Archivi giornalieri: 6 Feb 2020

David Maria Turoldo

David Maria Turoldo photo

David Maria Turoldo Data di nascita: 22. Novembre 1916 Data di morte: 6. Febbraio 1992 David Maria Turoldo è stato un religioso e poeta italiano dell’Ordine dei servi di Maria È ritenuto da alcuni uno dei più rappresentativi esponenti di un cambiamento del cattolicesimo nella seconda metà del ‘900, il che gli è valso il titolo di “coscienza inquieta della Chiesa”, mentre altri ritenevano e ritengono assai controverse alcune sue prese di posizione. Leggi di più

Origine: https://le-citazioni.it/autori/david-maria-turoldo/

Ogni guerra è sempre un atto contro la ragione e il ricorso alla guerra è sempre una sconfitta della ragione. Anzi, io credo che bisognerà cambiare perfino la categoria culturale: non ci saranno più né vittoriosi né vinti, ma saremo tutti sconfitti. Perché, appunto, sarà la forza bruta che vince su qualunque cosa. È tutta l’umanità a perdere. Io, difatti, non sono qui a mettermi contro qualcuno, sono qui a mettermi soltanto in favore della pace, perché solo la pace è il trionfo della ragione.“ —  David Maria Turoldo Source: Dall’intervista 1991, Prima Guerra del Golfo – Il parere di Norberto Bobbio e David Maria Turoldo http://www.youtube.com/watch?v=bn1Aighlif4, TG3, 0:48, 15 gennaio 1991. Sulla guerra, Sulla pace 3 „Sempre sul ciglio di due abissi dobbiamo camminare, senza sapere quale seduzione, se del tutto o del nulla, ci abbatterà.“ —  David Maria Turoldo Source: Da Piccola antologia; citato in Le ragioni della speranza, Rai Uno, 12 marzo 2011 http://it.gloria.tv/?media=137115. 4 Anniversari di oggi Ugo Foscolo81 poeta italiano 1778 – 1827 Bob Marley40 cantautore giamaicano 1945 – 1981 David Maria Turoldo9 religioso e poeta italiano 1916 – 1992 Marta Robin23 mistica francese 1902 – 1981 Altri 81 anniversari oggi Autori simili Milarepa3 religioso tibetano Santina Campana10 Jacopone da Todi20 poeta e religioso italiano Romano il Melode6 Ernesto Cardenal14 report this ad

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Cielo pastello — Giulia’s Art Deco

Il cielo, in Friuli, sa tingersi di mille colori e sfumature e noi abbiamo la fortuna di poter ammirare questi momenti. Vi lascio con questa foto di un delicato tramonto colori pastello sulle acque del fiume Tagliamento. © Photo by Giulia’s Art Deco

Cielo pastello — Giulia’s Art Deco

Le foibe,viaggio con gli storici

Il 10 febbraio, in Italia, è il giorno del Ricordo.  In questa giornata si celebra  “la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. La vicenda delle foibe è stata spesso strumentalizzata, usata (o non usata) da una parte politica o dall’altra. Io ho deciso di farci un viaggio, sul cosiddetto “confine orientale”, provando a raccontare le foibe e quello che c’è intorno. E’ un viaggio che ho fatto in compagnia e con le parole di alcuni dei maggiori storici in Italia che si sono occupati di foibe e confine orientale. Per fare, finalmente, un po’ di chiarezza. E poi sono stato al Magazzino 18, quello degli esuli, per raccontare attraverso i loro oggetti la storia dell’esodo dall’Istria, Fiume e Dalmazia. Un grazie particolare va agli storici e ai testimoni, le cui parole e i cui racconti sono i veri protagonisti di questo video: Luca Bravi (storico, Università di Firenze) Giancarlo Ferro (cittadino e testimone di Gonars) Patrick Karlsen (direttore scientifico dell’istituto regionale per la Storia del movimento di Liberazione nel Friuli Venezia Giulia) Mauro Gialuz (presidente IRSLM) Jože Pirjevec (storico, autore di “Foibe – una storia d’Italia”, edito da Einaudi) Å tefan Čok (biblioteca nazionale slovena e degli studi) Piero Delbello (direttore Irci, istituto regionale per la cultura istriano fiumano dalmata) Borut Kabljan (storico, Istituto universitorio europeo) Livio Dorigo (esule, presidente Circolo Istria) Franco Cecotti (storico)

