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“Gioca e vinci”: Shaurli fa il verso a Salvini

Il segretario regionale del Pd, Cristiano Shaurli, fa il verso al vicepremier Matteo Salvini. Si “ispira”, per così dire, al gioco lanciato dal leader della Lega “Gioca e vinci Salvini” e lancia ironicamente un concorso a premi con in palio, fra le altre cose, volantini autografati dall’ex sindaco di Udine, Furio Honsell, una partita a briscola e un pranzo a base di frico. A fianco del segretario Pd compare, divertita, anche l’ex assessore regionale Maria Grazia Santoro (video tratto dalla pagina Fb di Cristiano Shaurli). youtube

Cristiano Shaurli
https://youtu.be/ViR5EKhhpwg
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Aquileia, il rifiuto di una disgregazione fra diversi

Un brano dell’intervento che il prof. Alessio Peršič ha tenuto anni fa alla tavola rotonda all’Abbazia di Rosazzo sul tema: 
«Il paradigma di Aquileia. Segno e stimolo di collaborazione tra le chiese e di convivenza tra i popoli».

San Paolino aveva la responsabilità di un gregge molto diverso da questo ideale: nel medesimo territorio ecclesiastico i Longobardi, precedenti dominatori, sopportavano lividi e affranti la nuova signoria dei Franchi, mentre le popolazioni di vecchio sostrato, celto-latine, numericamente ancora maggioritarie, subivano con diffidenza sottomessa o ambiguo opportunismo i disagi del violento ricambio di potere ai vertici politico-sociali; insieme, da oriente era filtrata — per lo più quietamente — la presenza delle stirpi slovene, e già Paolino poteva contemplarne i fuochi solstiziali, la vigilia del Battista, alti sui monti che sovrastano Cividale. 

Davanti alla Chiesa di Aquileia, allora guidata fermamente da Paolino, questa dunque fu ancora la sfida: «Non dividerci, pur radunati». 
Non però il rifiuto di ormai anacronistiche e improbabili divisioni dottrinali, come era anche stato fino a non troppo tempo prima; il rifiuto, invece, della disgregazione di una convivenza fra diversi, che equivaleva all’affermazione di un progetto di conciliazione politica e morale realizzabile con le potenti risorse dell’amore teologico: la caritas. «Onde i prossimi in Dio come noi stessi / amare e, per il Cristo, anche i nemici». 

La costanza di perseguire questo progetto, antico e nuovo, poiché riformulato originalmente alla scadenza di ogni trapasso epocale, fu il carisma della cristianità aquileiese. 
Attraverso e oltre la singolare, rischiosa e irripetibile esperienza dello Stato Patriarcale, esso restò confermato: in Friuli i numerosi toponimi slavi, accanto a quelli germanici, e, ancora più, i cognomi familiari di analoga origine, attestano solo un esempio estremo di compenetrazione culturale, spinto alla totale assimilazione; la condivisa venerazione di molti santi ha pure un’appariscenza tanto evidente, che uno studio esteso all’intera antica giurisdizione diocesana di Aquileia potrebbe solo asseverare, mentre la devozione mariana non ha il suo modo esemplare e privilegiato di espressione in quello multilingue praticato nei santuari edificati sui crinali dei versanti etnici, Višarje – Luschari – Lussari, Madone di Mont – Stara gora – Castelmonte, Sveta Gora – Mont Sante – Monte Santo (ma anche se ci si addentra di più in terra slovena si può avere ancora la sorpresa, com’è successo a me in un pomeriggio di duro lavoro, di scoprire le pareti lapidee esterne del romito santuario di Sveta Marija Vitovska, sotto la Selva di Tarnova, istoriate di scritte devozionali settecentesche in lingua italiana …). 

