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Condannati a 16 anni gli aggressori di Manuel Bortuzzo

Il legale di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano ha annunciato il ricorso: “Sedici anni sono tanti, la pena non ci soddisfa, ma bisogna vedere le motivazioni”
Condannati a 16 anni gli aggressori di Manuel Bortuzzo

09 ottobre 2019

Sono stati condannati a 16 anni i due giovani che la sera del 3 febbraio scorso hanno fatto fuoco contro Manuel Bortuzzo e la fidanzata, a Roma. I due imputati, Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, avevano esploso alcuni colpi di pistola contro il giovane che, a causa delle ferite, ha perso l’uso delle gambe. Illesa, invece, la fidanzata.

Il pm Elena Neri aveva chiesto per i due aggressori 20 anni. I due sono stati processati con rito abbreviato e nella sentenza, emessa dal gup del Tribunale di Roma Daniela Caramico D’Auria, è stata disposta anche una provvisionale di 300mila euro in favore della parte civile.

L’avvocato di Marinelli e Bazzano, Alessandro De Federicis, ha annunciato l’intenzione di presentare appello contro una sentenza troppo dura: “Non ci soddisfa, 16 anni sono tanti, ma bisogna vedere le motivazioni”. https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/condannati-a-16-anni-gli-aggressori-di-manuel-bortuzzo/2/207585

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Biagio Marin — Interno Poesia

Quanto più moro presenza al mondo intermitente e luse che se spenze, de ponente tanto più de la vita m’inamoro. E del sol rîe che fa fiurî l’avril… 207 altre parole

Biagio Marin — Interno Poesia
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Ogni lingua è un tesoro inestimabile

