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Lago di Cavazzo


Un lago unico, un solo pianeta di Enos Costantini

utente Wolfbark di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons., CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3718432

A ogni siccità, a ogni previsione di siccità, durante ogni inverno in cui si prevede una prossima estate siccitosa, all’approssimarsi di ogni estate non si sa fare altro che perorare l’utilizzo a fini irrigui del Lago di Cavazzo. Per fare più mais sulle ghiaie dell’alta pianura friulana, immagino. Il mais, notoriamente, è una coltura ad alto valore aggiunto che crea uno straordinario indotto e tanti posti di lavoro. Senza il mais, figurarsi, non avremmo le tante eccellenze del territorio che hanno reso la pianura friulana famosa tra gli chef stellati di tutto il mondo. Mi si perdoni la facile ironia.
La mia opinione è che l’ente pubblico dovrebbe spendere il denaro pubblico innanzitutto per salvare il Lago di Cavazzo da morte certa. Poi si discuterà del resto.
Quanto ai pensatori dell’agricoltura friulana, questi ideologi passatisti rimasti ancorati all’ettaro lanciato sappiano che è giunta l’ora di togliersi l’elmetto che la guerra è finita. 
Primo punto: tutte le grandi civiltà del Mediterraneo sono state grandi perché avevano fatto propria quella branca dell’agronomia che si chiama ARIDOCOLTURA.
Punto due: il Lago di Cavazzo è unico, come unico è il pianeta sul quale viviamo. Salvare l’uno significa salvare l’altro.
Punto tre: l’agricoltura asservita all’industria è il paleolitico. Un neolitico con un altro modello agricolo è l’unica salvezza possibile. E non dovrà essere un’epoca da misurarsi in millenni, bensì in anni. Per mangiare da cristiani, o anche solo per sopravvivere, abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo e di un rinascimento agronomico.
L’acqua, nella nuova frontiera dell’agricoltura friulana dovrà
1. essere risparmiata in modo parossistico perché non è un bene infinito;
2. se ne dovrà fare un utilizzo morale perché l’acqua è un bene di tutti; 
3. dovrà essere trasformata in economia, quindi utilizzata solo per colture ad alto reddito, labor intensive, ad alto valore aggiunto e che creino posti di lavoro;
4. infine dovrà essere impiegata per colture di alto valore nutrizionale quali gli ortaggi di cui in Friuli siamo deficitari al 90 per cento. Deve, quindi, servire a creare un solido legame di vicinato tra chi produce e chi mangia, e tutti mangiano.
Insomma l’acqua dovrà essere trasformata in soldi, in lavoro e in salute.https://www.facebook.com/pg/vitaneicampi/posts/?ref=page_internal

Il lago di Cavazzo è il più esteso lago naturale del Friuli-Venezia Giulia. Il lago è anche conosciuto con l’appellativo di lago dei Tre Comuni, denominazione proposta nel 1948 da un Consorzio che allora riuniva i tre comuni bagnati dal lago stesso. Numerosi scrittori e poeti hanno descritto le bellezze del lago. Wikipedia

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La bussola del direttore🧭

«Così si muore sui confini»: i racconti dell’inferno lungo la rotta balcanica… Le voci dei giovani pachistani e afghani aiutati dalla Comunità di Sant’Egidio dopo essere sopravvissuti agli orrori di viaggi lunghi cinquemila chilometri

https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2019/05/20/news/cosi-si-muore-sui-confini-i-racconti-dell-inferno-lungo-la-rotta-balcanica-1.32863730?refresh_ce

dal Piccolo

A Polcenigo spunta un’orma di dinosauro

Appartiene a un teropodo che era alto più di dieci metri e fa il paio con quella scoperta a Claut

A Polcenigo spunta un\u0027orma di dinosauro

21 maggio 2019

Cercava una sorgente, ma sotto i suoi piedi, nei boschi sopra Mezzomonte di Polcenigo, è spuntato qualcosa di inaspettato. Giuseppe Minatelli, pensionato di Santa Lucia di Budoia ha scoperto nientemeno che un’orma di dinosauro. “Era il 28 di aprile del 2018 – racconta Minatelli, appassionato di montagna e fotografia – e mi sono accorto che mi trovavo sopra un sasso particolare, coperto di rami e foglie. Una volta ripulito, è spuntata l’orma”. Un ritrovamento che ha suscitato lo stupore del pensionato pordenonese.

La scoperta, che risale a quasi un anno fa, è passata per il vaglio della Soprintendenza regionale. Gli esperti hanno stabilito che appartiene a un teropodo, alto più di dieci metri. Il ritrovamento di Polcenigo fa il paio con quello di Claut; gli animali, insomma, facevano parte dello stesso gruppo di dinosauri.

“E’ una scoperta molto importante”, conferma Angelo Pusiol, presidente del Gruppo archeologico di Polcenigo. “L’impronta è grande circa 60-65 centimetri. I primi teropodi sembra siano apparsi intorno a 210milioni di anni fa”. Ancora da stabilire con certezza, grazie agli studi sulla pietra, l’estatta ‘anzianità’ dell’orma di Polcenigo.

