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Crozza e il monologo sul saluto romano

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Fratelli Crozza

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Meteo Friuli

Siamo il 5 di maggio e in Friuli è inverno,stamattina vento gelido e 7 gradi di temperatura.In montagna oltre i 700/800 m.è ritornata la neve,nel Tarvisiano anche a quote più basse. Bora forte sulla costa con raffiche sui 100-110 km orari a Trieste.Miglioramenti sono previsti per domani 6 maggio.La neve ha imbiancato Carnia,Valcanale e Piancavallo.

da http://zloris.blogspot.com/2011/12/1-il-fogolar-furlan-il-focolare.html

Oggi si starebbe bene vicino al “Fogolar”

Vento, neve e pioggia, Friuli flagellato dal maltempo

Primi interventi dei vigili del fuoco per caduta alberi e pali pericolanti. Fiocchi di neve a Sappada e in Carnia

05 maggio 2019

Nevica con forti raffiche di vento a Sappada (vedi foto) dove sono già caduti altri 15 centimetri di neve. In azione gli spazzaneve lungo le strade. Fiocchi di neve anche in Carnia. Il tutto a poche ore dall’inaugurazione della stagione estiva di Grado. Ma vento forte e pioggia insistente stanno flagelland tutto il Friuli Venezia Giulia.

Questa mattina sono giunte le prime chiamate ai vigili del fuoco sia nel Pordenonese sia nel Goriziano. A Vallenoncello e a Brugnera quattro interventi per caduta alberi e pali pericolanti sulla carreggiata. Poco prima delle 8 sono usciti anche i pompieri del comando isontino per un albero pericoloso in comune di Sagrado.

La sala operativa della Protezione Civile di Palmanova ha inviato nelle zone costiere del Friuli alcune squadre di volontari per monitorare il territorio; la pioggia più insistente, con le raffiche di vento forti, interessa, infatti, la parte bassa della regione. Si temono allagamenti e mareggiate.

Per tutta la mattina, e per il primo pomeriggio, le condizioni meteo rimarranno invariate per poi andare leggermente a migliorare; solo domani tornerà il sole.

  • AUTORE: Paola Treppo

http://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/vento,-neve-e-pioggia,-friuli-flagellato-dal-maltempo/2/197956

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43° anniversario del terremoto del FVG

Il terremoto del Friuli del 1976 fu un sisma di magnitudo 6.5 della scala Richter che colpì il Friuli, e i territori circostanti, alle ore 21:00:12 del 6 maggio 1976, con ulteriori scosse l’11 e 15 settembre…http://Terremoto_del_Friuli_del_1976

 Il Friuli ringrazia e non dimentica

               Il Friul al ringrazie e nol dismentee

               Furlanija se zahvaljuje in ne pozabi

Moreno Tomasetig L’Orcolat (“orcaccio”, spregiativo del friulano orcul, “orco”) è un mostruoso essere che la tradizione popolare indica come causa dei terremoti in Friuli. L’Orcolat è una figura ricorrente soprattutto nei racconti della tradizione popolare. Vivrebbe rinchiuso nelle montagne della Carnia: ogni suo agitarsi bruscamente provocherebbe un terremoto.
Dopo il 1976 è divenuto sinonimo del terremoto che colpì il Friuli in quell’anno.
immagine da fb

Il 6 maggio 1976 era un venerdì ,la serata era calda.I bambini di Pradielis/Ter giocavano,come ogni sera in piazza, prima del rientro alle proprie case.

Era molto afoso,gli anziani ,come di consueto,dopo l’Ave Maria si stavano preparando per andare a dormire,per poter continuare il giorno dopo i lavori nella stalla e nei campi.

Alcuni si trattenevano nell’ osteria del paese per bere al banco un bicchiere di vino dopo le fatiche della giornata.

Tutto era calmo,poi il primo allarme,una specie di tuono,ma nessuno ci fece caso, un rimbombo, i vetri delle finestre risuonarono.Si sentì un boato,poi una terribile scossa alle 21 e 24 minuti che è durata 59 secondi(magnitudo 6,5 Richter).

Il terremoto colpì tutto il Friuli e portò solo distruzione.Le case crollarono e con esse tutto ciò vi era dentro,le campane cominciarono a suonare da sole,gli orologi sui campanili si fermarono alle 21.Le case di sasso crollarono e sotto di sè affondavano tutto ciò che era nelle vicinanze.Le luci si spensero ,molte fontane non erogarono l’acqua.La gente rimase di sasso,scappò e molti furono colpiti dal crollo.

