L’ANIMA DI UN TERRITORIO CHE SI AIUTA DA SÉ

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di Luciano Lister

Porzus/Porčinj/Purçûs è uno di quei paesi di montagna in cui, nelle giornate limpide, in qualunque stagione lo sguardo può arrivare lontano, fino al mare. Diversamente rispetto alle frazioni di pianura del comune di Attimis, dove accanto all’italiano la lingua tradizionale è il friulano locale, qui la lingua del territorio è lo sloveno del posto.

Partendo in auto dal municipio a Porzus ci si arriva in 15-20 minuti, percorrendo 6 km abbondanti di tornanti. Voluta con forte volontà anche dai porzusani stessi, la strada non ha forse portato lo sviluppo e il progresso sperati. Come in altre borgate collegate per secoli ai centri di pianura da sentieri o mulattiere, a Porzus la strada ha probabilmente agevolato la discesa dei residenti a valle, invece di facilitarne la permanenza. Una volta i residenti stabili in paese erano alcune centinaia, oggi sono meno di una decina.

A quanti salgono in paese, però, non sembrerebbe. I prati sono falciati e puliti; la maggior parte delle case, seppur con le imposte chiuse, è curata e ordinata; ci sono i fiori sui davanzali; su tabelle di legno lavorato si può leggere la locale toponomastica in dialetto sloveno.

Verrebbe da chiedersi… come faranno meno di dieci abitanti a fare tutto da soli? Eppure – sono meno soli di quanto sembri. Da oltre vent’anni un forte impulso alla comunità è dato dalla Pro loco Amici di Porzus, che nel corso dell’anno, con diverse iniziative, rianima il respiro di una comunità forse troppo orgogliosa per esalare l’ultimo. Soprattutto nei fine settimana, grazie a una sessantina di associati, il paese si rianima: alcuni tornano a curare il luogo d’origine dai paesi di pianura dove si sono trasferiti nei decenni scorsi; altri, invece, partecipano alle attività per simpatia, pur non provenendo da Porzus. La prima finalità è, anzitutto, tenere in ordine l’ambiente nei dintorni del paese, sfalciando tutti i prati. Senza lo sfalcio dei prati, infatti, come può esserci turismo? Fare il fieno costa sudore e fatica, ma nessuno andrebbe a fare una gita nelle sterpaglie.

Durante l’anno la Pro loco organizza diversi eventi – celebri sono la Festa della meda e del miele e le camminate storico-naturalistiche – con cui promuove l’immagine turistica del paese in Friuli-Venezia Giulia e non solo.
Presta aiuto alla parrocchia nelle festività e si occupa, sempre insieme a quest’ultima, di turismo locale e religioso. Porzus, infatti, non è noto solo per l’eccidio alle malghe a monte del paese, tristemente celebri.

Si dice che qui, nel 1855, Maria sia apparsa alla piccola Teresa Dush, parlandole nell’unica lingua che conoscesse – il dialetto sloveno porzusano. Ogni anno sono molti i pellegrini che giungono in paese, soprattutto dalla Slovenia. La Pro loco aiuta la parrocchia e il sacerdote, Vittorino Ghenda, a accoglierli nel miglior modo possibile.

Negli anni, sistemando gradualmente la rete di sentieri, la Pro loco ha creato una serie di percorsi con diversi gradi di difficoltà. Un tempo i porzusani vi si spostavano per falciare i prati, portare al pascolo il bestiame, tagliare la legna, andare a caccia o recarsi alle località vicine; ora richiamano un flusso costante di camminatori, amanti della natura, semplici ricercatori di tranquillità. Le forti pendenze delle strade asfaltate in salita dai centri di pianura, inoltre, portano molti ciclisti a passare per il paese. Un flusso turistico già ci sarebbe, quindi. Per tradurlo in una ricaduta stabile sul territorio, però, servirebbero sinergie e dispiegamenti di forze a livelli ben più alti rispetto alla dirigenza di una Pro loco.

In un paese che conta meno di una decina di persone, già da tempo gli abitanti sono rimasti senza esercizi pubblici – tantomeno c’è un bar. Anche qui corre in aiuto la Pro loco, che nei fine settimana diventa, di fatto, il luogo dove ritrovarsi, bere qualcosa insieme e fare una chiacchierata.

Abbiamo parlato di Porzus, ma potremmo parlare di tante realtà appena limitrofe o altrove in Carnia, nel Friuli occidentale, sul Carso, nella Bassa friulana… Sparsi su tutto il territorio del Friuli-Venezia Giulia e organizzati in diversi sodalizi, tanti gruppi di persone si uniscono per fare qualcosa per le proprie comunità. Forse senza rendersene sempre conto, generano autonome spinte di cambiamento dal basso: creano ricadute dal punto di vista sociale e economico e guardano, per molti versi, più lontano delle istituzioni centrali e delle politiche di sviluppo da queste attuate.

(Foto: Luciano Lister)

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