italiana ha dedicato molta attenzione alle minoranze linguistiche. Già in passato abbiamo presentato alla più ampia opinione pubblica culture specifiche di determinati territori», ha detto Bray e ha spiegato per quale ragione nell’introduzione il redattore ha scritto che con i contributi sulle minoranze desiderano rendere una panoramica sintetica e aggiornata sulla situazione e sulle condizioni delle minoranze linguistiche in Italia.
Ha detto che l’Italia, come altri Stati europei, è caratterizzata dal pluralismo linguistico e dal policentrismo.
«La costituzione italiana fa riferimento anche alla tutela delle minoranze linguistiche, che nel corso dei secoli hanno contribuito a plasmare la cultura in Italia. Dalla sua istituzione, nel 1925, l’Istituto Treccani si impegna a valorizzare diverse realtà, che compongono la società italiana». Abbiamo chiesto a Bray come lui stesso valuti
la conoscenza delle minoranze linguistiche e nazionali da parte dell’opinione pubblica in Italia. Ha risposto che c’è interesse per questo tema sociale. Ha sottolineato che il loro sito internet, che pubblica i contributi sulle lingue minoritarie, conta oltre 600mila visualizzazioni al giorno. «C’è quindi interesse ed è in aumento»,è convinto Bray..
M. C. H  (Primorski dnevnik, 3. 2. 2019)

dal Slovit del 28/02/19

Natisone-Nediža

Prossenicco-Prosnid

 Il Natisone (Nadison in friulano, Nediža in dialetto sloveno locale, Nadiža in sloveno) è un importante fiume del Friuli, principale tributario del fiume Torre e sub-affluente dell’Isonzo.

Geografia
Nasce in Italia, a 415 metri di quota, nelle vicinanze di Prossenicco, frazione di Taipana, al confine tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia e deriva dalla confluenza del Rio Bianco e del Rio Nero che scendono dalle falde del Monte Maggiore e dal Gabrovig. Per un tratto segna il confine dell’Italia e, poco dopo aver ricevuto le acque dei torrenti Namlen e Jamnik, entra e continua il suo percorso in territorio sloveno lambendo gli insediamenti di Bergogna, Longo, Podibela, Boreana, Creda e Robis del comune di Caporetto.

Dopo avervi percorso circa 10 km rientra in Italia nei pressi di Stupizza e comincia a scorrere nella Val Natisone. Riceve quindi i contributi delle sorgenti Poiana, Arpit e Naklanz, di alcuni torrentelli quali il Jauarščak, il TarčeÅ¡njak, e lo Zejac, ed a Ponte san Quirino, del torrente Azzida (che è formato dall’unione dell’Alberone, del Cosizza e dell’Erbezzo, torrenti che danno il nome alle altre tre valli del comprensorio).

In questa zona, il Natisone è caratterizzato dalla notevole erosione dell’alveo che dà luogo a vere e proprie forre nei pressi delle frazioni di Vernasso e Ponte San Quirino. Lungo il suo corso italiano, il Natisone attraversa i comuni di Pulfero, San Pietro al Natisone, Cividale del Friuli, Premariacco, Manzano, San Giovanni al Natisone e confluisce nel Torre nei pressi di Trivignano Udinese.

La portata minima del fiume è di 0,8 metri cubi al secondo[4], ma è soggetto, nei periodi piovosi, a piene improvvise e, a volte, notevoli che di rado producono danni proprio per la notevole altezza delle rive. La portata media può essere indicata in 4 metri cubi al secondo, mentre quelle primaverile/autunnale in 6-8 metri cubi al secondo.

La sua lunghezza, dalla unione del Rio Bianco col Rio Nero fino alla confluenza con il fiume Torre, è di 55 km, mentre la lunghezza totale, comprendendo anche il Rio Bianco, è di 60 km.
Le acque fanno parte del bacino imbrifero del fiume Isonzo.

Origine del nome

Il toponimo veniva menzionato già in epoca classica ( “Natisa” in Naturalis Historia libro III, capitolo 126 di Plinio il Vecchio) e, successivamente, in epoca longobarda in Historia Langobardorum libro V, capitolo 23 di Paolo Diacono, nella parte in cui viene descritta la battaglia tra il duca longobardo Vettari e le milizie slave avvenuta nell’anno 670 (“non longe a Foroiuli….ad ponte Natisonis fluminis“). L’origine si suppone risalga al latino “natare” ossia nuotare o scorrere.[13]
Il fiume dà il nome alle Valli del Natisone che sono formate dal bacino del fiume Natisone, dal confine con la Slovenia fino alla frazione di Ponte San Quirino, e dalle valli dei suoi tre principali affluenti (Alberone, Cosizza ed Erbezzo).

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