Il proverbio friulano della settimana di Vita nei campi

“Sante Marie Madalene / ogni râf si semene. Ovvero che il giorno di Santa Maria Maddalena (il 22 luglio) è il tempo giusto per seminare ogni tipo di rapa”.https://www.facebook.com/vitaneicampi/

Vignetta di Moreno

nel dialetto sloveno delle valli del Natisone
“Come è bello quando fa caldo”
vignetta di Moreno Tomazetig dal Dom

E’ in arrivo il periodo più caldo dell’anno

Da giovedì bollino rosso anche in Friuli con temperature sopra alla media.

da pinterest

La canìcola rappresenta il periodo di caldo afoso e opprimente delle ore centrali della giornata, caratterizzato da alti valori di temperatura e umidità e assenza di vento. Il nome deriva dal latino Canicula (“piccolo cane”), ovvero la stella più luminosa (Sirio) della costellazione del Cane Maggiore, che sorge e tramonta con il Sole (levata eliaca) dal 24 luglio al 26 agosto (il periodo appunto della “canìcola”). Il nome della costellazione deriva probabilmente dagli antichi Egizi, in quanto avvertiva (come un cane vigile) l’arrivo del periodo delle inondazioni del Nilohttps://www.wikiwand.com/it/Canicola

Fino agli Anni ’50 del secolo scorso, in estate, nelle campagne del Friuli gli adulti facevano una raccomandazione misteriosa ai bambini: non andare a fare il bagno nel fiume, stai attento alla canicola. I bambini restavano spiazzati perché non sapevano bene da che tipo di pericolo dovessero guardarsi. Secondo alcuni la canicola era una bestiolina che viveva nei corsi d’acqua e nelle rogge e che poteva, con il suo contatto, irritare la pelle dei piedi e delle gambe a chi si avventurava in acqua. In realtà questa bizzarra raccomandazione era un residuo di antiche e precise norme contadine relative al periodo della gran calura. Nel corso dei secoli se ne era smarrito il senso. Con il termine “canicola” si intende genericamente il periodo più caldo dell’anno, quello che va dal 24 luglio al 26 di agosto. Nell’ambito delle tradizioni popolari le date sono approssimative a causa di spostamenti calendariali e contaminazioni culturali. In questo caso, poi, ci sono anche motivazioni astronomiche. Il termine “canicola” viene dal latino canicula e significa cagnolino. Si tratta di Sirio, la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore che, anticamente in estate, appariva all’alba accanto al primo sole e tornava a essere evidente al tramonto. Ciò che ci appare in cielo come Sirio in realtà è la luce di una coppia di stelle, Sirio A e Sirio B. I greci la chiamavano Sothis, gli Egizi Septet e la sua comparsa annunciava il periodo di esondazione annuale del Nilo, evento vitale per la coltivazione dei campi e per la sopravvivenza di quel popolo. In Africa, a Sud di Timbuktu, vivono i Dogon un popolo misterioso che possiede sorprendenti nozioni astronomiche. I Dogon si credono discendenti da uomini pesce viaggiatori dello spazio provenienti dalla Costellazione di Sirio. Nel Medioevo cristiano la Canicola, era la stella del mattino, apportatrice di luce, cioè Lucifera. La stella del Cane è nominata anche nel libro XXII dell’Iliade in questi versi: “L’astro che cane d’Orion s’appella/e precorre l’Autunno/scintillanti fra numerose stelle in densa notte i suoi raggi/splendidissim’astro/ma luttuoso e di cocenti morbi ai miseri mortali apportatore. Già nell’antichità greca, quindi, l’influenza di Sirio era considerata nefasta. E’ antico il detto in latino maccheronico: “Quando sol est in Leone pone mulier in cantone bibe vinum cum sifone”. Ancora nel 1700, in varie parti d’Europa, c’erano delle raccomandazioni precise relative al periodo della canicola. Si consigliava di evitare gli sforzi, si considerava pericoloso ammalarsi e, in ogni caso, non si dovevano praticare salassi o assumere farmaci. Si diceva che i serpenti velenosi e le mosche fossero in piena attività. Si riteneva, inoltre, che le donne fossero molto eccitabili e disponibili in questo periodo, ma si consigliava agli uomini di resistere alle tentazioni sessuali per non debilitarsi. Nasce da queste credenze il detto: “agosto moglie mia non ti conosco”. Il verbo “conoscere” è qui inteso in senso biblico e significa avere rapporti carnali. Ai tempi nostri il periodo del gran caldo non corrisponde più al sorgere del primo mattino di Sirio. La Stella del Cane ai giorni nostri dovrebbe essere visibile da metà agosto, quando ormai la stagione è meno calda. Per osservare il fenomeno bisogna aspettare l’alba in un giorno sereno da un punto di osservazione alto e libero e guardare ad Est. La Stella del Cane si può guardare e fotografare nelle rare limpide notti invernali del nuvoloso Friuli e bisogna anche tenere conto dell’inquinamento luminoso che, oramai, impedisce una soddisfacente visione della volta celeste. Un ottimo punto di osservazione che richiama astrofili anche da fuori regione è il monte Matajur, la montagna più alta delle Valli del Natisone… http://www.ilfriuli.it/articolo/Archivio/La_canicola,_stella_del_mattino/29/81595

