Archivi giornalieri: 7 Feb 2020

I vostri nomi – Pierluigi Cappello — Poesia in rete

Ieri sono passato a trovarti, papà, la luce in questi giorni non è tagliata dall’ombra negli alberi senza vento c’è l’odore secco dell’aria per come posso, ti ho portato il racconto dei temporali, l’odore di inverno sulle tempie a Chiusaforte è nevicato, nevica sempre e le fontane sono ghiacciate penso, per qualche momento, che […]

I vostri nomi – Pierluigi Cappello — Poesia in rete

‘La malaluna’, il nuovo romanzo ‘di confine’ di Mattiuzza

Una famiglia friulana di lingua slovena stretta nelle maglie del confine orientale. Un padre soldato e una donna minuta, forte come mille uomini, che la Prima guerra mondiale strappa, assieme ai tre figli, dalla propria terra nel nome di un destino collettivo e familiare segnato dalla rotta di Caporetto e dall’ascesa di quel fascismo di confine che evoca misteri e vendette mai sopite.
È la storia raccontata da Maurizio Mattiuzza, poeta friulano, nel suo potente esordio narrativo ‘La malaluna’ (edizioni Solferino), che svela un’appassionante storia corale, ispirata a quella dei suoi avi, che intreccia le vite, gli amori, gli scontri e le morti di una battaglia per l’esistenza che comincia vicino a Udine nei primi anni del secolo scorso, continua nel Ventennio con l’accanimento etnico del Regime di confine e finisce a Gela nella notte dello sbarco alleato del ’43 dove è chiamato a combattere Giovanni Sbaiz, protagonista del libro.

http://novimatajur.it/cultura/la-malaluna-il-nuovo-romanzo-di-confine-di-mattiuzza.html

I primi quarant’anni di Onde Furlane

Quarant’anni di informazione, di musica, di intrattenimento, di cultura, di aggregazione, di mobilitazioni a favore di un Friuli vivo, dinamico, plurale, cosciente di sé e aperto al resto del mondo. Si può provare a definire così la traiettoria seguita da Radio Onde Furlane, a partire da quell’ormai lontano 2 febbraio 1980, quando presero avvio le trasmissioni della “radio libare dai furlans”. È passato tanto tempo, molte cose sono cambiate, a partire dagli strumenti e dalle modalità con cui “si fa la radio”, ma Onde Furlane continua ad esserci, in modulazione di frequenza e anche su internet, e continua ad esercitare la sua funzione tanto di servizio pubblico quanto di rivendicazione e di esercizio di diritti fondamentali, “come radio” e non soltanto.

Le origini di Onde Furlane vanno cercate alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, un periodo cruciale nella storia, sia in generale sia con particolare riferimento a quella parte del mondo che si chiama Friuli, segnato dal terremoto del 1976 e dall’avvio della ricostruzione, in cui, a partire dall’esperienza di autogestione attuata in tendopoli e baraccopoli e dal conseguente controllo diretto sulla ricostruzione da parte delle comunità locali, emergono significative forme di affermazione identitaria e di protagonismo sociale. È in quegli anni, quando si rompe il monopolio pubblico su radio e tv, che un gruppo di persone, di diversa estrazione politica e culturale e appartenenti a generazioni differenti, ma unite da una certa visione di Friuli, decide di dare vita ad uno strumento di comunicazione e di informazione libera, alternativa e “par furlan”.

Da allora la radio è la voce di un Friuli che vuole essere se stesso e pertanto non si riconosce negli stereotipi e nelle categorie che gli hanno cucito addosso per soffocarlo: un Friuli senza confini, una Patria senza aggettivi, una terra di incontro, convivenza e scambio tra individui, popoli, lingue e culture differenti. Ancora oggi è la radio che racconta il Friuli e il mondo utilizzando la lingua friulana, con diversi notiziari al giorno, approfondimenti quotidiani di attualità e rubriche specifiche, dedicate a temi legati in maniera più o meno diretta al contesto friulano, dall’ambiente alle migrazioni, dallo sport all’economia, dalla politica internazionale alla situazione di minoranze e nazionalità in Europa e nel resto del mondo. Sin dagli esordi è anche la radio giovane e alternativa con i suoi programmi dedicati ai più diversi generi musicali e anche in questo ambito l’uso della lingua friulana è fondamentale, non solo per raccontare le espressioni artistiche degli altri, ma anche per esprimere la propria creatività.

