Pubblicato in: cultura, friuli, minoranza friulana

MARCHETTI GIUSEPPE

MARCHETTI GIUSEPPE (1902 – 1966)

ECCLESIASTICOFRIULANISTASTORICOLETTERATOSTUDIOSO D’ARTEINSEGNANTE

Immagine del soggetto
Informazioni
★ 23 luglio 1902Gemona del Friuli
† 8 maggio 1966Udine
Forma alternativaVigi Scuete
Attivitàecclesiasticofriulanistastoricoletteratostudioso d’arteinsegnante
Luoghi di attivitàMilanoUdineEtiopiaTolmezzo

Il sacerdote Giuseppe Marchetti (Udine, Civici musei, Fototeca).

M. rappresenta nel panorama della storia della cultura friulana la personalità più completa di ricercatore degli aspetti della cultura locale e di tale riconoscimento dà testimonianza la presentazione a quattro voci della sua figura, quale si legge in apertura alla seconda edizione aggiornata di una delle sue opere maggiori, Il Friuli.Uomini e tempi (1974): “storico” (relatore Gian Carlo Menis), “linguista” (Giovan Battista Pellegrini), “letterato” (Gianfranco D’Aronco), “studioso d’arte” (Licio Damiani), così che riesce difficile stabilire quale di questi ambiti egli prediligesse o in quale abbia raggiunto l’eccellenza, considerato che per tutti mostrò speciale interesse e in tutti raggiunse traguardi di straordinario livello qualitativo e quantitativo. Nato a Gemona il 23 luglio 1902 da Antonio, muratore ed emigrante, e da Anna Morandini, primo di dodici fratelli, entrò nel Seminario diocesano di Cividale nel 1913 per passare nel 1922, assolto il servizio militare di leva a Fiume, in quello di Udine. Dopo l’ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1925, conciliando la missione pastorale nella chiesa di Corsico alla periferia di Milano con la frequenza dei corsi superiori al Seminario di teologia della locale diocesi milanese (con sede a Venegono Inferiore), dove si laureò nel 1929, poté contemporaneamente seguire gli insegnamenti della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università Cattolica, qui appassionandosi specialmente agli studi filologici sotto la stimolante guida di Luigi Sorrento, che gli suggerì lo studio dei testi friulani dei codici gemonesi del Trecento, in seguito argomento della sua laboriosa tesi di laurea, discussa nel 1935. Ma già prima M. ne aveva fatto oggetto di una serie di articoli ritenuti fondamentali per la storia antica della lingua friulana (perché fra i primi ad affrontare le relative tematiche con taglio scientifico), apparsi nella rivista della Società filologica friulana «Ce fastu?» (Studi sulle origini del friulano), con la quale aveva cominciato a collaborare nel 1932 con importanti contributi di carattere filologico e storico, dedicati principalmente alla grafia dei primi testi e alla lingua delle antiche liriche d’amore friulane (Virgili, 1966, 1970-1972). Il sodalizio fra lo studioso e la Società filologica friulana continuerà nei decenni fino al riconoscimento attribuitogli «per la sua preziosa disinteressata opera scientifica» con la consegna di una medaglia d’oro nel 1965 in occasione dell’annuale congresso della Società a Gemona (Virgili, 1970-1972). Per la Filologica M. pubblicò una ottantina di originali scritti di varia dimensione (Virgili, 1966): fra le opere di linguistica, oltre agli studi appena citati, si ricordano soprattutto i fondamentali Lineamenti di grammatica friulana, rivolti principalmente agli studenti dei corsi di cultura friulana organizzati dalla Filologica; per la stessa diresse inoltre, a partire dal 1961 e fino alla sua scomparsa, il periodico «Sot la nape». Nel 1929, alla conclusione dei regolari corsi teologici, fu chiamato ad assolvere ai compiti di insegnante di letteratura italiana nel liceo del Seminario diocesano, da cui però uscì tre anni dopo per divergenza di opinioni con l’ambiente e con i superiori, la cui diversità di vedute male si conciliava con la mentalità aperta di M., ostile ad accomodamenti conformistici. … LEGGI Giovanni Frau

fonte http://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/marchetti-giuseppe/

Fu mio professore di Latino e Geografia all’Istituto Magistrale Percoto di Udine.

