Notte di San Lorenzo

Notte di San Lorenzo

Guarda che cielo stellato
tutte queste stelle brillano
per ricordarti che siamo magia,
e che il cuore è fatto per desiderare.
Nella notte di San Lorenzo guarda all’insù
una stella brilla solo per te.
Stephen Littleword

Savogna-Sovodnje

Di pazzosi, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=54290756

Savogna (Sauodnja in dialetto sloveno localeSovodnje in sloveno) è un comune italiano di 373 abitanti del Friuli-Venezia Giulia. II panorama è dei più seducenti: quando il cielo sereno se si guarda a occhio nudo si vede anche la laguna di Grado.

Il toponimo di Savogna deriva dalla voce slovena sovodenj, che in italiano significa “luogo di confluenza di due corsi d’acqua” (in questo caso dei torrenti Alberone e Rieca).

Il toponimo venne indicato già nel XV secolo con la dicitura in villa Zavodnja

La regione fu abitata sino dai tempi più antichi. Scavi effettuati nella grotta chiamata “Velika Jama” hanno portato al rinvenimento di notevoli reperti (frammenti ceramici, ossa lavorate, conchiglie) del neolitico e del bronzo antico; presso Gabrovizza sono state rinvenute un’ascia di rame piatta, forse riferita al bronzo antico, e monete del terzo secolo a.C..

La località di Savogna venne nominata per la prima volta in documenti risalenti al XV secolo dove viene indicata come “villa Zavonja”. La storia del Comune si identifica con quella della Slavia veneta. Nel secolo VII popolazioni slave entrarono in Italia, al seguito degli Avari, ed occuparono e colonizzarono le Valli del Natisone. Ebbero diversi scontri, con alterne fortune, con i Longobardi, che dopo il 568 avevano conquistato quasi tutta la penisola. Le azioni bellicose terminarono dopo la stipula di un trattato che definiva i confini tra le due comunità e lasciava le terre della zona collinosa alle popolazioni slave.

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campanile della chiesa di Cepletischis (Savogna)
CC BY 2.0
File:Campanile della chiesa parrocchiale (Cepletischis, Savogna) (165983534).jpg

In seguito, la popolazione delle Valli del Natisone, dal periodo del Patriarcato di Aquileia sino alla caduta della Repubblica di Venezia, godette, come riconoscenza dell’azione di controllo e difesa dei confini nord-orientali del Friuli svolta dalle milizie locali all’uopo costituite, di una notevole autonomia amministrativa e giudiziaria; queste funzioni venivano infatti gestite dagli Arenghi formati dai rappresentanti (decani) eletti dalle famiglie dei paesi più importanti delle due Banche di Merso ed Antro. Il territorio comunale faceva parte, con le contrade di Cepletischis, Savogna e Brizza, della banca di Antro. L’ Arengo dei decani delle convalli di Antro si riuniva, per il disbrigo degli affari amministrativi e giudiziari di prima istanza relativi alle popolazioni della Val Natisone e della Valle dell’Alberone, intorno alla lastra di pietra posta all’ombra dei tigli che crescevano nei pressi dell’abitato di Biacis. Le due Banche di Antro e Merso formavano poi, insieme, il Grande Arengo che si riuniva, ordinariamente una volta all’anno, nei pressi della chiesetta di San Quirino e trattava gli interessi generali di tutta la Slavia veneta.

L’arrivo delle truppe di Napoleone e la conseguente imposizione del sistema amministrativo francese, portò alla soppressione di ogni forma di autonomia locale ed alla suddivisione del territorio in “comuni” previa abolizione delle 36 “vicinie” esistenti. In particolare, nelle Valli del Natisone furono istituiti gli otto comuni di San Pietro, San Leonardo, Savogna, Stregna, Drenchia, Grimacco, Rodda e Tarcetta (gli ultimi due nel 1928 si fusero formando il comune di Pulfero). Nel 1797, con il Trattato di Campoformio, la Benečija (Slavia veneta) venne assegnata in amministrazione all’Austria; successivamente, dopo la pace di Presburgo passò, per un breve periodo, al Regno d’Italia napoleonico. Nel 1815, dopo la stipula della convenzione di Schiarino-Rizzino tornò all’Austria come parte integrante del Regno Lombardo Veneto. Infine nel 1866, a seguito della terza guerra d’indipendenza, dopo la pace di Vienna ed il plebiscito del Veneto del 1866, si staccò dai domini absburgici per passare sotto il Regno d’Italia sabaudo[15].