Anche sotto questo profilo Onde Furlane non è solo ‘radio’. Basti pensare al Premi Friûl, creato nel 1984 con l’obiettivo di promuovere la produzione artistica in friulano in diversi settori, agli oltre cinquanta titoli dell’etichetta discografica ‘Musiche Furlane Fuarte’ oppure a ‘Suns Europe’, il festival delle arti nelle lingue minorizzate che da un po’ di anni porta l’Europa in Friuli e il Friuli in Europa. Senza dimenticare tutti gli altri ambiti in cui è attiva la cooperativa Informazione Friulana, società editrice della radio, dalla produzione audiovisiva ai primi progetti di linguistica applicata.

http://novimatajur.it/cultura/i-primi-quarantanni-di-onde-furlane.html

Fiume capitale europea della cultura

© Happy window/Shutterstock

È sulle note di “Bella ciao”  , cantata a squarciagola in riva all’Adriatico, che Fiume ha dato il via – lo scorso fine settimana – al suo anno da Capitale Europea della Cultura (in coppia con Galway in Irlanda). La canzone simbolo della Resistenza è andata in scena all’“Opera industriale”, il palcoscenico creato in mezzo al porto come «omaggio di Fiume ai suoi lavoratori e alla sua avanguardia artistica», come si legge nel programma di Fiume Capitale Europea della Cultura 2020 (Rijeka EPK 2020, per usare la sigla in croato). Questa scelta riassume in qualche modo lo spirito che gli organizzatori hanno voluto imprimere non soltanto alla serata inaugurale, ma in generale a tutto il programma delle attività che si svolgeranno quest’anno a Fiume. «Porto delle diversità» è lo slogan che farà da cappello alle iniziative del 2020 e che sposa apertamente dei valori spesso in secondo piano nel dibattito pubblico della Croazia contemporanea: dall’antifascismo alla tolleranza, dalla pace alla convivenza.

Queste stesse parole – antifascismo, pace, amore, tolleranza, ma anche “Forza Fiume” in italiano – sono state proiettate al porto nella serata di apertura e riprese, l’indomani, in una lettera aperta che il sindaco del capoluogo quarnerino, Vojko Obersnel, ha inviato ai suoi concittadini. “Sabato 1° febbraio non è stato soltanto il giorno in cui a Fiume abbiamo inaugurato l’anno in cui la città porterà il titolo di Capitale europea della Cultura. No. È stato il giorno del terremoto con epicentro nella nostra città, fonte di culture e arte, di energia genuina e di espressione autentica della Fiume progressista”, ha scritto Obersnel sul suo blog  . “Emozionato”, “con le lacrime agli occhi”, il primo cittadino di Fiume ha comunque trovato il tempo per una piccola nota polemica: “Sugli spalti c’erano degli ospiti stimati e non c’erano quelli che, nonostante fossero stati invitati, non sono venuti. Ma poco importa! È una loro scelta”, ha chiosato Obersnel.continua qui…https://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Fiume-capitale-europea-della-cultura-199504

