Archivi giornalieri: 1 Ott 2019

Sentiero naturalistico del Gorgons (Seroka Dolina e Pod Malen) — Camminabimbi

Questo sentiero naturalistico si snoda nella valle meglio conosciuta dai locali con il nome di Seroka Dolina(valle larga) costellata da una serie di splendide cascate create dal Rio Gorgons. Una camminata avventurosa e suggestiva anche per la presenza di interessanti strutture geologiche e grotte di origine carsica. Avvicinamento: Da Nimis si seguono le indicazioni per […]

Sentiero naturalistico del Gorgons (Seroka Dolina e Pod Malen) — Camminabimbi

Egidio Feruglio

Egidio Feruglio (Feletto Umberto1º settembre 1897 â€“ Udine14 luglio 1954) è stato un esploratorenaturalista e geologo italiano.

Settimo di dodici figli, nel 1914 si diploma al Liceo Classico Stellini, appassionato degli scritti e della fama del geografo Marinelli si iscrive all’università di Firenze dove si è laureato nel 1920 in medicina e scienze naturali.

Dal 1920 al 1925, viene assunto con la carica di naturalista alla “Stazione Chimico – Agraria sperimentale di Udine,” e assistente professore di geologia presso l’Università di Cagliari.

Durante questo periodo si dedicò in particolare agli studi e geografici, geologici idrologici e glaciologi delle Alpi, Appennini e dell’isola di Sardegna, e ha dato lezioni pratiche della classe a cui è stato distaccato.

Nel 1925, si reca in Argentina dove viene assunto come assistente geologo alla “Direzione Generale dei giacimenti petroliferi Fiscal” dove lavorerà fino al 1928, compirà in questo periodo numerosi viaggi di studio nelle province di SaltaJujuyMendoza, Rio Negro, Chubut e Santa Cruz, alla ricerca di giacimenti petroliferi.

Dopo un viaggio di un anno in Italia, dove si specializza sullo studio dei fossili presso l’Istituto di Geologia dell’Università di Bologna, torna in Argentina per continuare gli studi geologici commissionatiti dalla “Yacimientos Petrolíferos Fiscales” in Patagonia e nella provincia di Salta.

Dal 1932 al 1934 ritorna in Italia, in questo periodo lavorerà per l’Istituto Geologico dell’Università di Bologna, come direttore della sezione di paleontologia, dedicandosi allo studio dei fossili delle Alpi orientali. Costretto a lasciare l’insegnamento, per il rifiuto ad iscriversi al Partito Fascista, torna in Argentina nel 1934, dove riprende il suo lavoro di ricerca come capo della esplorazione geologica condotta dalla “Yacimientos Petrolíferos Fiscales” in Patagonia.

Nel 1937, passa alla Direzione Generale con sede a Buenos Aires e da qui effettuerà viaggi di studio geologico a Corrientes, Mendoza, Neuquén, Rio Negro, Patagonia e Terra del Fuoco.

A metà del 1940 viene distaccato presso l’Università Nazionale di Cuyo in Mendoza, con la missione di ri-organizzare l’Istituto sugli studi petroliferi creando un corso di mineralogia e geologia presso la Facoltà di Agraria.

Nel 1941 entra a far parte in modo permanente all’università di Cuyo. Da allora ha continuato nel suo ruolo di direttore dell’Istituto studi petroliferi, e come professore nella cattedra del dipartimento di geologia e petrologia.

Oltre ai lavori e gli studi direttamente connessi alle sue posizioni universitarie, ha portato avanti le sue esplorazioni in Uruguay, sulla Cordigliera del Lago Argentino (insieme a Padre Alberto Maria De Agostini) e di viaggio per le province di CórdobaSan JuanLa Rioja, ecc, oltre che la parte meridionale e centrale del Cile e del Brasile.

Autore di centinaia di pubblicazioni sulla geologia, la paleontologia e la morfologia, pubblicate in Italia e in Argentina, illustrate in parte con mappe geologiche. Fra i suoi contributi principali vanno ricordati i suoi studi scientifici sulla geologia e morfologia in Italia del Friuli e del Veneto e nel Sud America della Patagonia.

Ha collaborato con numerose riviste europee e Argentine. È stato membro della National Academy of Sciences e socio corrispondente di diverse istituzioni scientifiche nazionali ed estere.

