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Santa Messa in sloveno

SANTA MESSA IN SLOVENO A SAN PIETRO SABATO, 19 ottobre, alle 19.15 nella chiesa parrocchiale. Celebrerà mons. Marino Qualizza.

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Vincono Savognese e Polisportiva Valnatisone

Nel secondo turno del campionato amatori di Terza categoria della Lcfc la Savognese, impegnata a Cassacco, ha regolato con un gol per tempo, entrambi opera dello sloveno Tine Medved, la Brigata Leonacco.
L’allenatore Cristian Birtig ha mandato in campo Simone Vogrig, Maurizio Medves, Francesco Chiabai, Miha Stres, Nicola Zabrieszach, Mulloni, Gabriele Zabrieszach, Francesco Cendou, Massimo Drecogna, Patrik Birtig e Tine Medved. Il successo permette ai gialloblu di insediarsi in vetta alla classifica.
Pronto riscatto della Polisportiva Valnatisone di Cividale che, nella gara casalinga sul campo di Savogna, ha superato il Venzone con le reti realizzate da Silvio Del Bello e Giuseppe Susca, mentre per i carnici è andato a segno Igor Cigliani.
A Buja, ospitata dalla Ars calcio, l’Alta Val Torre è tornata lunedì 14 sera a mani vuote dalla trasferta a Buja subendo una sconfitta di misura con i padroni di casa della Ars, andata a segno con Devis Felice.

La classifica: Savognese 4; Valcosa, Blues 3; Sammardenchia, Polisportiva Valnatisone, Ars 2; Alta Val Torre, Axo Buja, Venzone, Brigata Leonacco 1. https://novimatajur.it/sport/vincono-savognese-e-polisportiva-valnatisone.html

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FVG 3: tratto Travesio-Meduno — Camminabimbi

Semplice tratto ciclabile nella pedemontana pordenonese attraverso borghi più belli d’Italia e in compagnia dei parapendio. Avvicinamento: Si raggiunge in auto il paese di Travesio. Qui in prossimità della chiesa di San Pietro c’è ampia possibilità di parcheggio Percorso:Escursione con bici al seguito, lunghezza 19,5 km totali(andata e ritorno quindi) dislivello totale in salita 148 […]

FVG 3: tratto Travesio-Meduno — Camminabimbi
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A Paularo non vogliono gli immigrati

Di Laky 1970 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41432719

Paularo, il paese che non vuole gli immigrati: «Abbiamo paura per i bambini»

I residenti li lasciavano da soli a giocare in giardino,adesso no.Hanno raccolto più di trecento firme contro i richiedenti.A borgo Cjavec i bambini giocavano da soli in strada,ora le mamme non li lasciano più,hanno paura dei richiedenti asilo.

Penso che sia così ovunque ,i tempi cambiano,immigrati o no i bambini devono esser sempre sotto l’occhio vigile di un adulto.

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Tempo di Burnjak

TRIBIL – Nell’intera giornata di domenica 20 ottobre animazione e giochi per i bambini, fisarmoniche nelle vie del paese. Ricca l’offerta enogastronomica.

https://www.facebook.com/lavitacattolica/

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Omaggio a don Antonio Cuffolo

A 130 anni dalla nascita e a 60 dalla morte, sabato 11 ottobre prima a S. Pietro al Natisone e poi a Lasiz di Pulfero si sono tenuti due momenti significativi per ricordare la figura di don Antonio Cuffolo, parroco originario di Platischis che dal 1920 alla scomparsa è stato prima cappellano e poi parroco a Lasiz. Una figura a cui si è ispirato lo scrittore sloveno France Bevk per il suo romanzo ‘Kaplan Martin Čedermac’. Il suo impegno per i diritti della gente della Benecia, compreso quello di poter usare senza restrizioni la propria lingua slovena, è stato evidenziato da Giorgio Banchig a margine dell’inaugurazione di una mostra fotografica dedicata al sacerdote. Banchig ha anche mostrato l’ultimo quaderno dove don Cuffolo ha tenuto il suo diario, in sostanza fino a pochi giorni prima di morire. Con un ricordo dello zio è intervenuta anche la nipote, suor Antonia, che ha poi parlato a conclusione della messa che è stata officiata a Lasiz e alla quale ha partecipato anche il coro Naše vasi di Taipana diretto da Davide Tomasetig. L’iniziativa è stata dell’associazione Blanchini e del quindicinale Dom.
http://novimatajur.it/cronaca/fotogalerija-poklon-gaspuodu-cuffolu-ob-130-lietnci-njega-rojstva-an-60-lietinci-smarti.html

