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I due incendi di Subit

Quest’anno ricorre un anniversario molto importante per la comunità di Subit. 75 anni fa, il 29 luglio e il 29 settembre del 1944, il paese subì ben due incendi, pagando un prezzo molto alto in termini di vite umane, tuttora ben vivo nella memoria collettiva del paese.

Gli eventi s’inseriscono nel quadro della Zona libera del Friuli orientale, un’esperienza di autogoverno nata nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, nell’estate del 1944. La Zona comprendeva i territori di Nimis, Attimis, Faedis, Lusevera, Taipana e Torlano, per circa 20.000 residenti su circa 300 km2.

La Zona aveva grande importanza strategica non solo per le comunicazioni, ma anche perché fungeva da cerniera fra la zona libera della Carnia a nord-ovest, e quella delle formazioni partigiane slovene a est.

Il territorio era presidiato dalle formazioni partigiane della I Brigata Osoppo, che contava circa un migliaio di uomini – contadini, studenti, ufficiali e soldati dell’esercito italiano all’epoca sciolto – e dalla Divisione Garibaldi Natisone – al comando di Mario Fantini Sasso e Giovanni Padoan Vanni quale commissario politico, con contadini e operai delle industrie di Gorizia e Monfalcone. La Divisione, organizzata nelle tre brigate, Buozzi, Picelli e Gramsci, era affiancata da altri reparti minori, per un totale di circa 2.000 uomini.

Le due formazioni partigiane operavano al confine con il territorio dei partigiani sloveni del IX Corpus, lungo l’alto e medio Isonzo e nei dintorni di Gorizia. La delicata situazione generava discordie fra osovani e garibaldini. Nella primavera del 1944 le due formazioni avevano creato un comando unificato e si erano fuse nella I Divisione Osoppo Garibaldi.

Alla fine di luglio del 1944 anche nella Zona, com e nella Carnia, erano sorti dei Comitati di liberazione nazionale locali, composti da rappresentanti del Partito d’Azione, del Pci, della Dc, del Psi e da alcuni indipendenti.

Non essendo stata però creata una Giunta centrale, che esercitasse un potere autonomo, la vita civile era dominata dai comandi partigiani, inizialmente per le necessità di sicurezza e di ordine pubblico. Su iniziativa dei partigiani, era stato istituito un Cln militare, formato da rappresentanti politici e militari di diversi partiti, con l’incarico di organizzare libere elezioni, in collaborazione con i Cln locali. Ad Attimis il sindaco era stato eletto da un’assemblea di 120 capifamiglia, solo uomini.

Nel luglio del 1944 Subit, quindi, pullulava di partigiani. La Osoppo aveva il comando nelle scuole del paese. Proprio per una rappresaglia in reazione al successo di un’iniziativa militare dei partigiani, tedeschi e fascisti il 29 luglio si diressero per un rastrellamento verso il paese, dove bruciarono trenta case.

La vita della breve esperienza di autogoverno della Zona – da luglio a settembre del 1944 – proseguì fino al 25 agosto, quando i tedeschi e i cosacchi occuparono Torlano, incendiando il paese e uccidendo 36 uomini, donne e bambini.

Alla fine di settembre sopraggiunse l’offensiva tedesca, sferrata dalla 305a divisione della Wehrmacht. Il rastrellamento, che ebbe luogo tra il 26 e il 30 settembre, fu la fine della Zona libera del Friuli orientale. In quei giorni il fronte partigiano andò in rotta e furono incendiati quasi tutti i paesi, tra cui anche Subit, il 29 settembre. Lo era già per metà; al secondo incendio furono bruciate le case rimanenti e fu fatta saltare in aria la chiesa.

Quel giorno furono trucidate e bruciate vive cinque persone.

https://www.dom.it/ko-so-dvakrat-pozigali-subid_i-due-incendi-di-subit/

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Friulano lingua d’Europa

Furlans fevelait furlan ai vuestris fiis, cemût che ormai ducj a sàn, a scuela a impararàn plui a la svelta ancja la lenga foresta inglêse ….

Friulani parlate friulano ai vostri figli.Ormai tutti sanno che chi parla friulano impara più velocemente anche l’inglese…

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Il villaggio degli orsi

Vi aspettiamo per una passeggiata tra le nuvole ☁️☁️☁️ ☁️☁️☁️☁️☁️
Il sole non splende, ma questo non ci impedirà di andare alla ricerca dei fiori e delle piante tipiche delle Valli del Natisone 🌷 https://www.facebook.com/pg/Il-Villaggio-degli-Orsi-155013801203955/about/?ref=page_internal

