Il 17 gennaio a Kobarid-Caporetto presentazione libro

Venerdì17 gennaio, al Museo di Kobarid (Gregorčičeva ulica, 10) Igor Jelen, professore di Geografia politica ed economica dell’Università di Trieste, presenterà, alle 18, il libro «Rojaki-Pol stoletja sodelovanja med beneškimi in posoškimi Slovenci»; saranno presenti anche gli autori Giorgio Banchig, Zdravko Likar ed Ezio Gosgnach. Nel gennaio 1971 nella trattoria Štih di Staro selo si incontrarono otto rappresentanti del comune di Tolmin (che allora comprendeva anche Kobarid e Bovec) e otto operatori culturali e sacerdoti delle valli del Natisone e del Torre. Lo scopo era di coinvolgere nel dialogo tra Italia e Jugoslavia (in questa parte del confine a tirare le fila erano i Comuni di Cividale e Tolmin) la comunità slovena della provincia di Udine, fino a quel momento trascurata. Sicuramente quelle sedici persone, decise a rinnovare, nonostante gli allora due sistemi politici ed economici tra essi antagonisti, la millenaria collaborazione tra le genti dei due versanti del Matajur, Stol, Kolovrat, Canin e Predil, bruscamente interrotta dopo la seconda guerra mondiale, mai si sarebbero nemmeno sognati che un paio di decenni più tardi le loro valli si sarebbero trovate insieme nell’Europa unita e senza confini, con una Slovenia stato indipendente e sovrano. Il cinquantesimo impone, oltre ai giustificati festeggiamenti, una domanda: questi incontri hanno ancora senso? La risposta, affermativa, si trova nel libro «Rojaki», edito per l’occasione dalla cooperativa «Most».  Lo storico Giorgio Banchig scrive: «Quando i confini sono caduti, quegli uomini erano commossi, quasi increduli, tuttavia più preparati degli altri a vivere nella nuova Europa e a comprendere il profondo significato del poter attraversare il confine senza doversi fermare a mostrare i propri documenti e a dichiarare i propri acquisti. Quegli uomini avevano sognato quel momento, avevano operato affinché giungesse, gli avevano preparato la strada». Gli fa eco Zdravko Likar, organizzatore degli appuntamenti dal 1980 al 2016: «L’incontro del gennaio 2020 non deve essere l’ultimo, ma deve stimolare le nuove generazioni a una collaborazione e amicizia ancora più stretta tra la popolazione di entrambi i versanti del Kolovrat, Matajur, Stol e Canin». Da parte sua, il giornalista Ezio Gosgnach fa notare «il sorgere di un problema sconosciuto cinquant’anni fa. Se a livello amministrativo i rapporti sono soddisfacenti e se nel settore economico le aziende e i singoli operatori ben collaborano – spiega – siamo testimoni del venir meno della socialità quotidiana, dell’instaurazione di rapporti di amicizia e della collaborazione tra la popolazione, che hanno caratterizzato quest’area e permesso la “permeabilità” del confine anche nei periodi storici più bui. Frontiere tra la gente non sono mai esistite: da una e dall’altra parte parlava la stessa lingua, aveva la stessa cultura e rispettava le stesse tradizioni. Ora però la conoscenza e l’uso dei dialetti sloveni tra beneciani, resiani e valcanalesi si affievolisce sempre più e, di conseguenza, si alza e consolida una barriera linguistica».https://www.dom.it/v-petek-rojaki-v-kobaridu_presentazione-venerdi-a-kobarid/?fbclid=IwAR2DF-ZhCuQsS3Y9nS3mQTOT7wutut-pvWhxoU-aEE1a4Tbjr_cIfCR36tA

O ce biel cjscjel a Udin -villotta friulana

La villotta è una forma polifonica a tre o quattro voci su testi di vario metro, nata nel XV secolo e di origine friulana.

