Pubblicato in: FVG, letteratura italiana

A che ora le api vanno a dormire

Pierluigi Cappello

FOTOGRAFIA © DWS4.ME

SERA

Le nove, la sera, e un poco il nero che ti sporca le mani

è tutta la terra passata di qui

a che ora le api vanno a dormire, pensi, ti chiedi,

premi il cavo del palmo sull’orlo del ginocchio

nel dirti senti come sono nuove le foglie

da quale maniera di essere solo sono volate

adesso guardi le cose come sono venute

come si sono fissate, quando nella tua persona

e appena pieghi la testa nel vuoto,

ella domanda a che ora le api vanno a dormire

quando sono passati il sapore di terra e le nuvole

davanti ai miei anni, insieme.
(da Assetto di volo. Poesie 1992-2005, Crocetti, 2006).

Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.

fonte https://cantosirene.blogspot.com/


Cappello
Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.
Pubblicato in: FVG, natura, slovenija

Progetto NAT2CARE (Interreg Italia – Slovenia)

Gli alunni di Chiusaforte, Lusevera e Venzone in visita al Parco nazionale del Triglav nell’ambito del progetto NAT2CARE (Interreg Italia – Slovenia)
approfondisci https://www.wikiwand.com/it/Parco_nazionale_del_Tricorno
Pubblicato in: FVG, natura

Il maggiociondolo


di Antonino Danelutto

maggiociondolo

Originario del Sud Europa, il maggiociondolo comune è un arbusto o albero alto fino a sei metri che cresce spontaneo nell’alta pianura e nella fascia collinare della nostra regione, mentre è coltivato a scopo decorativo nei giardini e nei parchi. Il suo habitat preferito è costituito da boschi di latifoglie ben soleggiati, su suolo profondo e generalmente calcareo. Il suo nome scientifico è Laburnum anagyroides, quello friulano gjaluçâr o salèn. Ha la corteccia liscia, rami giovani ricoperti da una fitta pelosità grigia, foglie con un lungo picciolo formate da tre foglioline ellittiche, verdi di sopra e argentee di sotto. I fiori, il cui petalo superiore detto vessillo ha al centro delle macchiette porporine, sono raccolti in lunghi grappoli pendenti, sono odorosi, molto appariscenti e di un bel giallo dorato, tanto che la pianta è detta anche pioggia d’oro mentre, per il suo periodo di fioritura, le è stato attribuito il nome di cantamaggio. I frutti sono dei legumi dapprima vellutati e poi glabri, che hanno margini ingrossati e sono simili a piselli.
Tutta la pianta è velenosa, in particolare i semi. Contiene diversi alcaloidi, fra i quali la citisina che è fortemente tossica, avendo azione intermedia fra la stricnina e il curaro; inoltre la stessa citisina ha affinità strutturale e farmacologica con la nicotina: infatti da essa viene estratta la vareniclina, un farmaco impiegato per smettere di fumare, che agisce sui recettori nicotinici e toglie spazio alla nicotina per cui viene meno il piacere a chi fuma. 
L’impiego terapeutico è assolutamente sconsigliato, anche se in passato le foglie ed i semi venivano utilizzati, non senza rischi, per le loro proprietà vomitive e purgative. I sintomi dell’intossicazione non tardano a manifestarsi e nei casi gravi in poche ore sopravviene il coma, seguito da morte per insufficienza respiratoria.
Anche in tempi recenti si sono verificati avvelenamenti dovuti a ingestione di frittelle cucinate con fiori di maggiociondolo al posto di quelli gustosi della robinia, oppure di semi contenuti nei legumi scambiati dai bambini per piselli. Per questo è da considerare l’opportunità della presenza del maggiociondolo nei luoghi pubblici frequentati dai bambini. 
Si racconta che nel Medioevo le streghe, durante il sabba, si servivano di un infuso con azione psicotropa per i loro voli a cavallo di una scopa di saggina, nella quale avevano nascosto un bastone di maggiociondolo.

frutti

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