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Aforisma

La cultura è ciò che rimane quando si è dimenticato tutto.

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Conte presenta i nuovi ministri, Cerno non entra in squadra — NoviMatajur

Non c’è, diversamente da quanto si vociferava nelle scorse settimane, Tommaso Cerno nel nuovo Governo guidato da Giuseppe Conte. La nuova squadra, che sarà sostenuta in Parlamento da una nuova maggioranza formata dai gruppi dei parlamentari del Movimento cinque stelle, Partito democratico e Liberi e uguali, avrà 21 ministri di cui 7 donne. Dieci sono “in quota” Pd, 9 del M5S, uno di LeU. Un ministro, il triestino Stefano Patuanelli, è stato eletto in Regione con il M5S. Il giuramento dinanzi al presidente della Repubblica avverrà domani, 5 settembre, alle 10.

Dalla lettura delle prime bozze del programma resta aperto il problema della rappresentanza della minoranza slovena in Parlamento. È confermata l’intenzione di procedere con il taglio dei parlamentari da operare, però, nel contesto di un’ampia revisione del sistema elettorale.

Di seguito l’elenco dei ministri scelti da Conte.

Ministra degli Interni: Luciana Lamorgese

Ministro degli Esteri: Luigi di Maio

Ministra del Lavoro: Nunzia Catalfo

Ministro dell’Economia: Roberto Gualtieri

Ministro dello Sviluppo economico: Stefano Patuanelli

Ministro dei Beni culturali e Turismo: Dario Franceschini.

Ministro della Giustizia: Alfonso Bonafede

Ministro degli Affari regionali: Francesco Boccia

Ministro dello Sport: Vincenzo Spadafora

Ministro della Difesa: Lorenzo Guerini alla Difesa.

Ministra delle Politiche agricole: Teresa Bellanova

Ministro dell’Ambiente: Sergio Costa

Ministra delle Infrastrutture: Paola De Micheli

Ministro dell’Istruzione: Lorenzo Fioramonti

Ministro della Salute: Roberto Speranza

Ministro dei Rapporti con il Parlamento: Federico D’Incà

Ministra all’Innovazione tecnologica: Paola Pisano

Ministra della Pubblica amministrazione: Fabiana Dadone

Ministro per il Sud: Giuseppe Provenzano

Ministra per le Pari opportunità: Elena Bonetti

Ministro agli Affari europei: Enzo Amendola

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Domenica 8 settembre ritorna il Gran Premio Valli del Natisone

Dopo un anno di pausa per motivi “tecnici” la Ciclistica Forum Iulii, grazie anche al supporto del G.S. Giro Ciclistico del FVG ha organizzato per domenica 8 settembre la sesta edizione del “Gran Premio Valli del Natisone”, valida per l’assegnazione del 16° trofeo Banca di Cividale. La manifestazione, voluta dalle amministrazioni comunali di San Pietro al Natisone e Pulfero, è supportata dalla Banca di Cividale, oltre che da vari appassionati locali. 

Il percorso, rinnovato in parte, si svilupperà su due circuiti, da ripetersi più volte per un totale di 130 chilometri. 

Partenza a S. Pietro alle ore 10. La prima parte della gara si svolgerà su un circuito di 12 km da percorrere 5 volte: S. Pietro, Azzida, Ponte S. Quirino, Vernasso, Oculis, Spagnut, Biacis, Cras, Tiglio, S. Pietro. La gara proseguirà poi su un circuito di 17,5 km da ripetere 4 volte: S. Pietro, Azzida, Vernasso, Oculis, Spagnut, Biacis, Tarcetta, Lasiz, Cicigolis, Specognis, Loch, Pulfero, Tiglio, S. Pietro. Arrivo previsto intorno alle 13.10.

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SAPPADAMUKKI | SAPPADA DOLOMITI

La transumanza tra balli e sapori

7 / 8 settembre

La festa del rientro delle mucche dagli alpeggi in quota vi aspetta con musica, gastronomia e un mercato dei prodotti della terra.  https://www.visitsappada.it/sappamukki-transumanza.php

Sappada/Plodn, isola linguistica culturale germanofona, ricca di tradizioni mantenute nei secoli, con la passione e il cuore dei sappadini.
Da poco ha aggiunto l’importante obiettivo di essere il primo Comune Sostenibile d’Italia,
grazie alle risorse naturali e culturali che saranno patrimonio anche delle generazioni
future.
Infatti, anche le certificazioni di “Uno dei Borghi più Belli d’Italia” e “Bandiera dell’Eccellenza Touring Club” attestano gli innumerevoli punti di forza del paese, che è votato all’accoglienza turistica per famiglie , escursionisti e sportivi, e amanti della buona tavola.
Respirare la vera anima sappadina attraverso valli, natura, borghi e persone.

https://www.facebook.com/pg/visitsappada/about/?ref=page_internal

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Rievocazione storica del Castello di Sacuidic.