Programma del Giorno del Ricordo a Trieste: le proteste della comunità slovena

Due eventi vengono duramente contestati dalle maggiori associazioni slovene

Anche quest’anno la Giornata del Ricordo, a Trieste, si sta trasformando in un momento divisivo. La destra cittadina, sul tema delle Foibe, denuncia alcune iniziative riduzioniste e revisioniste da parte delle associazioni vicine alla sinistra, mentre la comunità slovena ha protestato in seguito a due iniziative organizzate dal Comune di Trieste, in particolare su un convegno pubblico che promuove la tesi che il Narodni dom sia stato dato alle fiamme da “terroristi sloveni”. Una provocazione, che fa il paio con un altro dei dibattiti in programma, che rimarca il “fasullo vittimismo sloveno”. Argomenti cavalcati dalla destra triestina e regionale, soprattutto dai gruppi più estremi, come l’ipotesi che la causa dei fatti di Spalato sarebbero collegati all’incendio del Balkan. Teoria che il consigliere regionale della Slovenska Skupnost Igor Gabrovec ha attaccato, definendola “palesemente falsa, strampalata e antistorica”. Gabrovec rileva inoltre come Regione e Comune dovrebbero prendere “le distanze da tali iniziative che ledono i rapporti tra le diverse comunità” visto che questo negazionismo andrebbe ad oltraggiare “la memoria di quanti hanno subito ogni genere di soprusi durante il ventennio fascista”. Anche sulla restituzione del Nardoni dom alla comunità slovena, iniziativa che avverrà il prossimo 13 luglio in via Filzi alla presenza del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e del suo omologo sloveno Borut Pahor, proprio nella data in cui ricorreranno i 100 anni dall’incendio dell’hotel Balkan per mano delle camicie nere guidate da Francesco Giunta, fedelissimo di Mussolini, ci sono state polemiche. In questo caso a causa delle parole di Claudio Giacomelli, esponente di Fratelli d’Italia, che ha dichiarato che il Governo italiano aveva già risarcito la comunità slovena nel corso degli anni, anche senza la restituzione dell’edificio.
Di queste questioni ne abbiamo parlato con la Presidente della SKGZ, Ksenija Dobrila.

In occasione delle cerimonie del Giorno del Ricordo, il Comune di Trieste ha promosso tutta una serie di incontri e dibattiti pubblici. Due di questi però hanno provocato la reazione negativa della comunità, ovvero quello inerente il “fasullo vittimismo sloveno” e quello che parla di “terroristi jugoslavi responsabili dell’eccidio di Spalato e dell’incendio del Balkan.

“Prescindiamo dal fatto che ognuno possa esprimere le proprie opinioni, le proprie convinzioni, però quando si tratta di storia, di fatti storici falsati, che rientrano in un programma formale e ufficiale, adottato dal comune, che è anche il nostro Comune, anche noi cittadini sloveni siamo cittadini del Comune di Trieste, allora questo ci rammarica non poco”.

Anche quest’anno la Giornata del Ricordo si sta trasformando i un avvenimento divisivo, tutto ciò a pochi mesi da un evento importante come la restituzione del Narodni dom alla comunità slovena, alla presenza dei Presidenti della Repubblica di Italia e Slovenia.

“Queste commemorazioni assumono sempre più un tono polemico e, fra l’altro, c’è da rimarcare che riuniscono fatti storici molto, molto dissimili, anche storicamente, per quanto riguarda la tempistica molto distanti. Le vicende del Nardoni dom sono del 1920 e le foibe, forse anche la conseguenza di tutti quei fatti che sono succeduti al 1920, dal 1945 in poi”.

Sul volantino del Comune, che promuove queste iniziative, c’è stata anche la dura presa di posizione del consigliere regionale Igor Gabrovec.

“Sì e non è la prima volta. C’è già stata una sua presa di posizione all’indomani della commemorazione dell’novantanovesimo anniversario dell’incendio, quando ci furono altre affermazioni non corrispondenti al vero ed altri incontri in cui si disquisisce di un falso storico. Non si va in un senso di pacificazione e di riscontro su fatti obiettivi ed accertati. Sono formule divisive che animano rancori e non guardano al futuro. Questo è il nostro grande rammarico, perché si rivangano situazioni del passato in un’ottica che forzatamente vuole sviare i fatti storici dalla realtà materialmente accertata, in un’ottica di un confronto duro a prescindere, senza possibilità di dialogo. Anche su fatti storici che non c’entrano con la Commemorazione delle dolorose vicende dell’esodo, che nessuno nega e di quello che è accaduto nel dopoguerra, che nessuno nega, ma evidentemente non si è trattato di un genocidio da parte della popolazione slovena nei confronti della popolazione italiana. Si sono registrati fatti purtroppo incresciosi e molto, molto, molto tristi, che si sono verificati anche in altri Paesi europei, non solo a Trieste, ma anche nel resto d’Italia ed in Slovenia. Non si tratta di un fatto locale e circoscritto al nostro confine”.