La Giornata europea delle lingue offre l’occasione di una riflessione sulla realtà della nostra comunità Era il dicembre del 2001, quando il Consiglio d’Europa proclamò per il 26 settembre di ogni anno la «Giornata europea delle lingue» con lo scopo di incoraggiare l’apprendimento delle lingue nel vecchio continente. Per questa ricorrenza gli Stati membri ricevono un aiuto economico ed operativo per organizzare opportune attività. Ragioni per prendere sul serio una questione come quella della diffusione della conoscenza plurilinguistica e la salvaguardia delle diversità ce ne sono a iosa, basti pensare che in Europa ci sono ben 225 lingue indigene, senza contare l’apporto supplementare degli immigrati e dei rifugiati. Se a Londra si parlano 300 lingue non è detto che un numero simile non si raggiunga anche a Milano o a Roma. Pertanto questo non è un fenomeno sociale e culturale che può venir sottovalutato e persino ignorato. Wikipedia riporta un sondaggio (Eurobarometro speciale 243) del 2006 nel quale informa che una percentuale consistente (il 56%) dei cittadini europei di allora parlava una lingua diversa dalla propria lingua madre. Dati più recenti relativi alla conoscenza oltre la propria delle lingue più diffuse in Europa – tra i 15 ed i 34 anni d’età – vedono all’apice l’inglese (41%) seguito dal tedesco (21%) e dal francese (20%). Evidenziando, ovviamente, una decrescita percentuale progressiva con l’aumento dell’età; segno che il plurilinguismo sta avanzando, spesso per «virtù», ma soprattutto per la necessità di intessere rapporti culturali ed economici. L’Italia non figura bene nelle classifiche della conoscenza linguistica, rimanendo – nella fascia d’età detta sopra – per l’inglese al 13%, per il francese all’8,5%, per lo spagnolo al 6,5%, scendendo al 2% per il tedesco. Per dire, i nostri giovani (anni 14-34) con l’inglese, per ora tra le altre lingue più utili, non se la cavano granché bene, fermandosi al 19,4%, in confronto con i giovani tedeschi, che quasi li raddoppiano giungendo al 38,3%. Le 24 lingue ufficiali dell’Unione europea, in cui vengono redatti i documenti comunitari, a pensarci bene, essendo un decimo di quelle autoctone delle popolazioni europee, segnano già da sé il probabile nefasto destino delle rimanenti, di quelle che non assurgono al rango di «nazionali». Ricerche dell’Ocse preconizzano che per la fine del nostro secolo verrà registrata la probabile scomparsa del 90% dei 6/7 mila idiomi parlati ancora oggi nel mondo. Sarà l’effetto indiretto della ruspa inesorabile del «progresso », così come viene inteso il termine oggi, quando gli si attribuisce prevalentemente l’aspetto economico. È vero, ogni metabolismo – parlo del progresso così inteso – macina ciò che inghiotte e lascia dietro di sé le proprie scorie. Ciò vale anche per le lingue e le culture più deboli, quelle che il «progresso» ritiene poco produttive. Non ne è esente alcun continente e men che meno il continente europeo. Giustamente il Consiglio d’Europa cerca di rallentare il fenomeno promuovendo la conoscenza plurilinguistica anche in vista dei benefici che la comunicazione diretta apporta nei rapporti interetnici e interlinguistici. Tuttavia, a mio parere, ha come correlato un effetto divergente: promuovendo la conoscenza delle lingue forti, quelle ritenute più utili, implicitamente relega nella secondarietà quelle deboli, quelle meno diffuse, quelle prive di reali ed efficaci supporti come le lingue delle cosiddette minoranze linguistiche. Infatti, la comunità slovena cui apparteniamo lo prova nella propria quotidianità. Nell’intento del Consiglio, ovviamente, non c’è di certo la sottovalutazione dell’importanza culturale di ogni forma linguistica, ed infatti propone iniziative in ogni settore della problematica, ma è ovvio che le lingue meno diffuse corrono i rischi maggiori a seconda della loro stessa esiguità. Se l’italiano può contare su oltre 60 milioni di parlanti, lo stesso non si può dire, ad esempio, per lo sloveno sia in patria che nelle periferie, vale a dire le minoranze esterne alla Slovenia. Non parliamo poi delle varianti linguistiche ad essa collegate. Non c’è quindi da meravigliarsi che nel caleidoscopio linguistico europeo le centinaia di sfumature cromatiche tendano inesorabilmente ad uniformarsi ai colori primari. Va detto però, non per inciso, che ogni volta che muore un idioma cadono in disuso anche le tradizioni, i saperi e le opere artistiche di un determinato popolo. I linguisti, negli ultimi anni, si stanno adoperando molto per salvaguardare gli idiomi a rischio di estinzione, consapevoli del disastro storico e artistico che ne consegue. Si assottiglia inesorabilmente il numero dei parlanti nelle lingue meno usate e sempre meno efficace è il travaso intergenerazionale dei saperi. Quanti sono i casi nel mondo dove poche persone sono rimaste come uniche testimoni di una maniera di comunicare che non ha più interlocutori! Ancora, e con forza, va ribadito che una lingua non è fatta solo di parole e grammatica; è una rete di storie che mettono in contatto tutte le persone che usano ed hanno usato in passato quella lingua; essa ha in sé tutte le conoscenze che una comunità linguistica ha lasciato ai suoi discendenti. Purtroppo la scomparsa, la morte di una lingua è come la morte di una specie. Con essa si perde un anello della catena e tutto ciò che quella parte significava per il tutto. Un mosaico che perde tasselli e colori. Che gli succederebbe se le centinaia di sfumature (225 lingue europee) i colori si riducessero a 24, le lingue ufficiali dell’Unione Europea. Riccardo Ruttar (Dom, 30. 9. 2019)

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Le giornate del cinema muto a Pordenone

http://www.giornatedelcinemamuto.it/

Le Giornate del cinema muto di Pordenone (titolo internazionale: Pordenone Silent Film Festival) rappresentano una delle più importanti manifestazioni cinematografiche mondiali dedicate alla riscoperta ed allo studio del cinema muto e al cinema delle origini[1]. Sono organizzate dalla Cineteca del Friuli e si svolgono a Pordenone, nel mese di ottobre, dal 1982. Negli otto giorni di rassegna intervengono al festival vari storici del cinema, corrispondenti delle riviste specializzate ed esperti di restauro del cinema muto che giungono in Friuli da varie parti del mondo. Il livello internazionale delle Giornate è stato riconosciuto dalla rivista Variety, che nel settembre 2007 le ha inserite fra i 50 festival cinematografici più significativi[2].

Le “Giornate del cinema muto” sono un’associazione no-profit presieduta da Livio Jacob. Il direttore artistico è stato dal 1997 al 2015 David Robinson, dal 2016 è il critico di Variety Jay Weissberg. Gli altri componenti del consiglio direttivo sono Paolo Cherchi Usai, Lorenzo Codelli, Piero Colussi, Luciano De Giusti, Carlo Montanaro, Piera Patat.