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21 e 22 settembre 2019 rievocazione storica del Castello di Sacuidic.
I resti del Castello di Sacuidic, a Forni di Sopra, sorgono in prossimità dell’antica strada e guado sul fiume Tagliamento che per molti secoli hanno permesso il passaggio di truppe, carovane di merci e pellegrini dall’Adriatico verso i Paesi del Nord Europa, attraverso il Passo della Mauria. 
Sacuidic (XII-XIV sec.) era un fortilizio di proprietà dei gastaldi di Nonta di Socchieve. Fu acquistato nel 1326, assieme al Castello di Pra di Got a Forni di Sotto, dai Savorgnan di Venezia. Da allora i due Forni, di Sotto e di Sopra, presero il nome di “Forni Savorgnani”. 
Il Castello ai suoi tempi doveva indurre terrore nella gente locale: il suo nome dovrebbe significare, luogo del diavolo (dallo sloveno “Za Hulicu” – Cià dal diaul in fornese), oppure più semplicemente luogo di vedetta (dal latino “sacculus vidi”) in quanto si trova su uno sperone roccioso che sovrasta il fiume Tagliamento all’imbocco del torrente Ruodia. 
Sacuidic fu distrutto da un violento incendio, atto voluto probabilmente dai Savorgnani per porre fine ad una attività clandestina. Fra i reperti salvatisi dall’incendio sono state rilevati infatti diversi lingotti e cerchi di metallo utilizzati per coniare monete false. Con la distruzione della zecca clandestina, si è conclusa pure la vita del maniero. Fra i resti sono stati trovati anche bicchieri di vetro, rari all’epoca, punte di frecce da guerra e venatorie, una corazza ed altri oggetti di valore, che inducono a pensare ad una precipitosa fuga da parte dei falsificatori che abitavano il castello stesso.
Le campagne di scavi curate dall’Università di Venezia sotto la direzione dell’Architetto Fabio Piuzzi , condotte dagli studenti universitari e supportate dai volontari fornesi del gruppo “For da Difiendi”, hanno permesso di portare alla luce e consolidare i reperti murari e ricostruirne la rocambolesca storia.

LETTURE CONSIGLIATE
“Sacquidich presso Forni Superiore” 
Autore: Sauro Gelichi, Fabio Piuzzi, Alessandra Cianciosi. 
“Sacuidic a Forni di Sopra. Storia e archeologia di un piccolo castello alpino” Autore: Fabio Piuzzi

Foto © Francesco Sala

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Pillole friulane

Carlo Sgorlon
  • I friulani hanno molte doti, da me largamente rappresentate ma tra esse la magnanimità è molto rara.
  • Il Friuli e la steppa si somigliano almeno in una cosa.
    Ossia?
    Nei nostri cimiteri sono seppelliti molti italiani, e nei vostri molti cosacchi. Una specie di gemellaggio nella morte.
  • La parola Nord-Est fu inventata da me, per indicare, […], il Friuli, che in effetti è il Nord-Est più Nord-Est che ci sia. https://it.wikiquote.org/wiki/Friuli
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L’Italia deve chiedere perdono agli sloveni, come i tedeschi lo hanno fatto con i polacchi

“Chino il capo davanti alle vittime dell’attacco su Wielun, di fronte alle vittime polacche della tirannia tedesca, e chiedo perdono”, ha sostenuto il capo di Stato tedesco in Polonia durante la cerimonia che ricordava l’ottantesimo anniversario dell’aggressione alla Polonia dalla quale scaturirà la seconda guerra mondiale. “Non dimenticheremo mai, vogliamo ricordare e ricorderemo”. Ha concluso. La Germania da decenni ha avviato processi di perdono, scusa, riconciliazione. E questi processi sono stati importanti. A partire dalla vicenda di Norimberga, simbolicamente enorme nella sua portata, cosa che in Italia non si è neanche sfiorata. Anzi, vi è stata l’epurazione al contrario per contrastare il “pericolo rosso”. Certo, non tutto è stato perfetto in Germania. Anzi. E le conseguenze le vediamo oggi. Quello che accade nella Germania dell’Est, in armonia con tutto quello che succede verso Est. Con i neofascismi che ritornano e vengono sdoganati con serenità. Con le violenze contro gli ebrei che ritornano, contro i migranti, gli omosessuali e non solo. Ma la Germana storicamente ha chiesto perdono. L’Italia, no. Non lo ha mai fatto. A partire verso i vicini sloveni. Contro cui furono avviati tentativi di pulizia etnica. Non era tanto solo la questione del divieto di parlare la propria lingua, già di per sè gravissimo come fatto. Ma di voler annientare l’identità slovena e tutto ciò che avesse radici slave, perchè considerate inferiori, bastarde, schiave. Forse a dirla tutta si è tratto di un qualcosa di molto più ampio rispetto alla canonica pulizia etnica contro lo sloveno perchè colpiva tutto ciò che fosse “slavo” e vicino agli “slavi”. Concetti di odio introdotti a partire dal fascismo prima del fascismo, con la marcia su Fiume. Su Radiocapodistria si è dato grande spazio ad una richiesta che arriva sul punto:

Quando il Capo dello Stato, così come ha fatto quello tedesco, chiederà scusa in sloveno alla nostra comunità per la dittatura fascista?”. Questa la domanda che pone in questi giorni sui social Rudi Pavšič, ex presidente dell’SKGZ, une della due organizzazioni rappresentative degli sloveni in Italia, ed oggi giornalista del Novi Matajur.

Dei passi sono stati fatti, ma siamo lontani dal sentire chiedere scusa, perdono, perchè fare ciò significa riconoscere quello che ancora oggi dai più viene negato, quale l’idea di spazzare tutto ciò che fosse “slavo”, in particolar modo sloveno, da questo territorio. E siamo oramai a cent’anni dall’assalto del Narodni dom di Trieste, forse nel 2020 questo passo verrà compiuto? Si chiederà perdono agli sloveni per quanto commesso dagli italiani “brava gente”? Si chiederà perdono per l’occupazione dei Balcani? Per le violenze compiute nei Balcani? Per i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti nei Balcani? Mai puniti?

mb