fonte :Friulani.Net

La Villotta è una composizione polifonica legata all’antica tradizione del canto popolare friulano. Non troppo dissimile dal primo “Lied” tedesco, si diffuse in Friuli a partire dal XV secolo. Le Villotte sono caratterizzate da un breve testo poetico popolare, spesso frutto d’improvvisazione. I testi, tramandati oralmente, erano frequentemente modificati a seconda del gusto personale. Proprio per mantenere vivo il canto il più a lungo possibile, spesso le parole venivano inventate sul momento oppure era uso abbinare testi differenti ad una medesima melodia (ma anche utilizzare le stesse parole accompagnate da ritmi differenti).

Vista la natura armonica della Villotta, sarebbe lecito pensare che questa fosse nata per essere cantata “in coro”, molto più spesso veniva, invece, cantata in piccoli gruppi spontanei, e ancora più sovente a due voci.

La trascrizione più antica di una canzone friulana riporta la data del 14 aprile 1380. Il testo della canzone era stato inserito in un atto rogato avvenuto in quell’anno a Cividale. La ballata è nota come “Piruç myò doç inculurit”. Sarà comunque necessario aspettare Ermes di Coloredo (Colloredo di Monte Albano, 1622 – Gorizzo di Camino al Tagliamento, 1692) affinchè la Villotta passì da fenomeno di tradizione orale a produzione compositiva d’autore.

Le prime raccolte di Villotte furono realizzate a partire dal 1865 per i versi e dal 1892 per quanto riguarda la musica. I soggetti prediletti delle Villotte sono: l’amore, la natura, l’invito sessuale, il sarcasmo, la canzonatura, la rivendicazione, la guerra, l’emigrazione. La raccolta più nota è quella di Adelgiso Fior (1954, Milano, ristampa anastatica Ass.Culturale Fûrclap 2003) che censisce circa 400 Villotte friulane. Tuttavia si ritiene che le Villotte siano molte di più, circa 600 con oltre 1700 varianti!

Torna lo sci di fondo ai Laghetti di Timau

Torna lo sci di fondo ai Laghetti di Timau

“Dopo la tragica stagione 2018/2019 funestata dalla tempesta Vaia che ha totalmente cambiato faccia alla località Laghetti di Timau, con coraggio e determinazione finalmente si riparte”, spiega Andrea Di Centa, presidente dell’Aldo Moro Paluzza. “Si riparte con la pista predisposta con neve programmata nell’anello di 2,5 chilometri. Non sarà più percorribile (almeno per il momento), anche in presenza di neve naturale, la parte turistica della pista che raggiungeva il punto più alto di Porto Cozzi. In ogni caso la pista, allestita dal nuovo gestore Boris Maieron, che vanta una lunghissima esperienza al servizio dell’Unione Sportiva Aldo Moro, è di ottima qualità”.

“L’accoglienza in biglietteria e noleggio è affidata alla moglie Rita”, spiega ancora Di Centa. “Aperto e funzionale anche il bar-ristorante Flum con nuova gestione. Insomma tutto ok. Si riparte. D’obbligo un grazie alla Regione, al Comune di Paluzza, alla Protezione civile e a tutti i volontari che hanno operato per ripristini e assistenza della struttura. Grazie a Maieron che crede nel rilancio dell’impianto. Ora abbiamo bisogno di tanta gente che venga a sciare, a divertirsi e a godere un nuovo panorama fatto di meno alberi e di più entusiasmo”, conclude il presidente dell’Aldo Moro Paluzza. https://www.ilfriuli.it/articolo/viaggi/torna-lo-sci-di-fondo-ai-laghetti-di-timau/11/212732

Škofja Loka, la città delle favole in Slovenia — SiViaggia

A venti chilometri da Lubiana, Škofja Loka è una cittadina medievale ben conservata che pare uscita da un libro delle fiabe.

Škofja Loka, la città delle favole in Slovenia — SiViaggia