E’ tuttavia il sentimento collettivo di ciascun popolo a confermare soprattutto, di solito nei frangenti più drammatici delle vicende nazionali, la coscienza di appartenere a un insieme distinto per l’omogeneità di un convissuto storico profondamente interiorizzato, appunto perché inseparabile dal sedimento spirituale che ancora oggi configura in radice le idealità individuali e quotidiane. Penso a Ivan Cankar (1876-1918), del cui romanzo «Martin Kačur» (1906) mio padre curò nel secondo dopoguerra una traduzione che nessun editore italiano si sognò allora di pubblicare: questo visionario cantore della Slovenia e dolente demistificatore della Mitteleuropa asburgica, aveva immaginata praticabile l’ipotesi di una unità politica degli Slavi meridionali; eppure aveva lucidamente riconosciuto: 

«Siamo fratelli di sangue, siamo almeno cugini per quanto riguarda la lingua, ma per cultura, che è frutto di plurisecolare separato sviluppo, siamo molto più estranei l’uno all’altro di quanto possa essere estraneo il nostro contadino della Carniola al contadino tirolese o il vignaiolo goriziano a quello del Friuli». 

Il disastro del regno jugoslavo e la dissoluzione — prevista infallibilmente già trent’anni fa anche da mia nonna, chiacchierando in cucina — della Jugoslavia comunista di Tito hanno dimostrato perfino tragicamente l’illusorietà storica di questa idea generosa, per certi aspetti forse profetica, ma in gran parte immotivata da fondamenti storici e spirituali. Alessio Peršič

Docente di Letteratura Cristiana Antica all’Università Cattolica di Milano.
DOM 15-04-2004

http://www.lintver.it/storia-vicendestoriche-ancoraparadigma.html

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Domenico Zannier(Meni)

Domenico Zannier (Meni o Domeni Zannier) sacerdotepoeta, critico letterario e d’arte, scrittore e traduttore,candidato al Nobel.Nato a Pontebba (Udine) da genitori artigiani e emigranti, del Friuli centrale. Si firma anche “Domeni Dumbli”.

1930-2017

Ha compiuto studi classici filosofici e teologici. La sua attività letteraria è cominciala in giovane età, raggiungendo a poco a poco vertici consistenti, che lo hanno portato ad essere candidato al Nobel per la letteratura da parte delle Università di Salisburgo e di Innsbruck.

 Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Premio Internazionale del C.I.A.C. di Roma, Premio Campidoglio d’Oro della Internationale Burckhardt Akademie, Premio Tesaur per la poesia, Premio Nadâl Furlan di Buja, per i valori di civiltà cristiana espressi nella sua opera, Premio Friuli Aquila d’Oro, Premio Castello Città di Udine, Premio Grandi Friulani nel Mondo di Sedegliano, Premio Epifania di Tarcento, medaglia d’Argento della Provincia di Udine, medaglia d’Oro per il teatro di Arta Terme, per non citare che alcuni dei numerosi riconoscimenti conseguiti, Domenico Zannier è sempre stato sostenitore della individualità etnica del popolo friulano di lingua ladina e fautore dei diritti delle minoranze linguistiche in Italia e in Europa.

Tra le sue opere ricordiamo la prima quadrilogia dei poemi “Les Culines Palides” e “Furlanie di Cîl”, raccolti nel volume unico “I Dîs dai Ciclamins”, “L’Ancure te Natisse” e “I Dumblis Patriarcâì”. La seconda quadrilogia comprende i poemi “Crist Padan”,”Anilusi”(poema indiano), “Flôr Pelegrin” e “Colomps di Etrurie”. Una terza trilogia sta uscendo dalle stampe, ne fanno parte i poemi “Gnot di Colomban”, “Fanis” e “Filii Petrae” (I Fîs de Piere).

Questi dodici poemi, per un totale di 48.541 versi hanno dato alla letteratura friulana il primo vasto ciclo epico-storico dì tutti i tempi. Tra le sillogi liriche ricordiamo “Tal Gorc dal Sorêli”, “De bande de vite”, “L’ore dal Omp”, il poema mistico “Fevelade a Diu”, i poemetti “Cuintricjant Celest”, “Vilie Siriane”, “Tamugadi”. Ha composto l’opera “I Drams Lirics”, la tragedia “Un Oracul par Tebe”, il dramma storico “Il medili di Fuc”. Sillogi poetiche, tra cui “Jerusalem” e “Te sere dai Cedris”, si trovano in numerose riviste regionali, nazionali ed estere.

