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Il friulano che ha scolpito i presidenti Usa

Esce la biografia del migrante medunese Luigi Del Bianco, capo-intagliatore del celebre monumento sul Monte Rushmore

Il friulano che ha scolpito i presidenti Usa

08 maggio 2019

autore Andrea Ioime

Si intitola â€˜Fuori dall’ombra del Rushmore’ e sarà presentato venerdì 10 alle 18 alla Libreria Tarantola di Udine la biografia del migrante medunese Luigi Del Bianco, divenuto capo-intagliatore del celeberrimo monumento ai presidenti americani sul Monte Rushmore, nello stato del South Dakota.

Del Bianco è uno dei tanti ‘maestri’ che, nel corso della storia recente, e spesso in balìa di eventi globali come le guerre e l’emigrazione, hanno insegnato il lavoro attraverso la realizzazione di opere conosciute in tutto il mondo.

Scritta dal nipote Lou Del Bianco, la biografia, sottotitolata ‘La storia di uno scultore friulano sulla Montagna dei Presidenti’ è il risultato di una scoperta effettuata dall’autore, all’età di 8 anni: quella che suo nonno Luigi, capo intagliatore sul Monte Rushmore, non eraneppure menzionato nel libro più autorevole sul Rushmore.

Dai documenti storici emersi dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, la più grande del mondo, Lou Del Bianco è riuscito a ricostruire la storia di Luigi e la sua fondamentale importanza e, dopo 25 anni, è finalmente in grado di  consegnerà alla memoria del nonno il meritato riconoscimento.

La toccante e pregnante storia di Luigi Del Bianco e delle sue difficoltà come emigrato, in vita e dopo, ha al centro i  i volti di quattro famosi presidenti americani (da sinistra a destra: George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln), scelti rispettivamente come simboli della nascita, della crescita, dello sviluppo e della conservazione degli Stati Uniti.

Su una grande parete di roccia, lo scultore Gutzon Borglum iniziò a lavorare nel 1927 con l’italiano naturalizzato statunitense Luigi Del Bianco come maestro carpentiere e principale scultore e proseguì, con l’impiego di circa 400 operai, fino alla morte nel 1941. La scultura, alta 20 metri e simbolo dei primi 150 anni della storia americana, fu poi finita dal figlio Lincoln.

http://www.ilfriuli.it/articolo/cultura/il-friulano-che-ha-scolpito-i-presidenti-usa/6/198166

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Bambini non vaccinati in classe, segnalati due responsabili scolastici

08 maggio 2019

Il Nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri di Udine ha segnalato alla Procura della Repubblica il responsabile dei servizi educativi di una scuola maternadella provincia di Gorizia, in quanto non aveva fatto rispettare gli obblighi vaccinali necessari per l’iscrizione e la frequenza dei minori di 6 anni in classe.

Analogamente, anche i carabinieri di Latisana, hanno denunciato per omissione di atti d’ufficio il responsabile di un istituto per aver ammesso alla frequenza scolastica numerosi bambini, di età compresa tra zero e tredici anni, tutti non in regola con le vaccinazioni.http://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/bambini-non-vaccinati-in-classe,-segnalati-due-responsabili-scolastici/2/198125

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“Disobbedisco, la rivoluzione di Gabriele D’Annunzio a Fiume”

https://www.facebook.com/TgrRaiFVG/videos/322329011783236/

“Disobbedisco, la rivoluzione di Gabriele D’Annunzio a Fiume” questo il titolo della mostra che il Salone degli Incanti, a Trieste, ospiterà da luglio a novembre.

di Elisabetta Zaccolo

Trieste 300mila euro per una mostra su #Dannunzio e marcia di occupazione di #Fiume. Lo vogliono riabilitare. Dicono che ha anticipato il ’68. Certo, chiamare i croati mandrie di porci, o schiaveria bastarda,sa molto di ’68, no? Dicono che non ha sparato un colpo a Fiume. Con la sua marcia eversiva e militarista. Certo. E la sessantina di morti, dovuti al “natale di sangue” dove li mettiamo? E vuoi mettere l’olio di ricino,il saluto romano, il discorso sul balcone? Tutti casualmente diventati simboli del fascismo. O il corporativismo della carta del Carnaro? Diventato essenza del fascismo? Se non si capisce che la marcia su Fiume ha anticipato quella fascista su Roma, che dire? Questo tentativo di riabilitare D’Annunzio va contrastato. E’ inaccettabile, storicamente, moralmente ed eticamente. Ci manca solo che dicono che ha anticipato la Resistenza…di Barone Marco da fb