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Se ogni paese della Slovenia ha avuto vittime del fascismo e/o caduti partigiani

Per capire cosa è stato il fascismo in Slovenia, basta semplicemente farsi un giro per i luoghi. Qualsiasi luogo. Troverai dalle città, ai paesi più piccoli, monumenti, cippi, che ricordano le vittime per mano del terrore fascista, o i tanti combattenti partigiani che hanno lottato per la libertà e sono caduti per la libertà. Non c’è paese della Slovenia che sia praticamente rimasto immune da tutto ciò. E si parla sostanzialmente di luoghi piccoli, diffusi. Quasi tutte le famiglie slovene hanno avuto a che fare con persecuzioni per mano fascista o hanno avuto rapporti con la Resistenza. Ciò ti fa capire cosa ha significato per questo Paese la Resistenza e il fascismo. Perchè il tutto va rapportato alla dimensione dei luoghi, agli spazi reali che vivevano nella loro quotidianità. In paesi di centinaia di abitanti venivano deportati o uccise decine e decine di sloveni, ad esempio. In paesi di migliaia di abitanti, centinaia. In ogni caso il rapporto tra popolazione residente e vittime del fascismo era enorme. Senza dimenticare quanto accaduto nelle zone italiane dove erano presenti le minoranze autoctone slovene. Il film era sempre lo stesso.  Così come tutto ciò ti fa capire quanto sarà stato difficile riuscire a recuperare fiducia verso l’italiano, perchè l’italiano era identificato in gran parte come fascista, perchè questo è stato il disastro compiuto dalla propaganda fascista e dalla mano fascista. L’italiano voleva imporre la propria superiorità della “razza italica e latina” spazzando via quella “slava” ritenuta inferiore e schiava.   Con conseguenze atroci anche ai danni degli stessi italiani innocenti che nulla avevano a che spartire con il fascismo o che sono state a loro volta vittime del fascismo. La Resistenza è stato un ponte formidabile di valori, di ricostituzione dei rapporti tra popoli che fino a qualche anno prima convivevano insieme e che atti a partire dalla marcia su Fiume, con il razzismo antislavo, avviando i processi di italianizzazione forzata, hanno compromesso in modo pesante, spianando la strada alle barbarie dei crimini del fascismo. 
mb https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/08/se-ogni-paese-della-slovenia-ha-avuto.html?spref=fb&m=1&fbclid=IwAR2ZiDnNBUoT9hhfy8ZtNDR0t8-jYPBiWCauq7dmhAKEAyF1ZW5EaLzIIlU

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Vantaggi del plurilinguismo: sono i bimbi ladini i migliori in competenza e creatività

Un’educazione plurilingue, sin dalla più tenera età, ha effetti positivi su tutti gli aspetti cognitivi dei bambini, e migliora le competenze non solo in campo linguistico ma in tutto ciò che ha a che fare con la creatività.

E’ questo il risultato che emerge dal progetto di ricerca “MELA – Mehrsprachig Ladinisch“, presentato questa mattina (7 agosto) a Bolzano dall’assessore a scuola e cultura ladina, Daniel Alfreider, dalla direttrice provinciale delle scuole ladine, Edith Ploner, e dalla ricercatrice dell’Università di Innsbruck, Ulrike Jessner-Schmid.

Un’educazione plurilingue, sin dalla più tenera età, ha effetti positivi su tutti gli aspetti cognitivi dei bambini, e migliora le competenze non solo in campo linguistico ma in tutto ciò che ha a che fare con la creatività.

E’ questo il risultato che emerge dal progetto di ricerca “MELA – Mehrsprachig Ladinisch“, presentato questa mattina (7 agosto) a Bolzano dall’assessore a scuola e cultura ladina, Daniel Alfreider, dalla direttrice provinciale delle scuole ladine, Edith Ploner, e dalla ricercatrice dell’Università di Innsbruck, Ulrike Jessner-Schmid.

Ricerca negli asili ladini

I 105 bambini che frequentano le scuole dell’infanzia della Val Gardena, e i 119 bambini delle scuole dell’infanzia della Val Badia, sono stati chiamati a risolvere 3.360 diversi compiti, ed  è stato effettuato un confronto con i pari età degli asili di lingua tedesca.

Dai risultati è emerso che chi frequenta gli asili delle vallate ladine riesce a svolgere compiti che, normalmente, vengono eseguiti da bambini di 9 anni. La ricerca ha preso in considerazione la padronanza di tutte e tre le lingue ufficiali della Provincia di Bolzano, ma anche la creatività e le capacità cognitive degli alunni.

Ottima padronanza delle lingue

Gli errori nella produzione linguistica sono stati particolarmente bassi – ha spiegato Ulrike Jessner-Schmid – e nei 54 compiti che hanno riguardato questo ambito, abbiamo raggiunto un numero massimo di 17 errori“… https://www.lavocedibolzano.it/vantaggi-del-plurilinguismo-sono-i-bimbi-ladini-i-migliori-in-competenza-e-creativita/?fbclid=IwAR3FcPqs88zMilrwq8dKUwrD91O7JsfXxkaaT5VlmAnIxHw4xhp9Hn8o1N8