A Podbardo/Ciseriis morirono sotto le macerie 6 persone e successivamente 2 per le conseguenze.Dalle frane ,dalle rocce e dai ghiaioni si diffondeva una polvere soffocante,dalle pendenze dei Musi ,del Zajavor,dalla Velika Glava e da Tanaroba si innalzava una nebbia soffocante.Cumuli di sassi ricoprivano tutto,molte case crollarono.La gente scappava all’aperto,spaventata senza rendersi conto di cosa stesse succedendo.

A Podbardo/Ciseriis due donne rimasero intrappolate nella stalla per il crollo del tetto e rimasero sotto le macerie.Anche gli animali cercavano di scappare.

Gli aiuti da Tarcento e da Nimis non potevano arrivare perchè le strade erano impraticabili,gli abitanti cercarono di aiutarsi a vicenda.Si poteva arrivare a Lusevera solo a piedi attraverso i sentieri.

Per prima cosa si radunarono nella Velika Njiva/Grande Campo a Bardo/Lusevera per vedere quanti erano presenti.Mancava all’appello un’anziana e quindi andarono a cercarla:era bloccata nel letto e non poteva muoversi e fu aiutata ad uscire.E così successe in altri paesi del comune di Lusevera/Bardo.

Arrivarono le tende,si fecero le tendopoli e furono sistemati alla buona i tetti delle case dai proprietari.

Giunsero le donazioni degli emigranti, i contributi dello Stato,delle associazioni umanitarie, gli aiuti internazionali e quelli delle nazioni vicine.

I tecnici della Slovenia che avevano contribuito alla ricostruzione di Skopje organizzarono sul castello di Udine un seminario con esempi pratici per insegnare agli addetti ai lavori come si doveva aggiustare e ricostruire in modalità antisismica.

Arrivarono le roulottes,molte persone furono trasferite a Lignano,Grado,in altri luoghi o da parenti.

Gli animali ad Arta Terme e altri luoghi della Carnia.

Furono montate le case prefabbricate slovene,le”valentine”casette di legno costruite dalla ditta Piero della Valentina.

Poi ci fu la ricostruzione, è stato ricostruito tutto com’era,col minimo di interventi legislativi e coi risultati migliori.

Trent’anni dopo ogni opera è compiuta e non c’è muro che non sia stato ricostruito come prima.

Nell’immaginario collettivo ,merito dei friulani e del loro carattere laborioso.Nella realtà,risultato di scelte politiche un tempo tanto sagge.

tradotto dal libro “Na izpostavljenem mestu/Tra la propria gente”

racconto autobiografico in memoria di Viljem Černo scomparso

43 anni fa il terremoto del Friuli del 1976

 Fu un sisma di magnitudo 6.5 della scala Richter che colpì il Friuli, e i territori circostanti, alle ore 21:00:12 del 6 maggio 1976, con ulteriori scosse l’11 e 15 settembre

I danni del terremoto del maggio 1976 furono amplificati da altre due scosse, a fine dell’estate.

L’11 settembre 1976 la terra tremò di nuovo: si verificarono infatti due scosse alle 18:31 (Mw 5.3) e alle 18:35 (Mw5.6).Il 15 settembre 1976, prima alle ore 5:15 e poi alle ore 11:21, si verificarono due ulteriori forti scosse, rispettivamente di magnitudo 5.9 e 6.0 I comuni di TrasaghisBordanoOsoppoMontenarsGemona del FriuliBujaVenzone e la frazione di Monteaperta, le località maggiormente colpite, furono fortemente danneggiati. La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di GradoLignano SabbiadoroJesolo e altre località marittime. Là furono ospitati anche i terremotati di altri comuni, rimasti senza alloggio…

Il sisma in cifre

Aree colpita: 5.500 chilometri quadrati

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Dal Duce al Capitano: ritorna “ordine e disciplina” di Marco Barone (sito) domenica 5 maggio 2019


La rivolta deve partire dalla scuola con sciopero antifascista. 

D’Annunzio, che con la marcia di occupazione su Fiume, mirava a quella su Roma e divenire il duce d’Italia, dovette rassegnarsi e cedere le redini del comando a Mussolini che prenderà in consegna gran parte dell’esperienza dannunziana, dall’olio di ricino, al saluto romano, dai discorsi dal balcone, al razzismo contro gli “slavi”.