Le alture del Comune sono ricordate anche per gli avvenimenti legati alla prima guerra mondiale. Sulla cima del Matajur e sui contrafforti del Colovrat passava infatti l’estrema linea difensiva approntata dalla 2ª Armata per impedire l’avanzata del nemico nella pianura friulana in caso di ritirata delle truppe combattenti nelle linee avanzate. La mattina del 24 ottobre 1917, con l’inizio della battaglia di Caporetto, tutto il territorio comunale venne interessato da un violento bombardamento che provocò ingenti danni e perdite di vite umane sia militari che civili. Successivamente il tenente Erwin Rommel, con un attacco a sorpresa, riuscì ad annientare la resistenza delle truppe italiane dislocate sul monte Colovrat per poi dirigersi verso il monte Matajur ed a conquistarne la vetta, inutilmente difesa dalla brigata Salerno. La caduta del monte dette via libera alla veloce invasione delle truppe nemiche che, attraverso i valichi di Stupizza e Luico/Polava, si riversarono nella pianura friulana per poi arrestarsi solo sulla linea del Piave. In quei frangenti, nei pressi di Polava si tennero alcuni degli scontri di maggiore entità tra i militari italiani e le truppe austroungariche.

Savogna capoluogo, si trova al centro della vallata ed ai piedi del maestoso Matajur. La vallata, protetta dai monti ricchi di vegetazione, merita veramente di essere visitata: anche il turista più esigente ne rimarrà pienamente soddisfatto. Il paese Matajur è una frazione composta da tre borgate.