Pubblicato in: FVG, minoranza slovena, storia

La questione linguistica

La legge di tutela della minoranza slovena in Italia (l. 38/01, promulgata durante la XIII legislatura della Repubblica Italiana) ne ha definito la presenza storica e i diritti fondamentali, includendo fra le zone di tutela anche la Slavia friulana.Nel corso del lungo iter parlamentare le forze politiche di estrema destra, tradizionalmente antislovene, si opposero all’estensione della legge in provincia di Udine, sostenendo che gli idiomi locali non appartengano all’area linguistica slovena. L’associazione Italiana degli Slavisti, in un documento del 1989, afferma che la distanza dei dialetti sloveni in uso nelle località della provincia di Udine non è dovuta a una presunta e scientificamente inesatta estraneità di questi dialetti alla lingua slovena, bensì a fattori storici e amministrativi che hanno determinato la situazione linguistica attuale.Pur tuttavia, alcuni seguaci di teorie pseudoscientifiche hanno preso le distanze dalla legge di tutela in quanto non giudicano essere un dialetto sloveno la lingua parlata storicamente nei territori del loro comprensorio (detta natisoniano o nediÅ¡ko). Quanti si riconoscono in queste posizioni sostengono che la loro originaria antica lingua slava non deriva dallo sloveno essendo precedente di oltre quattro secoli anche se, ovviamente, tutti i dialetti preesistono alle lingue standard.Baudouin de Courtenay ipotizzò che gli slavi del Natisone potessero addirittura avere delle componenti o un substrato originari della cosiddetta area Äakava, ossia serbo-croata, e che solo con l’evoluzione storica sono andati scemando; egli non escludeva che la provenienza potesse essere carantana. Si rimane tuttavia nel campo delle ipotesi, non essendoci testi antichi nelle lingue slave, andatesi differenziando nell’alto medioevo. In scritti successivi alle prime formulazioni, Badouin de Courtenay sostenne l’indubbia appartenenza di dette parlate al sistema dialettale sloveno. Comunque, uno slavista di fama nazionale e nativo proprio di Vernasso, Bruno Guyon, propose nella prima metà del XX secolo una suddivisione linguistica nelle vallate del Natisone e dell’Alberone, da una parte, e in quelle dell’Erbezzo e del Cosizza, dall’altra. Egli inoltre analizzò il sistema vocalico e consonantico delle due varianti locali che presentano forti rassomiglianze col serbo antico.Per accennare alla rimanente zona slovenofona del Friuli, la peculiarità dei dialetti resiani indica una loro evidente autonomia linguistica, frutto di un particolare percorso storico e del successivo isolamento della vallata. Fattori che però non pregiudicano l’intercomprensibilità del resiano con altri dialetti sloveni.

Elenco dei comuni

I comuni della Slavia friulana in rosso. In arancione, quelli in parte contraddistinti da popolazione slovena.

I comuni della Slavia friulana in rosso. In arancione, quelli in parte contraddistinti da popolazione slovena.

Segnaletica bilingue nel comune di San Pietro al Natisone.

Segnaletica bilingue nel comune di San Pietro al Natisone.

La Slavia friulana comprende l’intero territorio dei seguenti comuni:

ComuneAbitanti (2015)Superficie (km²)
Drenchia (Dreka)11913,28
Grimacco (Garmak)35114,5
Pulfero (Podbuniesac)97848,03
San Leonardo (Svet Lienart o anche Podutana)1 13027,00
San Pietro al Natisone (Å pietar)2 21323,98
Savogna (Sauodnja)42122,11
Stregna (Srednje)36719,70
Lusevera (Bardo)66152,00
Taipana (Tipána)64965,00
Totale6 889285,60

A questi comuni vanno aggiunte le principali frazioni montane dei comuni di AttimisFaedisNimisPrepotto e Torreano, nonché alcune località e frazioni montane dei comuni di Montenars e Tarcento dove tuttavia lo sloveno è sicuramente scomparso da tempo.

Secondo alcuni rientrerebbe nella Slavia Friulana anche il comune di Resia, anch’esso in area linguistica slovena ma con un dialetto molto arcaico; è da ricordare che le località di Bergogna (Breginj) e Luico (Livek) erano inserite nella Schiavonia veneziana, dalla quale sono state smembrate in epoca napoleonica; fanno parte del comune di Caporetto in Slovenia.

Della comunità slovena della provincia di Udine fanno parte anche gli Sloveni della Valcanale presenti nei comuni di Malborghetto-Valbruna e Tarvisio entrati a far parte del Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale.

https://www.wikiwand.com/it/Slavia_friulana