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L’ITALIA,UN PAESE DALLE 12 LINGUE MINORITARIE E DECINE DI DIALETTI

Sono 12 e sono tutte in aree di confine e non poteva che essere così. Si va dalla punta estrema della Calabria agli estremi del Nord Italia. 12 lingue minoritarie tutelate dalla Legge che solo dal 1999 hanno trovato tutela più o meno compiuta. Anche se poi nella realtà i problemi sono noti, a partire dal mancato pieno bilinguismo visivo. Si parla di lingue albanesi che interessano circa 100 mila persone che risalgono, come si legge nella Treccaniad antiche migrazioni verificatesi fra il Quattro e il Settecento in alcune decine di comuni sparsi dalla Sicilia alla Calabria (dove vi è la maggiore concentrazione), dalla Basilicata alla Campania, dalla Puglia al Molise e all’Abruzzo. Poi ci sono le germaniche, lungo l’arco alpino, in una varietà di situazioni storiche e sociolinguistiche – le grechein Aspromonte e nel Salento, le slovene (circa 60.000 persone) lungo il confine orientale in provincia di Trieste e di Gorizia, compresa una parte delle popolazioni dei due capoluoghi. In provincia di Udine, lungo la frontiera, si parlano dialetti slavi dei quali la popolazione locale tende ad affermare l’originalità rispetto allo sloveno standard; le croate (circa 3.000 persone) in tre piccoli centri del Molise. Interessante notare come invece nel Friuli Venezia Giulia non sia tutelata come lingua minoritaria, le catalane (circa 15.000 persone) ad Alghero in Sardegna. Si tutelano anche il franceseintendendo l’uso ufficiale di tale lingua in Valle d’Aosta e il suo utilizzo tradizionale come lingua di cultura in alcuni centri montani della provincia di Torino (ma tali usi non coincidono con un’effettiva diffusione della pratica parlata);il francoprovenzale (dalle 50 alle 70.000 persone), che è un insieme di varietà dialettali con caratteri originali, diffuse nell’uso parlato in Val d’Aosta e in parte della fascia montana della provincia di Torino, praticate anche, in seguito a un’antica emigrazione, in due piccoli centri della Puglia;  il friulanopraticato in gran parte del Friuli, con un’appendice in provincia di Venezia; il ladino(circa 30.000 persone) diffuso in alcune valli della provincia di Bolzano (dove la popolazione ha per seconda lingua il tedesco e gode di maggiori prerogative nell’uso delle varietà locali), e in aree delle province di Trento e Belluno (dove lo si parla accanto all’italiano);l’occitano(dalle 20 alle 40.000 persone)parlato nelle alte valli alpine del Piemonte occidentale tra la Vermenagna e la Val di Susa e (in seguito a un’antica immigrazione) in un comune della Calabria;il sardo(circa un milione di persone) praticato nelle sue diverse varietà in gran parte della Sardegna, ad esclusione delle isole linguistiche catalane e tabarchine e della fascia settentrionale dell’isola, dove prevalgono invece dialetti còrsi (e per inciso, il còrso è riconosciuto come lingua minoritaria in Francia ma non in Italia). Senza dimenticare i dialetti. Sono decine e decine. Il più parlato è il napoletano, seguito dal siciliano e poi dal veneto.

mb


https://xcolpevolex.blogspot.com/2019/09/litaliaun-paese-dalle-12-lingue.html?spref=fb&fbclid=IwAR1RRO5vF1PCg5Z9SdSBit-IR4AmtMNMgRIc2Mr0eog01MexdWpR66I3EdY

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Migranti, prolungare gli accordi con la Slovenia

Il governatore Fedriga chiede al Governo di rinnovare l’intesa per i controlli congiunti ai confini
Migranti, prolungare gli accordi con la Slovenia

28 settembre 2019

“L’Amministrazione regionale chiede al Governo di rinnovare gli accordi per i controlli congiunti ai confini italo-sloveni, in scadenza il 30 settembre prossimo, e di potenziare al contempo le azioni di contrasto all’immigrazione illegale attraverso l’impiego di nuove tecnologie”. Lo ha dichiarato stamane il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a margine dell’inaugurazione della nave da ricerca “Laura Bassi” a Trieste.

“L’obiettivo – ha chiarito il governatore – è di intercettare i migranti ancor prima del loro ingresso in Italia, liberando così le nostre istituzioni dagli oneri legati alla gestione dei richiedenti asilo”.

Secondo Fedriga infatti, “non si può abbassare la guardia nei confronti di un fenomeno che, nelle ultime settimane, ha dato nuova prova della propria recrudescenza sul fronte mediterraneo e i cui effetti iniziano ad avvertirsi anche lungo la rotta balcanica”.

“Il nuovo governo non ha nemmeno iniziato a lavorare ma a Fedriga non pare vero di poter usare la sua solita e prediletta propaganda su muri e migranti. Riconosca piuttosto che Salvini non ha fatto i rimpatri promessi, non ha rinforzato le forze dell’ordine e, al di là della disumanità di facciata, è stato un bluff su tutta la linea”. Lo afferma il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli replicando al presidente della Regione Massimiliano Fedriga, secondo cui “gli ultimi dati ci confermano un riaffermarsi dei flussi”.

Per l’esponente dem “Fedriga non ascolta nemmeno quello che gli dicono i prefetti e torna a ciarlare sui media dell’allarme invasione. Adesso basta chiacchiere perché è arrivato il momento di occuparsi di cose vere, dell’economia regionale abbandonata a se stessa, dei lavoratori e delle famiglie. Ma non con spot o annunci ideologici. Chiediamo misure strutturali, concordate con le parti sociali e – precisa – coordinate con il Governo”. https://www.ilfriuli.it/articolo/politica/migranti,-prolungare-gli-accordi-con-la-slovenia/3/206938

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La bussola del direttore

Ah la criminalità. Oltre a lamentarsi c’è qualche friulano che si da da fare e i ladri li insegue e chiama la Polizia. Funziona. Li hanno presi.

Un film dei tempi del muto magari con l’orchestra, dal vivo, che suona in sottofondo. Succederà a Pordenone e qui potete trovare le informazioni, compreso un appello per la mancanza di fondi.

Fridays for Future, i ragazzi in marcia si prendono il cuore di Trieste: “Siamo più di 3 mila”

La manifestazione sfila nel centro della città. Gli organizzatori rivendicano di aver raggiunto i numeri del primo grande raduno triestino. In 400 in piazza a Ronchi dei Legionari

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