Notizie👍👎della settimana passata

  • Rapina in gioielleria a Udine,gioielliere insegue i banditi,catturati tutti i banditi.Confermato che la pistola è vera
  • Trieste:Multato perché dorme su amaca:Polizia locale,applicata legge

Indovina la località del Friuli

Resia è la località da indovinare.Brava Marzia!!!

https://mymarzia.blog/

Chi segue il mio blog ne avrà letto notizie varie volte.

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A Resia si parla il resiano, dialetto appartenente alla famiglia dei dialetti sloveni, in particolare, oggi, dei dialetti del Litorale (primorska narečna skupina). Lo sloveno è una delle lingue slave meridionali. Il resiano si è sviluppato dallo stesso slavo alpino, che sta alla base dello sloveno di oggi. Nel Medioevo il resiano faceva parte del raggruppamento dialettale sloveno detto carinziano (koroška narečna skupina). Dal XV secolo in poi, dopo l’annessione del Friuli alla Repubblica di Venezia, i legami di Resia con la Carinzia si indebolirono a favore, invece, di quelli verso il litorale adriatico. Del resiano, nel tempo, si sono sviluppate quattro principali varianti: di Stolvizza/Solbica, Oseacco/Osoanë, Gniva/Njïwa e San Giorgio/Bila. Il dialetto è stato trasmesso prevalentemente in forma orale. Dal XVIII secolo si hanno i primi scritti in dialetto: preghiere, dottrine, canti e prediche, che sono soprattutto opera dei sacerdoti resiani operanti a Resia dal XVII secolo. Dagli anni Settanta del XX secolo ad oggi sono in atto molte iniziative volte alla conservazione del resiano, grazie anche alle leggi di tutela delle minoranze linguistiche storiche presenti in Italia. Resia è infatti inserita, secondo le leggi statali, tra i comuni della fascia confinaria della Regione Friuli Venezia Giulia ove è storicamente insediata la minoranza linguistica slovena.

Nonostante gli studi dei linguisti c’è un gruppo di resiani che non vuole essere sloveno,ma slavo!
La differenza ancora non l’ho capita.Non vogliono più essere appartenenti alla minoranza linguistica slovena.Vedremo i risvolti di questa vicenda che si sta protraendo da vari anni!

Ma ha ancora senso chiamarla Venezia Giulia? L’ultima sopravvissuta delle tre Venezie,andrebbe chiamata regione di Trieste

“Venezia Giulia. La Regione inventata”

