La bussola del direttore

Russia, trovati i resti di altri caduti italiani ma i tombaroli fanno razzia di cimeli

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La famiglia aveva scelto il Tempio Ossario per dare l’ultimo saluto a Serafina Scialò, ex compagna di Umberto Tozzi, trovata senza vita nel suo appartamento di via Percoto nel pomeriggio di venerdì 17 gennaio. Ma, come racconta il figlio Nicola Armando Tozzi nato dall’unione con il cantante, la chiesa è stata negata dal parroco Claudio Santangelo «perché, come mi ha risposto, temeva l’ esposizione mediatica». Per questo, i funerali di Serafina saranno celebrati mercoledì 29, alle 15.30, nella chiesa del cimitero di San Vito.

Vent’anni di Memoria: «Ora tutti conoscono la Shoah, ma cresce l’antisemitismo»

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Aquileia, completato il restauro nella cripta: gli affreschi ritornano a splendere

Serracchiani: “In finanziaria altri 4 milioni ai comuni della Regione”

dal Novi Matajur

“Secondo quanto disposto dalla Legge di Bilancio per il 2020, in Fvg 39 Comuni tra i 5001 e i 10mila abitanti percepiranno 70mila euro ciascuno, per un totale di 2.730.000. Sono 22 Comuni nell’area della provincia di Udine, 10 nel pordenonese, 5 nel goriziano e 2 sul territorio triestino. Sono invece 18 i Comuni, compresi tra i 10.001 e i 20mila abitanti, a percepire 90mila euro ciascuno, per un totale di 1.620.000 euro. La distribuzione: 7 in provincia di Udine, 9 nel pordenonese, 1 a testa per le aree di Trieste e Gorizia. Tra i 20.001 e i 50mila abitanti ci sono Gorizia e Monfalcone, che riceveranno 130mila euro ciascuna. Tra i 50.001 e i 100mila si trovano Udine e Pordenone, cui sono attribuiti 170mila euro ciascuna. A Trieste, unica tra i 100.001 e i 200mila abitanti, toccheranno 210mila euro”.

La deputata del Pd Debora Serracchiani completa così la ricognizione dei fondi messi a disposizione degli enti locali del Fvg dal MEF per il 2020. “A queste risorse – precisa Serracchiani – si aggiungono i 603mila euro erogati a 52 Comuni della regione sotto i 1000 abitanti, che hanno ottenuto il contributo per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale.”http://novimatajur.it/attualita/serracchiani-in-finanziaria-altri-4-milioni-ai-comuni-della-regione.html

Il Cimitero Ebraico e la Sinagoga — Trieste Arcana

Il primo cimitero israelitico di Trieste fu fatto costruire nel 1426 nell’attuale via del Monte in un terreno di proprietà del figlio di tale Solomon Zudìo, Michele, il quale acquistò una vigna in quella che all’epoca si chiamava Contrada Santa Caterina, soprannominata “la via che mena alle forche” perché portava sotto San Giusto e al […]

Il Cimitero Ebraico e la Sinagoga — Trieste Arcana

Il proverbio della luna


L'immagine può contenere: notte e cielo

di Vita nei campi

“Cercli vicìn / ploe lontan; / cercli lontàn ploe vicìn”,

ovvero

l’ampiezza dell’alone della luna determina la possibilità di pioggia a seconda sia vicino o lontano.