Presago della sua fine, ritorna in Friuli, dove muore presso l’Ospedale Civile di Udine il 14 luglio 1954.

Riconoscimenti

Una delle “Grotte di Villanova“, in provincia di Udine porta il suo nome, così come il “Museo Paleontologico Egidio Feruglio” a Trelew, in Argentina. Dal 1997 per il centenario dalla nascita dell’esploratore friulano le scuole medie di Feletto Umberto si fregiano del suo nome.

da https://www.wikiwand.com/it/Egidio_Feruglio_(esploratore)

Ottobre acrostico

Oktoberfest festa della birra a Munchen
Tini pieni d’uva stanno in cantina
Torna in vigore l’ora solare
Ora pro nobis con San Francesco
Bilancia e scorpione nello zodiaco
Rosso giallo arancio si tinge l’albero
E‘
proprio il classico mese autunnale

(Jalesh)

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ASSIDUITA’ DEL BUIO

quandolamentesisveste

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Violenze alla ribalta

smorzano

vivide tessiture del profondo

stemperato da insidiose identità.

Si fa lesto il battito di ciglia

alla ricerca di spiragli

oltre l’assiduità del buio

caduto in un antro senza fine

ove vicoli ciechi dell’attesa

sbriciolino

a malapena

un forse di luce.

@Silvia De Angelis 2018

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Il ritorno delle Comunità montane

Il Consiglio delle autonomie montane (Cam) inteso come sezione del Consiglio delle autonomie locali (Cal) sarà l’organismo di coordinamento delle politiche della montagna previsto all’interno del disegno di legge di riforma delle autonomie locali.

Lo ha annunciato a Tolmezzo l’assessore regionale alle Autonomie locali e funzione pubblica, Pierpaolo Roberti, durante l’incontro con i rappresentanti dell’Uncem (Unione nazionale dei comuni, comunità e enti montani) presieduto dal sindaco di Pontebba, Ivan Buzzi, convocato per illustrare le linee guida della riforma in riferimento al governo della montagna.

«Il Cam avrà funzioni concertative e di proposta diretta alla giunta regionale, nonché sarà chiamato ad indire la Conferenza annuale sulla montagna» ha specificato Roberti, precisando che «del Consiglio delle autonomie montane faranno parte il presidente dell’Uncem, i sindaci dei Comuni montani eletti nel Cal, i presidenti delle comunità montane».

«Non è prevista pertanto la creazione di una provincia della montagna – ha chiarito Roberti – ma il governo del territorio sarà gestito attraverso le nuove Comunità montane, enti che avranno personalità giuridica, come le Unioni territoriali intercomunali, per l’esercizio obbligatorio delle funzioni ereditate dalle vecchie comunità montane, incluso il patrimonio».

La governance della Comunità montana sarà simile a quella delle Comunità di pianura (che si differenziano per la natura totalmente facoltativa) e prevede quindi un presidente eletto dall’assemblea dei sindaci che potrà essere un amministratore oppure un cittadino esterno all’amministrazione comunale; l’assemblea eleggerà anche il Comitato esecutivo al cui interno saranno garantiti meccanismi di rappresentanza delle minoranze.

«I confini territoriali delle Comunità montane dovranno essere concertati con i sindaci, così come le ulteriori funzioni montane ad esse attribuite, motivo per cui – ha evidenziato ancora Roberti – il confronto con gli amministratori resta ancora aperto al fine di giungere ad un testo ampiamente condiviso».

Nel corso del dibattito con i sindaci sono emerse alcune proposte, anche divergenti, tra cui quella di affidare le politiche di programmazione e sviluppo ad un ente montano unico (Roberto Revelant, sindaco di Gemona del Friuli), di mantenere le relazioni tra le terre alte e i comuni di fondo valle (Francesco Brollo, sindaco di Tolmezzo) o di attribuire alle Comunità anche funzioni di area vasta (Andrea Carli, sindaco di Maniago).

«Chiedo ai rappresentanti della montagna di valutare le varie possibilità, anche in base alle diverse esigenze dei territori, con l’obiettivo di superare l’eccessiva frammentazione attuale imposta dalle Uti e giungere ad una proposta che faccia sintesi tra le varie visioni emerse» ha concluso Roberti. (www.regione.fvg.it)

fonte https://www.dom.it/