A Matajur parecchie case sono da un pezzo disabitate. E’ la conseguenza del doloroso fenomeno emigratorio, dovuto alle tristi condizioni locali, che ha generato uno spopolamento che non accenna ancora a diminuire. Matajur vi appare in uno stato edilmente pietoso, con case alla vecchia maniera.Quasi al centro di Matajur, sulla destra salendo, sulla facciata di una casa così e così, tra un poggiolo e un balcone è dipinto a colori un crocefisso con a lato due oranti. Sotto il dipinto una dicitura, in lingua slovena, richiama alla bontà e all’amore gli uomini di buona volontà. A nord dì Matajur vi è una chiesa, non troppo grande. A est dell’antistante spiazzo quadrato (circa 150 mq) vi è un massiccio campanile stile gotico artisticamente pregevole anche se non molto alto. A fianco della sua porta, su marmo, figurano i nomi di sei caduti in guerra, e sopra la porta un altro marmo reca la data di costruzione: MCMXXIV. Sempre sullo spiazzo, ma sul fondo di esso a sud quasi in corrispondenza del portale della chiesa, vi è una grande statua di Cristo benedicente. Essa poggia su un massiccio basamento in pietra nera Tarpezzo è un paesino situato sul fondovalle. Peccato che la strada che lo attraversa sia eccessivamente stretta epperciò scomoda per tutti, specie per gli automezzi. Questa volta ci siamo decisi per un sopralluogo alla Valle di Savogna; una delle valli più invitanti della Slavia Friulana dominata dal massiccio del Matajur. La Valle di Savogna è lunga circa sei chilometri — da Azzida a Savogna — e per lungo tratto la strada asfaltata, protetta da due giogaie di m onticelli, è fiancheggiata, a est, dal placido Alberone, un fiume senza pretese ma che non manca, con le sue acque che a volte s’infrangono contro i macigni precipitati nel greto, di sfumature poetiche. La strada è quasi piana fino a Savogma ed è resa piacevole e meravigliosa in continuazione dai ridenti colli carichi di frutte ti, di viti e da folta vegetazione. Ecco Tarpezzo, il primo agglomerato di case, che ci dà il benvenuto con il suo calore naturale che è quello dell’amicizia più sincera. Più avanti è Vernassino, località ospitale e graziosa: vi si va deviando per una stradetta laterale sulla sinistra; e noi gli diamo uno sguardo rispettoso a distanza, dalla provinciale. La borgatella di Brizza è sulla destra e dista dal confine con la Jugoslavia otto chilometri esatti. A distanza, con un sole timido che prelude nebbia, Brizza ci appare come un roseto in fiore tanto è uniforme, slanciato e snello. Eccoci a Savogna capoluogo comunale. Non c ’è che dire. Il villaggio sì presenta, sì, in schietta veste provinciale, ma dignitosa al massimo e fiero delle sue tradizioni. Anche qui, però, non indugiamo. Fuori l’abitato una strada, quella a destra, conduce diritto al confine (Livek) mentre la altra comincia a salire verso il Matajur. Dopo due chilom etri è Jeronizza, tranquilla e ben disposta verso il forestiero. Da non molto da Jeronizza si andava ancora a piedi sino a Matajur dove ora la strada, piuttosto stretta ma asfaltata e tutta tornanti, con svolte cioè a gomito, muore definitivamente. Stermizza, paesino pieno di semplicità si trova già in alto; poi vi è, sulla sinistra, un’altra località ospitale: è Barza abbarbiccata alle falde di una propaggine del Monte Matajur. E finalmente eccoci alle porte del paese di Matajur (960 metri sul livello del mare) che molti chiamano anche Montemaggiore, senonchè il vero Montemaggiore si trova in Comune di Taipana. alto circa due metri e al cui centro spicca un marmo su cui, in sloveno, si legge: « Božje srce usmili se nas » che vuol dire: cuore di Gesù abbi pietà di noi. La statua di Gesù, composta da sette pezzi in cemento, venne collocata nel 1912 quando per arrivare al paese non c’era nemmeno l’ombra di strada. Immaginarsi che faticaccie! Essa fu prelevata a Mortegliano e alla parrocchia di quel paese venne allora sborsata la somma di cento lire. « Avevo sei anni quando la portarono su, ci disse un paesano, e quassù si continua a dire che se Giuda ha venduto Gesù per trentatrè denari, quelli di Mortegliano l’hanno venduto per cento lire ». Dietro la chiesa, a nord, vi è il cimitero, piccolo ma ben tenuto. Parecchie lapidi hanno la dicitura in sloveno. Senza alcun segno invece — e l’impressione nostra è stata grande — le fosse, tutte in fila e appena contrassegnate da un pugno di terra, di dodici partigiani, italiani e sloveni, caduti in combattimento nei pressi il 9 novembre 1943. In quel terribile giorno i m orti partigiani furono 30 ma le salme di 18 di essi un po’ alla volta vennero esumate, traslate e onorate nei paesi di origine. A proposito del cimitero, la sua cinta muraria appare minacciata da varie piante di alto fusto: ne dà avviso a mezzo circolare il Sindaco di Savogna invitando i proprietari delle piante a estirparle fino alla distanza di cinque metri dalla cinta muraria. Mancando di negozi, la frazione viene rifornita di generi alimentari ogni sette giorni da un droghiere di Savogna. Le risorse del paese? Lo abbiamo chiesto a uomini e donne. « Non vedete?, ci fu risposto. Qui nascono soltanto patate, e poche anche di queste. Si fa un po’ di fieno, ma tanto poco che ogni anno il patrimonio zootecnico registra una sensibile diminuzione di capi. Una diminuzione, del resto, che va di pari passo con quella della popolazione ». Abbiamo anche saputo che la produzione del latte si aggira sui quattro quintali giornalieri i quali, tolto il fabbisogno locale, vengono venduti al Consorzio Latte di Udine che provvede al prelievo con propri mezzi e che paga il latte a 63 lire il litro. Un interlocutore ha tenuto a precisare: « Quando fa comodo, quassù vengono in parecchi, e chi promette una cosa e chi un’altra. Roba, insomma, da far stare tutti contenti. In verità, però, nessuno qui fa niente di serio e di concreto e le cose perciò continuano ad andar male ». A Matajur un dato positivo, e che non costa niente, è costituito dal panorama che è vasto e affascinante: con cielo limpido lo sguardo può spingersi fino alla laguna di Grado; e se ci si porta sulla cima dell’omonimo monte — 500 metri più in su — il quadro si presenta ancora più completo e più suggestivo. Prima di spartire abbiamo cercato ragguagli in merito al « villaggio turistico » che si dovrebbe costruire nei dintorni del paese. Uno dei più informati sul caso ci ha risposto: « E’ vero; se ne parla di questo benedetto villaggio turistico, ma siccome ogni precedente promessa non è stata mai mantenuta, allora, capirete benissimo, che anche circa il villaggio da costruire la gente ha poca fiducia. Ad ogni modo ogni tanto si vedono discorrere e misurare. Certo, se lo si facesse il villaggio, cambierebbe anche la faccia della nostra frazione povera soprattutto sotto l’aspetto edilizio ed economico. Il villaggio dovrebbe sorgere a ovest a non più di 300 metri da qui e a 200 metri circa dalla cima del Matajur. Naturalmente bisognerà prima provvedere a costruire la strada onde poter portare su i materiali necessari all’opera; e se non sbaglio il tracciato della strada è stato segnato dall’ing. Cella, mi pare, quattro o cinque anni fa. Essa dovrebbe snodarsi dal centro del paese, e precisamente dalla «piazza» dove si trova la fontana ». Scendendo da Matajur, abbiamo puntato gli occhi verso destra ove, al di là di una conca, spiccano le borgatelle di Pičnije di Sotto e di Pičnije di Sopra che si raggiungono da Stermizza con una stradicciola che però si esaurisce al punto detto Patok. Da lì alle due borgatelle la strada manca del tutto e naturalmente bisogna costruirla. Poi, sull’opposto versante, abbiamo scorto Jelina, Masseris e Ložac. Da quest’ultima località basterebbe anche qui un chilometro circa di nuova strada per collegarsi con l’abitato di Matajur il quale in questo modo si troverebbe come circondato da un comodo anello di strade e il che conferirebbe anche alla necessaria rinascita economica e sociale della località specie se verrà realizzato, com’è auspicabile, il villaggio turistico.