Il Primorski dnevnik ha pubblicato un’intervista con Claudio Giacomelli, esponente di Fratelli d’Italia, che in pratica ha affermato che l’Italia, nel corso degli anni, ha già risarcito la comunità slovena, anche senza la restituzione del Narodni dom…

“Per quanto riguarda i risarcimenti mi sembra veramente un’affermazione forte. Risarcire cosa i 1000 circoli incendiati? I numerosi edifici e case di cultura che sono state devastate? È possibile quantificare tutto questo dramma? 25 anni in cui lo sloveno non poteva essere presente né a scuola né in ogni forma ufficiale… È possibile risarcire questo? Poi, per quanto riguarda la restituzione del Narodni dom vorrei rimarcare che questo rientra nella legge di tutela. L’articolo 19 parla, appunto, di far restituire i tre edifici storici che sono stati tolti alla comunità slovena nel periodo fascista, a seguito alla promulgazione della legge. Il Narodni dom a tutti gli effetti non è stato ancora restituito. Si tratta di questo, di ottemperare ad una disposizione legislativa e nient’altro, che è stata poi votata dal Parlamento e dal Senato della Repubblica Italiana, una legge di stato”.

Ksenija Dobrila, le chiedo un’ultima sua valutazione: secondo lei quando sarà pronta Trieste, finalmente, a lasciarsi alle spalle tutte queste polemiche, tutto quello che è accaduto, per imparare a convivere. Ma soprattutto, sarà mai pronta a farlo?

“Io confido nelle future generazioni e penso che chi vuole affrontare in modo distorto la realtà, a parlare sotto un segno di intolleranza e di odio interetnico è una frangia minoritaria, sono certa di questo. Non parla alla moltitudine delle persone, che hanno altre preoccupazioni. Preoccupazioni per il futuro, per poter vivere in una prospettiva Europea più ampia. Sono estremamente convinta di ciò. Queste sono voci che fanno parte del passato”.

Davide Fifaco

NdR: Successivamente a questa intervista, SKGZ e SSO hanno inviato una lettera al sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, in cui chiedono al primo cittadino “la posizione ufficiale dell’amministrazione comunale di Trieste: il Narodni dom è stato bruciato dai fascisti (cosa di cui gli stessi fascisti, all’epoca, si dichiaratamente vantavano!) o dai “terroristi jugoslavi”? “
Nella missiva si legge inoltre: “Quest’anno, in occasione del centenario dell’incendio, per il quale è prevista la presenza dei due Presidenti italiano e sloveno, possiamo contare su una Sua posizione coerente sull’argomento oppure condividendo l’impostazione delle iniziative che come amministrazione contribuisce a promuovere, riterrà di tacciare gli sloveni di vittimismo? “https://capodistria.rtvslo.si/news/friuli-venezia-giulia/programma-del-giorno-del-ricordo-a-trieste-le-proteste-della-comunita-slovena/513663?fbclid=IwAR3BfyWxfZFZa3EE1RVLHHUWGOzXhk9jnjLPe9b5wdIQL6EbOU54m_BqYmk

Inverno

Inverno

Fili neri di pioppi
fili neri di nubi
sul cielo rosso
e questa prima erba
libera dalla neve
chiara
che fa pensare alla primavera
e guardare
se ad una svolta
nascono le primule.
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri
la nebbia addormenta i fossati
un lento pallore devasta
i dolori del cielo.
Scende la notte
nessun fiore è nato
è inverno anima
è inverno.

Antonia Pozzi

Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – Milano, 3 dicembre 1938) è stata una poetessa italiana.

France Prešeren

France PreÅ¡eren (Vrba3 dicembre 1800 â€“ Kranj8 febbraio 1849) è stato un poeta sloveno.

È considerato il maggior poeta sloveno e uno dei maggiori poeti romantici europei[1] ed è una figura centrale nella storia della cultura in lingua slovena.

Spesso nel passato il nome di PreÅ¡eren è stato germanizzato in Franz Prescheren, in quanto nel XIX secolo gran parte della Slovenia era compresa nel Ducato di Carniola, parte dell’Impero Austriaco.