Su RadioCapodistria si parla di  Graziadio Isaia Ascoli, al quale si deve il nome Venezia Giulia, da lui proposto per indicare l’ex Litorale austriaco nel 1863. Ed in tale occasione è stato intervistato il presidente della Filologica Friulana, Federico Vicario, docente all’Università di Udine, il quale ha ricordato che Ascoli E’ stato un irredentista, anche se moderato, voleva includere nel Regno d’Italia che si stava formando, territori ad Oriente, il Friuli austriaco, Trieste e l’Istria, evidenziando che la Venezia Giulia non è una regione storica, e che rispetto alla Venezia Tridentina ed Euganea è sopravvissuta solo la Venezia Giulia.Insomma, delle tre Venezie, rimane solo la Venezia Giulia.  Vennero usate queste terminologie soprattutto sotto il ventennio, la Venezia Tridentina  che includeva i territorio di Trento e Bolzano, e quella Euganea del Veneto, fino ad Udine.Non vennero più usati come concetti e definizioni dopo la fine della seconda guerra mondiale o al massimo vennero usati fino agli ’60 quando con la nascita delle regioni vennero totalmente spazzati via, salvo che per la Venezia Giulia. Nome rimasto per mantenere un legame con le terre perdute, oggi appartenenti alla Slovenia e Croazia.   
Si mette in discussione anche il concetto di Venezia Giulia come ben sottolineato da un testo che ha fatto scuola in tal senso, Venezia Giulia la regione inventata di Kappa Vu. Un grande pasticcio storico, questo termine, che ha mescolato insieme venezietà e romanità per affermare l’italianità di queste terre, come farà poi effettivamente il fascismo. Eppure, basta ricordare le battaglie storiche e violente che vi furono ad esempio su Trieste contro la Serenissima a dimostrare la poca venezietà di ciò che oggi sarebbe Venezia Giulia. Sulla Treccani  a proposito di Venezia Giulia, si legge: Nome proposto nel 1863 dal linguista goriziano G.I. Ascoli in sostituzione di ‘Litorale’ (Küstenland), usato dagli Austriaci. Dal 1920 sotto la denominazione di V. furono compresi anche territori appartenenti alla Carniola; i limiti della regione non erano del resto ben definiti: ora comprendeva anche il Friuli ora questo era considerato come appartenente al Veneto, per cui la V. corrispondeva ai territori orientali ceduti dall’Austria all’Italia in seguito alla Prima guerra mondiale, cioè le province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume (superficie 8893 km2 con 955.257 ab. nel 1936), zona caratterizzata dal graduale trapasso del sistema alpino in quello dinarico e dalla compenetrazione di elementi italiani e slavi. Il piccolo lembo della V. rimasto all’Italia dopo la Seconda guerra mondiale è confluito nella regione a statuto speciale Friuli-V.. Oggi, che senso ha ancora chiamarla Venezia Giulia? Non sarebbe più giusto chiamarla territorio o regione di Trieste? 
mb

https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/07/ma-ha-ancora-senso-chiamarla-venezia.html?spref=fb&fbclid=IwAR35WIbtxBLg4yrjMvFEp-Y80wcnZ41X3RIcQ1a99igIhd5XVVSRq1dUTIk

Sul perchè e sul significato del nome Friuli – Venezia Giulia, si interroga un gruppo di studiosi. Ed il libro “Venezia Giulia. La Regione inventata” si apre proprio con una domanda che non vuol essere assolutamente retorica ma che nasconde quesiti che rimandano, come in una sorta di gioco, ad altri interrogativi certamente non meno importanti. “Il confine orientale d’Italia, che oggi corrisponde al territorio della Regione Friuli – Venezia Giulia, è ancora, nella mentalità e nell’immaginario degli italiani qualcosa di difficile da comprendere”. E’ così che inizia la prefazione del volume “Venezia Giulia. La Regione inventata” a cura di Roberta Michieli e Giuliano Zelco, pubblicato nel 2008, casa editrice Kappa Vu di Udine. Un’opera composta da 19 saggi e divisa in quattro parti che ha visto storici friulani, triestini, sloveni e istriani interrogarsi su ” … chi ha inventato il nome Venezia Giulia? Quando? Perché? Quali progetti politici supporta e supportava? Come si chiamava prima questo territorio? Quale la storia dei popoli che lo abitavano? E i loro rapporti? E le loro lingue? Quali le dominazioni e gli spostamenti di confini? …”.
Intorno ad un nome geografico si sviluppano gli approfondimenti e le riflessioni di un gruppo di studiosi fra Trieste e Friuli.http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/notizie_minoranze/notizie_nazionali/pagina44.html?fbclid=IwAR1IMlxMSbVB5bnF22SoswbKtheAzvioXws5R6A0aHiBM0op4ZC8H-uysBQ

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