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La polenta perfetta


di Roberto Zottar

Comincia a far freddo e si riscoprono i cibi caldi e grassi di conforto, sempre accompagnati dalla tradizionale polenta. Questa, in Carnia, in un tempo di grande povertà, era consumata da sola, come ci ricordava Piero Adami, mentre oggi accompagna salumi, pensiamo alla soppressa o al salam ta l’asêt, formaggi, salsicce, coste, selvaggina, pesci e perfino foie gras e tartufi! Una volta, se avanzava, costituiva l’unico piatto della sera con latte caldo, zucchero e a piacimento cannella.
La polenta è un alimento la cui storia si perde nella notte dei tempi: era già presente al tempo dei romani realizzata allora con fave, orzo, spelta, saggina, grano saraceno, o farro. Nel ricettario di Apicio, oltre alla friulana brovàda, troviamo anche delle pultes iulianae, polente condite, cioè polente cuinzade, che la Contessa Perusini attribuisce alle nostre zone.
Preparare una polenta a regola d’arte è semplice, è una questione di proporzioni e di tempi, di farina, di pentola e di sale. In una vita sempre più frenetica, alla costante ricerca di scorciatoie per accorciare i tempi di tutto, anche delle ricette, dobbiamo ricordare che alcuni piatti della tradizione meritano al contrario di essere preparati come facevano le nostre nonne, con calma e passione. È il caso della polenta, che ha bisogno di pazienza per cuocere bene perché se cotta a lungo è più digeribile e gustosa. Lasciate quindi da parte farine precotte e polente già pronte, e in un paiolo rigorosamente di rame, quando l’acqua salata bolle, anzi un attimo prima, versate a pioggia la farina dopo aver creato un vortice nell’acqua per non far grumi con la “mazze de polente”, il mestolo di legno di faggio. Il segreto è quello di mescolare continuamente, lentamente, a lungo, mentre piano piano si addensa e cuoce. Resistete per almeno un’ora. In Istria c’è il detto “meio che la polenta bòi in caldìera, che no in panza de la messera”. E la polenta è cotta quando non attacca più al mescul, infatti il proverbio dice “no la se cota se la taca, la xe cota se non la taca”. Se la cuocete sul fogolàr, fate fare “l’ultime sflamade”, cioè l’ultima fiammata, perché si stacchi bene dal fondo del paiolo nel scodellarla sul tagliere. Secondo Piero Adami la polenta è tradizionalmente molto consistente in montagna in Carnia e man mano che si scende in pianura la polenta preferita diventa più tenera.
Trattatevi bene, non scegliete una farina qualunque, usate una bramata di mais locale come la blave di Mortean o una di mais friulano biancoperla, più delicata e dal profumo meno deciso per accompagnarla con pesce o seppie. Concedersi il lusso di andare a occhio è consentito soltanto ai veterani della polenta: per tutti gli altri, le dosi medie sono 4 litri d’acqua per ogni kg di farina, tenendo presente che più la farina è grezza, più assorbirà acqua.
Ricordate di perpetuare la tradizione di tagliarla con il filo dopo aver fatto con questo la croce, accompagnate con un bon toc’ e …..Buon appetito!

fonte :https://www.facebook.com/vitaneicampi/