Biografia

PreÅ¡eren nasce nel villaggio di Vrba, presso Å½irovnica, in una famiglia di agricoltori di idee abbastanza moderne e progressiste. Lascia la casa paterna all’età di otto anni per stabilirsi presso la casa dello zio Jožef, prete di Kopanje, e frequenta le scuole elementari di Ribnica. Negli anni di Ribnica succede qualcosa che turberà la complessa personalità del poeta per tutta la vita, in particolare nel modo particolare di rapportarsi con le donne. L’episodio non è chiaro, ma sembra che sia relativo alla sfera della sessualità.

Finiti gli studi liceali, PreÅ¡eren si reca nel 1821 a Vienna per studiare legge, abbandonando l’idea di abbracciare il sacerdozio (idea sostenuta, ma senza alcuna imposizione, dalla madre Mina). In questi anni si dedica allo studio della poesia, sia classica sia romantica e incomincia a scrivere (1824). Nel 1828, divenuto dottore in legge, si reca in Moravia e successivamente ritorna a Lubiana.

PreÅ¡eren incomincia a lavorare come avvocato nel 1829.

PreÅ¡eren diventa uno dei migliori amici di Matija Čop (conosciuto in ambito tedesco come Matthias Tschop), uno dei maggiori intellettuali sloveni del tempo e grande conoscitore della retorica e della teoria della letteratura. Čop, anche sulla base delle idee romantiche che si erano diffuse in Europa in quel periodo, è convinto della necessità della formazione di una grande letteratura nazionale che si smarcasse dalla tradizione tedesca e che riflettesse lo spirito del popolo e dell’identità slovena. Nel 1830 viene pubblicata la prima edizione della raccolta di poemi Kranjska čbelica, che introduce formule e temi romantici.

La grande emozione provata per l’incontro con Julija Primic (germ. in Julia Primitz), una ricca lubianese, lo porta a scrivere la raccolta di sonetti Sonetni venec (“Serto di Sonetti”, 1834).

Nel 1835 muore lo zio Jožef, il membro della famiglia più vicino a PreÅ¡eren e nello stesso anno annega vicino a Tomačevo, sulle rive della Sava Matija Čop. Il dolore provato per la morte di Čop da PreÅ¡eren è visibile nella mirabile elegia scritta in tedesco in sua memoria.

La mancanza di una relazione stabile, l’amore inaccessibile per Julija Primic, la morte di Čop e le insoddisfazioni nella professione di avvocato provocarono una grande crisi nel 1835: PreÅ¡eren incomincia a bere pesantemente, rifiuta di recarsi al lavoro e sembra anche pensi al suicidio.

Il manoscritto di Zdravljica

Il manoscritto di Zdravljica

Nella primavera del 1836 venne pubblicata una delle sue opere maggiori Krst pri Savici – “Il battesimo presso la fonte Savica”. Nello stesso anno si lega con Ana JelovÅ¡ek, che diverrà sua amante.

PreÅ¡eren si interessa delle tradizioni popolari slovene e nel 1839, assieme all’amico Andrej Smole, uomo libero e ribelle all’autorità asburgica, progetta di realizzare un giornale in sloveno, idea bloccata dalla censura austriaca. Smole morirà improvvisamente fra le braccia di PreÅ¡eren durante il pranzo che il poeta aveva organizzato in occasione del suo compleanno. La morte di Smole, il disinteresse per Ana e un generale sentimento di malessere provocano una seconda crisi al poeta, che nemmeno il breve amore per la giovane Jerica Podboj (un altro legame che dura poco) riesce a cambiare.

La magnifica ispirazione poetica di PreÅ¡eren è riscontrabile in alcune delle sue ultime opere: Zdravljica (“Il Brindisi”), scritta nella forma di carmen figuratum nel 1844, ma pubblicata, senza censura, solo nel 1848 e l’elegia V spomin Andreja Smoleta (“In Memoria di Andrej Smole”). Nell’autunno 1846 si trasferì a Kranj, dove svolse la sua professione di avvocato. Muore l’8 febbraio del 1849.

PreÅ¡eren è sicuramente una delle figure centrali della cultura slovena per le innovazioni che portò nella lingua e nella letteratura, ma anche per il contributo che ha dato alla nascita di uno spirito nazionale sloveno. L’8 febbraio, data della morte di PreÅ¡eren è il giorno nazionale della cultura slovena.

La principale piazza di Lubiana PreÅ¡ernov trg, dedicata al poeta, presenta una statua a lui dedicata, eretta (con enorme partecipazione popolare) nel 1905; la base monumentale per la statua fu disegnata dall’architetto italo-sloveno Max Fabiani. In suo onore è stato istituito il Premio PreÅ¡eren assegnato ogni anno a uno o due artisti sloveni nell’anniversario della sua morte. PreÅ¡eren, che prima dell’avvento dell’euro veniva raffigurato sulla banconota da 1000 talleri, appare ora nel cerchio interno dalla moneta da due euro slovena.