https://www.facebook.com/vitaneicampi/

La leggenda della regina Vida

Copertina
dal web

La regina Vida viveva nel castello di Biacis. Allorquando giunse voce che stava per arrivare Attila con le sue truppe, avendo notizie delle atrocità che commetteva lungo il cammino, la regina radunò la sua gente ed ordinò loro di rifugiarsi, con tutti gli averi, gli animali ed il frumento, nella grotta di San Giovanni d’Antro. Qui trovarono disponibili l’acqua del torrente, un mortaio per macinare il grano ed un forno per cuocere il cibo. Quando Attila arrivò nella Valli del Natisone, trovò tutti i paesi deserti. Dopo accurate ricerche si rese conto che la popolazione si era asserragliata nella grotta. Non riuscendo a raggiungere il rifugio per la sua allocazione alla metà di una parete verticale, ordinò che venisse posto l’assedio al fine di ottenere la resa per fame. Dopo diversi mesi di isolamento, dentro la grotta stavano finendo i viveri e le razioni di pane erano ridotte al minimo necessario. Quando rimase disponibile solo un sacco di frumento, la regina pensò di utilizzarlo per ingannare il nemico. Svuotò il sacco gettando il contenuto dalla rupe urlando che aveva a disposizione ancora tanti sacchi quanti erano i chicchi di grano dispersi. Alla vista di quello spreco, Attila credette che gli assediati avessero a disposizione un gran numero di provviste, che potevano reperire grazie ad un’uscita nascosta della grotta, e pose fine all’assedio. Così, mentre gli Unni si avviavano verso la pianura friulana, la regina Vida con i suoi sudditi poté rientrare nei paesi abbandonati e vivere in pace e tranquillità nelle valli che li ospitava.[14][15]

La leggenda è ambientata ai tempi di Attila ma, in quel periodo storico, nell’Italia del nord non era presente nessuna regina. Voci popolari attribuiscono alla regina anche i nomi di Rosmunda e Teodolinda[15]. Lo studioso Pier Silverio Leicht, nel cercare di chiarire la veridicità del racconto, arrivò alla conclusione che la leggenda non fosse originaria, ma che derivasse da simili storie che si narravano anche in altre località del nord Italia e che facevano riferimento alle vicende di Adelaide, vedova di Lotario e sposa di Ottone I. Resta il fatto che la leggenda circolava nella zona delle Valli del Natisone[15] e che da essa derivarono una filastrocca infantile e una cantata del poeta Anton Aškerc. Nel mese di luglio 2012, nel corso della diciannovesima edizione della manifestazione “Stazione di Topolò” è stato inoltre rappresentato il musical Krajica Vida, basato sui fatti narrati nella leggenda in questione[16].https://www.wikiwand.com/it/San_Giovanni_d%27Antro

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PRIMO LEVI – DELEGA

Letture/Lecturas

Primo Levi
Delega

da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Philip Glass
String Quartet No. 3 “Mishima” ,
VI. Mishima/Closing
Catalyst Quartet

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Non spaventarti se il lavoro è molto:
C’è bisogno di te che sei meno stanco.
Poiché hai sensi fini, senti
Come sotto i tuoi piedi suona cavo.
Rimedita i nostri errori:
C’è stato pure chi, fra noi,
S’è messo in cerca alla cieca
Come un bendato ripeterebbe un profilo,
E chi ha salpato come fanno i corsari,
E chi ha tentato con volontà buona.
Aiuta, insicuro. Tenta, benché insicuro,
Perché insicuro. Vedi
Se puoi reprimere il ribrezzo e la noia
Dei nostri dubbi e delle nostre certezze.
Mai siamo stati così ricchi, eppure
Viviamo in mezzo a mostri imbalsamati,
Ad altri mostri oscenamente vivi.
Non sgomentarti delle macerie
Né del lezzo delle discariche: noi
Ne abbiamo sgomberate a mani nude

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MADONNA DEL SASSO – Invillino di Villa Santina (Carnia – Friuli)

ANTICA CHIESA DELLA CARNIA

Tra le innumeri chiese che s’incontrano per le strade della Carnia quella della Madonna del Sasso è senza dubbio una delle più antiche e suggestive. Sorge a circa metà strada fra gli abitati di Caneva di Tolmezzo e di Invillino di Villa Santina, vicina ai dirupi della Vinadia, in una macchia di pini che disgraziatamente va sempre più diradandosi.
La parte più antica della chiesa si può farla risalire al 1300. E’ stato anche detto che l’attuale costruzione abbia preso il posto di altra chiesa situata su un macigno, nel mezzo del letto del Tagliamento, che le piene furenti del fiume avrebbero spazzato via. Si dice ancora che la chiesa sia il residuo di un antico convento o romitaggio. Nè si può escludere che sul posto esistesse almeno una delle tante ‘stazioni’ richieste dal movimento carrareccio del tempo. Tali supposizioni possono essere suffragate dal fatto di aver scoperto sul posto, oltre un secolo fa, due file parallele di scheletri, assieme a daghe, monete di bronzo e rame, cocci di vasi antichi.

