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Saluti dal San Gabriele – Škabrijel

video di Romeo Trevisan

La truppa ha formato dei comodi ripari con i cadaveri, non è facile riconoscere i vivi dai morti. Non ho mai visto un carnaio simile,non è facile riconoscere i vivi dai morti. i vecchi soldati usi a tanti orrori, se ne stanno seduti sui cadaveri fumando pacificamente pipe e sigarette, mangiando e ciarlando come se non fossero in guerra.. (Dal Diario di Fernando Caponi). Il Monte San Gabriele fu conquistato dagli arditi. Musica Händel riorchestrata (sperando non si rivolti nella tomba). In questi tempi di pace è una meta molto frequentata da Goriziani e cittadini di Nova Gorica.

Io sono qui per provare qualcosa in cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre.

Oriana Fallaci

Pubblicato in: FVG, minoranza friulana, minoranza slovena

LA VAL JUDRIO E LA TEMPRA DI CODROMAZ


di Luciano Lister

A Codromaz/Kodarmaci, tra i boschi della Val Judrio, ormai sono rimasti in tre. Il paese è una delle frazioni di Prepotto, un comune che si estende tra monti, colli e pianura al confine con la Slovenia e che è attraversato da oltre un centinaio di chilometri di strade. I suoi 741 abitanti vivono in 45 borghi e agglomerati di case sparse. Come a Nimis, Attimis, Faedis e Torreano, accanto all’italiano sul territorio nelle frazioni della parte montana la lingua tradizionale è lo sloveno locale, mentre nelle frazioni di pianura il friulano.

Antonio, che ha 76 anni, di cognome fa Codromaz, come il paese in cui è nato e abita tuttora.

Come in alcune frazioni di pianura ha fatto installare cartelli toponomastici in italiano e friulano, di recente il Comune ne ha fatti installare in italiano e sloveno anche nelle frazioni della parte montana. Antonio è contento: «Avevamo già chiesto più volte di averli, perché qui abbiamo sempre parlato sloveno, da quando gira il mondo. Prima siamo stati sotto l’Austria, dopo sotto l’Italia, ma sempre sloveno».

L’ACQUEDOTTO, LA STRADA, IL CAMPANILE E L’EMIGRAZIONE

Nei primi anni del Novecento Codromaz contava 164 abitanti. Nel 1912 è stato raggiunto dall’acquedotto; poco prima della prima guerra mondiale dalla strada. Nel 1950, quando è stato costruito il campanile, i residenti erano 54. «C’era una forza allora, tutti i giovani erano a casa», ricorda Antonio. «Nel 1947 gli abitanti hanno iniziato a partire per il Belgio; quelli che non sono riusciti ad andarci sono partiti per l’Argentina e sono rimasti poveri anche là. Molti sono tornati indietro; qualcuno si vergognava a tornare a casa. I miei zii erano contadini, fabbri e cacciatori. Un giorno un mio zio è partito per il Belgio. Ha lavorato in miniera per trent’anni, è ritornato e per un po’ di anni ha vissuto qui. Un altro è andato in Argentina e non ha mai fatto ritorno. Gli abbiamo scritto di tornare a casa e che non c’erano problemi, visto che dicevano che qui si moriva di fame. Ha organizzato tutto per il ritorno; quattordici giorni prima del rientro, quando aveva tutte le carte, è mancato e non è più tornato».

Il padre di Antonio, che era il fratello più grande, si era sposato qui; anche un altro suo fratello si era sposato in paese. Le sue sorelle, invece, erano tutte andate lontano, tranne la piu grande che era rimasta a casa perchè malata. «C’erano 12 figli. Così, ho parenti dappertutto».

IL RITORNO DI ANTONIO

Il signor Codromaz, che ha frequentato la scuola elementare a Podresca/Podarskije e in seguito ha lavorato per un contadino, è sempre rimasto qui. Ha solo provato ad andare in Germania, quando aveva 18 anni. «Lassù ho passato 14 mesi. In estate per le ferie sono rientrato a Codromaz, per falciare i prati. Sono tornato in Germania e l’anno dopo sono rientrato a casa, per fare il servizio militare. Una volta finito, non sono più andato da nessuna parte, perché la vita che ho fatto in giro per il mondo: lavoro, baracca, lavoro e baracca… Si guadagna lo stesso anche qui, visto che lassù la vita costava. Mi sono fermato a casa e mi sono sposato subito dopo il rientro dal servizio militare».

IN FABBRICA IN INVERNO, CONTADINO IN ESTATE

In seguito Antonio ha iniziato a lavorare in fabbrica a Manzano in inverno e come contadino in estate. Aveva alcuni capi di bestiame, con cui lavorava, perché a Codromaz ci si è sempre aiutati con gli animali, finché non sono arrivati i camioncini. Ancora oggi ha un po’ di bosco.

Il signor Codromaz non ha dimenticato gli anni dopo il terremoto del 1976. Allora giunsero molti contributi per la ricostruzione, ma non a tutti era chiaro come accedervi. Per questo molti fondi sono rimasti inutilizzati.

Di tempo libero ce n’è sempre stato poco. Antonio chiamava sei-sette aiutanti e tutti insieme andavano a falciare. In inverno, invece, c’era anche la legna, il lavoro nel bosco. Ci si aiutava l’un l’altro, anche per racimolare qualche soldo oltre a quello della paga. Ora, invece, nella zona mancano i giovani e tutti sono un po’ più soli.

IL FRAZIONAMENTO DI UN TERRITORIO CHE FA DA SÉ

Il signor Codromaz, comunque, può contare sui figli, che vengono a aiutarlo. La figlia abita a Manzano, mentre il figlio più vicino, a Cividale. «Lavora nel bosco. Prima era lui ad aiutarmi; ora che non sono più in grado come prima, lo aiuto io, per quanto riesco».

Secondo Antonio il problema della Val Judrio sta nel grande frazionamento delle proprietà, che impedisce anche solo il semplice pascolo sui terreni. «Sono tutti padroni. Finché lo Stato non dice: “Prendiamo; qui quanti padroni ci sono; fa una riga e divide: qui tu, qui tu, a ognuno un pezzo”. In Slovenia, coi cui abitanti siamo sempre stati amici, sui terreni belli si sfalcia, sui terreni brutti si manda a pascolo».

Dal Comune di Prepotto la sindaco cerca di dare una mano, quando dal paese giungono richieste. Passeggiando per il paese il cellulare funziona, ma con difficoltà. Non c’è segnale e prende l’operatore sloveno. Qui si è spesso abituati a fare da soli, ad esempio quando c’è la neve da spalare.

Nella nostra regione certo non si sta con le mani in mano.
Siamo tutti un po’ manovali, e autonomi.

da fb