Carlo Magno e il vino


di Roberto Zironi

da https://www.facebook.com/vitaneicampi/

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Tra il V e il X secolo un importante contributo alla conservazione e al miglioramento del patrimonio vitivinicolo venne dato in Europa dai Vescovi, dai Monaci, dagli Ordini religiosi cristiani e dalla Nobiltà laica. Il vino, oltre ad essere consentito nell’alimentazione delle comunità religiose, era indispensabile per la messa e per la comunione dei fedeli che fino al XII secolo consumavano sia il pane che il vino consacrato.
Nel 742 nasce Carlo definito successivamente Magno, che diventa nel 768 re dei Franchi e grazie ad una serie di fortunate campagne militari (compresa la conquista del regno Longobardo di cui divenne re nel 774) allargò il regno dei Franchi fino a comprendere una vasta parte dell’Europa occidentale. Nell’800 è incoronato a Roma dal papa Leone III primo imperatore dei Romani a costituire il Sacro Romano Impero. Con Carlo Magno si chiude il periodo dei regni romano-barbarici a favore di un nuovo modello di organizzazione della società, il feudalesimo. Carlo Magno, risulta essere quindi il più grande proprietario terriero dell’Europa del suo tempo. Per sfruttare al meglio le risorse generate dalle attività agricole e pastorali emanò tra il 770 ed l’813 il Capitulare de Villis (Decreto sulle ville) per disciplinare le attività rurali, agricole e commerciali delle aziende agricole dell’impero o ville (figura 3).
Sui settanta capitoli in cui è articolato almeno nove offrono disposizioni circa la coltivazione delle viti e soprattutto la produzione del vino. In particolare:
“I nostri iudices si interessino delle vigne nostre che fanno parte del loro ministerio, le curino bene e il vino lo mettano in buoni recipienti e stiano ben attenti che in nessun modo si guasti, acquistino ulteriore vino, procurandoselo con scambi in natura di animali, da inviare alle villae del re. Nel caso si sia acquistato più vino di quanto sia necessario per il rifornimento delle nostre villae, ce lo facciano sapere perché possiamo decidere quale uso farne. Ricavino dalle nostre vigne ceppi di vite e ce li inviino per impiantare altrove nuove coltivazioni a nostro vantaggio. I canoni in vino versati dalle nostre villae li inviino alle nostre cantine.”
“I torchi nelle nostre villae siano efficienti e funzionari. I nostri iudices provvedano che nessuno si permetta di pigiare la nostra uva con i piedi, ma tutto si faccia con decoro e pulizia.”
“Vogliamo che ogni singolo iudex abbia sempre pronti dei buoni barili cerchiati di ferro, che possano essere utilizzati nelle spedizioni militari o inviati a palazzo, e non faccia mai otri di cuoio.”
La forte ripresa della viticoltura che si coglie dalle fonti d’archivio a partire dalla seconda metà dell’VIII secolo, costituisce il riflesso di un consistente incremento demografico che trova nella rinascita dei centri urbani uno degli indicatori più evidenti e allo stesso tempo l’effetto di sistemi innovativi come il ricordato capitolare di gestione del grande dominio fondiario (figura 4).
Non dobbiamo infine dimenticare l’influenza del cambiamento climatico che vede tra il VII ed il XIII secolo il verificarsi di un periodo di riscaldamento globale del continente europeo.

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Prossenicco-Prosnid

L'immagine può contenere: montagna, cielo, spazio all'aperto e natura
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foto di Igor Baloh-parin

Prossenicco (Prosnid in sloveno ed in dialetto del Torre/tersko) è una frazione di 35 abitanti del comune di Taipana, nell’area orientale della provincia di Udine corrispondente alla Slavia friulana.

Territorio

Situata in prossimità del confine italo-sloveno, la località di Prossenicco, 552 metri di altitudine media (538/576m), si sviluppa a mezza costa del monte Ostra Cras/Ostri Kras (747m), sulla sinistra orografica della valle del torrente Lerada/Legrada, nell’alto bacino del fiume Natisone. Il territorio montano su cui sorge appartiene alle Prealpi Giulie Meridionali, gruppo del Mia-Joanaz (STS. 34.II.B secondo la suddivisione SOIUSA delle Alpi)[3].

Da tre lati l’orizzonte di Prossenicco è circondato da un anfiteatro di poggi e monti così distribuiti: ad ovest il monte Coreda/Koreda (890m), il monte Spich/Å pik (929m) ed il monte Jauar (1005m); a sud il monte Joanaz/Ivanac (1167m), il monte Vogu/Vogel (1124m) ed il monte Lubia/Ljubija (1063m), sulle cui pendici sorge la dirimpettaia località slovena di RobedischisRobidišče; ad est il monte Mia/Mija (1241m) ed il monte NeroKrn con la sua catena (2244m); a nord-est la Cima Crassi/Krasij Vrh (1773m) ed il monte Stol (1673m), sulle cui estreme propaggini meridionali sorge l’abitato sloveno di Longo/Logje.