Ecco la chiesa di Matajur con il suo campanile semibarocco e la massiccia mole della statua del Cristo, vista di spalle, acquistata per poche lire dalla Parrocchia di Mortegliano L’Abitato di Ložac è sito in posizione ideale. E’ appunto da questa località che dovrebbe dipartirsi una strada per congiungersi a nord-est con il centro di Matajur .

Primo piano della graziosa e accogliente borgata di Stermizza che, per le sue attraenti caratteristiche, ben la si può definire I’« ancella d’onore » del Monte Matajur che la sovrasta con le sue cime ardite e la custodisce con la sua massiccia e imponente mole in buona parte ricoperta da vegetazione e da boscaglie. Stermizza, non più tanto isolata e solitaria, avrà indubbiamente modo di compiere vantaggiosi passi in avanti specie se, com’è nella intenzione di vari enti, tra la località di Matajur e il Monte Matajur verrà edificato un villaggio turistico dotato di necessari strumenti alberghieri e sportivi.

Matajur 15-05-66 (archivio personale)

Il Museo dell’Arrotino di Stolvizza compie vent’anni — NoviMatajur

Festa dell’arrotino ancora più speciale quest’anno in cui ricorre il ventesimo anniversario dall’apertura del Museo dell’Arrotino/Muzej brüsarjow a Stolvizza. L’appuntamento è per il 10 e 11 agosto, per duegiornate con tante attività di vario genere, con una mostra temporanea particolare dedicata a trofei e coltelli sportivi da caccia antichi e moderni ed un convegno in […]

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