L’attuale corpo principale del monumento fu eretto fra il 1511 e il 1545. Prova ne fanno le date del 18 luglio 1511 e 1522 riportate attualmente anche sulle volte arcuate. L’anniversario della Consacrazione della chiesa cade nella festa della Madonna della Neve, come appare dalla Bolla di Consacrazione del 5 agosto 1525. La data del 1632, pure visibile nell’interno, probabilmente segna l’epoca di un primo restauro.
Anticamente la chiesetta doveva avere l’atrio volto verso il Tagliamento e il maestoso Monte Verzegnis, sul limitare della vecchia strada carrozzabile. Ma per effetto delle inesorabili erosioni prodotte dalle piene del fiume, le cui acque sono giunte ormai a pochi metri dalla soglia della chiesa, verso il 1840, la carrozzabile è stata deviata poco oltre, con il conseguente spostamento, al posto attuale, del caratteristico e raccolto atrio. Ma anche tale tracciato doveva essere abbandonato nel 1884, in seguito alla costruzione dell’attuale strada, mentre fra questi due tronchi s’inseriva successivamente la linea ferroviaria Carnia – Villa Santina, della Società Veneta.

D’allora la Madonna del Sasso viveva fino a ieri in piena solitudine.

L’esterno della chiesa reca ancora tracce di antichi affreschi e decorazioni e conserva le sagome delle originarie aperture.Sulla facciata principale dell’oratorio trova posto una finestra, con robusta inferriata sorretta da due colonnine in marmo di semplice fattura sul cui architrave spicca il seguente devoto richiamo per il viandante: VIRGINIS HEC PETRA – HIC REDDAS TUA VOTA VIATOR.Il soprastante campaniletto a vela, da tempo muto, dona alla chiesa la caratteristica linea abituale a quasi tutte le chiesette della Carnia e della piana friulana, e si fonde meravigliosamente con le finestre ogivali della facciata rivolta ad oriente.Nell’interno si osserva che l’oratorio più antico poggia su un enorme macigno. Qui vi è sistemato un bell’altare in marmo, con colonne e fasce rinascimentali successivamente dipinte con pessimo gusto, sulla cui sommità appare l’invocazione: CASTA ROSA – LUCIS SPECULUM. E’ appunto nella cavità di questo altare che fino a dieci anni fa figurava il preziosissimo affresco su pietra viva di Gian Francesco da Tolmezzo. Tale affresco è così descritto in un documento del 19 novembre 1602:

“… immago B. Mariae Virginis est depicta in quodam saxo vivo tenens Puerum Christum, et apud eam est immago St. Joannis Evangelistae”.

Nella parte più alta e relativamente più recente del monumento figura un altro altare pure in pietra, parimenti dipinto, con l’immagine di Cristo con la Croce fra due Santi, opera accertata di Giovanni Antonio da Carona, meglio conosciuto come il Pilacorte, dell’inizio del XVI secolo. Questo altare, in occasione dei restauri compiuti nel 1949, e recentemente nel 2011, con tanta sensibilità artistica da parte della Soprintendenza ai Monumenti, è stato spostato e ricollocato nella originaria posizione. In tale circostanza venne pure riaperta l’originale porta ogivale, sotto il rustico rosone in tufo, a completamento della facciata sul versante del fluire Tagliamento.La Chiesa della Madonna del Sasso godeva in antico di rendite proprie e poteva così avere propri mansionari. Da un manoscritto esistente nella parrocchiale di Invillino risulta che la chiesa possedeva 45 appezzamenti di terreno dati in affitto.
Per antichissima consuetudine nella chiesa della Madonna del Sasso si celebrava la S. Messa in tutti i giorni festivi dell’anno da parte di un mansionario. Non si trovano documenti per chiarire come fosse introdotta tale consuetudine. Da documenti del 15 febbraio 1831 si legge in proposito:“Ritiensi per tradizione che fosse introdotta, onde servisse di Messa prima a commodo anche di quei di Verzeanis, allorchè questi formavano una sola Parrocchia con Invillino. Fu poi continuata anche dopo che Verzegnis fu eretta in parrocchia”…

fonte https://pociopocio.altervista.org/madonna-del-sasso-invillino-di-villa-santina-carnia-friuli/ qui trovi altre foto