Idrograficamente il territorio di Prossenicco appartiene al bacino imbrifero del fiume Isonzo tramite il sottobacino del Natisone, che nasce nei pressi della località dalla confluenza del Rio Nero con il Rio Bianco.

Tettonica e Geologia

Il paesaggio orografico del territorio di Prossenicco è determinato dall’interferenza tra l’orogenesi sudalpina orientale, con sviluppo E-W (come il monte Lubia ed il monte Mia), e la più antica orogenesi dinarica, con sviluppo NW-SE (come il gruppo delle Zuffine ed il monte Joanaz). Le spinte tettoniche in tale area hanno creato la cosiddetta linea di sovrascorrimento periadriatico (linea di Barcis-Starasella), una faglia inversa con piano immerso verso nord che determina il sovrascorrimento della dolomia principale triassica sulla spessa base di flysch eocenico[4]. A sud di tale linea si trova la zona degli ellissoidi, dossi montani ben distinti, che il Marinelli definì altipiani submontani[5]. Questi costituiscono un’estesa sinclinale in cui a ponente prevale il flysch di Grivo’ con sovrapposizione di banchi carbonatici a torbiditi (monte Joanaz) mentre a levante (monte Lubia e Mia) prevale la dolomia principale ed il calcare di Dachstein[6]. Nelle aree a prevalenza carbonatica è diffuso il fenomeno carsico con doline, pozzi e grotte, di modesto sviluppo[7].

Durante la glaciazione würmiana l’alto bacino del Natisone era occupato da un ramo del ghiacciaio dell’Isonzo, attraverso il passo di Starasella. Le morene glaciali, disposte tra Prossenicco, Longo e Bergogna, ed i depositi argillosi a valle del paese sono testimonianza della sua presenza[8]. Spesso i sedimenti argillosi e torbiditici vengono interessati da movimenti franosi, generalmente a colata.

Clima
Il gelicidio del febbraio 2014

Il gelicidio del febbraio 2014

Prossenicco ha un clima prealpino-continentale influenzato dalla particolare posizione geografica. Si trova infatti al centro dell’ampia conca formata dall’alto corso del Natisone, riparata a W, S ed E da rilievi di circa 1000-1200 metri che ostacolano, ma non impediscono del tutto, l’effetto mitigatore dell’Adriatico; all’opposto da NE risente di masse d’aria più fredda. Da un punto di vista termico gli inverni sono rigidi e moderatamente nevosi e le estati non troppo calde con frequenti temporali. La notevole piovosità, circa 2500mm annui[9], è dovuta allo sbarramento delle Prealpi Giulie nei confronti degli umidi venti meridionali, soprattutto di libeccio. L’effetto conca, trattenendo l’aria fredda negli strati più bassi, determina un abbassamento del limite delle nevicate rispetto ai rilievi affacciati alla pianura e favorisce il fenomeno del gelicidio. Tra gli eventi atmosferici calamitosi, che periodicamente colpiscono ed isolano il borgo montano, si ricordano: l’eccezionale nevicata del 13-15 febbraio 1952, con quasi due metri di spessore al suolo ed episodi valanghivi; l’alluvione del 20-21 giugno 1958, che portò alla formazione del lago di S. Luigi per lo sbarramento del corso del Lerada causato da un imponente movimento franoso; il gelicidio dell’1-4 febbraio 2014 con la devastazione di centinaia di ettari boschivi[10].https://www.wikiwand.com/it/Prossenicco

502 Villa Manin — La Traccia, Escursioni e Viaggi

Villa Manin Città: Passariano Data: 04-01-2020 Tipologia: in viaggio Punti di appoggio: Camper Località: Passariano (UD) Copertura cellulare: sì Aree di Sosta o Parcheggio/: sì area sosta vicino alla villa per 8 Camper (senza corrente e acqua il giorno della nostra visita, il 4 gennaio) Partecipanti: Autori Autore/i: Paola e Sal Villa Manin fine settimana […]

502 Villa Manin — La Traccia, Escursioni e Viaggi