Una peculiarità delle Giornate del cinema muto, oltre alla rarità dei film proposti, provenienti da archivi cinematografici e collezioni private, è quella delle proiezioni accompagnate da esecuzioni musicali dal vivo. … https://www.wikiwand.com/it/Giornate_del_cinema_muto

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Sulle orme dello Skarifić — Camminabimbi

Domenica 13 ottobre, nell’ambito della Burjanka, la tradizionale festa delle castagne di Lusevera, ce ne andiamo a conoscere lo Skarifić, il folletto dei boschi della Val Torre. La camminata è gratuita, ma a numero chiuso (max 30 bambini), vi chiediamo quindi di iscrivervi mandando mail a CamminaBimbi@hotmail.com Ritorneremo al punto di partenza dove (per chi […]

Sulle orme dello Skarifić — Camminabimbi
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Invito a Pranzo 2019

Già da trent’anni i ristoranti delle Valli del Natisone, facenti parte di”Invito a Pranzo”, richiamano i visitatori delle nostre valli e offrono loro menù speciali di piatti tradizionali locali.Sabato 28 settembre è stata organizzata una celebrazione per il 28 compleanno a Masseris. Molti locali hanno offerto piatti tipici legati alla tradizione contadina locale. L’iniziativa è iniziata il 4 ottobre e proseguirà fino all’8 dicembre.

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Il proverbio friulano della settimana

di Vita nei campi

“ A san Simon/ si giave il râf e il raviszòn” ovvero a san Simone, il 28 ottobre, si raccoglie tanto la rapa che il ravizzone, la Brassica rapa subspecie campestris, pianta annuale o biennale simile alla colza della famiglia delle Brassicaceae. Viene coltivato nell’Europa centrale e settentrionale e, in Italia, principalmente nella Pianura Padana.

fonte https://www.facebook.com/vitaneicampi/

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5 cose da vedere assolutamente a Trieste (e dintorni) — Ritagli di Viaggio

Come arrivare e cosa vedere nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia. Cinque cose imperdibili per chi visita Trieste per la prima volta L’articolo 5 cose da vedere assolutamente a Trieste (e dintorni) 8 altre parole

5 cose da vedere assolutamente a Trieste (e dintorni) — Ritagli di Viaggio
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FVG GROVIERA.ALTRO CHE LAMPEDUSA,I MIGRANTI ARRIVANO VIA TRIESTE.IL FALLIMENTO DEI MURI

La politica dei muri è stato un chiaro ed evidente fallimento. Da quando si è detto che i confini in FVG sono blindati si è registrata una grande ondata di migranti, oltre 5 mila in meno di un anno. E non c’è un solo giorno che tramite la via di Trieste non si registrano arrivi. Ogni giorno. A Trieste la situazione rischia di implodere se non si potenzia il sistema di accoglienza, d’altronde basta farsi un giro in alcuni punti della città, come la zona della stazione per capire la situazione. Città che al momento regge l’urto ma gli effetti disastrosi dei precedenti interventi governativi hanno lasciato il segno. Altro che Lampedusa. I migranti arrivano via Trieste. Ma l’attenzione mediatica e politica è tutta focalizzata sul Mediterraneo, ovviamente perchè c’è il problema dei morti in mare. Nessun muro, nessun filo spinato, nessun drone, salvo che non si decida di ritornare ai tempi della Germania nazista, potrà arrestare questa ondata di migrazioni. Niente di epocale al momento, arrivi numerici contenuti rispetto al passato, ma pur sempre importanti e significativi. Non è l’Italia la meta principale di destinazione, ma dall’Italia si deve passare per andare lì dove si cerca di realizzare migliore vita e trovare rifugio. Se poi un giorno dovesse diventare l’Italia la destinazione finale di queste migrazioni,il Paese dovrà prepararsi a gestirle a dovere. La situazione in Bosnia è intollerabile, Croazia e Slovenia si fanno i dispetti, ed i migranti, intanto, arrivano in Italia via Trieste cosa che a livello politico nazionale e nelle relazioni internazionali sembra essere se non ignorata, certamente sottovalutata. E bisogna chiedersi il perchè. mb