Il dannunzianesimo d’altronde sta al ’68 come i pinguini stanno al deserto, il ’68 è stata la più grande esperienza culturale rivoluzionaria vissuta in Italia, profondamente antifascista, inconciliabile con i precetti del nazionalismo e di quel marciume che era proprio del nazionalismo del ‘900 e dell’esperienza fiumana. Il ’68 è stato se non spazzato via, compromesso seriamente nei suoi precetti, nei suoi valori, di libertà, uguaglianza, fratellanza, e ritornano, oggi, concetti e simbolismi propri del ventennio.

Dai discorsi dal balcone, al concetto tanto anacronistico quanto pericoloso di ordine e disciplina. Concetto che Mussolini ribadì diverse volte nei suoi discorsi come si può leggere nel dizionario mussoliniano: 

«Autorità, ordine e giustizia. Questo trinomio è il ri­sultato fatale della civiltà contemporanea, dominata dal lavoro e dalla macchina.»(Dal discorso pronunciato all’Assemblea del P.N .F. in Roma , il 14 Settembre 1929). — V II, 147. « Ci può essere un ordine pubblico perfetto, e ci può essere un disordine morale profondo. Dobbiamo preoccu­parci dell’ordine morale, non dell’ordine pubblico, perchè per l’ordine pubblico, nel senso poliziesco della parola, abbiamo forze sufficienti.»(Dal discorso pronunciato al Parlamento , il 26 Maggio 1927). — V I, 66 e 67.

«La parola d’ordine non può essere che questa: di­sciplina. Disciplina all’interno per avere di fronte all’estero il blocco granitico di un ’unica volontà nazionale. »(Da discorso pronunciato a congresso fascista in Roma il 22 Giugno 1925). — V , 118 Per le giovinezze intrepide, inquiete ed aspre che si affacciano al crepuscolo mattinale della nuova storia ci sono altre parole che esercitano un fascino molto maggiore, e sono: ordine, gerarchia, disci­plina. »(dall’articolo forza e consenso )Anno 2019. Così colui che chiamano il Capitano: “Rispetto delle regole,ordine e disciplina vanno insegnate fin da piccoli altrimenti abbiamo generazioni che poi arrivano a vent’anni e fanno casino”. Di questo passo manca solo che si riproponga l’opera nazionale Balilla. Il problema non è tanto la questione del grembiule, da cui sarebbe partita la riflessione sulla questione dell’ordine e disciplina, ma il concetto di fondo, l’idea di società che si sta affermando.Dalla fantomatica ora di educazione civica, a costo zero per lo Stato, una pessima legge per come strutturata, che va paradossalmente proprio contro il concetto di “ordine e disciplina” voluto dal Capitano, alle sanzioni disciplinari che vengono comminate a chi da libero cittadino, operando nella scuola, rischia di ledere il buon nome della Pubblica amministrazione, perché osa protestare contro il sistema o mettere in discussione il sistema di potere esistente. Il tutto in un contesto dove la libertà di critica all’interno della scuola è ridotta ai minimi termini, grazie al potere spropositato conferito a presidi, diventati dirigenti, che in tanti casi si sentono padri padroni della scuola, come se fosse roba loro.La scuola è allo sfascio, e di questo passo rischia di diventare espressione della cultura del fascio. La rivolta deve partire dalla scuola, contro quello che sta accadendo nel Paese, dove affermarsi come razzista e fascista non è più un problema, non ci si nasconde più, prima che sia tardi, sempre che non sia già tardi. A partire da uno sciopero generale antifascista.L’Europa ha come massima unita nella diversità. Ma di questo passo sarà unita sotto l’incubo di un solo colore, quello di quel ventennio che speravamo di non vedere più. Ma che ritorna, a modo suo, con i suoi adattamenti, ma mantenendo sempre intatti alcuni dei suoi aspetti peculiari per quel nazionalpopulismo che avanza incontrastato e che ci trascina prepotentemente indietro nel secolo breve.m

Autore : Marco Barone

Marco Barone

Blogger,attivista,laureato in Giurisprudenza,”opinionista” e amante del calcio, ricercatore storico. Sempre dalla parte della difesa dei diritti umani. Ho partecipato a vari concorsi di poesia, cito in particolar modo la seconda edizione del Concorso Internazionale di Poesia Inedita “Il Federiciano”, dove la poesia Cicala è stata segnalata e pubblicata nell’antologia (…)

Sito: xcolpevolexhttp://IwAR1RPuCtlbjFkBXNW3Bf2tGjnWG0tZjYkik1yUQpGdWHs8iQvEjqoNXactA

 fonte foto 

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