Ha composto liriche in lingua italiana, spagnola e inglese. Per la prosa friulana va ricordato il romanzo (il secondo della letteratura friulana) “La crete che no vai”. Zannier ha dato vita a una molteplice produzione di carattere popolareggiante come in “Pastorâls di Nadâl”, nel genere della villotta, nel canto religioso. Ha operato con il gruppo “Il Tesaur”, fondato da Gianfranco D’Aronco e nel Circolo poetico “La Cjarande”, di cui ha curato la prima antologia con i poeti Mario Argante e Galliano Zof. Ha fondato e diretto la Scuele Libare Furlane (Scuola Libera Friulana) per l’insegnamento della lingua e delle tradizioni popolari ai giovani e ai fanciulli.

È socio della Deputazione di Storia Patria per il Friuli. Ha scritto “Majano tra le pieghe dei secoli” con R. Tosoratti, storia della comunità. È membro del Circolo Culturale Laurenziano di Buja e socio fondatore dell’Istituto “Achille Tellini” di San Giovanni al Natisone e consulente dell’Assor-Est di Udine. È iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti (Pubblicista), è critico di letteratura e d’arte. Recentemente è stato insignito dell’onorificenza “Paul Harris Fellow” del Rotary International e nominato Commendatore all’Ordine della Repubblica Italiana. L’attività di Domenico Zannier abbraccia oltre mezzo secolo… http://slvs.infoteca.it/buje/default.aspx?id=14035

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FVG: Circa 7000 abitanti in meno in soli 10 anni

Questi dieci anni, da quando praticamente c’è stata la crisisono stati devastanti per il sistema Italia.Paese che ne è uscito con le ossa rotte, ma ancora in piedi. Un Paese che si è fermato, arrestato, un Paese che ha conosciuto una fuga importante di propri concittadini verso l’estero e nello stesso tempo un sostanziale calo dell’immigrazione.

E le conseguenze si vedono specialmente nelle località di confine, le più esposte a certi fenomeni, dove alcune situazioni sociali e politiche si realizzano prima che altrove. Come in Friuli Venezia Giulia. In10 anni vi è stato un calo della popolazione di 6500 abitanti.Come se una cittadina come Gradisca d’Isonzo fosse stata azzerata. Spazzata via. Soffrono le città ex capoluogo come Gorizia, con 1700 abitanti in meno,Trieste,1000, mentre crescono Udine e Pordenone, rispettivamente in questi dieci anni, Udine con 1630 abitanti in più, e Pordenone con 276 abitanti in più. Tra alti e bassi, sali e scendi il bilancio nella partentesi che va dal 2008 al 2018 è il seguente prendendo come periodo di riferimento l’anno 2008 ed il 2018. Nel 2008 aveva il FVG un numero di abitanti pari a: 1.222.061
provincia di Udine: 53.5992, Udine città 97.880
provincia di Gorizia: 141948, Gorizia 36.110, Monfalcone,27.825, Ronchi 11.946
Provincia di Trieste: 236.457, Trieste 205.356
provincia di Pordenone: 307.664, Pordenone 50.851 Nel 2018, mese di riferimento gennaio, in FVG risultano: 1.215.538 abitanti.
provincia di Udine: 529.381, Udine, 99.518
provincia di Gorizia: 139.439, Gorizia, 34.411, Monfalcone,28.107,Ronchi,11.971
provincia di Trieste: 234.638, Trieste 204.338
provincia di Pordenone: 312.080, Pordenone 51.127

Dati che comunque sembrano essere destinati a peggiorare non appena saranno disponibili quelli relativi agli ultimi quattro mesi del 2018. Infatti, ad agosto 2018, ultimi dati disponibili, il FVG è ancora in fase di calo, a quota 1.215.046 abitanti. Dunque ben 7000 mila in meno rispetto al 2008. Come la città di Gorizia, ulteriormente in calo di una settantina di abitanti, sulla stessa onda Trieste, cala leggermente Udine di 200 abitanti e Pordenone invece cresce di quasi 100 abitanti circa.L’Italia nel 2008 aveva 59.619.290, l’area dell’Italia Nord Orientale 11.337.470, nel 2018 ne risultano 60.483.973 e nell’Italia Nord Orientale 11.640.852. Dunque in controtendenza rispetto a quanto accade complessivamente in FVG.

Marco Barone

https://www.agoravox.it/FVG-Circa-7000-abitanti-in-meno-in.html