Opere principali
  • Sonetni venec (“Serto di Sonetti”), raccolta di 15 sonetti conclusa da un sonetto-acrostico finale di dedica a Julija Primic. Il tema principale è la lode a Julia, ragazza lontana e indifferente all’amore del poeta. Particolare attenzione è dedicata alla forma metrica: l’ultimo verso di ciascun sonetto richiama letteralmente il primo verso del sonetto successivo, trasformando la raccolta in una sorta di ghirlanda.
  • Krst pri Savici (“Il battesimo presso la fonte Savica”), composizione epico-storica ambientata nell’VIII secolo, che narra la conversione degli sloveni al Cristianesimo.
  • Zdravljica (“Il Brindisi”), scritta nella forma di carmen figuratum in otto strofe. La settima strofa è il testo ufficiale dell’inno nazionale sloveno dal 1991
Testo e traduzione di Zdravljica

Testo originale in sloveno

Prijatli! obrodile
so trte vince nam sladkó,
ki nam oživlja žile,
srce razjásni in oko,
ki utopi
vse skrbi,
v potrtih prsih up budi!

Komú narpred veselo
zdravljico, bratje! čmo zapét’!
Bog našo nam deželo,
Bog živi ves slovenski svet,
brate vse,
kar nas je
sinov sloveče matere!

V sovražnike ‘z oblakov
rodú naj naÅ¡’ga treÅ¡i gróm;
prost, ko je bil očakov,
naprej naj bo Slovencov dom;
naj zdrobé
njih roké
si spone, ki jih še težé!

Edinost, sreča, sprava
k nam naj nazaj se vrnejo;
otrók, kar ima Slava,
vsi naj si v róke sežejo,
de oblast
in z njo čast,
ko préd, spet naša boste last!

Bog žívi vas Slovenke,
prelepe, žlahtne rožice;
ni take je mladenke,
ko naše je krvi dekle;
naj sinóv
zarod nov
iz vas bo strah sovražnikov!

Mladenči, zdaj se pije
zdravljica vaša, vi naš up;
ljubezni domačije
noben naj vam ne usmŕti strup;
ker zdaj vas
kakor nas,
jo sŕčno bránit kliče čas!

Žive naj vsi narodi
ki hrepene dočakat’ dan,
da koder sonce hodi,
prepir iz sveta bo pregnan,
da rojak
prost bo vsak
ne vrag, le sosed bo mejak!

Nazadnje Å¡e, prijatlji,
kozarce zase vzdignimo,
ki smo zato se zbratli,
ker dobro v srcu mislimo;
dókaj dni
naj živí
vsak, kar nas dobrih je ljudi!
Traduzione in italiano

Amici! Le viti
ci hanno fruttato del dolce vino
che ci ravviva le vene,
sguardi illumina e cuori
che stempera
ogni pena
rinnovando la speranza nel petto affranto!

Fratelli, per chi vogliamo cantare per primo
questo lieto brindisi!
Protegga Iddio la terra nostra
e tutto il mondo sloveno
e i fratelli,
quanti siamo
d’illustre madre figli!

Dalle nuvole un fulmine
s’abbatta sul nemico della nostra stirpe;
la casa degli sloveni sia libera
come lo era quella dei padri;
e le loro mani frantumino
le catene che li imprigionano!

Unità, fortuna, concordia
tornino da noi;
figli di Slava, tutti,
tendiamoci la mano,
affinché il potere e l’onore
tornino nelle nostre mani!

Dio protegga voi slovene,
preziosi fiori e belli;
non c’è una fanciulla pari
a quella del nostro sangue;
che i figli della nuova generazione
facciano tremare i nemici!

Ragazzi, speranza nostra,
questo brindisi è per voi;
Che nessuno soffochi in voi
l’amore per la patria;
perché per voi e per noi
è giunto il momento di difenderla con ardore!

Evviva tutti i popoli
Che il giorno anelano veder,
Che ovunque splende il sole,
All’odio e liti ponga fin;
Che in libertà
Ognun vivrà
E amico con il suo vicin!

Infine, amici,
alziamo i bicchieri per noi stessi,
per noi che ci siamo affratellati,
perché abbiamo il cuore pieno di bontà;
che vivano a lungo
tutti gli uomini buoni!

fonte https://www.wikiwand.com/it/France_Pre%C5%A1eren