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Una poesia di Srečko Kosovel, poeta sloveno del Carso

immagine dal Novi Matajur

Una poesia di Srečko Kosovel, poeta sloveno del Carso (1904-1926)

Curiosi di natura – Cultura, turismo e tutela ambientale3 maggio 2011 · 

Stanotte ascoltavamo la bora
e non abbiamo dormito niente;
di cose strane e paurose
parlavamo sottovoce.

Come ci si sente in mare
al naufragare dei navigli,
e quanto freddi e tremendi
siano i flutti marini.

Stanotte ascoltavamo la bora
e non abbiamo dormito per niente
sognavamo di poter salpare con la borea
e raggiungere altre rive.

Il freddo marino cominciò a risplendere,
– chissà dove erano ormai le navi –
noi invece siamo andati nell’orto a cogliere
sotto i peschi i meli frutti vermigli.

[“Stanotte”, di Srečko Kosovel, poeta sloveno del Carso, 1904-1926]

Kosovel Srečko. – Poeta sloveno (Sezana 1904 – Tomaj 1926). Delle sue liriche (Pesmi, 1927) alcune hanno carattere impressionistico-sentimentale, mentre in altre prevalgono accenti sociali.

“Moje življenje je moje, slovensko, sodobno, evropsko in večno.”

Umrl je 27 maja 1926.

traduzione :La mia vita è mia, slovena, moderna, europea per sempre.

Morì il 27 maggio 1926.

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Allarme rosso zecche

Nelle Valli del Natisone e del Torre, in Val Resia e in Valcanale, con l’aumento delle temperature, è scattato l’allarme zecche, che a causa dell’abbandono dei terreni e dei boschi qui più che altrove trovano un habitat ideale. Molti agricoltori, boscaioli ed escursionisti testimoniano che non ce ne sono mai state come quest’anno.Le zecche sono pericolose per l’uomo e gli animali. E a causa dei cambiamenti climatici, la proliferazione di questi piccoli aracnidi è in aumento e ha determinato un incremento di malattie dovute al loro morso del 400 per cento in 30 anni.Le zecche, contrariamente a quanto si possa credere, non saltano e non volano, ma attendono le loro «vittime» sulle estremità delle piante. Così, il malcapitato di turno, durante la propria escursione all’aperto, rischia di ritrovarsi uno di questi piccoli parassiti addosso mentre gli passa accanto. Aggrappandosi con le loro piccole zampette, cercano subito un posto dove infilare la testa sotto pelle e succhiare il sangue, utile per passare allo stadio successivo o per far maturare le uova.Il morso di per sé non è doloroso, tuttavia se l’animale rimane troppe ore attaccato al corpo può provocare malattie attraverso il rigurgito del pasto. Inculcando nella ferita alcuni agenti patogeni, le zecche provocano diverse malattie nell’uomo: dalla meningoencefalite alla malattia di Lyme, dalla febbre bottonosa alle febbri ricorrenti.Nel 70 per cento dei casi, dopo un morso di zecca, si manifesta un’infezione senza sintomi che passainosservata. Mentre nel 30 per cento restante possono sorgere gravi problemi dovuti al conseguimento delle malattie sopracitate.Gli accorgimenti da adottare durante le escursioni tra i boschi o immersi nella natura sono diversi. Innanzitutto è utile evitare di tenere zone della cute esposte mentre si cammina nell’erba alta; indossare abiti chiari e ben visibili invece facilta l’individuazione dei parassiti che si attaccano ai vestiti; mentre al termine della propria escursione, occorre esaminare scrupolosamente ogni parte del corpo; ancora meglio se si lascia effettuare il controllo ad altri: alcuni di questi animali possono essere addirittura più piccoli di un millimetro.Per staccare una zecca infilata nella pelle ci sono alcune regole da seguire. Per prima cosa non si devono utilizzare: alcol, benzina, acetone, ammoniaca oppure olio. Questo perché si corre il rischio di irritare l’animale facendolo vomitare all’interno della ferita causata dal morso. Per effettuare la rimozione in modo sicuro occorrono delle pinzette e tantapazienza.Posizionandole il più vicino alla pelle (lì si trova la parte più dura), si stacca l’animale con movimenti rotatori, tenendole invece sull’addome si rischia di farla scoppiare causando uscita di sangue infetto. Un volta asportata la zecca correttamente disinfettare bene.La meningoencefalite da zecca o TBE è una malattia di natura virale che può colpire il sistema nervoso centrale e/o periferico. Questa malattia può avere un decorso serio e potenzialmente grave.Poiché non esiste una cura per la TBE, il miglior modo per prevenirla è la vaccinazione, consigliata a chi vive, lavora o frequenta abitualmente le zone a rischio per tale infezione.La vaccinazione è gratuita per i residenti in Friuli Venezia Giulia e per gli esposti professionalmente in area a rischio, per i volontari della protezione civile operanti nei settori dell’antincendio boschivo e dei cinofili, con compartecipazione alla spesa per i non residenti.

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Le lingue sono un bene comune


Una delle fortune della Regione Friuli Venezia Giulia è il plurilinguismo.A Udine nelle famiglie si parla italiano, friulano,nella Slavia (Valli del Natisone,Alta Val del Torre e Resia) si parla un dialetto sloveno ,in Valcanale il tedesco.

“Essere bilingui fa bene perché, si ha maggiore autocontrollo e capacità di inibizione e, più in generale, si posseggono alcune capacità cognitive migliori”(prof.Franco Fabbro Università Udine).

Le lingue sono dunque un importante bene comune, occorre dare valore e impulso al bilinguismo, anche tutelando il friulano e le altre lingue minoritarie della Regione.