Il Comune che, assieme all’amministrazione di Caneva, accoglie anche il sito palafitticolo del Palù di Livenza, patrimonio Unesco dal 2011 (assieme agli altri siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino), in accordo con la Soprintendenza, sta ora studiando come valorizzate l’impronta. Tra le ipotesi c’è anche quella di portare il masso in paese…

AUTORE: Daniele Micheluz

http://www.ilfriuli.it/articolo/tendenze/a-polcenigo-spunta-un-quote-orma-di-dinosauro/13/198979

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I paesi meno abitati del Friuli

DRENCHIA/DREKA

Con poco più di cento anime, e dopo la fusione di Ligosullo con TreppoCarnicoDrenchia è il paese meno abitato del Friuli Venezia Giulia. A oggi, vi risiedono 103 persone, di cui solo tre sotto i 18 anni.

Drenchia (Dreka in sloveno, è un comune italiano sparso di 118 abitanti del Friuli-Venezia Giulia. La frazione Cras ospita la sede comunale.

Peternel frazione di Drenchia
Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1957805

Attualmente è il più piccolo comune della regione per numero di abitanti residenti.

Altitudine663 m s.l.m.
Superficie12,01 km²
Abitanti118 (30-06-2017)
Densità9,83 ab./km²

http://www.ilfriuli.it/articolo/tendenze/e-quote–drenchia-%C3%A8-il-paese-meno-abitato-del-fvg/13/194146

Secondo i dati del censimento effettuato nel 1971, il 57,3% della popolazione del comune di Drenchia si dichiarava appartenente alla minoranza linguistica slovena.

Attualmente, accanto alla lingua italiana, è ufficialmente tutelata anche la lingua slovena.

In armonia a quanto stabilito dalle legge 38/2011 Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia, nelle insegne pubbliche e nella toponomastica viene utilizzata la formulazione bilingue.https://www.wikiwand.com/it/Drenchia

MUSI

Catena dei Musi da nord
Di Diego Cruciat – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikime
dia.org/w/index.php?curid=11297417

Musi (Muzač in lingua slovena locale) è una frazione del comune di Lusevera che si trova nella provincia di Udine, in Friuli Venezia Giulia.Musi si trova a circa 627 m s.l.m., dista 4,26 km da Lusevera e si trova nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie. È cinto completamente dai Monti Musi, ed è proprio qui che ha sorgente il torrente Torre. Musi è una delle zone d’Europa più piovosa d’Italia con 3000 mm di precipitazioni annue.Musi non è molto antica: i primi insediamenti si hanno nell’alto medioevo. Tuttavia il vecchio paese è stato completamente raso al suolo dal terremoto del 1976, quindi le case sono tutte di recente costruzione. Musi è divisa in due principali borgate: Simaz e Tanataviele. Simaz conta un abitante ufficiale, mentre Tanataviele sette. A Tana taviele sorge la chiesa di San Giovanni, di recente costruzione. Musi offre numerosi sentieri.
A Musi oltre l’italiano si parla il friulano centro-orientale, una variante della lingua friulana e il  dialetto sloveno locale.

Porzione di Val Rezija/Resia foto di Pietro Madrassi https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Val_Resia.JPG#/media/File:Val_Resia.JPG

Sella Carnizza
Di Johann Jaritz – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2415877

La frazione o località di Uccea dista 10,60 chilometri dal medesimo comune di Resia di cui essa fa parte.

Uccea/Uceja frazione del comune di Rezija/Resia Resia (Resije in resianoRezija in slovenoRèsie in friulano) è un comune italiano di 996 abitanti in Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di un comune sparso con sede comunale nella frazione di Prato.

Del comune di Resia fanno parte anche le frazioni o località di Case sparse (– km), Coritis (10,15 km), Cortis (– km), Gniva (0,79 km), Gost(1,91 km), Lischiazze (2,53 km), Oseacco (1,64 km), Prato (– km), San Giorgio (1,93 km), Stolvizza (5,70 km), Tapot Clanzon (3,88 km), Zamlin(1,82 km), Zapot – Clanzon (– km).

Il numero in parentesi che segue ciascuna frazione o località indica la distanza in chilometri tra la stessa e il comune di Resia.

La frazione o località di Uccea sorge a 645 metri sul livello del mare.

Dati sulla popolazione residente a Uccea

Nella frazione o località di Uccea risiedono quindici abitanti, dei quali sette sono maschi e i restanti otto femmine. dati dal web

Sono paesi di montagna,i giovani se ne sono andati in pianura o all’estero,sono in loco rimasti gli anziani.Non ci sono possibilità perciò c’è stato lo spopolamento.La regione non ha mai fatto nulla(anche per questioni politiche) per migliorare la vita degli abitanti.Sono tutti paesi della zona confinaria con la Slovenija ,qui si parla lo sloveno locale.